COLLI A VOLTURNO (IS)

Categoria: Molise in pillole Pubblicato: Venerdì, 29 Maggio 2020 Scritto da ugo

COLLI A VOLTURNO (IS)   m 408 s.l.m.

colli a volturno stemma

 

Pop.1324 nel 2019; Sup. Kmq 25,25; Dens. 52. Patrono: S. Lorenzo.

Popolazione negli anni:abitanti:1037 nel 1795; 1125 nel 1848; 1568 nel 1861; 1660 nel 1881; 1731 nel 1901; 1902 nel 1911; 1739 nel 1921; 1858 nel 1931; 1955 nel 1936;  2080 nel 1951; 1981 nel 1961; 1538 nel 1971; 1350 nel 1981; 1374 nel 1991;  1407 nel 2001; 1382 nel 2011; 1307 nel 2018. 

Origine e storia:Il comune deriva  dai primi coloni portati dai monaci di S. Vincenzo al Volturno e con R.D. 26 luglio 1863, in conformità del deliberato del Consiglio comunale  del 26 agosto 1863, il Comune venne autorizzato ad aggiungere al nome  l’espressione  “a Volturno” per distinguersi da  Colli di Montebove (AQ), Colli di Tronto (AP), Colli (Roma)  e Colli del Sannio (BN).

Colli a Volturno fin dalla sua origine è pertinenza della Abbazia di S. Vincenzo al Volturno, se non che il feudo fu usurpato da Francesco Pandone, Conte di Venafro, che  si vide riconosciute le usurpazioni  nel 1451, nonostante le recriminazioni dell’abate.

A Francesco Pandone, successe il figlio terzogenito Galeazzo, il quale ebbe una vita abbastanza movimentata e turbolenta, rimasto celebre per un duello  avuto con il conte Ercole d’Este, in occasione di un suo soggiorno a Napoli, duello rimasto celebre per essere stato cantato  da Matteo Maria Bojardo nei “Carmina”.

Galeazzo, alla morte del padre, fu titolare per Colli,  S.Maria Oliveto, Fornelli, Roccaravindola,  e feudi minori.

Alla morte di re Alfonso I d’Aragona, si accese una disputa per la successione al trono di Ferrante I, per cui Galeazzo Pandone si schierò con il duca di Rossano, perdente. Quindi, salito al trono Ferrante I, Galeazzo cadde in disgrazia, accusato di fellonia, e il Re gli tolse tutti i feudi. Galeazzo Pandone morì nel 1514 a Napoli  ed è sepolto nella chiesa di S. Domenico Maggiore, sulla cui tomba vi è il suo busto in marmo.

Nel 1479 e fino al 1525 Colli è feudo di uno dei Pandone, signore di Cerro.

Nel 1525 signore di Colli è uno della famiglia Bucca, nobile di Montenero Valcocchiara.

Nel 1530 signore di Colli è il napoletano Giovanni Luigi Riccio, che ebbe successore il figlio Ottavio, che ne fece cessione a Carlo Greco d’Isernia, con atto del 22 maggio 1570.

A Carlo, successe il fratello Cesare, deceduto nel 1615; a questi successe il figlio Giambattista, deceduto nel 1631; a cui successe  Carlo junior, in vita nel 1648.

Carlo vendette il feudo  alla famiglia Carmignani, che detenne la titolarità fino alla eversione della feudalità.

Colli (Colles) , nei Cedolari angioini,  amministrativamente  risulta che, dal 1320 al 1415, fosse appartenente all’Abruzzo Citra (Chieti), per cui  dopo sarebbe passata a Terra di Lavoro (Caserta).

Solo nel 1807  venne assegnata  al Distretto di Piedimonte ed elevata a capoluogo di governo  comprendente Castellone,  Pizzone , Cerro, Rocchetta,  Scapoli e S. Vincenzo .

Nel 1811 fu retrocessa  a semplice Comune ed associata   al Circondario di Castellone.

