CANTALUPO NEL SANNIO (CB) m588 s.l.m.

Pop.:745 nel 2019; Sup. Kmq 15,64; Dens. 48. Patrono:S. Salvatore.
Popolazione negli anni: :fuochi:130 nel 1532; 155 nel 1545; 167 nel 1561; 157 nel 1595; 112 nel 1648; 192 nel 1669; abitanti: 1748 nel 1780; 2015 nel 1795; 2339 nel 1835; 2352 nel 1861; 2607 nel 1881; 3244 nel 1901; 338 nel 1911; 4008 nel 1931; 2263 nel 1936; 2362 nel 1\951; 1553 nel 1961; 1050 nel 1971; 840 nel 1981; 761 nel 1991; 736 nel 2001; 729 nel 2011;749 nel 2018.
Origine e storia: L’origine del nome non è del tutto chiara, alcuni protendono che il nome derivasse dalla parola Kan che significa “ Capo “ o residenza; ma residenza di che? Del lupo?, In Molise il lupo era dappertutto. A mio avviso il nome derivi proprio dal lupo che canta alla luna, così come è impresso sullo stemma del Comune che riporta un lupo che ulula verso il cielo.
Lo storico Franco Valente in un suo articolo avanza l’ipotesi che il nome derivi da una deformazione del toponimo riportato sulla Tavola Peutingeriana che indica l’antica strada denominata EUBITANIA che attraversava il Matese per andare nel versante campano, e che per deformazione fu detta “AD LEFAS “, dov’è riportata la seguente dicitura ( katà Lefas ,scritta con lettere dell’alfabeto greco) ; infine per deformazione fu detta Canta Lupo. Certamente anche questa potrebbe essere una ipotesi da approfondire.
Con R.D. 4 febbraio 1864, in seguito alla deliberazione del Consiglio comunale del 20 novembre 1862 il Comune fu autorizzato ad aggiungere al nome l’espressione “ del Sannio”, per distinguerlo da altri omonimi.
Il documento più antico che menziona Cantalupo, risale all’anno 1011, quando Leone vescovo di Boiano donava la chiesa di S. Andrea al Monastero di Montecassino, il che fa pure pensare che il paese abbia avuto origine in epoca longobarda.
In epoca longobarda Cantalupo era compresa nella Contea d’Isernia e al Conte Berardo, che nel X secolo, la donò al figlio Radoisio, come riferisce l’Ughelli.
In epoca Normanna Cantalupo passò alla Contea di Molise.
Nel catalogo Borrelliano , nel secolo XII, titolare è Guglielmo del Pesolo (oggi Pesche), che ne possedeva la metà, mentre l’altra metà era intestata a Raone di Cantalupo, in vita nel 1188, la cui figlia Flandina aveva sposato uno della famiglia d’Evoli, come assevera l’Ammirato.
La famiglia Cantalupo, che aveva preso il nome dal feudo, era una ramificazione dei Borrello Conti di Agnone.
La famiglia Cantalupo tenne il feudo anche in epoca sveva, come menzionato dal Capecelatro che cita Ruggero di Cantalupo fra i Baroni convenuti nel Parlamento indetto da Carlo I per provvedere alla spedizione in Grecia.
Tra il 1194 e il 1197 Arrigo VI concesse in feudo Cantalupo ai fratelli Rinaldo e Fortebraccio Acquaviva .
Ai tempi di Carlo I d’Angiò gli Acquaviuva vennero privati del feudo e il Re ne fece una ulteriore partitura concedendola ai Cantalupo, che continuarono a tenerne una quota, ai D’Anna, ai Capuano, ai Santangelo e ai Primerano, che possedevano altre quote.
Dei D’Anna merita ricordare Lancillotto , pupillo di una nobile famiglia romana che vantava la discendenza di Caio Annio, Proconsole in Spagna al tempo di Sartorio.
Al tempo del breve regno di Carlo II furono titolari di Cantalupo, Gentile e Ottone de Letto e Fulco Roccafoglia ( parente di Burletta Roccafoglia consorte di Andrea d’Isernia, famoso giurista).
Tra il 1330 e il 1381, una quota pervenne a Gualtiero di S. Agapito e al di lui erede Nicola.
Questi tre sostituirono i precedenti quotisti, salvo il Sanfromondo che continuò a tenere la quota. Mentre i Santangelo vendettero la loro quota a favore di Matteo Capuano.
La famiglia de Letto era feudataria anche di Mafalda.
