CERCEMAGGIORE (CB) m 930 s.l.m.

Pop. Nel 2019.:3686; Sup. Kmq 56,91; Dens. 65. Patrono:S. Vincenzo.
Popolazione negli anni: fuochi 39 nel 1667; abitanti 3778 nel 1861; 3575 nel 1871; 4017 nel 1901; 5659 nel 1936; 5969 nel 1951; 5229 nel 1961;4527 nel 1971; 4272 nel 2001; 3927 nel 2011; 3669 nel 2018.
Origine e storia: che Cercemaggiore abbia origini antichissime è dimostrato dai numerosi ritrovamenti rinvenuti sul Monte Saraceno e in molte contrade del suo vasto territorio: sia verso Sepino (Caselvatico), sia verso Gildone, laddove, in epoca romana, esistevano alcuni luoghi abitati che poi sono diventati contrade dei paesi, come (Quadrano) e testimonianze di ritrovamenti di origine sannitica come il doppio recinto fortificato di Monte Saraceno, lungo il Tratturo Pescasseroli- Candela che si aggiungono alla fattoria rurale di origine pure sannitica e la necropoli in località Pesco Morelli.
Questo primo nucleo sorto sul Monte Saraceno fu detto Quercu major, ma esiste anche una donazione fatta in favore del Convento di San Lorenzo in Aversa, del 1090 dove si parla di Cerce majoris. Ma qui sorge un dubbio: il nome viene da quercus (quercia) o da cerce (sinonimo di roccia in arabo)? Noto è che i Romani fecero piazza pulita delle tribù sannite e quindi anche gli abitanti del Monte di Marte dovettero nascondersi e poi fondare il nuovo nucleo che ha dato vita al centro storico del paese attuale; noto è pure che Ferdinando d’Aragona portò con sé truppe saracene nel Molise, e che queste abbiano, forse, influito sul nome odierno di Cercemaggiore. L’unico dubbio che resta se la parola cerce derivi da quercia o da roccia; però sullo stemma del paese è rappresentata una bella quercia.
Ai tempi di re Ferdinando Cercemaggiore era affidata alla famiglia di Molise, poi si sono succeduti i Carafa, i Caracciolo, i Brancia, i Doria, ognuna di queste famiglie ha lasciato qualche ricordo. Ad esempio Diomede Carafa ha lasciato il Castello costruito nel XVI secolo su un precedente malandato rudere; Giovan Francesco Brancia , indebitatosi eccessivamente e dovendosi mettere all’asta i suoi beni, nel 1652, ci ha lasciato un prezioso documento: l’Apprezzo di Cercemaggiore del Tavolario Salvatore Pinto, nel quale si parla della Chiesa di Snta Maria a Monte, e della Leggenda del Re Bove, essendo tale chiesa coeva con altre dell’XI secolo di S. Maria della Strada, S.Bartolomeo a Campobasso ed altre ancora.
Dei Doria abbiamo alcune donazioni, ma anche notizie della rivolta del 1719 quando alcuni proprietari di Cercemaggiore, stanchi dei soprusi del barone Brancia che aveva posto tasse su tutto, ma aveva anche profittato dei beni dei piccoli contadini. Le cose andavano per le lunghe ed allora, nel 1711, istigati dal cancelliere comunale Giovanni Leonardo Massaro e da altri notabili, fecero in modo che l’università promuovesse una contestazione giudiziaria contro il Marchese nel tentativo di alleviare il carico di tasse , ma il Marchese anziché accogliere la richiesta popolare aggravò di più la situazione ponendo il divieto di fare legna e di pascolo,per cui i sottoposti furono obbligati a ricorrere al Superiore Consiglio:
.
Il 26 dicembre 1719 i cittadini si ribellarono e diedero fuoco al bosco , mentre altre duecento persone con a capo il Cancelliere Massaro e Nicola Rocca e il sindaco Spina si ritrovarono all’ingresso del paese per assediare il Palazzo. La rivolta sfuggì di mano agli organizzatori e il popolo voleva dare fuoco e mettere a morte i rappresentanti del feudatario.
Il Marchese rientrò con i suoi armigeri e sostituì cancelliere, sindaco ed attuò delle rappresaglie contro i rivoltosi, di cui alcuni finirono sotto processo per adunanza sediziosa.
La giustizia arrivò circa un secolo dopo: il Comune ebbe ragione, ma ormai gli attori erano tutti morti e poco restava del bosco e degli altri beni, di cui reclamavano la restituzione.
Con l’unità d’Italia Cercemaggiore fu aggregata alla provincia di Benevento e solo nel 1927 , dopo tante lotte, è stata inglobata nella provincia di Campobasso.
