BELMONTE DEL SANNIO (IS) m 864 s.l.m.

Pop.: 708 nel 2019; Sup.Kmq 20,32; Dens. 20,32. Patrono: Sant’Anacleto.
Popolazione negli anni:fuochi:95 nel 1532; 117 nel 1545; 133 nel 1561; 167 nel 1595; 150 nel 1648; 101 nel 1669; abitanti: 1194 nel 1795; 1346 nel 1835; 11726 nel 1861; 1787 nel 1881; 1409 nel 1901; 1293 nel 1911; 1264 nel 1931; 1365 nel 1936; 1497 nel 1951; 1537 nel 1961; 1346 nel 1971; 1188 nel 1981; 1048 nel 1991; 921 nel 2001; 810 nel 2011; 697 nel 2018.
Origine e storia:Nei regesti angioini è denominata Bellus Mons, ovvero monte di bellezza, poiché domina una ridente vallata ricca di paesaggi sia del vicino Abruzzo, sia del Molise , oppure monte di guerra, poiché posto in posizione inespugnabile. Gli storici propendono per ambedue le interpretazioni.
Con R.D. 22 gennaio 1863 , giusta la delibera del Consiglio comunale del 30 novembre 1862, Belmonte aggiunse al nome la denominazione “del Sannio”, per distinguersi da altri paesi omonimi di diverse regioni italiane, tra le quali Calabria, Campania, Umbria e Sicilia.
Nei tempi normanni fu feudo dei Borrello. Nei secoli XIII e XIV fu feudo di diverse famiglie, tra le quali ricordiamo i Cantelmo e i Filangieri
Agli albori del XV secolo Belmonte appartenne ai di Sangro e segnatamente a Mario di Sangro, signore di Casacalenda.
Devoluta al demanio per fellonia del di Sangro, fu assegnata a Giacomo Caldora, signore di Carpinone e di Castel del Giudice.
Nel 1443 Alfonso I d’Aragona assegnò Belmonte ai fratelli Marino, Tiberio, Galeazzo e Giacomo Caracciolo. Gli stessi furono confermati da Re Federico nel 1498, quindi seguì Belmonte le stesse vicissitudini di Agnone.
Verso la fine del XVII secolo fu venduta a Carlo di Tappia, Reggente della Gran Corte della Vicaria
Alla morte di questi Belmonte tornò ai Caracciolo, il cui ramo principesco la tenne fino alla eversione della feudalità (1805).
Durante le vicende risorgimentali Belmonte ebbe una nutrita schiera di patrioti, aderenti alla Carboneria che fondarono ivi una Vendita, molto attiva.
Scoperta dalla polizia borbonica, qualcuno sospettò anche di tradimento da parte di qualche doppiogiochista interessato, portò a serie repressioni che videro condannare a morte fior di galantuomini, dei quali una lapide ne ricorda i nomi.
Tra i perseguitati anche la illustrissima figura del parroco Giandomenico Lemmis arrestato, torturato, in seguito liberato e spiato, finché costretto a riparare in Argentina.
Notizie ecclesiastiche: Belmonte fa parte della diocesi di Trivento, ha una sola parrocchia intitolata a SS. Salvatore e il patrono del comune è S.Anacleto papa.
Le chiese sono:
SS. Salvatore, edificata nel 1600, su resti di altro edificio, in stile rinascimentale, ad una sola nave lunga m 31, larga m 12, alta m 8;parrocchia di antica datazione, più volte restaurata. Ha due altari dedicati a S. Rocco e alla Concezione.
All’interno è arredata di molte statue, tra le quali si notano quella di S. Antonio di Padova, S. Rocco, S. Michele, Santa Lucia, e S. Anacleto, qquesta è opera dello scultore oratinese Silverio Giovannitti (1724-1788) ed è un capolavoro e una meravigliosa tela della Madonna di Belmonte, venerata in Valperga (TO), dove fu eretto un grandioso Santuario fatto costruire da Arduino d’Ivrea, re d’Italia per ringraziare la Vergine di una guarigione miracolosa, quando nel 1002 fu ferito in battaglia e, per sua volontà sorse il santuario che da allora ha attratto grandi masse di pellegrini da ogni parte d’Italia.
