AGNONE (IS)

Categoria: Molise in pillole Pubblicato: Giovedì, 28 Maggio 2020 Scritto da ugo

AGNONE (IS)  m  830 s.l.m.

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Pop.:4897 nel 2019;Sup.Kmq 96,85; Dens. 51. Patrono:S. Cristinziano.

Popolazione negli anni: fuochi:695 nel 1532; 734 nel 1545; 813 nel 1561;  667 nel 1595;  613 nel 1660; abitanti: 6849 nel 1780;  7500 nel 1790; 7477 nel 1795; 8000 nel 1848;  10230 nel 1861; 10832  nel 1881; 10181 nel 1901;  10106 nel 1911; 10142 nel 1921;  9337 nel 1931; 9579 nel 1936; 9664 nel 1951; 8187 nel 1961; 6749 nel 1971; 6324 nel 1981;  6207 nel 1991; 5842 nel 2001;  5240 nel 2011; 4895 nel 2018.

Origine e storia: Si vuole che il paese fosse fondato  dagli abitanti scampati alla distruzione di Aquilonia, che sorgeva presso l’attuale Pietrabbondante e, quindi,  abbia origini sannitiche.

Nei tempi longobardi l’abitato è già denominato con il suo nome attuale e il feudo , nel X secolo,  è intestato a Berardo Conte d’Isernia che donò al figlio Rodoisio Agnone, Cantalupo, Caccavone, come riportato dall’Ughelli nell’”Italia sacra”. Nell’XI secolo fece parte della Contea di Pietrabbondante e fu feudo dei Borrello.

Della famiglia Borrello, Agnone ebbe titolari i seguenti signori: Odorisio, Gualtiero, Guglielmo, Riccardo, Guglielmo (jr), Riccardo, Guglielmo(ter)

Nella metà del XIII secolo signori di Agnone sono i Carbonara.

Nel 1267, quando Corradino venne  per reclamare i diritti di Manfredi, concesse il feudo di Agnone a Corrado d’Antochia, anche se la concessione rimase solo sulla carta, data la triste fine fatta dal povero Corradino; e Carlo I d’Angiò concesse la metà del feudo di Agnone a Riccardo Annibaldi.

Durante il regno di Carlo II d’Angiò Agnone ebbe per titolare uno della famiglia da Ponte.

Al tempo di Re Roberto d’Angiò signore di Agnone è Filippo d’Isernia e alla sua morte  Agnone passò alla famiglia de Sabran e precisamente a Guglielmo, Gran Giustiziere  del regno nel 1297.

 Guglielmo ebbe per consorte Giacoma Sanseverino, dalla quale ebbe quattro figli: Ludovico, Laudana, Giovanni e Elisario.

Guglielmo passò a miglior vita nel 1347 ed ebbe successori: Ludovico, conte di Apice e la Regina lo nominò tutore della sorella Laudana, la quale, , nel 1377, sposò Giovannuccio  Arcuccia, figlio del Conte di Cerignola, e  Gran Camerlengo del Regno, ed ebbe in dote 1400 once d’oro e il contado di Agnone.

Nel 1381, caduto in disgrazia l’Arcuccia, avendo il padre mal consigliato la Regina a partecipare per l’antipapa Clemente, Carlo III di Durazzo assegnò Agnone  ad Andrea Carafa, della casa comitale di Forlì. Però, dopo, quando successe a Carlo III il figlio Ladislao, questi la reintegrò nel feudo di Agnone.

La regina Giovanna II , agli inizi del XV secolo, assegnò Agnone alla famiglia di Sangro, della quale Agnone ebbe diversi titolari: Antonio, Paolo,  e Carlo.

Quando Carlo di Sangro si schierò per la successione del regno in favore di Giovanni d’Angiò, Agnone fu assediata dalle truppe  di Alessandro Sforza, nel 1463, e, il 233 luglio re Ferrante I d’Aragona , la dichiarò “città regia”.

Ferrante I, in occasione delle nozze con la regina Giovanna d’Aragona, nel 1477,  con diploma del 9 settembre,  assegnò Agnone alla sua sposa.

Nel 1577 Ferdinando il cattolico concesse Agnone ad Andrea di Capua, il quale vendette Agnone a Prospero Colonna, il quale ebbe una vita sregolata e, avendo fatto uso di medicamenti per accrescere l’attività sessuale, morì  il 30 dicembre 1523.