In seguito la famiglia Sanfromondo e i Santangelo unificarono il feudo, ma i Sanfromondo lo perdettero ai tempi di Ferrante I d’Aragona per fellonia e la il Re la concesse ai da Ponte e ai Pandone.
Nel XV secolo Cantalupo è concessa a Berardo Gaspare d’Aquino marchese di Pescara che la detenne fino al 1486, quando signore di Cantalupo è Francesco de Bastariis, patrizio pisano, figlio di Giulio che si distinse per servigi alla monarchia nell’assedio di Otranto.
Francesco morì nel 1522 e gli successe il figlio Giuseppe.
Nel 1536 signora di Cantalupo, per eventuale successione, è Dianora Sperandeo.la quale alienò nello stesso anno il feudo a favore di Pirro Antonio di Costanzo, napoletano, il quale è noto per aver ospitato in Cantalupo fra il 1542 e il 1549 il poeta e storico Angelo di Costanzo, suo parente, esiliato da Napoli dal Vicere di Toledo.
Alla morte di Pirro Antonio di Costanzo, la vedova Eleonora di Corrado, adì la R. Corte perché il feudo fosse messo in vendita per recuperare il capitale dotale. L’istanza fu accolta e Cantalupo fu esposta all’asta e se la aggiudicò Luigi della Marra, il quale la rivendette l’anno successivo a Giulio Sanchez, la cui famiglia era venuta dalla Spagna.
Nel 1574 Luigi Sanchez, figlio di Giulio, vendette Cantalupo a Maria Carafa, la quale nel 1577 rivendette Cantalupo a Scipione di Costanzo.
Nel 1605 Cantalupo fu esposta all’asta dai creditori dei di Costanzo e venne aggiudicata a Francesco di Pisa, che ne ebbe il dominio fino al 1618, quando fu acquistato il feudo da Stefano Cattaneo.
Succeduto a Stefano il figlio Eugenio nel 1650, vendette Cantalupo ad Andrea di Gennaro per la somma di 18.000 ducati.
Questa famiglia, ottenuto il titolo ducale detenne Cantalupo fino alla eversione della feudalità.
Si riferiscono pure i seguenti fatti di storia locale. Con il terremoto di Sant’Anna del 1805 Cantalupo ebbe 181 vittime:
il 13 agosto del 1861, la banda Cicchino di Roccamandolfi uccise il notaio Francesco Mancini, si diede al saccheggio ed incendiò l’archivio del Giudicato Regio.
Se ne ha notizia da “ Teatro eroico dei Vicerè” pubblicato dal Perrino nel 1692 in Napoli, che nel territorio di Cantalupo sgorgasse una sorgente di “ olio petronico” (petrolio ), la quale sarebbe scomparsa con il terremoto del 1805.
Notizie ecclesiastiche:Cantalupo è pertinenza della diocesi di Bojano, consta di una sola parrocchia intitolata al SS. Salvatore, che ne è anche patrono del Comune. Le chiese sono:
SS. Salvatore, di antica fondazione, del XII secolo, a tre navate lunga m. 31, larga m 18, alta circa m 14; ampliata e più volte restaurata, ha un caratteristico campanile merlato.
All’interno l’arredamento presenta alcune statue lignee ottocentesche, tra le quali Madonna con Bambino e S. Giovannino attribuite a Francesco Citarelli (1871) e l’Assunta attribuita a Emilio Labbate (1919) e gli importanti affreschi di Amedeo Trivisonno, tra le quali la Trasfigurazione e il Cristo circondato dagli apostoli e le tele dello stesso raffiguranti Madonna con Bambino e Gesù crocifisso.
Addolorata, piccola costruzione del 1850, un tempo adibita anche a sepoltura.. Bella la statua di S. Alfonso de' Liguori.
Altro: Il centro storico conserva bene alcuni fabbricati medievali, tra i quali il palazzo Perrella e il palazzo De Gaglia; la chiesa del SS. Salvatore è interessantissima.
L’abitato non lontano dalla Piana, è immerso in una lussureggiante vegetazione e gode dei panorami offerti dai monti del Matese e quelli di Frosolone; molte escursioni sono possibili, è vicinissima al Santuario dell’Addolorata, alla Grotta di S. Michele in S.Angelo in Grotte, frazione di S.Maria del Molise, dove esiste un ameno Parco, con giochi e pesca sportiva..
Ottima la cucina a base di agnelli, capretti, vaccini; ottimi i formaggi dei caseifici artigianali locali e gli insaccati.