La venerazione di questa Madonna a Belmonte del Sannio, senz’altro è legata alla presenza in Belmonte del Sannio dell’antico Santuario di S. Maria della Noce, sorto ai piedi di Monte Roccalabata per volere del Conte Monteodorisio, nell’anno 1027 e approvata da Re Ruggero il Normanno nell’anno 1130. L’Abazia dopo alcuni secoli fu quasi distrutta in seguito ad una grossa frana; oggi se ne possono ammirare solo dei ruderi. L’effigie della Madonna fu ritrovato dal sig. Nicola Pilloli, come attesta una lapide murata nella chiesa di S. Rocco…
Così riferisce lo storico belmontese Tommaso Lemme: “..opera questa classica e ricca di possessioni e privilegi fondata dal Conte di Monteodorisio nell’anno Mille in nome di S. Benedetto e posta ai piedi di Rocca l’Abbate, dove esisteva una cava santa, dove n’era uscita la Madonna, trasportata da una fioca bianca di nube, in mezzo a una corona di anngioli e di torce accese ed aveva abbandonato i suoi lari antichi, varcando le forche della montagna di Schiavi (Monte
Pizzuto). Il Lemme nella sua opera “Il Campanile..” dice pure che l’abazia aveva anche la stessa importanza di quella di S. Vincenzo al Volturno.
Della Madonna di Belmonte i belmontesi nostri ne hanno sempre avuto una grande devozione, tanto che i pastori transumanti la portavano con sé negli spostamenti negli erbaggi invernali in Puglia, laddove, in S. Paolo di Civitate (FG) è sorto a sua devozione una Cappella e i cittadini del luogo portano in processione l’enorme dipinto e, i due comuni si sono gemellati.
Tra gli altri arredi degni di attenzione anche gli altari marmorei policromi, il fonte battesimale e un antico organo costruito da artigiani molisani.
S. Rocco, cappella rurale edificata nel 1848. Ha due altari, arredata con statue, quella del titolare viene conservata nella Chiesa Madre e viene traslata nella cappella in occasione dei festeggiamenti che culminano con una bella processione nel giorno di ferragosto, quando si ritrovano masse di fedeli provenienti anche da paesi di Puglia e vengono organizzate sagre, giochi e divertimenti vari. La cappella sorge in una località amena.Qui riposano pure i Carbonari caduti per la libertà.
Personaggi illustri:
Tommaso LEMME, nato a Belmonte del Sannio il 24/12/1860 da Andrea Attilio, avvocato, e da Maria Nicola Lemme. Dopo i primi rudimenti, seguì gli studi ginnasiali iin Frosolone. Si trasferì in seguito a Napoli dove frequentò gli studi liceali all’interno dell’Istituo “Martinelli”. Dopo la maturità classica si iscrisse alla facoltà di Medicina dell’Università di Napoli, conseguendo la laurea in Medicina e Chirurgia con il massimo dei voti.
Tornato in paese svolse la sua professione di medico e sposa, nel 1881, Carolina Colecchia, sua parente, dalla quale ebbe sei figli.
Il Nostro, avendo respirato già in famiglia idee liberali ed essendo particolarmente incline alla difesa delle classi più deboli, eebbe molti fastidi dalle autorità per le sue idee e così decise , nel 1890 di espatriare in Argentina per raggiungere il fratello Menotti.
Qui presta la sua opera presso l’Ospedale Provinciale di S. Luis, quale responsabile del Reparto di Medicina interna . Tiene pure la cattedra di Scienze Naturali nel Collegio Nacional e nella Scuola di Specializzazione Italo- Argentina di Tacuman.
In questo periodo molta è pure la sua attività giornalistica e collabora con molti periodici, pubblicando articoli e saggi vari.
Nel 1900 pubblica il suo capolavoro “Il Campanile – Memorie Abruzzesi”con lo pseudonimo di M. Somma Metèlo, dedicato al suo professore di filosofia Giovanni Bovio. L’opera ricca di notizie e documenti storici sul suo paese e sull’Italia preunitaria è anche un vero capolavoro di narrativa , dove il suo narrare è fluido, piacevole e interessante. L’opera avrà tre edizioni, una seconda del 1910, pubblicata Tacuman e una terza edizione , in copia anastatica, pubblicata nel 2008 a cura dell’Amministrazione Comunale di Belmonte del Sannio, rappresentata dal sindaco sig. Errico Borrelli, a cui va il mio apprezzamento e i miei ringraziamenti per avermene donato una copia, preziosa, non solo per l’importanza storica, ma anche per i contenuti letterari.
