BUSSO (CB) m 756 s.l.m.

Pop.:1196 nel 2019; Sup. Kmq 23,81; Dens. 56. Patrono: S. Lorenzo.
Popolazione negli anni:fuochi: 77 nel 1532; 96 nel 1545; 93 nel 1561; 155 nel 1595; 100 nel 1648; 150 nel 1669; abitanti::1500 nel 1790;1921 nel 1835; 2257 nel 1901; 2030 nel 1911; 2500 nel 1936;2684 nel 1951;2090 nel 1961; 1412 nel 2001; 1367 nel 2011; 1179 nel 2018.
Origine del nome: Le origini del nome sono incerte, il Giustiniani propende che il nome Bussus derivi da boscus secondo il “Glossarium” del De Fresne du Cange. Nello stemma si vede un uomo che bussa sul tronco di un albero, per cui altri propendono che derivi dal primo uomo che abbia disboscato il sito e fondato il primo insediamento. Certo è che troviamo menzionato il toponimo Busso nel Catalogus baronum che menziona il feudo appartenente alla famiglia Borrelli, di cui si ricorda Riccardo de Busso, che lo tenne fino al XIV sec..
Notizie storiche: Il paese sorge ai piedi del Monte Vairano, laddove sorgeva un importante insediamento sannita che molti ritengono corrisponda alla città di Aquilonia, la cui popolazione fu perseguitata da Roma che ne distrusse città e abitanti, di cui, pure, alcuni si salvarono, rifugiandosi sui monti e nelle immense foreste del suo territorio. Forse quell’uomo che bussa sul tronco dell’albero effigiato sul logo del paese, è proprio uno dei sanniti scampati alla furia di Silla.
In epoca normanna Busso fu feudo dei conti di Molise, come afferma il Catalogo del Borrelli che menziona Riccardo di Busso (o de Buxo). La Cronaca di Riccardo da S. Germano fa cenno pure di un Roberto di Busso nell’anno 1232 ,il cui nome si legge nel Regesto svevo dal 1239-40 ( rilevato dal Capasso). Le cronache sveve e angioine seguitarono ad annoverare Busso fra le terre dei Conti di Molise.
Nel XIV sec. Il feudo appartiene alla famiglia dei d’Alife, il cui membro, Niccolò, come attesta il Vicenti, lo vendette a Reistano Cantelmo Conte di Popoli e Bovino, successo al fratello Giovanni nell’anno 1377. Giovanni Cantelmo, vivente nel 1459, fu marito di Giovannella Caetani, figlia di Onorato duca di Fondi.
Ai Cantelmo successero i Galeota con Nicola Galeota del Capece.
Da questi passò ai Caetani che tennero il feudo fino al 1455, anno in cui lo alienarono a favore di Francesco Perez, il quale, dopo solo qualche anno, lo vendette a Pietro di Stefano col diritto di ricompra o riscatto, come si dice oggi.
Nel 1550 il di Stefano vendette il diritto a Giacomo del Tufo, marchese di Lavello, che divenne titolare di Busso nello stesso anno. Questi morì nel 1562.
Gli successe il figlio Giovanni Vincenzo che morì nel 1584 con debiti, per cui i creditori fecero istanza alla Real Corte per la messa in vendita del feudo.
Busso esposta all’asta pubblica fu aggiudicata a Tommaso Marchese , il quale lo vendette a Ottavio Cagnetta.
Nel 1612 fu acquistata da Orazio Caracciolo, il quale lo vendette a Bartolomeo Malucci, che a sua volta lo vendette per 24500 ducati a Francesco Maria Riccardo conte di Ripalimosani.
Da questi passò ai Parisi e da questi ai Cavaniglia .
Infine i Cavaniglia vendettero Busso alla famiglia Giordano signori di Oratino.
Notizie ecclesiastiche:Busso fin dai tempi remoti appartiene alla diocesi di Bojano-Campobasso ed ha una sola parrocchia sotto il titolo di S.Lorenzo martire, patrono del paese; sono comprotettori:S. Pietro martire e S. Graziano martire.
Chiesa di S.Lorenzo martire – Sita in pieno centro storico, attigua all’ex palazzo ducale. Di epoca ignota , però nella “Platea” riportata delle chiese locali redatta dal notaio apostolico Liberantonio Dardinelli di Monacilioni si fa menzione di una lapide murata sul portale con la data del 1533; è stata più volte danneggiata e più volte ricostruita fino ai giorni nostri, in effetti attualmente è chiusa per lavori di riparazione dei danni del terremoto del 31 ottobre 2002, in cui perirono gli scolari di San Giuliano di Puglia (CB); è ad una sola navata (m30 x m9x m12h) ed è arricchita di numerosi dipinti di scuola napoletana. Degno di nota un crocifisso ligneo attribuito al Colombo, noto artista di scuola napoletana.
Santa Maria del Carmine –.