Personaggi:
Federico del Re: ( Cantalupo1803- Napoli 6.2.1872), fu letterato, giurista, Ministro degli Interni, per circa un mese nell’ultimo governo borbonico, deputato eletto nel Collegio di Boiano nelle elezioni del 1865, confermato nel 1867 e nel 1870.
Leopoldo del Re, (Cantalupo 29.7.1804 –Napoli 3.12.1872) si applicò nelle scienze naturali, astronomo, nel 1849 fu nominato Diretore dell’Osservatorio Meteorologico di Napoli. Scrisse e pubblicò numerose memorie tecniche e saggi, tra le quali Relazione di una gita a Catania ed all’Etna durante l’eruzione del dicembre del 1842.Fu pure uno dei precursori dell’alpinismo meridionale.
Alfonso Perrella,(Cantalupo 2.8.1849- Pompei 10.12.1915), fu un appassionato storico locale ed ebbe in attivo diverse pubblicazioni, fornendo una quantità notevole di notizie utili a quanti si sono cimentati a trattare di argomenti storici della nostra terra. Delle sue opere ricordiamo Memorie, Effemeride della provincia di Molise, L’anno 1799 nella Provincia di Campobasso, L’Eversione della feudalità; L’Italia vista dal treno.
Nota sui Ceri di Cantalupo.
LETTERA DELL’AMBASCIATORE INGLESE NEL REGNO DELLE DUIE SICILIE INVIATA IL 30 DICEMBRE 1781
A SIR. J.BANK PRESIDENTE DELLA SOCIETA REALE
Il 30 dicembre 1781, sir William Hamilton, ministro di S.M. Britannica alla corte di Napoli, indirizzava a sir Joseph Banks, baronetto, presidente della Società Reale, una lettera in cui affermava di « aver fatto la curiosa scoperta che, in una provincia distante meno di 50 miglia dalla capitale di questo regno, una specie di culto è tuttora reso, sia pure sotto altra denominazione, a Priapo, divinità oscena degli antichi... Un individuo dì educazione liberale, addetto ai lavori della nuova strada che da Nàpoli 'mena "alla" provincia d'Abruzzo passando per Isernia, è stato presente in questa città alla celebrazione della festa del moderno Priapo, san Cosma ».
Ed ecco qui sotto, integrale anche nella grana e punteggiatura, il curioso racconto del « liberale » e anonimo italiano in questione, quale fu riportato da Hamilton: •
« In Isernia Città Sannitica, oggi della Provincia del Contado di Molise, ogni anno il 27 Sett. vi è una Fiera delle classi delle perdonanze (così dette negl'Abruzzi li gran mercati, e fiere non di lista). Questa fiera si fa sopra di una Collinetta, che sta in mezzo a due fiumi, distante mezzo miglio da Isernia, dove nella parte più elevata vi è un'antica Chiesa con un vestibolo, architettura de' bassi tempi,- e che si dice essere stato Chiesa e Monistero P.P. Benedettini, quando erano poveri. La chiesa è dedicata- ai Santi 'Cosma e Damiano, ed è Grancia del Reverendissimo Capitolo. La Fiera è di cinquanta baracche a favrica, ed i canonici affittano le baracche, alcune 10, altre 15, al più 20 ed i comestibili sono benedetti. Vi'è un Eremita della stessa umanità del Fu F. Gland guardiano del Monte Vesuvio, cittato con rispetto dall'Ab. Richard. La fiera dura tre giorni. Il Maestro di Fiera è il Capitolo, ma commette al Governatore Regio; e questo alza bandiera con l'impresa della Città, che è la stessa impresa del P.P. Celestini. Si fa una Processione con le Reliquie dei Santi, ed esce dalla Cattedrale, e va alla Chiesa suddetta; ma è poco devota. Il giorno della festa, se per la città' come nella collinetta, vi è un gran concorso dì Abitatori del Matese, Mainarde, ad altri Monti vicini, per la stranezza de li vestimenti delle Donne, sembra, a chi non ha gli occhi ayezzi a vederle, il più bel ridotto di mascherata, Le:/donne-della Terra del Gallo sona vere figlie dell'ordine Serafico Capuccino, vestendo come gli Zoccolanti in materia e forma-. Puelle di Scanno sembrano Greche di Scio. Puelle di Carovilli Armene. Puelle delle Pesche, e Carpinone, tengono sul capo alcuni panni rossi con ricamo di filo bianco, disegno sul gusto Etrusco, che a pochi passi sembra merletto d'Inghilterra. Vi è tra queste donne, vera bellezza, e diversità grande nel vestire, anche fra due popolazioni vicinissime, ed un attaccamento particolare di certe popolazioni ad un colore, ed altre ad un altro. L'abito è distinto nelle Zittelle, Maritate, Vedove e Donne di Piacere.