Nell’opera non mancano accenti diretti a cogliere la profondità dei sentimenti liberali ed umani dell’autore e la verve con la quale denuncia soprusi ai danni delle classi deboli da parte dei ceti privilegiati suoi contemporanei, ma è ricca di belle pagine che ricordano la memoria di Don Giandomenico Lemme, il Savonarola degli Abruzzi, di cui menzioniamo nelle notizie storiche, costretto ad emigrare per le sue idee liberali.
Tommaso Lemme si spegne per infarto cardiaco a Mendoza (Argentina)il 10 aprile 1920, quando aveva già deciso di rientrare al suo amato paese per trascorrervi la quiescenza.
Giandomenico Lemmis o (Lemme), nato a Belmonte del Sannio il 20 maggio 1808, appartenente a una famiglia di idee liberali, condivise tali idee fin da bambino, quando fu rinchiuso in carcere insieme ai suoi familiari e, in seguito, costretto ad un esilio forzato che lo allontanò dalla famiglia per ben otto anni e costretto ad abbracciare il sacerdozio, così come riferisce Lorenzo Panzerini in L’ Amico del Popolo.
Il Lemmis abbracciò la vita sacerdotale con fede verace, dedicandosi al Magistero e alla Predica.
Predicatore di grido, nutrito di vasta cultura e di una forte fede liberale, i suoi sermoni erano ascoltati non solo dai poveri fedeli, ma soprattutto dalla gente colta, che accorreva ad ascoltarlo.
Scoperta una Vendita di Carbonari in Piedimonte, di cui lui era Maestro Oratore fu accusato di riunione settaria e rinchiuso con il padre e i fratelli nelle Segrete di Castelnuovo in Napoli e relegato nell’atroce Fossa del Coccodrillo, dove fu lasciato marcire fino al 1828, data del processo che gli rese la libertà.
Ma questa fu effimera, poiché il nostro fu continuato ad essere spiato sotto severa vigilanza.
Il Lemmis non si arrese e continuò a manifestare le sue idee di libertà proclamati dall’Associane Segreta, militando alla Giovine Italia fondata dal Mazzini.
Il 7 aprile 1858, a soli 49 anni, il Nostro fu sorpreso dalla morte che giunse misteriosa, ma voci di popolo sospettarono che essa fosse stata decretata dai suoi nemici di sempre e ad eseguirne la sentenza fosse persona di fede , un frate, accolto da Lui, ospite grato e umilmente servito, che all’indomani sparì.
Questo risulta anche da una poesia a Lui dedicata, composta da Giacomo Falcucci, la quale recita così:
“ E un cappuccin protervo, un figlio indegno
Del Serafico frate, a te sen venne
Messaggero di morte e di sventura.
Tu l’ostello gli apristi, il cuor, le braccia;
Nel tuo desco s’assise, e il dì seguente,
Il manigoldo, dall’orrenda faccia,
Lontan fuggendo, ti lasciò morire.
Ma de lo sdegno universa, la Chiesa
Allusa, non si diè, né per intesa”
Sì, forse solo voce di popolo questa, ma all’epoca anche la chiesa non scherzava tanto.
Il nostro personaggio ritenuto grande Pensatore, fu battezzato il Savonarola Abruzzese ..
Altro: nel centro storico si trovano testimonianze dei diversi periodi storici, che vanno dai tempi dei sanniti fino all’’800; all’interno dell’abitato si può ammirare il palazzo baronale dei Caracciolo e l’antica Torre longobarda del X secolo. Inoltre si possono visitare i ruderi della vecchia chiesa di S. Maria della noce e la tomba di Ovio Paccio (295 a.C.).
Degni di ammirazione sono anche il palazzo ottocentesco della famiglia Di Filippo, con un bel portale e la lapide che ricorda i Carbonari Belmontesi, il palazzo Natarelli.
Anche la Chiesa del Purgatorio è degna di uno sguardo.
Il territorio offre una varietà di paesaggi ameni. Durante l’anno e, in particolare,d’estate vengono organizzate mostre, rappresentazioni teatrali, sagre, che richiamano una gran quantità di visitatori.
La gastronomia è comune a quella dei circostanti paesi di montagna, con piatti a base di agnello e formaggi vari.
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