CASTELMAURO (CB)

Categoria: Molise in pillole Pubblicato: Venerdì, 29 Maggio 2020 Scritto da ugo

CASTELMAURO (CB)  m 692 s.l.m.

castelmauro stemma

Pop.:1431 nel 2019; Sup. Kmq 43,62; Dens.33. Patrono:S. Leonardo.

Popolazione negli anni:fuochi:172 nel 1532; 196 nel 1545; 188 nel 1561; 213 nel 1595; 163 nel 1648;  197 nel 1669;  abitanti: 1902 nel 1780;  2300 nel 1795;  2500 nel 1804; 3091 nel 1835; 3370 nel 1861;  4364 nel 1881; 5129 nel 1901;  5318 nel 1911; 4918 nel 1931; 4979 nel 1936; 5010 nel 1951; 4166 nel 1961; 3138 nel 1971; 3137 nel 1981;  2829 nel 1991; 1902 nel 2001; 1638 nel 2011; 1400 nel 2018.

Storia e origine :Il nome deriva dall’unione di due villaggi Castelluccio e Acquaborrana, che riunitisi, come successo a Petra e Catella per Pietracatella, diedero il nome al paese di Castelluccio Acquaborrana, come fu chiamato il paese fino al 1860. In seguito denominato Castelmauro, per abbreviarlo.  Circa la sua fondazione non vi sono notizie certe, però sappiamo che è stata trovata di recente una iscrizione lapidea sotto la chiesa madre che risale all’anno Mille.

All’inizio della dominazione angioina i due feudi (Castelluccio e Acquaborrana)  appartenevano a Bertrando de  Reale, il quale alla morte lasciò il feudo a Filippa, che era andata sposa  a Giacomo Cantelmo, come riferisce il Vincenti.

La famiglia Cantelmo fu signora di Roccavivara. Nei regesti angioini del 1309 i due feudi appartenevano ancora ai Cantelmo.

Ai tempi di Roberto  d’Angiò  Castelluccio e Acquaborrana erano in possesso  di Tommaso Stendardo, quartogenito di Guglielmo, signore di Campomarino;  Tommaso Stendardo aveva sposato  Isabella Siginolfa, e alla sua morte ebbe successore il figlio Filippo.

Filippo fu viceré di Bari nel 1328, ma prima del 1315 cedette “all’uso in perpetua unità di Acqua Borrana, di Castelluccio, Bagnolo e Roccasassona, a Tommaso de Sauli, cavaliero, per servitii a Tomaso suo padre”.

Alla morte di Filippo, senza eredi, nel 1343 cessò l’utilita del de’ Sauli e il feudo fu concesso dalla regina Giovanna I alla sua congiunta, la regina Sancia, vedova di Re Roberto ( giusta il diploma di concessione del 15 ottobre 1343, come risulta in Cronologia di Carlo II d’Angiò, pubblicata da Minieri Riccio nell’”Archivio Storico per le provincie Napoletane”.

In seguito la regina Sancia vendette Castelluccio e Acquaborrana a Giovanni Cantelmo, conte di Popoli.

Verso la fine del XIV secolo i due casali erano feudi dei d’Evoli di Trivento ed esattamente dati in dote a Maria d’Evoli,la quale ebbe erede Giovanni dei Trinci, suo figlio, che ne fu titolare dal 1404 al 1411.

Nel 1411 re Radislao assegnò i feudi a Annecchino Mormile, a cui successe il figlio Antonio.

Antonio Mormile nel 1415 vendette il feudo a Niccolò di Somma.

Dei di Somma furono titolari per Castelluccio e Acquaborana:

Niccolò, acquirente e governatore di Venafro;

Troiano, primogenito che ebbe eredi Silvia, figlia del germano Fabrizio;

In seguito troviamo che i due feudi  erano in possesso dei conti di Montagano. Nel 1495 troviamo pure che Castelluccio fu assegnato da re Ferrante, dopo la morte di Carlo III,  a Luigi Gesualdo  Conte di Conza.

Tra il 1495 al 1513 Castelluccio fu soggetta  ai duchi di Termoli della famiglia di Capua, cioè ad Andrea e Ferrante.

Ferrante di Capua vendette il feudo a Ferrante di Capua, suo cugino, poiché nel 1595questi lo alienò a favore di Giambattista Ferri, della famiglia signora di Civitacampomarano.

La famiglia Ferri tenne il feudo per diversi anni e il successore Francesco, vendette il feudo nel 1660 a Francesco de Angelellis, però può darsi che questi l’abbia avuto per aver sposato Cornelia Ferri, come risulta dai registri battesimali  di Castelluccio Acquaborana.

Il 3 luglio 1675 da Francesco e Cornelia nasce il figlio Fabrizio Pietro de Angelellis, il quale nel 1741 vendette il feudo a Francesco Maria Coppola di Canzano, il quale lo tenne fino alla eversione della feudalità.

Notizie ecclesiastiche:Castelmauro fin dagli inizi  ha fatto parte della diocesi di Guardialfiera; soppressa questa nel 1818, fu assegnata alla diocesi di  Termoli-Larino. Ha una sola parrocchia intitolata a S. Leonardo,il quale è pure il patrono del Comune, la cui festa si celebra il 6 novembre.

Le chiese sono:

S. Leonardo, di antica fondazione, è a tre navate e la sua facciata ha tre porte. Da molti secoli fu dichiarata Collegiata e, nel 1725, elevata dal vescovo di Guardialfiera Battiloro a Cocattedrale. Nella chiesa si conservano il trono, il faldistorio, le mitrie e alcuni parati coi blasoni dei vari vescovi  titolari della diocesi.

