CAPRACOTTA (IS) m 1421 s.l.m.

Pop.:864 nel 2019; Sup. Kmq 42,55; Dens. 20. Patrono:S. Sebastiano.
Popolazione negli anni:fuochi: 118 nel 1532; 134 nel 1545; 164 nel 1561; 248 nel 1595; 254 nel 1648; 183 nel 1669; abitanti: 1868 nel 1780; 2160 nel 1795; 1700 nel 1800; 3028 nel 1835; 2838 nel 1861; 3902 nel 1881; 4502 nel 1901; 4268 nel 1911; 4706 nel 1921; 4504 nel 1931; 3934 nel 1936; 3268 nel 1951; 3201 nel 1961; 2163 nel 1971; 1612 nel 1981; 1314 nel 1991; 1122 nel 2001; 950 nel 2011; 846 nel 2018.
Origine e storia:
Il nome, secondo alcuni, deriva da qualche antica leggenda inerente la pastorizia ed è sicuramente di antica datazione, come pure le origini, essendo state ritrovate nel suo territorio mura sannitiche e la famosa tavola osca, conosciuta come la Tavola di Agnone custodita presso il British Museum di Londra.
Un primo documento datato 1091 ce lo fornisce lo storico dell’arte Franco Valente, il quale ha rintracciato a MonteCassino una attestazione riportata da Pietro Diacono nel suo Registrum relativa a Capra Cocta dove si parla di una "Notitia restitutionis" " con l'elenco delle chiese che esistevano a Capracotta nel 1091. Sono i beni che Gualterio, figlio di Borrello, e suo figlio Oddo restituiscono a Montecassino e al monastero di S. Pietro Avellana.
Tra essi anche sei chiese nel Territorio di "Capra Cocta": “de ecclesia Sancti Nicolay, quae est sita in Monte Capraru, cum terris, slivis et vineis, ex uno latere fonte qui vocatur Spongia et quomodo vadit per ipsam serram de Monte Boaipone usque in verticem de Monte Capraro, et coniungit se cum terra Sancti Petri, et quomodo descendit per fine de Capra Cocta et perigit in fossatum de Magistro Benedicto et in fluvium Berrini , er revertit in Terra Sancti Petri ; etc.”.
Sulle origini del nome, comunque ci sono diverse tesi e credo che effettivamente nulla ha a che fare con la leggenda della capra colpita da un fulmine, ma piuttosto abbia a che vedere con le sue origini sannitiche e con la devozione alla dea Giunone, protettrice della fecondità che era rappresentata ricoperta di vello di capra o trasportata su una biga trainata da caproni. A roma nell’antichità si festeggiava in estate a questa dea. Non dimentichiamo che nel suo territorio furono trovati molti reperti di origine sannitica. Dell’argomento bene hanno trattato gli storici locali Francesco Di Rienzo, Francesco Mendozzi , Franco Valente, portando ciascuno delle tesi possibilistiche.
In epoca normanna Capracotta fu feudo dei Borrello, conti di Agnone.
Nel periodo angioino Capracotta è assegnata a Francesco della Posta, morto nel 1276, a cui successe il figlio Gentile.
Nel 1381 Capracotta fu feudo di Andrea Carafa, signore di Forli, il cui figlio Bartolomeo lo vendette nel 1443 al duca di Castropignano della famiglia d’Evoli.
Nel 1644 signori di Capracotta sono i Cantelmo, la cui titolare nel 1648 è Aurelia d’Evoli, consorte di Francesco Cantelmo.
Nel 1671 Capracotta è feudo di Antonio Piscitelli, che avrebbe acquistato il feudo come da apprezo dello stesso anno del Consigliere Antonio Fiorillo.
Di questa famiglia si ricorda Andrea Capece Piscitelli, la cui vedova Giovanna Carafa passò a nuove nozze con Carlo Carafa duca di Campolieto e a terze nozze , nel 1691, con Tiberio Carafa, principe di Chiusano.
Nel XVIII° sec Capracotta tornò ai d’Evoli di Castropignano, ma per poco tempo, poiché nella seconda metà del secolo troviamo signori di Capracotta i Caracciolo di Santobuono, che lo tennero fino al 1778 quando tornò ai signori Capece Piscitelli, che l’acquistarono per 53.350 ducati.
I Capece Piscitelli tennero Capracotta fino alla fine del 1799. In seguito Capracotta fu dominio dei de Riso, fino alla eversione della feudalità.
Notizie ecclesiastiche. Capracotta da sempre è pertinenza della diocesi di Trivento ed ha una sola parrocchia initolata a SS. Maria Assunta in Cielo. Le chiese sono:
SS.Maria Assunta in Cielo, la quale sorge sulla vetta del Monte Capraro, a picco sulla rupe che domina la vallata del Sangro. Essa è antichissima, più volte ampliata, solo nel XVII secolo prende l’aspetto attuale. Divisa in tre navate della stessa lunghezza di m 37 e larga complessivamente m 18,50 e alta m 9.
L’altare maggiore fu consacrato il 7 ottobre del 1723 da mons. Nunzio Baccari, capracottese ma vescovo di Cerreto sannita e Telese, mentre l’intero edificio fu consacrato da Mons Mariconda vescovo di Trivento il 26 agosto 1725.Il 20 maggio del 1854 Pio IX la dichiarava Collegiata Insigne.
All’interno è custodita una pregevole statua del Colombo, una artistica croce d’argento e arredamenti in noce di notevole arte. Inoltre una Ultima cena del Solimena e diverse pitture di scuola napoletana arricchiscono le cappelle laterali.
In questa chiesa il pezzo più interessante è il “Principalone” dotato di 14 registri prodotto dall’organaio di Caccavone ( oggi Poggio Sannita) Francesco D’Onofrio.
S.Antonio, una cappella del XVII secolo ad unica navata arredata con dipinti di scuola napoletana.
S. Maria di Loreto, del XVI sec al cui interno si custodisce una Madonna con bambino.
Altri interessi: La prima domenica d’agosto si festeggia la Sagra della Pezzata, appuntamento caratteristico che si svolge nello splendido scenario di Prato Gentile con grande affluenza di pubblico, dove si consumano piatti a base di agnello e di capretto, e la famosa pezzata in cui le carni di agnellone o di pecora capracottese vengono lessate con aromi e verdure varie e servite in appositi tegami di terracotta.
Molto interessante è una visita al Giardino della Flora Appenninica, uno dei più alti d’Italia.
In inverno gli appassionati di sci trovano piste e spazi adatti per lo sci di fondo.
Mentre a San Silvestro si cantano per le strade le maitunate.
Rinomati i suoi caciocavalli e le trecce; le lenticchie di Capracotta sono una antica specialità.
IN ELABORAZIONE
Visite: 841