BOJANO (CB) m 482 s.l.m.

Pop.:8033 nel 2019; Sup.Kmq 52,63; Dens.153. Patrono:S. Bartolomeo.
Popolazione negli anni: fuochi:296 nel 1532; 317 nel 1545; 376 nel 1561; 359 nel 1595; 319 nel 1648; 214 nel 1669; abitanti: 3024 nel 1780 3500 nel 1790; 3151 nel 1835; 4971 nel 1861; 5787 nel 1881; 6498 nel 1901 6439 nel 1911; 6788 nel 1931; 7235 nel 1936;8344 nel 1951; 7096 nel 1961; 6928 nel 1971; 7260 nel 1981; 8426 nel 1991; 8312 nel 2001; 7946 nel 2011; 7911 nel 2018.
Origine e storia- Secondo lo storico Corcia la Boiano sannita sorgeva dove ora c’è Civita di Boiano e dello stesso parere fu l’Albino e che il nome in osco sarebbe stato Naivu e poiché i sanniti scrivevano da destra verso sinistra, all’inverso si legge uvian, derivante da Iuvium (Giove) o da ian (sacro)e che dopo la conquista romana del 245 a.C. si chiamò Bovianum, che fu capitale del Sannio osco o sabellico e non la Bovianum Vetus che secondo il Mommsen era altrove, vicino Pietrabbondante.
La sua fondazione risalirebbe al 310 a. C. e nel corso della storia antica fu devastata da moltissimi terremoti. Nel suo stemma è raffigurato il bove sabellico proprio per rivendicarne le origini.
Nel Medio Evo e fino al XVI secolo Bojano fu il capoluogo del Contado di Molise e solo nel 1672 ne divenne capoluogo Campobasso.
Nell’anno 571 in cui fu istituito il Ducato di Benevento, Bojano fu uno dei maggiori e più vasti castaldati, da cui derivò il ducato di Bojano, che nel XI sec prese il nome di Ducato di Molise.
Dei castaldi sono noti Alezeco, Vandelperto vivente nell’anno 852, e Rodolfo in vita nel 1040..
Nel periodo angioino, nel 1264,Bojano fu feudo quotato ed ebbe fra i titolari di quote i seguenti signori:
Amerigo de Sus (senior); Riccardo di Montmorency; Roberto de Infante; Rodolfo de Inquilant, castellano del Castel dell’Ovo in Napoli.
Nel 1269 Bojano fu valutata 200 once e, riunito in unico titolare nella persona di Rozzolino di Mondastre, cavaliere francese, il quale morì senza eredi. Allora Bojano tornò ad essere feudo quotato.
Nel 1283 tra gli utilisti troviamo Arnaldo de Troyes, nipote di papa Giovanni XXII, titolare per una quota e, nel medesimo tempo, anche Egidio di Mustarolo.
Nel 1320 Bojano torna ad avere unico titolare: l’Ordine di Rodi, che vendette il feudo a Gregorio Capuano, della famiglia comitale di Capua.
A Gregorio successe il figlio Tommaso Capuano, marito di Margherita di Sanfromondo, deceduto nel 1384. Erede di Tommaso fu il figlio Antonello che morì poco dopo senza prole, per cui successe a lui la sorella Martuccia che fu consorte di Filippo di Sanfromondo, dal quale ebbe tre figli: Niccolò, Antonello e Jacopo. Alla morte del marito Martuccia sposò, in seconde nozze, Carlo Pandone, il quale morì prima di lei, e allora lei nominò erede il figlio Niccolò.
Nel 1399 Bojano fu devoluta al Demanio per l’accusa di fellonia di cui s’era reso responsabile il Sanfromondo e Re Ladislao di Durazzo, nel 1388, concesse Bojano a Carlo d’Artus, il quale ebbe per consorte Rogazia di Marzano che gli diede due figli: Luigi e Jacopo. Rimasto vedovo convolò in seconde nozze con una della famiglia dei Caetani di Fondi, da cui ebbe un terzo figlio, Ladislao.Alla morte sopraggiunta nel 1404, Ladislao gli successe per Cerreto e Bojano.
Nel 1443 Alfonso I d’Aragona, in occasione del suo ingresso trionfale in Napoli, fece molti Conti, tra i quali Mons. Marino di Lagno ( o D’Alagno) Conte di Bojano, la cui famiglia fu signora di Limosano.
Poco dopo, nel 1451, titolare del feudo è Francesco Pandone, Signore di Venafro.
Alla morte del figlio Errico, nel 1528 Bojano fu assegnata con titolo ducale e 2000 scudi di entrate burghensatiche del principe d’ Orange a Girolamo Morone.