Il feudo tornò al demanio  e venne poi assegnato a Luigi Gonzaga, della famiglia ducale di Mantova.

Morto il Gonzaga in battaglia, gli successe il figlio Vespasiano Gonzaga , duca di Sabbioneta  e di Traetto.

Finita la signoria dei Gonzaga, Agnone tornò  al demanio e fu venduta  alla famiglia d’Aquino, di cui, l’ultimo feudatario, Bartolomeo,  vendette Agnone  al duca di Castel di Sangro  Principe della famiglia Caracciolo di Santobuono, della quale i titolari più noti sono stati: Ferrante , Marino, Carmine, e Gregorio.Questa famiglia tenne il feudo di Agnone fino agli anni della eversione della feudalità.

Amministrativamente Agnone ha fatto sempre parte del Molise, salvo quando a partire dal XIV secolo fu aggregata all’Abruzzo Citra con il quale stette fino al 1811, anno in cui tornò a fare parte del Molise, assegnata al Distretto d’Isernia e fu capoluogo del Circondario.

Nel suo agro erano presenti ben quindici ex feudi, ora sue contrade:

Cantalupo, tra  Belmonte e Poggio Sannita; S. Nicola Roscioli, Staffoli, Bosco della Posta, S. Lucia, Bosco Caprareccia, Bosco Cocuccia, Bosco della Rocca, Monteformoso, Bosco di Selvapiana, Pietra del Melo, Bosco Frusceta, Rocca l’Abate,S. Onofrio.

Notizie ecclesiastiche: Agnone appartiene alla diocesi di Trivento e comprende sette parrocchie, dedicate rispettivamente a S. Marco evangelista, S. Amico, S. Antonio abate, S. Emidio, S. Nicola, S. Pietro apostolo, S. Biase, Il patrono della città fu fino al XV secolo S. Cristinziano, poi ha avuto come compatroni i Santi Teodora, Filippo confessore,  e Placido martire. Le chiese sono:

 

S. Marco evangelista, chiesa arcipretale sita nella zona alta della città, presso il palazzo baronale, fondata nell’XI secolo dalla famiglia Borrello, Conti de’ Marsi.

Nei primissimi tempi era grancia dell’eremo di S. Nicola di Monte Capraro, soggetta ai benedettini  del Monastero di S. Pietro Avellana, poi passò al demanio regio e da questo poi  fu  dichiarata di Patronato Regio.

L’edificio è a una sola nave, tra gli arredi possiede un ostensorio d’argento di ottima fattura che la tradizione vuole sia opera di artisti veneziani del XV secolo; altari barocchi e  statue lignee del XV e XVI secolo.

Al suo interno si può ammirare una “Madonna con Bambino” . statua del XIii sec.,  la statua di S. Nicola, opera dello scultore oratinese Giovannitti.

S. Amico, edificata nel XII secolo in onore di S. Amico, abate di S. Pietro avellana, comune dove pure esiste un eremo a lui dedicato. L’interno ha forma  di croce con quattro cappelloni, di cui il braccio trasversale  rappresenta l’antico edificio, ampliato nel 1843.

Vi si ammira un magnifico organo dell’artista venafrano  Vincenzo Petrucci, del 1851.

Tra gli arredi vi è una tavoletta d’argento chiamata “ la pace di S. Amico” sulla quale è raffigurato “Cristo deposto dalla Croce , in grembo alla Madre e circondato dalle Tre Marie e dagli Apostoli”, tavoletta che è data a baciare ai fedeli nelle solennità religiose; la sua lavorazione risale al 1520.

Tra gli altri arredi c’è la statua di S.Rocco.

 

S. Biase,  edificio risalente al III secolo.  Nel XII secolo per volontà di Gualtiero Borrello fu donato al Monastero di S. Pietro Avellana. Si compone di una sola navata ed è sede  della Confraternita della Mercede. Nella parrocchiale si conservano alcuni documenti  del 1244, 1400, e del 1600.

Si possono ammirare i bassorilievi e un fastoso altare e l’abside affrescato. Ammirevole la statua della Madonna e quella di S. Biase di Paolo Saverio Di Zinno, di Campobasso..