Il campanile si eleva su un arco eretto sulla pubblica via ed è a cinque piani. Restaurata più volte, contiene quattro campane , di cui due degli agnonesi Marinelli del 1600.

All’interno c’è un pregevole Coro in noce con dorature, il presbiterio e l’altare maggiore con un pregiatissimo crocefisso in marmo verde.

S. Nicola, Una voce popolare vuole che questa fosse l’antica parrocchiale, la cappella è di antica fondazione, una lapide ricorda mons Pedicini, vescovo di Guaerdialfiera che la fece restaurare nel XVII secolo.

S. Antonio di Padova, fondata nel XV secolo, la cappella fu restaurata nel 1905.

S.Maria della Salute, cappella rurale edificata nel XV secolo; sulla porta d’ingresso sono legibili due iscrizioni lapidee, una ricorda che nel 1456 il vescovo Giacomo di Guardialfiera fece costruire la porta da artisti calabresi; l’altra  ricorda che il vescovo  Pedicini fece  decorare a proprie spese l’edificio  nel 1675. La cappella restaurata nel  1892 e nel 1911 e completato il campanile ed aggiunta una campana  del peso di 150 kg, della Pontificia Fonderia Marinelli di Agnone.

La cappella un tempo fu custodita da frati laici, di cui uno, sacerdote, il quale per non essere scoperto celebrava la messa di notte, costui era un magiaro e si chiamava  Giovanni Ray Sthardal e morì il 5 dicembre 1783,l’altro era francese  della diocesi di Tournon e si chiamava Gervasio Alberto Fruara, il quale morì  l’anno successivo.

Adiacente alla cappella ci sono alcuni ambienti del vecchio convento costruito nel 1530, dai frati cappuccini.

Altro:.Oltre al palazzo Cantelmo, da visitare ci sono le chiese predette.  La gastronomia è ricca di ricette, ottimi i salumi (soppressate, salsicce e prosciutti), e alcuni piatti tipici, come  lasagna con brodo di gallina, fusilli, cavatelli e cuzzatelli conditi in vario modo; i dolci tradizionali bagnati con miele o con mosto cotto.

Nel 2008 a quota 1042 è stato realizzato un importante Osservatorio intitolato a Giovanni Boccardi, famoso astronomo e matematico nativo del luogo, di cui  ho trattato, su questo stesso sito , a proposito dei personaggi intestatari di opere pubbliche nella città di Campobasso di cui il link: :http//www.ugodugo.it/d-bellini-e-g-boccardi.

 e  riporto per comodità la biografia seguente:

Personaggi illustri:

Giovnni BOCCARDI, Nacque a Castelmauro (CB) il 20 giugno 1859 da Bassantonio, medico, e da Cleonice de Notaris.

Rimasto orfano di madre all’età di 3 anni, fu inviato a Napoli presso lo zio sacerdote don Alfonso Boccardi.

All’età di 15 anni conseguì la licenza liceale e si iscrisse alla facoltà di ingegneria. Particolarmente intelligente, seguì con passione gli studi della matematica quando sentì la vocazione ed abbracciò, nonostante il dissenso dei professori, la vita monastica.Entrò nella Congregazione dei Lazzaristi e nel 1884 venne ordinato sacerdote.

Laureatosi in matematica venne inviato ad insegnare a Salonicco e a Smirne.

Richiamato a Roma, si perfezionò in astronomia presso l’Osservatorio del Collegio romano.

Nominato astronomo aggregato nel biennio 1898-1900 iniziò l’attività di scienziato facendo importanti scoperte, tra le quali individuò il pianeta che battezzò Vaticano.

Si trasferì, quindi, a Parigi e a Berlino per motivi di studi. Tornato in Italia venne nominato professore all’Università di Catania e secondo assistente del locale osservatorio astronomico.

Nel 1902 pubblicò a Parigi “Guida del Calcolatore” e nel 1903 vinse il concorso di professore di astronomia all’Università di Torino e nominato direttore del Real Osservatorio Astrofisico.

Insegnò per un ventennio, durante il quale riuscì a far spostare l’osservatorio dal centro di Torino a Pino Torinese, in collina, in modo che le luci della città non disturbassero l’osservazione del cielo.

Curò la pubblicazione dell’Annuario Astronomico del real osservatorio di Torino e creò la Rivista di astronomia e scienze affini, rivista che si propone di divulgare gli scopi della Società Astronomica Italiana.

Nel 1923 per gravi disturbi visivi rassegnò le dimissioni da professore e da direttore dell’osservatorio e si recò dapprima in Francia, poi a Napoli e a Varazze, infine a Villette presso Savona.

In questi anni curò ben 14 pubblicazioni ed oltre 300 contributi scientifici; ricevendo molti attestati di benemerenza e premi e venne nominato membro del Bureau des longitudes, membro della Washington academy of sciences e membro della Pontificia Accademia dei Nuovi Lincei.

Tra le tante pubblicazioni e contributi ricordiamo:Studi sulla marea della crosta terrestre sotto l’attrazione della luna; Ricerche sui cataloghi delle stelle; Ricerca e scoperta di un metodo per risolvere l’equazione di Keplero: Lezioni di cosmografia.

Giovanni Boccardi morì il 21 ottobre 1937 a Villette in provincia di Savona, dove è sepolto.

La città di Campobasso gli ha dedicato la strada che congiunge via B. Croce con Via N. Scarano al quartiere CEP Nord.

 IN ELABORAZIONE

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