Girolamo Morone morì nel 1529 a S. Cassiano, per cui Bojano fu posta in vendita e fu acquistata da Alfonso Sanchez, della famiglia di Cantalupo che la tenne fino al 1533.
Devoluta al fisco, venne concessa da Carlo V a Isabella Mombel, Principesa di Sulmona, vedova di Carlo Lannoy, viceré di Napoli.
Alla morte di Isabella le successe il figlio Ferrante che vendette il feudo al fratello Giorgio.
Giorgio sposò Giulia Carlonio, della famiglia iberica Diaz Carlona, ed ebbe un figlio, Carlo.
Carlo de Lannoy successe a Giorgio ed ebbe in moglie, nel 1575, Beatrice Foliero, figlia di Scipione barone di Guardia Lombarda.
Alla morte di Carlo de Lannoy gli successe la figlia Francesca, moglie di Antonio Carafa duca di Andria. Con Antonio Carafa Bojano passò a questa famiglia che la tenne fino al termine del XVI secolo.
Nei primi anni del 1600, Bojano ha per titolare Orazio Cimaglia, ricco possidente foggiano, il quale perì intorno al 1635, lasciando eredi le figlie Olimpia ed Emilia.
Emilia Cimaglia sposò Giambattista de Raho, signore di Caccavone e di Pietrabbondante. Olimpia fu titolare di Bojano e trasmise il feudo a Vittoria Cimaglia, la quale vendette Bojano nel 1683 a Maria Beltramo per 17000 ducati.
Nei primi anni del XVIII secolo Bojano ha per titolare uno della famiglia di Costanzo, signori di Colledanchise.
Maria di Costanzo fu unica erede e moglie del duca della Torre Ascanio Filimarino, il cui figlio Pasquale fu erede per Bojano.
Pasquale Filomarino sposò Maddalena Rospigliosi ed ebbe due maschi, Antonio e Clemente, i quali furono vittime dei moti anarchici del 1799.
Autori dell’eccidio furono accusati e riconosciuti colpevoli il parrucchiere Giuseppe Maimone, Aniello D’Ascanio, Gioacchino Lubrano, Candido Ialenti di Campolieto, i quali furono giustiziati il 6 maggio 1799 nella Piazza Mercato di Napoli.
La consorte del Duca Ascanio Della Torre, Marianna, unica erede dei duchi di Cutrofiano e con numerosa prole, sposò in seconde nozze il Conte di Fiton Pietro d’Aragona, di origine francese ed ufficiale della Marina napoletana, con il patto che la futura prole dovesse prendere il cognome Cutrofiano.
Notizie ecclesiastiche: Bojano è sede di Diocesi dalle origini del cristianesimo. La sede episcopale, nel 1810, stette nell’ex Convento di S. Chiara e il Seminario in un edificio attiguo. Agli inizi del ‘900 comprendeva sette parrocchie, dopo furono ridotte a quattro. Oggi le parrocchie sono tornate ad esserne sette. Il patrono è S. Bartolomeo.
Le chiese sono:
S. Bartolomeo- parrocchiale di antica fondazione, consacrata nel 1215 e caduta nel 1456 a causa del terremoto e ricostruita nel 1513. Eretta per volontà del vescovo Pandone e portata a termine dal successore Mons Carafa; è divisa in tre navate lunghe m 57, larga m 17 ed alta mediamente m 10. Restaurata nel 1872, con l’occasione venne arricchita dell’organo e del pregiato Coro in noce, lavoro dell’artigiano Vincenzo D’Amelio di S. Giovanni Lipioni (CH). Nel 1905 il campanile fu arricchito di una nuova campana delle fonderie Marinelli di Agnone.
All’interno si custodisce una tela del pittore Solimena con l’effigie della Immacolata.
La chiesa è arredata con molte statue di artisti noti e meno noti; notevoli gli affreschi del pittore Papa che ha dato una ricchezza di luce mistica all’intera struttura, affreschi voluti dal parroco don Angelo Spina, oggi arcivescovo di Ancona.
SS. Eramo e Martino, edificata agli inizi del XIV sec, antica parrocchiale, essa faceva parte del Convento di S. Chiara.
Nel 1820 è stata unita ad essa la chiesa di S. Martino, che formava un sol corpo con il Monastero Celestino e della sua esistenza se ne ha notizia fino dal 31 luglio 1294, da un diploma di Carlo II dì Angiò; questa purtroppo fu gravemente danneggiata dal terremoto del 1805.
S. Biagio, situata a oriente della città presso una delle antiche porte, da cui popolarmente chiamata “S. Biagio della Porta”, fu danneggiata dal terremoto del 1805. Riparata più volte, fu restaurata nel 1905. La parrocchia dal 1513 era incorporata con quella di S. Bartolomeo, divenne autonoma dal 1676. La sua intestazione deriva dal fatto che anticamente vi era una grande presenza di cardatori che lavoravano la lana ed anche la canapa, e S. Biagio è il loro protettore oltre ad essere il protettore dei malati di gola, per cui il 3 febbraio ancora si celebra la funzione dell’unzione della gola.
