Pensiero d’un malato di cancro
(dopo una notte cruda)
Come sotto una cappa incandescente
i demoni arrostiscono le membra
mie ricolme di dolore.
Il sole si è spento non mi scalda
più da un anno. Eppure il gelo mi tormenta
gli arti con improvvise correnti,
formicolii intensi. Attimi tremendi.
Poi passa un istante. Breve intervallo
consente il respiro. Non contento il male
talvolta,m’infilza mille e mille aghi
nelle cosce, in un baleno, ahi!...
Allora, una voce sussurra
“lasciati andare, morta è la speme”.
Ma, triste, mi resta il cruccio per ciò
che d’incompiuto resterebbe da dare.
A Te, o Signore, quest’ultimo priego:
dammi la forza, tenga io duro,
ché vile non abbia a giungere all’ultima ora.
CB 02/12/2021
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