CAMPOLIETO (CB) m 735 s.l.m.
P
op. 855; Sup. Kmq 24,43; Dens. 35. Patrono: S. Michele Arcangelo.
Popolazione negli anni: fuochi 166 nel 1595; abitanti: 1917 nel 178°; 2100 nel 1795;2262 nel 1881; 1989 nel 1901; 2170 nel 1911;2241 nel 1936; 2330 nel 1951; 2002 nel 1961; 1453 nel 1971;1167 nel 1991; 1062 nel 2001; 938 nel 2011; 833 nel 2018. (Mia considerazione: Dai dati suesposti si nota l’incremento demografico nel 1881, in concomitanza con l’attivazione della Ferrovia Benevento-Campobasso-Termoli e lo spopolamento via via crescente dovuto , in parte ai periodi bellici, in parte all’emigrazione).
Origine del nome e notizie storiche:Il Catalogo Borrelliano cita “ Campulum letum”; “Campora letum” in alcuni diplomi;”Campus letus” nei Cedolari angioini del 1320; “Campum letum” nel diploma del 1450; “ Campileti” nel privilegio aragonese del 1496; così come riporta il Masciotta ne “Il Molise dalle origini ai giorni nostri” ,. Quindi il significato “ Campo della Morte”. Il perché, nessuno lo sa di preciso, alcuni sospettano che ai tempi dei romani vi fosse stata una battaglia in cui i nemici sarebbero stati distrutti in massa; altri addirittura parlano di “Campus laetus” “campo della gioia”, ma i documenti cartacei in tal senso mancano.
Certamente Campolieto ha origini antiche, ma la più antica notizia fondata risale al periodo normanno tra il 1155 e il 1170 quando titolare del feudo è Rainaldo Borrelli, signore di Frosolone..
In seguito troviamo Signore Rainaldo da Pietrabbondante , come rileva il Capasso.
Nel periodo angioino Campolieto fu tenuto in feudo da Ugo Innamorato, del quale si hanno documenti del 1279 ( in tale anno Carlo I avendo convocato tutti i feudatari del Regno affinché mostrassero i titoli del possesso, l’Innamorato risultò assente e probabilmente ne venne privato.
Nel XV sec Campolieto fu terra dipendente della Contea di Montagano ed ebbe come titolari i Conti di quella Contea.
Nel 1521 Ferrante di Capua, duca di Termoli vendé Campolieto ad Annibale di Capua, suo zio, il quale lo assegnò al figlio Vincenzo.
Vincenzo di Capua sposò sua nipote Maria di Capua, duchessa di Termoli e nel 1550 vendé Campolieto al germano Pietrantonio, Arcivescovo di Otranto, il quale lo donò al fratello Giantommaso, del quale fu erede Andrea.
Andrea di Capua, marchese di Francolise indebitato e pressato dai creditori che ne chiesero la vendita all’asta, vendita che fu realizzata nel 1584, previo apprezzamento del tavolario Scipione Razzetta con decreto del S.R.Consiglio. Dall’asta risultò aggiudicatario Fabio Carafa duca di Montecalvo. A questa l’università tentò di opporsi, reclamando al demanio. Per ordine del S.R. Consiglio venne nuovamente periziato dal tavolario Claudio De Luca e la R. Corte della Sommaria con decreto 4 marzo 1556 rigettò la domanda dell’università.
Fabio Carafa morì nel 1593 ed i suoi successori per Campolieto furono:Francesco, primogenito di lui e di Violante Sanfelice, il quale nel 1608 ottenne per sé e la sua discendenza il titolo ducale del feudo con R.D. 16 agosto. Francesco Carafa ebbe in moglie Zenobia Bologna e, rimasto vedovo, passò a nuove nozze con Girolama Tuttavilla.
Fabio, figlio di Francesco e di Tuttavilla, ebbe in moglie Claudia Carafa, figlia del Conte di Montecalvo, la quale gli generò quattro figli: Beatrice, Giuseppe, Vincenza e Carlo. Fabio morì nel 1626, sua moglie nel 1652. Claudia Carafa nel 1629 aveva comprato il feudo di Campodipietra dalla famiglia Ceva Grimaldi.
Delle figlie, Beatrice andò sposa nel 1640 a Scipione di Sangro duca di Casacalenda; Vincenza ad Andrea Strambone principe di Volturara. Dei figli, Giuseppe successe al padre nei feudi e morì nel 1684; Carlo successe al germano Giuseppe..
In breve la famiglia Carafa tenne il feudo fino a quando intervennero le leggi 1806-9 su la eversione della feudalità.
Notizie ecclesiastiche:. Campolieto è stata pertinenza dell’archidiocesi di Benevento fino alla riforma avvenuta nel 1983 con decreto della Sacra Congregazione per i Vescovi del 21 gennaio n.122 che la trasferisce a Bojano-Campobasso ed ha una sola parrocchia intitolata a San Michele Arcangelo, che è patrono del Comune.
Le chiese sono:
La costruzione è a capanna con tre finestre e un portale decorato da iscrizioni gotiche. Di rilievo la balaustra con in rilievo San Michele che uccide il serpente. L'interno possiede stucchi policromi e barocchi.All’esterno ammirevole pure la colonna cilindrica su basamento cubico che sostiene una bellissima statua della Madonna. Imponente pure la scalinata che dalla strada a valle accede al sagrato. L’interno è ancora abbellito di statue e dipinti.
Sant’Anna: annessa al convento dei Carmelitani Calzi, fu ceduta dal Demanio ai privati. Restaurata nel 1702, come si legge sul portale insieme al nome del Priore Padre Domenico Pignataro; è ad una sola navata.
Altri luoghi interessanti: Tutto il centro storico è ricco di manufatti in pietra opere di bravissimi scalpellini; degno di nota il palazzo ducale dei Carafa, signori che a lungo tennero la titolarità del feudo; il Palazzo dei Di Capua.
Gastronomia: taccozze e fagioli con le cotiche; cavatelli (cecatielli) con ragù misto di carni di maiale; agnello alla brace. Rinomata la sua Sagra dell’agnello.