COLLETORTO (CB)

Categoria: Molise in pillole Pubblicato: Venerdì, 29 Maggio 2020 Scritto da ugo

COLLETORTO (CB)  m 515 s.l.m.

colletorto stemma

fotoPop. 1831nel 2019; Sup. Kmq 35,91; Dens. 51. Patrono:S. Giovanni.

Popolazione negli anni:fuochi:137 nel 1532; 220 nel 1545; 115 nel 1561; 228 nel 1595; 231 nel 1648; 216 nel 1669; abitanti: 3050 nel 1795; 2781 nel 1835; 3376 nel 1861; 3553 nel 1881; 3870 nel 1901; 3709 nel 1911;2713 nel 1931; 3959 nel 1936; 4632 nel 1951; 3787 nel 1961; 3359 nel 1971; 3143 nel 1981; 2911 nel 1991; 2474 nel 2001; 2087 nel 2011; 1786 nel 201\8.

Origine e storia: La sua origine risale tra la fine del XIII secolo e gli inizi del XIV;  non essendo menzionato in alcun documento degli avvenimenti di quegli anni.

Una prima menzione risulta dai regesti angioini del 1320 in cui il paese è chiamato “Collis Tortus”, che è il nome più antico.

Il documento più antico che lo riguarda è del 1444, dove risulta, da un rapporto  dell’ambasciatore di Modena  presso la corte di Alfonso I d’Aragona,  Colletorto essere feudo di Marchetto da Cotignola, il quale, per il Masciotta, non sarebbe altro che il capitano di ventura  Giacomo Attendolo detto Sforza e Gran Contestabile  del Regno.

Dopo di lui, feudatario di Colletorto è uno della famiglia  Boccapianola,  la stessa feudataria di Bonefro.

Nel 1528  Colletorto fu devoluta al demanio e assegnata a Pirro Boccapianola, figlio di Nicola e di Emilia d’Alemagna.

Pirro Boccapianola vendette il feudo a Giovannantonio Capece, con patto di riscatto o di retrovendita; infatti, dopo, ritroviamo ancora signore di Colletorto Lucio Boccapianola, il quale , dopo qualche anno,  vendette il feudo a Carlo Gambacorta; la cui famiglia ne fu feudataria fino al 1701.

Tra il 1701 e il 1704 Colletorto tornò al demanio e dopo fu assegnata a Bartolomeo Rota, con il titolo di marchese.

Dopo il 1718 il feudo, insieme a S. Giuliano, passò per via femminile dei Rota a Francesco Saverio Pignatelli. La famiglia Pignatelli tenne la titolarità di Colletorto fino alla eversione della feudalità.

Lo stemma del paese  era rappresentato da una ruote, ma nel 1982 il Comune adottò il nuovo stemma.

Ex feudi nel suo agro:

Laureto, si estendeva presso la chiesa  di S. Maria di Loreto, villaggio abitato già dal 976, citato nel diploma  di fondazione  del Monastero di S.Elena, una volta  pertinente a S. Giuliano di Puglia.

La sentenza  del 1175 del cardinale Lombardo annovera “Lauritum”  fra le terre della diocesi di Larino, mentre le bolle  pontificie del 1181 e del 1254 la chiamano “Laureto” e cita titolare del feudo, il Conte Guglielmo d’Anglotta  dei Conti  de’ Marsi. C’era un castello di questi conti che fu distrutto, probabilmente dal terremoto del 1279, quando gli abitanti ripararono in Colletorto.

S.Lucia, si estendeva in contrada “Macchiarelle”dove v’era un villaggio, del quale  si ha menzione  in uno istrumento del 1208 nell’interesse di Matteo  di Molisio, sentenza e bolle risalgono agli anni 1175, 1181 e 1254.

Questo villaggio era sorto nel XII secolo, ma  con il terremoto del 1556  fu distrutto e abbandonato dalla popolazione.

Pietronero, questa contrada verso il Fortore una volta  era detto “S. Pietro in Valle”, di cui si ha menzione  in documenti del 1175, 1254, fu distrutto pur’esso in seguito al terremoto del 1456

Questo feudo, in seguito chiamato “Difesa delle Valli” appartenne  ai marchesi di Celenza.

Notizie ecclesiastiche:  Colletorto fa parte dalle origini alla diocesi di Larino,; ha una sola parrocchia intitolata S. Giovanni Battista, che è pure il patrono del Comune e si festeggia il 24 giugno. Le chiese sono:

S. Giovanni Battista, la chiesa, nel 1730,  è stata costruita sul luogo della sua originaria, di cui resta solo il campanile. L’iniziativa fu di Mons. Tria, il quale ritenne che essa fosse insufficiente per le esigenze della popolazione e malandata.

