CERRO AL VOLTURNO (IS) m 572 s.l.m.

Pop.:1240 nel 2019; Sup. Kmq 23,79; Dens. 52. Patrono:Sant’Emidio.
Popolazione negli anni:fuochi: 102 nel 1532; 157 nel 1545; 270 nel 1561; 428 nel 1595; abitanti: 1170 nel 1795; 2369 nel 1861; 2319 nel 1881; 2639 nel 1901; 2606 nel 1911; 2440 nel 1931; 2517 nel 1936; 2497 nel 1951; 2334 nel 1961; 2099 nel 1971; 1982 nel 1981; 1682 nel 1991; 1440 nel 2001; 1341 nel 2011; 1201 nel 2018.
Origine e storia:Il nome deriva dal cerro, albero del genere quercus, molto diffuso in tutto il Molise, dove ancora si possono trovare pisnte secolari, in abbondanza; ripreso a nome del casale, per la presenza di qualche esemplare maestoso e antichissimo, visto che il suggello antico del Comune porta inciso con la data 1805 la scritta Fortitudo Cerri.
Nel X secolo si ha già notizia di Cerro, poiché l’abate di S. Vincenzo al Volturno Roffredo, nell’anno 989 vi dedusse una colonia di contadini per far coltivare i terreni adiacenti.
Nel 1043 l’abate Ilario, dando maggiore impulso alle coltivazioni e al casale, fece venire altri coloni.
Il Comune con deliberazione del 12 novembre 1862 chiese di aggiungere al nome l’indicazione “ a Volturno” per distinguersi da Cerro Tanaro (AL) e Cerro Veronese (VR), ottenendo l’autorizzazione con R.D. del 26 marzo 1863.
Quindi Cerro fu pertinenza della Badia di S. Vincenzo a Volturno dalle origini.
Nella prima metà dell’XI secolo Cerro è signoria degli Augerio, da cui discende la famiglia Filangieri,, che pure l’ebbe in signoria.
Nell’anno 1064, riferisce il Muratori nella cronaca di S. Vincenzo, che i figli di Borrello assaltarono il castello e si impossessarono del feudo.
Quindi, come avvenuto già per altre terre, come ad es. abbiamo detto di Colli, l’abate di S. Vincenzo si lamentò della spoliazione con papa Alessandro II, che era in visita nel Reame, ma non ottenne la restituzione, pur dandogli ragione.
Però non si hanno notizie di Cerro nel periodo svevo e inizi del periodo angioino, per cui si potrebbe sospettare che Cerro fosse tornata alla Badia di S. Vincenzo e il feudo fosse stato diviso in quote, dato che da alcuni diplomi si apprende che nel 1317 una quota fosse intestata a Iacovella da Ceccano, seconda moglie di Roberto d’Isernia e l’Ammirato attesta che nel 1335 titolare di Cerro o di alcune quote fosse Giovanni Cantelmo Conte di Popoli, il quale acquistò pure Castelluccio di Agnone.
Il figlio di Giovanni, Iacopo Cantelmo, acquistò pureAcquaviva e Pettoranello nel 1350.
Verso la fine del XIV secolo troviamo pure signore di Cerro Bertrando Reale, la cui figlia unica Filippa sposò Giacomo Cantelmo, Vicario regio e sindaco di Firenze..
Ai Cantelmo successero per Cerro i Pandone, con Francesco, alla cui morte avvenuta nel 1457 successe un suo figlio naturale di nome Palamede, che non ebbe prole.
Quindi a lui successe Camillo Pandone che fu viceré nella Terra Salentina e che fu ammazzato nel 1495 a Mesagne.
A Camillo successe il figlio Camillo junior. A questi successe Federico Pandone che vendette il feudo a Manfredino Bucca, nel 1525, a cui successe il figlio Antonio.
Nel 1581 Cerro è intestata a Vittoria Frascati, utilista di Pizzone, madre di Antonio Marchesano, a cui il feudo era intestato alcuni anni dopo, come si rileva dall’intestazione del canone pagato al commendatario della Badia di S. Vincenzo.
Nel 1586 Cerro è intestata a Francesco Serrano, che lo vendette ai Della Marra di Macchia d’Isernia.