S. Antonio abate, ugualmente di antica data, fondata nel 1128 a ridosso delle mura,  ad una sola nave a croce  latina, in stile romanico,, è sede della Confraternita dell’Addolorata

L’altare maggiore in marmo, presenta caratteri barocchi, come pure la balaustra che lo circonda. Si può ammirare una grande tela che rappresenta “La moltiplicazione dei pani e dei pesci”.

Inoltre è arredata con artistico Coro e le tele raffiguranti “San Lorenzo” e “S. Sebastiano”, altri dipinti sul soffitto rappresentano  “La Cacciata dal paradiso”, “Abramo che sacrifica Isacco”, “Il Giudizio universale” e “Mosè che riceve le tavole”.

Il campanile fu costruito nel 1725 ed è molto bello e imponente.

 

S. Nicola, edificata nel X secolo, secondo un documento del Monastero di Montecassino. Restaurata nel 1353, è a una sola nave, ha subito altri  restauri. All’interno si ammira una tela raffiguraante “La Pietà”, dono del barone Giuliani e alcuni affreschi. Qui ha sede la Confraternita  della Cintura o della Consolazione.

 

S. Emidio, fondata nel 1443, a due navate con archi durazzeschi,  possiede un bellissimo portale gotico, sormontato da un grande rosone,  opera di scalpellini agnonesi,  mentre all’interno  un pregevole altare in legno  a finissimi intagli, opera  dell’artista Concucci, del ‘700. Inoltre si può ammirare una copia della “Pietà” di Dupré e una del “Cristo” del Monteverde e statue di Giacomo Colombo. Inoltre si possono ammirare le tele raffiguranti “Natività”, “Sacra famiglia”, “Fuga in Egitto”, “ Cristo tra i dottori della Chiesa”.

L’organo è opera di Giuseppe Diamante Mascia, nativo di Chiauci, ma trasferitosi in Agnone d, dal cui laboratorio sono usciti organi  di pregio per molte chiese d’Abruzzo, tra le quali si ricordano quella di barrea, di Villa S. Maria, e del Molise tra le quali Sepino, Torella, Vinchiaturo e Morcone; ma anche della Campania, tra le quali si ricordano SS. Salvatore, accanto al santuario mariano di Pompei e d quella di Lucera in Capitanata.

 

SS. Annunziata,una lastra murata all’esterno del campanile porta la data del 1502, data che potrebbe riferirsi al campanile, se così è, come suppongo, la sua  edificazione risalirebbe alla fine del XV secolo, visto che il campanile sia l’ultimo elemento solitamente completato.

La chiesa è comunemente chiamata  della “Madonna del Carmine” , poiché è sede della omonima Confraternita;  è contigua all’antico Monastero  dei Filippini, convento dove finì i suoi giorni S. Francesco Caracciolo, fondatore  dei Chierici  Regolari  Minori, detti caracciolini, il 4 giugno 1608.

I Filippini si servirono della Chiesa dell’Annunziata dalle origini. Dopo la morte del Santo, la sua cella fu trasformata in Cappella, dove è conservata la pietra che, secondo la tradizione, si vuole sia stato il suo guanciale.

Dopo la soppressione dell’ordine, il convento passò in proprietà al Comune, il quale lo restaurò e lo trasformò in asilo d’infanzia e in seguito anche a scuola elementare.

La facciata è a capanna, divisa ai lati da cornice e verticalmente da paraste con capitelli dorici; il campanile è a vela.

L’altare maggiore  è il secondo a destra e  si ammira una Madonna con corona, opera dello scultore napoletano  Colombo.

S. Giacomo apostolo, denominata “della SS. Trinità”, fu edificata nel XVI secolo ed è a una sola navata.

 

S. Croce,secondo la tradizione, la chiesa sarebbe stata costruita nel 1446, per celebrare la pace tra le diverse confraternite presenti;  è sede della Confraternita dei Morti, voluta da S. Giovanni da Capestrano.

La base è croce ed è bene arredata con manufatti antichi, altari marmorei, confessionali e dipinti e affreschi;  possiede un  ottimo organo.

