BARANELLO

Categoria: Molise in pillole Pubblicato: Mercoledì, 27 Maggio 2020 Scritto da ugo

BARANELLO (CB)  m 610 s.l.m.

baranello stemma

Pop.: 2616; Sup.Kmq 25,00; Dens.105.  Patrono: S. Michele.foto

Popolazione negli anni: fuochi: 177 nel 1532; 200 nel 1545; 217 nel 1561; 253 nel 1595; 180 nel 1648; 122 nel 1669;: abitanti 3095 nel 1795; 2882 nel 1835; 3761 nel 1881; 4515 nel 1911; 4551 nel 1936; 4360 nel 1951; 3635 nel 1961;3064 nel 1971; 3041 nel 1981; 2790 nel 1991; 2653 nel 2001; 2732 nel 2011; 2583 nel 2018 .

Origine del nome:L’ipotesi più accreditata vuole che il nome derivi dalla vicinanza al Monte Vairano, ed essendo il sito su un colle più basso prese il nome di Vairanello. Altra ipotesi, vuole che derivi dagli abitanti esuli  da un casale distrutto di nome Bairanun o Vairanum  (vedi Masciotta pag 75).

Notizie storiche: Se Baranello o Varanella già esisteva  nel 1011, come si rileva  dalla donazione fatta  da Leone vescovo di Bojano alla badia cassinese di Santa Giusta, sita appunto in agro di Baranello; allora dobbiamo ritenere che la sua fondazione sia già datata di qualche secolo e che, quindi, Baranello faceva parte  della Contea di Bojano.

Durante l’epoca normanna il Catalogo Borrelliano indica Guidone di Gibelletto come titolare del feudo.

Nel 1423 Baranello venne concesso a Cristofaro Caetani, conte di Fondi ( alla cui famiglia appartenne Bonifacio VIII che fu papa dal 1294 al 1303).

Nel 1467  fu soggetto alla famiglia Capece Galeota. Successivamente passò alla famiglia  Sanfelice che lo tenne fino al 1532, anno in cui il re Carlo V  concesse Baranello  ad Alfonso D’Avalos, marchese  di Pescara, che lo ricedette ai Caetani, i quali poi lo vendettero alla famiglia de Gennaro (famiglia distribuita in più rami: Cantalupo, Guardiaregia, Sant’Elia a Pianisi)

Fabrizio de Gennaro apparteneva probabilmente al ramo di Guardiaregia. Aveva in moglie Diana di Raho, signori di Caccavone. Diana de Raho, premorì al marito, facendo donazione di quanto di sua competenza in favore  di Pompeo de Gennaro. Il fatto suscitò una lite tra i de Gennaro e i Caetani, che ritenevano di esercitare un diritto di riscatto, lite che durò 25 anni.

Nel 1576 il feudo fu esposto all’asta e fu aggiudicato per 7770 ducati a Scipione Imperato, della famiglia marchesale di Spinete, il quale dichiarò di avere corso in nome e per conto  di Giovan Vincenzo del Tufo, della famiglia di Montefalcone nel Sannio.

Vincenzo del Tufo, oberato di debiti fece una vendita simulata a sua moglie Cornelia Carafa, la quale ne fece donazione al figlio Andrea, in occasione del matrimonio con Livia de Silva.

Deceduta Cornelia Carafa, Baranello fu posto nuovamente in vendita e nel 1595 fu aggiudicato a Tommaso  Marchese, il quale, dopo poco tempo, lo vendè a Angelo Barone, di origine campana.

Questi lo cedette  a Tommaso d’Aquino, duca di Casoli

Il feudo fu posseduto da membri di questa famiglia apparentata con i Carafa per  circa due secoli, passando mano da parente a parente, fino al 1717, anno in cui fu devoluto alla Real Corte.

Nella prima metà del XVIII sec Baranello divenne feudo dei Ruffo ( dalla cui famiglia venne il cardinal Ruffo). Ultimo detentore del feudo fu Vincenzo Ruffo, fratello del cardinale.

Notizie ecclesiastiche:.Baranello appartiene alla diocesi di Bojano- Campobasso con una sola parrocchia San Michele Arcangelo, che ne è il protettore.

Chiesa di S. Michele Arcangelo: di antichissima data, fu distrutta dal terremoto del 1805 e ricostruita totalmente su progetto dell’arch. Berardino Musenga di Campobasso per lo zelo dell’arciprete Giovanni Petrecca, del notaro Crescenzo Barone, e dell’ illustre concittadino Biase Zurlo, primo intendente del Molise.

La chiesa è a tre navate, riaperta al culto il 7 maggio 1818, arricchita dell’altare maggiore  ornato di marmi preziosi, così come preziosi son tutti gli altarini votivi lungo le due navate laterali ed impreziosita di statue e pitture varie,  di finissima arte.