I Della Marra vendettero il feudo ai Colonna e, nel 1606, Lucrezia Tomasello, moglie di Filippo Colonna principe di Sonnino, lo vendette con patto di riscatto a Giulio di Grazia, che morì l’anno seguente. Succedutogli il figlio Innigo, fu citato in giudizio dalla Tomasello per ottenerne il riscatto La causa fu a lei favorevole, così Lucrezia fu reintegrata nel possesso di Cerro, e Lei abbellì il castello pandonesco ponendo sul portale l’epigrafe | D. Lucrezia Tomasello De Colonna Baronessa di Cerro et Plaisano Duchessa di paliano et Sonnino. Marchesa della Tesea et Cave. Contessa dAlbi. Manupelli et Ciccano. A.D. MMDCXXIII|.
Alla madre successe il figlio Federico Colonna, deceduto senza prole, per cui gli successe il fratello Marcantonio.
Marcantonio Colonna, Duca di Tagliacozzo morì nel 1666 e il feudo passò a Lorenzo Colonna, che morì nel 1668.
Successore di Lorenzo fu il figlio che vendette Cerro a Paolo Spinola nel 1682.
Nel 1688 Paolo Spinola vendette il feudo ad Antonio Carafa, la cui famiglia tenne il feudo fino alla eversione della feudalità.
Note amministrative: In epoca aragonese , dal 1479, come si rileva dai Quinternioni, Cerro era compresa nella Terra di Lavoro (Caserta).
Nel 1603, L’Ametrano nel volume “Della Famiglia Capece” afferma essere Cerro nel Contado di Molise, quindi il trapasso pare sia avvenuto ai tempi dei vicerè, quando fu assodato che il Volturno segnasse il confine fra Molise e Terra di Lavoro.
Nel XVIII secolo Cerro era pertinenza del Distretto di Piedimonte e al governo di Colli e aggregata al Circondario di Castellone. E solo nel 1861 con Decreto Luogotenenziale del 17 febbraio, come già detto, veniva reintegrata nel Circondario d’Isernia..
Cerro al Volturno è il comune molisano che ha più contrade nel teritoio: 12 contrade e sono: Case, Cerreta, Cupone, Foci, Foresta, Mancini, Petrara, Piano d’Ischia, S. Giovanni, Santilli, S.Vittorino, Valloni.
Vanta pure una delle prime società operaie: Società Operaia di Mutuo Soccorso “Libertà e Lavoro”, ente morale riconosciuto con sentenza del 3 agosto 1896 del Tribunale d’Isernia, società che ha avuto ( o ha) una figliale negli Stati Uniti d’America, a Filadelfia.
Notizie ecclesiastiche: Cerro dalle origini è appartenuta alla diocesi di Montecassino fino al 1977, quando con accordo del 21 marzo 1977 ci fu uno scambio tra la diocesi di Montecassino e quella di Venafro-Isernia. Ha due parrocchie intitolate l’una a S.Maria Assunta, l’altra a S. Rocco Confessore.
Il patrono del Comune è S. Emidio. Le chiese sono:
S. Maria Assunta, edificata in Piazza Castello, di antica datazione (anno 1000) ed è a due navate.
La chiesa ha avuto diversi restauri e l’assetto attuale risale al XVI secolo ed è bene arredata. Al suo interno un organo settecentesco, i dipinti provenienti dalla Chiesa di S. Maria di Loreto, fatta edificare da Federico Pandone nel 1510, chiesa che fu aperta al culto fino alla metà degli anni ’60 del 1900. Molto bella, conserva il suo stile longobardo.
S.Rocco Confessore, chiesa parrocchiale edificata nel 1655 in località Cupone ed eletta a parrocchiale rurale nel 1697.
S.Pietro e Paolo,eretta nel 1318, ha un bel campanile del 1300 e un pregiato altare in marmi policromi.
Madonna dell'Arco, edificata nella metà del XVIII secolo, danneggiata e ricostruita dopo il secondo conflitto mondiale, è ubicata in contrada Valloni. Ha una bella torre campanaria, ammirevole la pala d'altare e l'acquasantiera in pietra locale, finemente lavorata.
.Altro:Il centro storico di Cerro è molto interessante per le tante costruzioni in pietra locale, con portali artistici, opere di vecchi scalpellini, le torri, il castello Pandone, la Chesa Madre.
In località Santa Croce, a quota 1000 s.l.m., una escursione al sito archeologico di epoca sannitica Sulla sommità di Monte, nel 1980 è stata rinvenuta una fortificazione sannitica lunga quasi un chilometro e alta, in alcuni punti, quasi tre metri. Si tratta di mura ciclopiche che i sanniti costruivano a difesa dei loro confini. La loro età fa risalire al IV secolo a.C.
La gastronomia del luogo è a base di latticini e formaggi e carni ovine.
IN ELABORAZIONE
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