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 Di Dante voglio leggervi questa sua bella poesia :

Tanto gentile e tanto onesta pare
La donna mia quand’ella altrui saluta,
ch’ogni lingua deven tremando muta,
e li occhi non largiscon di guardare.
Ella si va, sentendosi laudare,
benignamente d’umiltà vestuta;
e par che sia una cosa venuta
da cielo in terra a miracol mostrare.
Mostrasi sì piacente a chi la mira,
che dà per li occhi una dolcezza al core
che ‘ntender no la può chi no la prova:
e par che la sua labbia si mova
un spirto soave pien d’amore,
che va dicendo a l’anima: Sospira.
Sentite quanta dolcezza, quale soavità sprigionano questi versi d’amore!
Oggi il mondo cristiano festeggia San Valentino, protettore degli INNAMORATI.

Quando ero un ragazzetto sentivo parlare molto di un certo Rodolfo Valentino, rubacuori italo-americano, famoso in tutto il mondo, e dai più grandi spesso sentivo dire “ quello lì… mi sembra di essere Rodolfo V…”, questa festa degli innamorati era poco conosciuta, date le ristrettezze economiche in cui versava il popolo italiano. Poi, nei primi anni del boom economico, ad opera di una grande casa dolciaria si seppe di San Valentino, festa degli innamorati; io in verità pensai che questo grande rubacuori fosse stato santificato. Ma la cosa mi pareva strana “ Uno che ha fatto soffrire d’amore tante donne può mai essere santificato? Ed allora mi sorse il dubbio e incominciai a porre mano alla enciclopedia . E finalmente scoprii che non si trattava del rubacuori Rodolfo Valentino, ma di un grande Santo: San Valentino da Interamna o da Terni (Nahars Interamna), il quale nacque a Terni nel 176 ca., appartenente a famiglia patrizia , convertitosi al cristianesimo e che nel 197 a soli 25 anni fu fatto vescovo di Terni.