« Nella fiera e in città vi sono molti divoti, che vendono membri virili di cera di diverse forme, e di tutte le grandezze, fino ad un palmo; e mischiate vi sono ancora gambe, braccia, e faccie, ma poche sono queste. Quei che li vendono, tengono un cesto e un piatto; li membri sono nel cesto, e il piatto serve per raccogliere il danaro d'elemosina. Gridano. S. Cosmo e S, Damiamo,". Chi è ,sprattico domanda,, quanto un vale? Rispondono più ci metti, più meriti. Avanti la Chiesa ' nel vestibolo del Tempio ci sono due Tavole, ciascuna con sedia dove presiede un Canonico, e suoi essere uno il Primicerio, e l'altro Arciprete; grida uno: qui si ricevono Messe e Litanie; l'altro, qui,si ricevono voti; sopra la tavola in ognuna vi è, un bacile, che serve per raccogliere gli membri di cera, che mai si presentano soli, ma con denaro, come si è pratticato sempre in tutte le presentazioni di membri, ad eccezione di quelli dell'Isola degli Ottaiti. Questa divozione è tutta quasi delle Donne, e sono pochissimi quelli, o quelle, che presentano gambe, e braccia, mentre tutta la gran festa s'aggira a profitto dei membri della generazione. Io ho inteso dire ad una donna: Santo Cosimo benedetto, così lo voglio. Altre dicevano: Santo Cosimo, a te mi raccomando; altre: Santo Cosimo ringrazio; e questo equello osservai, e si prattica nel vestibolo, baciando ogn'una il voto che presenta.
« Dentro la Chiesa nell'altar maggiore un canonico fa le sante unzioni con l'olio di Sant Cosimo. La ricetta di quell'olio è la stessa del Rituale Romano, con l'aggiunta dell'orazione dei S.S. Martiri, Cosimo e Damiano. St presentano all'Altare gli Infermi d'ogni male, snudano la parte offesa, anche l'originale della copia di cera, ed il Canonico ungendoli dice, Per intercessionem beati Cosmi, liberet te ab omni malo. Amen.
« Finisce la festa con dividersi li Canonici la cera, ed il denaro, e con ritornar gravide molte donne sterili maritate, a profitto della popolazione delle Provincie; e spesso la grazia s'estende senza meraviglia, alle Zitelle, e Vedove, che per due notti hanno dormito, alcune nella Chiesa de' P.P. Zoccolanti, ed altre delle Capuccini, non essendoci in Isernia Case locande per alloggiare tutto il numero di gente, che concorre: onde li Frati, ajutando ai Preti, danno le Chiese alle Donne, ed i Portici agl'uomini; e cosi Divisi succedente gravidanza non deve dubitarsi, che sia opera tutta miracolosa, e di divozione.
« Nota Prima
« L'olio non solo serve per l'unzioni che fa il Canonico, ma anche si dispensa in piccolissime caraffme, e serve per ungersi li lombi a chi ha male a questa parte. In quest'anno 1780, si sono date per divozione 1400 caraffine, e si è consumato mezzo Stajo d'olio. Chi prende una caraffma da l'elemosina.
« Nota Seconda
« Li Canonici che siedono nel vestibolo prendono danaro d'elemosina per Messe, e per Litanie. Le Messe a grana 15, e le Litanie a grana 5.
« Nota Terza
« Li forestieri alloggiano non solo tra li Capuccini e Zoccolanti, ma anche nell'Eremo di S. Cosma. Le Donne che dormono nelle chiese de' P.P. Sudetti sono guardate dalli Guardiani, Vicarj e Padri più di merito, e quelli dell'Eremo sono di casa dall'Eremita, divisi anche dai Proprj Mariti, e si fanno spesso miracoli senza incomodo delli santi.
ALTRO: Una visita alla chiesa del SS. Salvatore è d’obbligo, come pure uno sguardo ai palazzi De Gaglia e Petrecca Rosusard de Bellay. Cantalupo è immersa in un paesaggio stracolmo di verde e il suo agro si spande tra Monte Miletto da un lato e la montagna di Frosolone dall’altro con numerosi panorami mozzafiato. In passato era anche un importante centro industriale, nel cui interno ancora sono visibili i resti dell’industria del laterizio e della lana. Ottimi i suoi latticini. La cucina eccellente, come pure i suoi salumi e prosciutti.
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