Essa è ad una sola nave ed è ornata da otto altari e di alcuni dipinti del pittore Paolo Gamba, è arredata anche con statue di Paolo Saverio Di Zinno, del Colombo di Napoli,  e di Felice Angelini di Agnone e di Saverio Placentra di Macchia Valfortore.

Fino al 1626 fu sede della Confraternita del SS. Sacramento, fondata il 10 giugno del 1607.

La Chiesa ha subito un restauro nel 2002.

S.Maria del Carmine oggi S.Alfonso de’ Liguori, di antica fondazione, faceva parte di un piccolo convento  di Carmelitani.

Nel 1729 il marchese Rota chiese a Mons Tria  l’edificio monastico, ne fece abbattere le parti pericolanti,  e le residue  le incorporò nel nuovo edificio costruito a sue spese, in modo da poter ospitare 42 religiosi e fu intitolato a S. Francesco d’Assisi, chiamando ad abitarlo i Frati Minori Osservanti Riformati.

Nel 1810 il Convento fu soppresso nel 1822 adibito a Monastero  delle Suore  della Congregazione del SS. Redentore, dette Liguorine, dal loro fondatore S. Alfonso de’ Liguori.

La vecchia chiesa contava due navi e quattro altari e due porte. Attualmente è a tre navate  e ha nove altari.

Molto pregiato è il suo organo, del XVII secolo di maestri organai del Molise e il Coro.

Anime del Purgatorio, era un piccolo oratorio, sede dal 1626 della Congrega omonima. Attualmente sconsacrata.  All’ingresso del Centro storico del paese, tramite due porte “Campo dei fiori” e “Porta Nuova. La chiesa ha subito diversi restauri  e nel 1909 subì pure un incendio che distrusse gli arredi. Fortemente danneggiata dal terremoto del 2002, ha subito lavori e attualmente è usata come Sala convegni e mostre. All’esterno un grosso orologio e alcuni simboli della vecchia chiesa.,

S. Maria di Loreto, ubicata a circa tre chilometri dal paese, di origine badiale  Concistoriale, fu restaurata nel 1734.

Questa chiesa  dovrebbe avere un organo del 1799, di grandissimo pregio, ornato con foglie d’acanto, puttini, scene pastorali e stemmi, come riferisce Don Salvatore Moffa, in Organai del Molise, accluso in una riedizione  dell’Archivio Storico Molisano del 1979.

 Altro: una visita a tutto il centro storico è interessante, dove si possono ammirare la Torre angioina, edificata ai tempi della Regina Giovanna I, su una fortificazione di epoca normanna. Essa è a pianta circolare  e domina tutta la Valle del Fortore. La sua costruzione risale al 1369, anno di edificazione anche del castello. Il palazzo marchesale del settecento, edificato dal marchese Bartolomeo Rota, con una doppia entrata e, al cui interno, sono ammirabili quattro tele raffiguranti le stagioni, opere di Paolo Gamba, pittore di scuola napoletana, ma molisano di origine.

La chiesa Madre, presso il Palazzo Marchesale.

Durante il solstizio d’estate è possibile vedere il sole sorgere dal mare e altra curiosità popolare,che la mattina del 24 giugno, guardando verso il mare, si vedrebbe una bacinella d’acqua con  all’interno la testa di S. Giovanni decollato, patrono di Colletorto.   

Colletorto è “città dell’olio”. La sua cucina è ottima, ottimi i salumi casalinghi. Ottimi i primi piatti. Tra le sue specialità si ricordano i “ciufele” , la “sagna”,  i torcinelli fatti con le interiora di agnello;

tra i dolcetti si ricordano i “cavezune”, ripieni  di pasta di ceci, cioccolato, amalgamati  con miele, le “scarole”  fritte e insaporite con miele;  le “scarpelle” o “ scruppelle” fritte e insaporite con zucchero; “ gli spaghetti con la mollica”, piatto della vigilia di Natale, che in altri paesi usano a S. Giuseppe..

N.B.: si ringraziano i sigg. Federico e Marta PASQUAROSA per avermi dato le foto di Colletoro.

Galleria foto

coll-campanile 1
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coll-corso-principale
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coll-incendio-torre
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coll-mon-caduti
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coll-scorcio-panoram
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coll-scorcio-panr
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coll-veduta-lag-occhito
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Colletorto- un oliveto
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