Degno di lode il grandissimo organo e il coro in legno noce.

Tra le opere d’arte è d’obbligo segnalare ai gusti dei più raffinati amanti le seguenti:

Dell’artista napoletano Francesco Inchingolo, La strage degli innocenti (1669, olio su tela; e l’Adorazione dei Magi, olio su tela.;

Anonimo di scuola napoletana: Ecce Homo, olio su tela;

Francesco Mura XVII sec: Madonna Addolorata,  1696.99 olio su tela;

Anonimo di scuola napoletana XVII sec: San Girolamo; olio su tela.

Anonimo di scuola napoletana: Visitazione,  olio su tela;

Giovan Battista Caracciolo: Pietà, olio su tela;

Giovanni Balducci: S. Gennaro e i quattro angeli, olio su tela.

Gli affreschi del pittore campobassano Amedeo Trivisonno: Ultima cena, veramente un gran capolavoro che lascia a bocca aperta l’umile visitatore;

Cristo l’eterno Padre; S. Michele Arcangelo; Cristo crocefisso; Assunzione della vergine; Ascensione di Cristo.

 Moltissime le statue , tutte di ottima fattura, di cui particolarmente interessanti San Cristinziano, San Michele Arcangelo e Sant’Anna, i cui autori per ora mi sono ignoti.

Chiesa di San Biase o Confraternita del SS. Rosario: edificata sui resti di un precedente tempio, su progetto dell’arch. Giuseppe Barone. Costruita ad una sola navata, presenta sulla facciata e sull’esterno laterale alcune interessanti figure barocche e una statua raffigurante  la Vergine del SS. Rosario, con segni di danni provocati dall’ultimo conflitto mondiale.

L’altare è costruito con pregiati marmi policromi, con una bellissima balaustra in marmo. Interessanti anche  i due cori in legno e i pilastri in legno che sorreggono il coro con un pregiato organo. 

La Madonna con bambino e, con le figure di S, Domenico e Santa Chiara, dipinto di scuola napoletana ottocentesca,  occupa il centro dell’altare; altri dipinti rappresentanti putti musicanti e cantori abbelliscono  i fianchi.  All’ingresso vi è la cappella di San Biase con una statua del santo di ottima fattura. Come pure è visibile, sulla destra, una interessantissima statua di San Giuseppe con bambino.

Sulla destra si possono leggere tre lapidi marmoree con scritte in latino che attestano l’esistenza della preesistente costruzione risalente al 1500.

Chiesa di Santa Maria della neve: ,sita in località Cappella o Santa Maria a Monte,  con una bella veduta sulla valle di Bojano e a vista del Massiccio del Matese, consta di una sola navata.

 Sul piazzale presenta una interessante Croce viaria in pietra, alta circa tre metri su basamento quadrangolare. La tradizione vuole che la cappella fosse molto antica, con titolo abaziale e posta a beneficio di Santa Sofia di Benevento.

Nella località si festeggia con grande affluenza di pubblico la festa della Madonna della Neve il 5 agosto, mentre il 29 agosto si festeggia San Giovanni.

Luoghi di particolare interesse:

Oltre le citate chiese sono di particolare interesse il vecchio castello dei Ruffo, con la maestosa torre, seppure in pessimo stato di manutenzione, il monumento a Giuseppe Zurlo, davanti alla Chiesa di San Michele e il palazzo di Giuseppe Zurlo, con il bel portale, posto a destra guardando la chiesa stessa;. Mentre  sulla sinistra si ammira il palazzo Barone, il Castello Ruffo e, tra i due, interessante la bottega di una giovane artista della ceramica con esposizione di veri capolavori di oggetti d’arte e pitture.

La Fontana dedicata alla dea Cerere con una imponente statua bronzea della dea e bassorilievo bronzeo raffigurante simboli agresti, di grande pregio.

Molti i portali artistici di palazzi gentilizi sparsi un po’ in tutto il centro storico, il Palazzo Municipale, il Monumento ai Caduti, opera dell’artista romano Alberto di Giacomo ed eretto nel 1925 per iniziativa del nobile Marcello Barone..

Di notevole interesse artistico e culturale il Museo Civico ospitato nel vecchio Palazzo Comunale, visitabile su prenotazione oppure durante le giornate  del FAO, che accoglie la maggior parte delle opere  lasciate dal cultore e collezionista arch.  Giuseppe Barone, che volle farne dono alla cittadinanza.