Sita in pieno centro storico, attigua all’ex palazzo ducale. Di epoca ignota , però nella “Platea” riportata delle chiese locali redatta dal notaio apostolico Liberantonio Dardinelli di Monacilioni si fa menzione di una lapide murata sul portale con la data del 1533; è stata più volte danneggiata e più volte ricostruita fino ai giorni nostri, in effetti attualmente è chiusa per lavori di riparazione dei danni del terremoto del 31 ottobre 2002, in cui perirono gli scolari di San Giuliano di Puglia (CB); è ad una sola navata (m30 x m9x m12h) ed è arricchita di numerosi dipinti di scuola napoletana, tra cui una tela attribuita a Salvator Rosa. Degno di nota un crocifisso ligneo attribuito al Colombo, noto artista di scuola napoletana. Affreschi di artista molisano e diverse statue, tra cui eccellono l’Addolorata e Sant’Anna con la Vergine fanciulla.
Nel 1890 fu ampliata e dotata di un ampio Coro.
S. Anna – Divenuta proprietà del Duca Giordano, in seguito alla permuta della chiesa del Carmine, il Duca Gennaro Giordano la fece ampliare e restaurare, fornendola anche di decorazioni. I lavori furono ultimati nel 1723 come si rileva da una lapide posta all’interno, sul portale. Il duca Federico Giordano nel 1872 la donò al Comune con atto del notaio Giuseppe Perna.
Santa Tecla –A poca distanza dall’abitato, costruita nel 1840 a devozione di Tecla Palladino, la cappella è di proprietà privata, posseduta dalla famiglia Martorelli-Brunetti.
Santa Maria in Valle – A circa un chilometro dall’abitato, presso la fonte d’Alberico o di S. Onofrio, edificata nel XVII sec. . Danneggiata e restaurata nel 1870 a devozione di Francesco Brunetti. Di recente è stata arricchita di affreschi decorativi grazie alle rimesse dei bussesi in America.
Uomini illustri:
Francesco Santangelo – Appartenente a nobile famiglia di S. Angelo in Grotte, trasferitasi in seguito a Morrone, poi a Ferrazzano ed in ultimo a Busso, nato il 10 giugno 1754 dal notaio Nicola e da Margherita Mago, fu indirizzato dal padre allo studio delle leggi, laureandosi ed applicandosi alla professione forense. Dopo l’esilio della corte borbonica in Sicilia e l’instaurazione della monarchia napoleonica, il Santangelo entrò nella carriera amministrativa del Regno, con R.D.5 settembre 1811 venne nominato Segretario Generale d’Intendenza a Napoli, tenendo tale ufficio per qualche anno, per poi tornare alla sua professione. Con R.D. 7 agosto 1809 entrò a far parte dei 15 membri della Camera di Disciplina degli avvocati di Napoli.
Il Santangelo, uomo di grande cultura, amante delle lettere, dell’arte, della musica, della storia, dell’archeologia, esperto numismatico, raccolse opere d’arte, reperti, pezzi archeologici, dalla collezione di monete, quadri, statue, marmi, ceramiche, bronzi, vasi di arte etrusca che riscossero l’ammirazione di quanti ebbero a stimarlo. Morì a Napoli nel 1842, lasciando la moglie Flavia Stasi e la numerosa prole, della quale tutti distintisi nelle più svariate discipline, mentre il figlio Nicola Santangelo, nato il 5 gennaio 1785, durante la sua brillante carriera fu nominato Ministro dell’Interno con Francesco I° e Ferdinando II°. Durante il suo lungo ministero, stette in carica per circa quindici anni, ideò e costruì il cimitero di Pogioreale; incrementò e migliorò l’Archivio di Stato; diede mano alla costruzione dell’Osservatorio Vesuviano; istituì il Corpo dei Vigili del Fuoco, prima che alcuna città d’Italia lo avesse; costruì il primo tratto della ferrovia Napoli-Portici; promosse e diede inizio alla costruzione della strada consolare sannitica, collegando il Tirreno all’Adriatico. Inoltre arricchì la collezione paterna di reperti artistici e numismatici che poi furono acquistati dal comune di Napoli e conservate presso il Museo Nazionale sotto il nome di “Raccolta Santangelo”.Nicola morì a Napoli il 29 novembre 1851.
Della sua famiglia si distinsero anche i fratelli Felice, Franesco e Michele le cui biografie sono state trattate dal Masciotta nella parte riguardante Busso e Sant’Angelo in Grotte.
Luoghi da visitare: Il centro storico con le chiese, la piazza e i vicoli ed in particolare la passeggiata su Monte Vairano con il sito archeologico e la chiesa di Santa Maria in Valle.
Molto amena la grande piazza che ospita il Monumento ai Caduti.
Gastronomia: Pizza e minestra particolare pietanza composta di pizza di granturco e verdura mista lessata con l’osso di prosciutto e poi amalgamata, molto gustosa, soppressate, salsicce, Cazzarieglie e fasciuole, pasta fresca fatta in casa, di forma cilindrica lunga circa un centimetro con fagioli, i fiadoni (rustici ripieni di amalgama di uova,formaggio pecorino, aromatizzato e speziato). Ottimi anche i vini di produzione familiare.