Data la ricchezza di acqua della località vi erano diverse gualchiere.
S. Michele Arcangelo, edificata su un tempio dedicato a Bacco. Nelle sue mura sono incastonati reperti di epoca longobarda. Durante i lavori di manutenzione e restauro è stata scoperta una cripta con diverse sepolture.
Maria SS. Addolorata, sede della omonima Confraternita, era detta S.Maria del Parco .
S. Maria dei Rivoli, detta così per i tanti rivoli che scorrono nelle sue adiacenze. Nel 1324 era soggetta alla Chiesa Madre del comune di S. Lupo (BN) e nel 1339 l’abate di S. Lupo la permutò con la chiesa di S. Giorgio di Vallata pertinente al Monastero di Motevergine. Divenne in seguito grancia di questo. La tradizione vuole che il primitivo edificio fosse stato edificato sull’area di un tempio dedicato a Venere Celeste. Una lapide votiva alla dea pubblicata da storici e archeologi è murata nel prospetto orientale dell’edificio. La chiesa di S. Maria in Rivoli venne più volte restaurata, interdetta al culto nella metà del XIX sec, poi ricostruita dalle fondamenta dall’Arciconfraternita dell’Assunta verso la fine della prima metà del XIX secolo.
S. Giovanni Battista, parrocchiale di antichissima fondazione è sita a Civita di Bojano
S. Maria della Libera, chiesa parrocchiale sita nella contrada Castellone di Bojano. Edificata sull’area di una primitiva Cappella, dal 1960 è parrocchia autonoma.
S. Emidio, parrocchiale edificata in contrada Monteverde di Bojano.
S. Nicola di Bari,piccola cappella del 1200 in cui si custodiva una statua del Colombo, raffigurante il tirolare, oggi trasferita in quella di S.Erasmo. La chiesa fu sconsacrata molti anni addietro. Nei pressi c’è la Cappella del Purgatorio.
Purgatorio, Cappella sede della omonima Confraternita, sita presso l’antica porta a ovest della città, vicino al tratturo; fu dedicata a S.Rocco protettore degli appestati. In essa furono seppelliti gli sventurati colpiti dal morbo agli inizi del ‘700. Di interessante vi è un altare settecentesco in marmi policromi.
S. Maria Assunta, cappella sede della omonima Confraternita.
S. Antonio abate, per memoria.
Altri interessi: La città offre una gran quantità di manifestazioni culturali, feste, incontri, gare.
Tra queste ricordiamo la Matesina, gara podistica di interesse internazionale.
Ottima la ristorazione e l’accoglienza.
Per chi voglia visitarla suggeriamo la visita alla antichissima Civita, dove resistono ancora i resti del Castello Pandone con le sue opere di difesa; è possibile intravedere ancora resti di mura megalitiche. All’interno della città è d’obbligo la visita della Chiesa di S. Bartolomeo, fondata da Ugo de Molisio su resti di strutture precristiane, con il suo portale gotico e con un rosone caratteristico; stupefacenti sono gli affreschi del pittore Papa. Il Museo Civico presso il palazzo Colagrossi che ospita diverse collezioni, tra cui quella Mainelli con una gran quantità di reperti fossili
Tra le manifestazioni importanti ricordiamo innanzi tutto quella del ver sacrum, con il quale la popolazione rievoca le sue origini;poi l’Agosto Boianese, durante il quale si svolgono manifestazioni culturali, artistiche e musicali. Ricchissima la gastronomia, Bojano si può dire senza tema di smentita che è la capitale della mozzarella molisana, quella fatta con latte vaccino, e dei formaggi.
Tra i luoghi interessanti una visita alle sorgenti del Biferno e alla cosiddetta Fontana della Madonna, sorgente in cui è d’obbligo una bevuta d’acqua fresca. Più oltre interessante è, visitare, specie per i ragazzi, gli allevamenti di pesci d’acqua dolce.
Per chi voglia fermarsi per un periodo di vacanze, Bojano è vicino Castelpetroso (il Santuario), a Sepino (con i resti di Altilia), Campochiaro (con una necropoli sannitica) vicina a Campitello Matese (Alta Montagna), Termoli e Campomarino (mare) a soli sessanta minuti di percorrenza, beneficiando così della vacanza mare-monti. Inoltre Bojano va anche ricordata per i dolci, torroni artigianali, gelati e una volta anche per il famoso Liquore Biferno ( ora non so se si produce ancora).