ACQUAVIVA D’ISERNIA (IS) m 730 s.l.m.
Pop.:402nel 2019; Sup.Kmq 13,51; Dens.30. Patrono:Sant’Anastasio.
Popolazione negli anni:fuochi: 60 nel 1669; abitanti: 360 nel 1780; 400 nel 1790; 422 nel 1795; 655 nel 1835; 591 nel 1848; 616 nel 1861; 713 nel 1881; 765 nel 1901; 884 nel 1811;681 nel 1931; 710 nel 1936; 749 nel 1951; 703 nel 1961; 652 nel 1971; 585 nel 1981; 531 nel 1991; 468 nel 2001; 455 nel 2011; 396 nel 2018.
Origine e storia:Le origini del nome sono ignote, penso che possa derivare dalla presenza di una qualche importante sorgente, di cui il circondario una volta abbondava, come del resto tutto il Molise; l’aggiunta “d’Isernia” è dovuta per distinguerla sia da Acquaviva Collecroci sita nel Molise, siia da A. delle Fonti in Puglia, sia da A. Platani di Sicilia, sia daA. Picena delle Marche.
Acquaviva fu pertinenza della Badia di S. Vincenzo al Volturno fino al 1064, testimonianza viene dal Ciarlanti che riferisce che in quell’anno l’abate andò a lamentarsi presso il pontefice Alessandro II, ch’era in visita pastorale nel Regno, perché gli rendesse giustizia contro l’usurpatore che di Acquaviva era in possesso. Il pontefice gli rese ragione per alcune terre, ma per Acquaviva riconobbe il fatto compiuto, anche perché l’usurpatore sarebbe stato investito da Carlo I d’angiò, nel 1269, che la concesse in feudo a Filippo d’Angosa e, per mancanza di eredi, alla sua morte, a Matteo di Rosiaco, cavaliere francese.
Nel 1312 Acquaviva è posseduta da Isabella di Ceccano, consorte, di seconde nozze, di Roberto d’Isernia.
Nel 1345 la regina Giovanna I assegnò Aquaviva a Iacopo Cantelmo, Conte di Popoli, famiglia che ebbe in feudo anche Roccavivara.
Della famiglia Cantelmo, Acquaviva ebbe titolari.
Iacopo, ancora in vita nel 1466; Tiberio, deceduto nel 1529, per cui ereditò la vedova Ippolita da Colla; Giovanni, in vita nel 1588.
Nel 1648 Acquaviva è intestata a Sante de Santo, la cui famiglia pare fosse apparentata con i Cantelmo.
Nella seconda metà del XVII secolo Acquaviva venne acquistata da Andrea Carmignano, che tenne la signoria fino alla eversione della feudalità (1805); ed ebbe come titolari Andrea, Gennaro che fu un famoso cavaliere che istituì una importante Scuola di Equitazione in Napoli.
Amministrativamente, Acquaviva è stata sempre comune del Molise e,nel 1807, è stata assegnata al Circondario di Isernia.
Notizie ecclesiastiche: Acquaviva per moltissimo tempo fu comune pertinente alla diocesi di Montecassino. Dal 21 marzo 1977 è stata acquisita alla diocesi di Isernia-Venafro ed ha una sola parrocchia intitolata a S. Anastasio, che ne è anche il patrono, festeggiato il 21 e 22 gennaio con una grande festa e nell’occasione si accende un grosso fuoco, la Focata” fatta con legno di ginepro, caratterizzato da un bel profumo aromatico. Le chiese sono:
S. Anastasio, di antichissima fondazione, risalirebbe all’epoca longobarda, come da ritrovamenti di parte del fabbricato originale; più volte restaurata.
Fino al 1700 fu parrocchia della Badia di S. Vinceno al Volturno, quindi passò alle dipendenze della Badia di Montecassino, ad una sola navata. All’interno il busto del titolare S. Anastasio, e le statue di S. Antonio di Padova, dell’ Addolorata.
Santuario di Santa Maria Assunta, a circa 1km dal’abitato, si festeggia con affluenza di pubblico nel giorno di ferragosto. Una volta veniva detta “Madonna dell’acquaro” come riferisce il sig. Angelo Berardi, in un calendario edito dal Comune, che riporta la denominazione scritta su un Certificato di nascita del 1818 di un bimbo “trovato dall’eremita Antonelli, richiamato dal pianto proveniente dal retro, dove lo trovò, abbandonato in un cesto.
Madonna del Rosario, piccola cappella in località detta “La Porta”, pare sia stata cappella della famiglia marc hesale dei Carmignano.
Altro: Il centro storico di interessante presenta la Chiesa di S. Anastasio, il castello dei Carmignano, di stile longobardo; mentre il paesaggio agreste è ameno e dal luogo è possibile fare delle escursioni nei paesi vicini come S. Vincenzo al Volturno e Venafro, località molto interessanti artisticamente.
I piatti caratteristici sono a base di agnello e capretto, maiale con vari tipi di insaccati, i formaggi.
Tra i primi, il caratteristico piatto di “sagne e fasciuole”, ossia lagane di pasta fresca con i fagioli, spesso arricchite con cotenne di maiale; i fagioli sono del tipo cosiddetto “fasciuole a cumbiette” , ossia fagioli a confetto, tipici del posto, di eccezionale sapore.
Altro piatto è rappresentato da tagliatelle fatte in casa con funghi e tartufo. I dolci come le “scruppelle”, le “ pezzelle”, i biscotti con il vino.
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