CASTELLINO DEL BIFERNO (CB) m 450 s.l.m

Pop.:555 nel 2019; Sup. Kmq 15,54; Dens. 36. Patrono: San Pietro in Vincoli.
Popolazione negli anni: fuochi 109 nel 1745; abitanti 1007 nel1790; 1327 nel 1806; 1503 nel 1835; 1589 nel 1861; 1981 nel 1901; 1991 nel 1911; 1841 nel 1936; 1859 nel 1951; 1470 nel 1961;1063 nel 1971; 1005 nel 1981; 827 nel 1991; 673 nel 2001; 589 nel 2011; 532 nel 2018.
Origine del nome: Nel 1011 era detto “Castrum eudolini”, (in Cronaca di Leone Ostiense);nel Catalogo borrelli ano invece “Castellum de Lino”; nel secolo XV è detto “Castrum Lini” (con stesso significato del precedente, solo che qui è espresso in Latino); Nel 11640 ( Castellina “.
In una mappa topografica del sec XVIII “Castello del Lino; infine Castellino. Nel 1860 per distinguerlo da altri paesi aventi la stessa denominazione, il Comune cambiò nome in Castellino del Biferno, come da autorizzazione con R.D. 22 gennaio 1863.
Notizie storiche: Le origini di Castellino sono senz’altro antiche, ma già nel sec XI , nel 1011 sappiamo che vi è un “Castrum” detto Castrum eudolini. Il Catalogo del Borrelli lo ascrive al “Ducato Montem Ogeanum”, che sarebbe Montagano ed è pertinente in feudo di Ugo da Castropignano, fratello di Giuliano, Signore di Castropignano.
Nel periodo svevo fa parte della Contea del Molise.
In epoca angioina Castellino venne concesso ad Enrico de Cusenza, Signore anche di Morrone..
Nel 1295, con diploma 13 ottobre, Castellino fu concesso ad Andrea d?Isernia seniore, il celebre giurista. Suo successore fu il nipote Andrea figlio di Roberto, suo primogenito.
Nel 1330 passò a Filippo di Luparia, che la ebbe in permuta e che tenne il feudo per oltre un secolo. I Luparia erano signori di Lupara.
Durante il periodo aragonese Castellino fu feudo della famiglia d’Evoli, comitale di trivento e Castropignano. Nel 1442 è titolare Antonio d’Evoli, che lo donò nel 1450 al figlio Andrea, che forse lo perse nel 1465 in seguito alla lotta per la conquista del regno in cui Giovanni d’Angiò fu perditore. Il feudo fu confiscato e incamerato alla R.Corte e nel 1688 assegnato ad Angelo Gambatesa conte di Campobasso. Ad Angelo successe il figlio Cola detto il Monforte, che nel 1495 lo perse. Nel 1495 fu concesso a Andrea di Capua conte di Termoli che lo alienò. Ad Antonio di Somma fra il 1497 e il 1512.
La famiglia di Somma diede a Castellino quattro titolari Antonio, Scipione, Nicolò e Scipione junior; di origini napoletane era una diramazione della famiglia Spinelli che ebbe molta fortuna nel periodo angioino.
Scipione junior con istrumento del 26 marzo 1575 vendé Castellino a Beatrice Caracciolo, signori di Agnone.
Beatrice Caracciolo dopo qualche anno lo vendé a Giovan Francesco Piscicelli, titolare di Lucito.
Giovan Francesco deceduto nel 1580, il feudo per successione passò al figlio Alfonso.
Alfonso rivendette il feudo a Scipione di Somma, ( il quale lo aveva ceduto con diritto di riscatto)
Nel 1628 Alfonso lo vendé a Cesare Vitelli che ne ebbe il possesso fino al 1630, anno in cui Castellino è dominio di Francesco Pinas che lo rivendé l’anno successivo a Scipione di Sangro, duca di Casacalenda, il quale con atto del 30 maggio1640 lo vendé a Giovanni Battista D’Alessandro, dei signori di Pescolanciano.
Giovanni Battista D’Alessandro morì nel 1656 a Pozzuoli, gli successe il figlio Andrea che alla sua morte lasciò i figli Andrea, Luigi, e Francesca avuti dalla moglie Antonietta Capece.
Nel1723 titolare del feudo fu Andrea nipote, il quale morì nel 1745 senza prole. Erede del feudo fu il fratello Luigi, arcivescovo di Bari e Canosa, ma il titolo passò alla sorella Francesca, consorte di Giambattista Zunica. Nel 1770 alla morte del figlio di Francesca, Orazio Zunica prelato, lo vendé a Scipione di sangro duca di Casacalenda. Che lo tenne fino alle’entrata in vigore delle leggi sulla eversione della feudalità.
Notizie ecclesiastiche:. Castellino del B. fa parte della diocesi di Bojano- Campobasso, comprende una sola parrocchia intitolata a S. Pietro in Vinculis, che è pure patrono del Comune.
Le chiese:
S.Pietro in V.:All’origine era ad una sola navata, edificata nel XVI sec, restaurata e ampliata, nel 1797 fu trasformata in tre navate d’ordine corinzio e decorata nel 1888. La chiesa è ricca di arredi e possiede un bel coro, un prezioso confessionale e una statua dell’artista campobassano Tini, oltre a dipinti e stucchi pregevoli.
Addolorata: edificata nel 1838 presso il Cimitero al Piano della Porta, ora Largo Municipio.
S:Maria delle Grazie: edificata nel xiv sec; restaurata nel 1714 ed ampliata nel 1836 per la tumulazione dei cadaveri. Si custodisce la statua della Madonna, di un certo pregio, ma di artista sconosciuto.
A destra dell’ingresso, si nota un ferro di cavallo incastrato: la tradizione popolare vuole che un guardiano della casa ducale dei di Sangro di Casacalenda, tale Antonio Ramacieri, per sfuggire alla violenza di un pauroso temporale, tentasse di entrare a cavallo nella chiesa, ma che dovesse immediatamente desistere, spaventato dal pericolo che il pavimento della chiesa cedesse sotto il peso dell’animale, del quale una zampa era rimasta incastrata nella soglia.
La chiesa è dotata di un piccolo romitorio restaurato nel 1904.
Altri interessi:
Bella la statua bronzea di S.Pio e la fontana in pietra calcarea nei pressi del Municipio.
Tradizione: Caratteristica è u pizzechentò, tradizionale gara a squadre che attira la tifoseria di tutto il paese. A San Giuseppe si costuma fare la Tavola del santo con le 13 portate; speciali sono i fiadoni, le crespelle ( frittelle di pasta o sfringi).