S. Valentino fu grande predicatore e convertitore di anime e riuscì a convertire importanti uomini al suo tempo.
Nel 270 si recò a Roma chiamato da Cratone, famoso oratore greco e latino per predicare il Vangelo e convertire i pagani. Poiché la conversione di tanta gente dava fastidio all’imperatore Claudio 2° il Gotico, lo fece arrestare; ma Valentino non si arrese e tentò di convertire pure l’Imperatore, il quale lo graziò da sicura morte e lo affidò ad una famiglia patrizia.
Morto Claudio, gli successe Aureliano che riprese a perseguitare i cristiani e che lo fece arrestare.
I soldati lo prelevarono e lo condussero sulla Via Flaminia, dove dopo averlo flagellato lo decapitarono proprio nel giorno 14 febbraio del 273, nonostante avesse la venerabile età di 98 anni. Ecco di cosa era capace allora l’uomo!
Oggi san Valentino non è solo patrono di Terni e di numerose altre città e paesi d’Italia e del mondo, ma è venerato dalle tre chiese cristiane: cattolica, ortodossa e anglicana.
Ma perché San Valentino è stato dichiarato protettore degli innamorati? Innanzitutto perché egli amava tutti, era sempre allegro e predicava la pace; aveva convertito moltissime coppie di pagani; ma anche perché prima di morire aveva convertito due sposi.
E questo la dice lunga, altro che Rodolfo Valentino!
Ma anche nell’antichità gli innamorati avevano i loro protettori: i Greci avevano Eros e Venere, ma anche i romani avevano Venere, che fu chiamata Afrodite e Cupido ( l’una era l’elemento femminile, l’altro quello maschile); gli Egizi avevano Mehetueret (vacca celeste).
Certo oggi il concetto d’amore è cambiato: l’amore non è più quel sentimento profondo che ci conduce all’Eterno; sarebbe uno scandalo parlare di questo!
Però non mancano giovani che ancora credono nei principi sani, quelli che vogliono santificare l’amore.
Però nella storia, non sempre le coppie sono state formate dal sentimento nato spontaneamente e molti sono stati i fidanzamenti fatti per necessità, per sistemazione: pensiamo per esempio al Piccolo Imperatore, storia recentemente narrata in un film di successo del regista Bertolucci, dove i protagonisti sono uniti in matrimonio, quasi in fasce; e non è questo l’unico caso!
Nell’antica Roma molto diffusa era la forma di matrimonio chiamata coëmptio la quale, altro non era che una forma di vendita fittizia in cui il padre (pater familias) vendeva la propria figlia per emanciparla al marito, proprio come fanno ancora alcuni paesi africani, però, pure allora il matrimonio era preceduto da un certo periodo di fidanzamento, durante il quale, pur senza imporre particolari obblighi, alla, presenza di parenti ed amici (come testimoni) esso si celebrava e costituiva un impegno reciproco dei fidanzati a volersi rispettare vicendevolmente e già da allora si festeggiava con il pranzo di fidanzamento. Il fidanzato durante la cerimonia consegnava alla fidanzata dei regali più o meno costosi e un anello simbolico, probabile sopravvivenza del vecchio pegno della primitiva coemptio , forma di matrimonio tra patrizi e plebei, soppressa già dal 2° sec d.C., tramandataci da Plinio il Giovane.
Questo anello sia che fosse fatto di ferro rivestito in oro o fatto di oro come le nostre fedi, la fidanzata aveva cura di infilarlo seduta stante al dito sinistro : per questo oggi noi chiamiamo il “dito vicino al mignolo della mano sinistra” (anularuis) anulare.
Dopo il fidanzamento la donna andava a vivere un anno con il marito e dopo di che il loro matrimonio diveniva stabile e, nella casa, viveva alla pari con il marito.
Non mi prolungo oltre sul matrimonio dell’antica Roma, perché dovrei fare alcune precisazioni ed il discorso diventerebbe troppo tecnico, ma devo dire che dopo il 3° secolo, anche grazie all’opera del cristianesimo, poi il fidanzamento si è avuto in maniera come l’abbiamo conosciuto noi ai primi del secolo scorso.
Una volta erano i genitori a trattare i fidanzamenti e spesso contro la volontà dei figli, per cui poi si verificavano le fughe, i tradimenti, gli odi nelle coppie; però la maggior parte dei matrimoni funzionavano perché c’era un’altra morale a formare l’uomo; e poi ad aiutare l’afflatamento contribuivano pure i tempi, che erano quelli dei costumi castigati, per cui quando la scatola e lo zolfanello veniva poi messo l’un vicino all’altro scoccava la scintilla e quasi sempre anche la fiamma!
Ma torniamo al discorso. Le famiglie favorivano gli incontri tra amici organizzando festicciole in casa, cogliendo le occasioni più varie: le feste per l’uccisione del maiale, l’ultimo di carnevale con la rottura della pignatta, un compleanno; dove tutto si svolgeva sotto l’occhio vigile dei genitori, i quali durante le danze progettavano in mente loro i probabili accoppiamenti e i giovani, dal canto loro, ponderavano quale potesse essere il tipo o la tipa che più aggarbava.
E quando erano già fidanzati, con il cavolo potevano amoreggiare! C’era sempre di mezzo la mamma, il papà, il fratellino, la sorellina, proprio come ci descrive Renato Carosone in una sua bellissima canzone “Napoli a spasso”.
Però spesso i fidanzati trovavano il modo di farli fessi, giacché pure molti erano i casi di nascite settimine!
Oggi ci si innamora e disinamora con facilità, con leggerezza. I giovani dicono che si vivono storie d’amore; sì, gli amori sono storie, non sono più legami profondi che ci legano per tutta la vita. E se è vero che al settimo anno una volta si viveva la crisi, oggi le crisi sono tante e spesso si vivono al settimo mese! e così si passa da una storia all’altra con disinvoltura, per motivi spesso banali come per es. perché oggi il sugo non mi è piaciuto o perché non sono stato/a coccolato/a abbastanza.
Quindi senti dire spesso in giro quando due si lasciano “ho avuto una storia..” ma tutto è passato; ora esco con un'altra o con un altro ovviamente “, perché sia lui che lei la pensano così.
Ma può ridursi l’amore, quel nobile sentimento sul quale dobbiamo costruire la vita nostra, quel sentimento solido, grande a cui dovrebbe ispirarsi l’Umanità tutta per vivere in armonia “in questa bella famiglia di uomini e di animali e di piante” come definì un poeta questo mondo terreno ?
L’amore una storia, un’avventura... Avventura che spesso lascia ferite profonde in chi proprio non c’entra nulla: i figli.

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