 

S. Francesco,parrocchiale edificata nel 1343 insieme al convento di cui faceva parte; il portale è in stile gotico sormontata da un bel rosone e l’interno è a croce. All’interno si possono ammirare affreschi di Paolo Gamba, molisano di Ripabottoni e una tela del Beato Angelico. Essa è stata dichiarata Monumento Nazionale.

Il Convento  fu sede dei padri Conventuali e ospitò S. Bernardino da Siena e Giovanni da Capestrano in missione nel Molise.

Questo convento aveva cospicue rendite e possedeva un  latifondo in Caccavone (Poggio sannita) su cui esigeva le decime. Nel 1809 l’odine fu soppresso e poi riaperto nel 1824, qui i conventuali restarono fino al 1867, quando fu nuovamente soppresso e ceduto al Comune che lo trasformò in sede del Municipio e di altri enti comunali, come la Biblioteca Labanca.

 

S. Chiara, fondata nel 1434,. All’interno si conserva il reticolato di legno, detto “gelosia” dietro il quale le monache assistevano alle funzioni religiose; questo fu opera  d’intaglio di Nicodemo di Simone, agnonese del ‘700. Essa è a una sola navata, all’interno della sagrestia si conservano arredi del vecchio convento.

Dopo la chiusura del Monastero, questo passò al comune il quale lo adibì a scuola.

 

S. Pietro Celestino, fondata nel XIII secolo da pietro da Morrone,, è a una sola nave; è detto anche di “S. Maria a Maiella” e il prospetto fu rifatto nel 1755. Ha un portale gotico e conserva dipinti ex-voto dell’800 e ‘900.

Durante la peste del 1656 la chiesa fu trasformata in lazzaretto.

 

 

S. Antonio di Padova,  poco distante dalla parrocchiale di S. Antonio abate,.

 

S. Bernardino da Siena, edificata insieme a quello che fu l’omonimo convento nel 1440 e intitolato a S. Maria degli Angeli, su iniziativa di S. Bernardino da Siena e di Gianfrancesco d’Aragona.

Alla morte del Saanto fondatore, nel 1444,, papa Niccolò V, volle che il  sacro edificio fosse intitolato al suo fondatore e questo avvenne nel 1450.

Il convento fu abitato dai Padri Osservanti e  alla soppressione dell’ordine del 1867, fu abbandonato.

La chiesa è a una sola nave, , vi si venera la statua di S. Pasquale.

 

S.Maria in Agnone, detta pure “ Cappella di S. Maria Assunta ”, a pochi passi dal centro abitato, è a una sola nave e nella parete di sinistra dell’altare maggiore c’è una lapide, trascritta dal prof. Barone di NapoliK Hoc opus  fecit Philippum | Robertus de Taran | To | Per mano Magistri | Cristofori O. Ang | Lono. Sila. A. D. M | CCCLXXII. |

La lapide si riferisce all’edificio che sarebbe stato fondato nel 1372 insieme al Monastero  che andò distrutto, ma che è risaputo  che la sua rovina risale nei secoli.

La casa baronale dei Santobuono è proprietaria della Cappella.

 

S. Maria degli Angeli, Vicino alla borgata  di Fonte Sambuco, anche questa era annessa a un antico  convento, di cui non si ha più traccia alcuna.Il 2 agosto è meta  di pellegrini e fedeli. Si conserva un quadro  del XVI secolo e una campana datata 1510.

 

S. Onofrio, ubicata a circa quattro chilometri dall’abitato sul Monte omonimo. Edificato ill piccolo convento nel 1700 dal barone Giosuè Bartolini. La chiesa è a una sola nave  e conserva la statua lignea del Santo. Inoltre  è stata abbellita negli ultimi tempi con una Croce stazionaria e una Via Crucis.

 

S. Lucia della Posta, Cappella edificata presso il bosco della Posta; è meta di pellegrini che  si raccolgono nel mese di giugno. La tradizione vuole che un vecchio massaro pugliese , transitando per il Tratturo  di Celano con la figlia cieca, ebbe la grazia di vedere la figlia riacquistare la vista in seguito all’apparizione della santa.

 

S. Lucia al fiune,  di antica fondazione, in stile gotico, è lontano dall’abitato a circa un paio di chilometri nei pressi dei Valloni Difesa e Zelluno.