Notizie ecclesiastiche:Cercemaggiore fin dalle origini è stata pertinenza dell’ Archidiocesi di Benevento, poi, con decreto della S.Congregazione per i Vescovi del 21 Gennaio 1983 n.122 è passata alla diocesi di Bojano-Campobasso. Le chiese sono:
S.Maria della Croce già (S. Maria Maggiore): chiesa parrocchiale, fondata nel XII secolo, più volte danneggiata e riparata. Il nome è stato cambiato nel 1686, probabilmente dopo l’epidemia di peste.
Nel 1582 è stata modificata la pianta, a croce latina, mentre nel XIX secolo è stata modificata la copertura con la falsa cupola.
Nella cappella dell’Addolorata (in passato detta del Crocifisso), sono gli affreschi degli inizi del XVII sec con figure messianiche che annunciano il sacrificio di Cristo.
E’ arredata con tele del pittore Benedetto Brunetti di Oratino, pittore del’600 di scuola napoletana,, una scultura di S. Giuseppe di Crescenzo Ranallo, la statua dell’Addolorata e l’organo dei maestri napoletani Mauro Galli e Giovanni Rossi (1735). Ancora altari policromi in marmo e il Fonte battesimale in pietra. Vi si custodisce il corpo di S. Vincenzo martire, che è il patrono del paese.
Il campanile seicentesco è inglobato nella facciata dell’edificio.
Chiesa di S. Rocco già dei Santi Sebastiano, Filippo e Giacomo): fondata nel XVI secolo presso i resti della diruta S. Pietro, di cui resta una Croce viaria in pietra, e del cimitero.
La chiesa, sede dell’omonima Confraternita, conserva al suo interno una pregiata scultura lignea di Paolo Saverio Di Zinno del 1766, proveniente dalla chiesa di S. Maria della Croce. E una statua ottocentesca di S. Rocco. La chiesa fu riconsacrata nel 1705 dal card Orsini (papa Benedetto XIII), di cui una lapide murata all’interno.
Chiesa S. Maria Assunta già (a Monte): edificata tra l’XI e il XII secolo su una area di un tempio pagano dedicato al dio Marte, sulla sommità del Monte. La tradizione vuole che sia una delle 99 chiese fatte erigere da un tale Re Bove di cui parla la leggenda comune anche a S. Maria della Strada di Matrice,
La chiesa a tre navate ,di stile romanico, con un bel portale in pietra lavorata che ricorda molto quello della Cattedrale di Bojano, misura m 21,45 di lunghezza, 13 m di larghezza totale e 13 metri di altezza, ed ha due ingressi. La campana è del 1383. Nelle murature sono inglobate diversi reperti lapidei di antichità come un rilievo (cm 27x 22) raffigurante due pavoni con un cratere , simbolo di molte chiese di origine longobarda. Si conserva una statua dell’Assunta sospesa su nubi popolate da angeli, in marmo. Alta 150 cm x 80x50, realizzata con unico blocco nel XVIII sec da artista di scuola napoletana e ricorda Giacomo Colombo, le cui sculture sono presenti in molte chiese del Molise.
Sul portale d’ingresso è parzialmente leggibile la data 1412, anno del ritrovamento della statua lignea e 1500, anno di fine lavori.
In ciascuno dei due lati della navata si aprono cinque cappelle. La volta è affrescata ed è montata su capitelli ionici.
Nell’area presbiteriale si notano due leoni in pietra posti ai due lati, di sicura provenienza più antica.
Nella prima cappella di sinistra si ammira una tela che rappresenta San Pio V, opera del pittore campobassano Nicola Fenico del 1686; mentre nella quarta di sinistra si ammira la statua lignea raffigurante San Vincenzo Ferrer del settecento, opera di Saverio Paolo Di Zinno, autore dei Misteri che sfilano a Campobasso nel giorno del Corpus Domini.
Altra opera ammirevole è la tela della Madonna del Carmine raffigurata con S. Francesco e Santa Caterina, dipinto da Sebastiano Pascale di Capua nel 1613.Nel riquadro centrale della cappella è raffigurato il Leone di S. Marco, dorato, stemma della famiglia Marcucci, la cui cappella e la tela d’arredo sono a devozione della famiglia.
Altri interessi:A Cercemaggiore oltre alle chiese e al Convento della Libera si possono ammirare lavori artigianali, ma si possono fare anche escursioni alla vicina S. Maria a Quadrano; S. Maria di Monteverde; al sito archeologico di Altilia (Sepino).
Degna di partecipazione è la festa della Madonna della Libera che si svolge presso il Convento, in cui baccalà, in tutte le salse, con i peperoni fritti è d’uopo assaggiare. Ma non mancano prosciutti e salsicce che sono una specialità del paese. Ottima la cucina in genere.
Visite: 1736