In esso si conservano 1816 reperti di epoche diverse, oggetti vari, antichi volumi preziosi della sua biblioteca, disegni architettonici delle sue opere, tra le quali si ricorda il monumento a Vanvitelli di Caserta, a Basile Mottola il monumento al duca Martino Placido di Sangro;  il monumento  a Giovanni da Procida.

Inoltre  dipinti di scuola napoletana, bizantina, fiamminga;  ceramiche di tutte le epoche di origini greche, italiche, corinzi,  cinesi; terre cotte; bronzi; statue. Insomma una gran quantità  di cose interessanti ed anche reperti provenienti dalla località sannita di Monte Vairano.

Personaggi e uomini illustri:

Giuseppe Zurlo (Baranello 1757-1828) Segretario di Stato e più volte Ministro del regno delle Due Sicilie, la cui biografia si può leggere nello stesso sito in: Intestatari di OO.PP. nella città di Campobasso;

Biase Zurlo,( Baranello 1775-1835)  Primo intendente del Molise, la cui biografia si può leggere sullo stesso sito in Intestatari di OO.PP. nella città di Campobasso.

Giuseppe Barone (Baranello1837-Napoli1902), architetto, legò al suo nome molti pregevoli lavori come  la tomba in Grecia del duca Riccardo di Sangro, il monumento in S. Basilio Mottola al duca Montino di Sangro;, il monumento a Luigi Vanvitelli a Caserta ed altri di minore importanza. Fu il creatore del Museo Civico del paese natio, che deve a lui essere grato per cotanta munificenza.

Umberto De Chiro (1886-1964) umanista e collaboratore dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani; autore di numerosi saggi di letteratura latina e greca.

Alfredo Pizzanelli (1911-1981). Autodidatta, pittore, fotografo. Ampiamente conosciuto sul territorio, si fece onore oltre confine per numerose opere pittoriche, che  furono apprezzate in mostre personali e collettive, ricevendo riconoscimenti come  membro dell’Accademy of St Louis (Missouri U,S.A. nel 1957, apprezzamenti alla esposizione  Quadriennale d’Arte di Roma nel 1956,  medaglia d’oro e nomina ad accademico dell’Accademia italiana delle arti e delle lettere e delle scienze nel 1968. Esposizioni in Svizzera a Zurigo,

Gastronomia: Baranello ha un’ agricoltura abbastanza sviluppata, vi si produce ogni ben di Dio e, in passato, quando l’industria edile  ha avuto il suo boom, molti suoi figli hanno trovato lavoro nell’industria di laterizi e prefabbricati, e tanti, dando anche una mano alle loro famiglie che continuavano a coltivare i campi e ad allevare il bestiame. Per cui anche la cucina è genuina e varia, ma io intendo sottolineare le sue squisite salsicce e soppressate, i prosciutti, le carni e il pollame, i legumi, le patate, tutti prodotti che trovano spazio nelle principali ricette che questo paese vanta.

Ad incominciare da cavatelli e carne de puorche, piatto solito della domenica, che un rinomato ristorante del posto ha sempre proposto ai suoi appassionati clienti,  taccozze e fagioli, laganelle con il sugo di  pollo ripieno, il pollo ripieno, agnello e patate, agnello arrosto, zeppole, fiadoni; il tutto annaffiato con ottimo vino e, per i più esigenti, ricordo Il Principe delle baccanti rosso tintiglia che, a mio avviso, non scompare accanto ai più rinomati vini italiani.

Galleria foto:

adorazione_remagi
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affresco_cielo
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biblioteca
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cappella_addolorata_parte_interno
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castelloruffo_torre
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castello_ingresso
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castello_ruffo_laterale
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centrostorico_particolare
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chiesas_sbiase_pzasmaria
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chiesa_cappella_interno
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chiesa_madree_statua_s_rocco
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chiesa_madree_s_girolamo_xvii_secolo_ignoto
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chiesa_madre_altaremaggior
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chiesa_madre_campanile
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chiesa_madre_cappella_del_redentore
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chiesa_madre_cocifisso2
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chiesa_madre_mongzurlo
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chiesa_madre_navata_sinistra
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chiesa_madre_organo_coro
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chiesa_madre_s_gennare4angeli
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chiesa_s_biase_lato_corso
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chiesa__ss_rosario
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chsmichele_interno
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edificio_scolastico
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fontana_ di_cerere_part
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fontana_di_cerere
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fontana_monumentale_di_cerere
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fonte_battesimale
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immacolata_concezione
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mad_addolorata_ di_fdemura_1696_99
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mongzurlo
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monucadut5
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municipio
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museo2
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palazzo_gentilzio_portale
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palazzo_zurlo
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reperto2
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reperto_romano_
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scalinata_particolare
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strage_innocenti
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s_biase_s_giuscon_bambino
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ultima_cena_di amedeo_trivisonno
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