 

S. Rocco, vi si festeggia nei giorni 2 e 3 agosto a devozione dell’Assunta.

Personaggi: Agnone ha avuto molti personaggi illustri, distintisi nel campo delle lettere e delle scienze, ma tra tutti voglio ricordare brevemente i seguenti:

Stefano di Agnone, Giustiziere di Terra di Lavoro (Caserta) ai tempi di Federico II.

Stefano di Stefano, (n. Agnone 1665- m.Foggia 17737).  Avvocato e amante delle Lettere. Pubblicò nel 1751  la “Regione  Pastorale” in due volumi, con la quale  si occupava  delle questioni giuridiche, economiche e fiscali inerenti alla R.Dogana di Foggia, opera che gli procurò gli apprezzamenti  del regnante e la nomina a Fiscale e poi a Governatore della R. Dogana di Foggia, carica  equivalente a quella di Presidente  della R. Camera della Sommaria.

Curò pure la passione per le lettere e alcuni suoi scritti furono ospitati nelle Raccolte dll’Acampora e dell’Albani.

Antonio Lucci, (n.Agnone 3-8-1672- m. Bovino 25-7-117752) fu vescovo di Bovino e si distinse per opere di carità.

Libero Serafini, (n. Agnone  6.12.1751- m. Avellino 11.6.1799). Notaio, fu Presidente della Municipalità durante la Repubblica Napoletana; catturato dai sanfedisti fu giustiziato a Avellino, dove cadde al grido di Viva la Repubblica!.

Alessandro Apollonio, Agnone 1782-1737) notaio, letterato scrisse “Elegie” latine in morte di Domenico Cotugno, Giulio Perticari e  la regina Maria Cristina, meritandosi l’appellativo di “Ovidio agnonese”.

Michele Cremonese,( Agnone 1814- Napoli 1873) sacerdote e educatore, si dedicò all’insegnamento della filosofia presso i licei di diverse città italiane, lasciando diversi scritti; fu pure professore presso il prestigioso Collegio della Nunziatella in Napoli.

Eletto Deputato per Isernia, nel 1848; non si presentò più, nonostante restasse di fede liberale.

Giovanni Tirone, Agnone 29.122.1859- Dogali 26.1.1887) dopo gli studi superiori entrò all’Accademia Militare di Torino, conseguendo il grado di Tenente. Cadde con i suoi uomini nei fatti d’arme di Dogali, immolando eroicamente per il bene della Patria.

 

Altro: Il centro della città offre moltissime attrazioni, manufatti in pietra e in ferro di artigiani locali, palazzi con bellissimi portali, botteghe artigiane. Inoltre i palazzi nobiliari dei Conti Minutolo, detto Palazzo Nuonno e sede del Comune.

A proposito di botteghe artigiane dobbiamo ricordare  che Landolfo Borrello, nell’XI secolo, tornando ad A gnone portò con se  molte famiglie veneziane che si stabilirono in Agnone e importarono l’arte di lavorare il ferro e il rame e, da allora, possiamo dire che  la città è la patria dei ramai del Molise e da qui questi artigiani  hanno aperto bottega nei paesi più importanti della Regione.

Tutte le chiese di Agnone hanno qualcosa di interessante da mostrare al visitatore.

Il Museo  Emidiano  conserva reperti e sculture, mentre la biblioteca Emidiana conserva antiche pergamene.

La pontificia Fonderia Marinelli, fondata l’anno Mille, apre  il suo Museo ai visitatori. 

Agnone oltre a offrire opere di artigiani locali è anche la patria dei confetti e delle cialde e di altri dolci.

Il teatro Italo Argentino che conserva la stele funeraria di Vibia Bonitas.

La città offre nel corso dell’anno numerose manifestazioni culturali, folk loriche, sagre e, tanto per ricordarne qualcuna, la ‘Ndocciata, ch’è sbarcata perfino a S. Pietro di Roma e laa Fiera del libro molisano e il Premio letterario “Cremonese”.

La gastronomia è ricca di specialità e di piatti tipici come “”le tacconelle”, “ i nodi di trippa”, “ i mogliatelli”. Latticini, salumi, funghi e tartufi non mancano sulla tavola dei ristoranti e trattorie locali. Famosi sono i confetti ricci di Agnone e i dolci caratteristici come le ostie ripiene e la Campana, ottimo dolce pasquale.

                    

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