Nel 1861, con Decreto Luogotenenziale  del 17 febbraio, venne aggregata alla provincia di Molise, nel Distretto di Isernia.

Nel suo territorio c’è l’ex feudo di Valleporcina, che ebbe titolari diversi della sua università. Ebbe  nel 1506 signore  Bartolomeo della Cava, che lo vendette a Francesco Caracciolo Cantelmo.

In seguito ebbe diversi altri feudatari, tra i quali i Pagano e  Isabella della Marra.

Del feudo sappiamo che nel 1468 era abitato, come afferma il Cotugno, ma di ciò restano solo ruderi e le vestigia dell’antica Chiesa di S. Antonino. Gli abitanti affluirono a Colli, forse in seguito a eventi sismici.

In prossimità della confluenza di Valleporcina con l’antica Vandra sorgeva l’antica Telese, a sette miglia di distanza da Venafro, città che fu distrutta da Silla, citata dallo storico Strabone.

In merito alla storia di questo comune, degno di essere ricordato  è l’avvenimento del 1191, quando l’imperatore di Germania Enrico invase il Reame per rivendicare il regno della moglie Costanza;  nell’occasione Colli si arrese dopo che già s’erano arrese Arco, Torella e Atina. Colli fu la quarta ad ospitare  la coppia imperiale, che instaurò la dominazione sveva.

Notizie ecclesiastiche:Colli è appartenuta  alla diocesi di Montecassino fin dalle origini, ma in data 21 marzo 1977 passò, insieme ad altre parrocchie del volturnense, alla diocesi di Venafro-Isernia.

Ha una sola parrocchia intitolata a Maria SS. Assunta in Cielo ed ha per patrono S. Leonardo, che si festeggia il 6 novembre. Le chiese sono:

S. Maria Assunta, di fondazione remotissima, restaurata più volte, è a due navate, è lunga m 21, larga m 7 e alta m 11. Il campanile  primitivo  sarebbe stato ricostruito successivamente come si deduce da una lapide  con la seguente iscrizione: Colli Sumptibus Universitatis et Archipresbyteri fundatum fuit | Anno Domini MDCCXX|. All’interno è arredata con statue.

S. Leonardo, fondata nel XV secolo, ha avuto alcuni restauri, di cui il più importante nel 1874, come da lapide murata sul portale d’ ingresso. Il portale è costruito con una pregiata pietra rossa locale.

Essa è una delle più belle chiese dell’Alto Volturno; ha cupola e il presbiterio affrescati, di cui alcuni raffiguranti  “La gloria del paradiso”, dipinto da Pietro Brunetti di Oratino nel 1725, come si legge  in una duplice scritta, sotto l’arco di un finestrone in basso;  altro dipinto “Labirinto di Gerusalemme”; vi si custodisce pure una reliquia di S. Antonio abate.

 S. Antonio, Antica cappella, restaurata  nel 1907.

Altro:Molto interessante  è il centro storico, dove si possono notare architetture di varia epoca. La torre angioina ancora ben conservata e altri palazzi con caratteristici portali.

Una visita al sito archeologico di Monte S. Angelo; una visita alla fortificazione sannita in località Musa delle Fate, nonché  all’antico mulino Raddi, del 1830, sul fiume Volturno.

La cucina presenta tanti piatti tipici della civiltà contadina, fatti di formaggi particolari, piatti di agnello o capretto, torcinelli o abbuoti, prelibati , molto gustosi, sia alla brace che al forno, realizzati con interiora di agnello; le pallotte cacio e ova, che una volta era il piatto forte della domenica dei poveri contadini, oggi sono una leccornia  per bocche  raffinate. Tacconelle e fagioli e la Sagra della frittata collese;inoltre tutte le manifestazioni popolari e culturali richiamano il visitatore in questo bellissimo borgo .

                  IN ELABORAZIONE

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