DURONIA (CB)

Categoria: Molise in pillole Pubblicato: Venerdì, 29 Maggio 2020 Scritto da ugo

DURONIA  (CB)  m 918 s.l.m

duronia stemma.

Pop. 404 nel 2019; Sup. Kmq 22,47; Dens. 18. Patrono:S. Nicola.

Popolazione negli anni:fuochi:58 nel 1532; 63 nel 1545; 62 nel 1561; 57 nel 1595; 44 nel 1648; 38 nel 1669; abitanti: 844 nel 1780; 976 nel 1795; 1705 nel 1835; 1917 nel 1861; 2298 nel 1881; 2290 nel 1901; 2549 nel 2011; 2281 nel 1931;2426y nel 1936; 2255 nel 1951; 1423 nel 1961; 880 nel 1971; 709 nel 1981; 604 nel 1991; 507 nel 2001; 431 nel 2011; 399 nel 2018. 

Origine e storia:Il nome antico era Civitavecchia,,in latino “Civite veteris” nel XIV secolo

Tra il  1755 e il  1760 , nel suo agro,  furono scoperte diverse tombe, molte iscrizioni lapidee , monete attestanti la preesistenza  di un centro urbano, per cui si ritenne che  fosse il sito della Duronia sannitica, di cui Tito Livio riferisce  essere stata espugnata dal console Lucio Papirio Cursore nell’anno 293 a.C.

Poiché l’agro è attraversato dal torrente Durone, tale convincimento è possibile, come pure l’origine del nome. Ma documenti certi mancano.

L’antico abitato sorge  sulla cima di un monte, alle cui falde  sono i cosiddetti “Morconi di Lauro” ,  o “Moriconi di Lauro”, grossi macigni rocciosi, e in sommità i “Morriconi di S. Tommaso” che pare sostengano la chiesa parrocchiale.

Durante il periodo medievale, un primo documento è rappresentato  da un diploma del 2 febbraio  1270 con il quale  Carlo I d’Angiò  assegnava metà del feudo di Civitavecchia a Raimondo Cantelmo, figlio di Bertrando signore di Roccavivara; ma Civitavecchia senza dubbio era preesistende alla vicina Civitanova, già esistente ai tempi longobardi, per cui essa fu chiamata Civitavecchia.

A Raimondo Cantelmo, morto senza eredi, successe il fratello Iacopo.

Nel 1276 Civitavecchia, passò interamente  a Gentile della Posta, signore  di Montemitro e di S.Felice Slavo,  e da questi, al figlio Bartolomeo.

Agli inizi del XIV secolo  e negli ultimi anni del regno di Carlo II d’Angiò il feudo è di Isabella Filangeri , di nobile famiglia normanna, la quale era vedova di Giovanni di Ravello.

Nel 1307  Isabella Filangieri assegnò  alla figlia Isabella (juniore)  in dote la metà dei corpi feudali  di Civitavecchia, in occasione delle nozze con  Riccardo Filomarino di Napoli.

Quindi per quasi tutto il XIV secolo Civitavecchia fu feudo dei Filomarino e solo allo scadere del secolo, Civitavecchia è dominio dei Conti di Montagano.

Nel 1450, alla morte di Francesco Montagano , tornò al demanio e venne data in feudo alla famiglia Piscicelli di Lucito, della quale Piscicello dei Piscicelli ebbe conferma del feudo nel 1487 da Ferrante I  d’Aragona.

Questa famiglia, alla quale successe  per via di successione femminile quella dei d’Alagno, tenne il feudo per oltre un secolo e fino alla prima metà del XVII secolo, quando feudatari di Civitavecchia sono i della Marra.

Ultima famiglia feudale di Civitavecchia  è quella dei d’Alessandro, famiglia ducale di Pescolanciano.

Notizie ecclesiastiche:.Duronia fa parte della diocesi di Trivento, consta di una sola parrocchia intitolata a S.Nicola  e il patrono del Comune è S. Rocco, che si festeggia il 16 d’agosto. Le chiese sono:

S Nicola di Bari, coeva all’abitato , ma non oltre l’anno Mille, soggetta a numerosi restauri, tra cui importanti quelli del 1731 e del 1854. Un incendio  la danneggiò gravemente nel 1880. L’edificio è a una sola navata; all’interno una bella statua della Immacolata Concezione di autore ignoto.

Attualmente pare che la chiesa fosse chiusa al culto.

Purgatorio, anch’essa di antica costruzione, restaurata nel 1859, è sede della Confraternita omonima.

S. Maria Assunta, a circa quattro chilometri dall’abitato, nella frazione di S. Maria del Vasto, edificata nel 1679 e restaurata e ampliata nel 1889.

Altro: Interessante è la chiesa parrocchiale e la Croce in pietra e il vasto panorama che s’apre tutt’intorno a trecentosessanta gradi. I “morriconi” che si ergono verrso la Civita, dove si possono ancora notare  le mura  megalitiche di epoca sannitica, il vecchio mulino sul fiume Trigno; la passeggiata lungo il Tratturo Lucera- Castel di Sangro, dov’è l’antico casolare del  duca d’Alessandro.

Il monumento ai Caduti della miniera di Monongah; la Fontana Cannavina e l’Osservatorio Geomagnetico  dell’Istituto di Geofisica  e Vulcanologia di L’Aquila.

La cucina è quella dei nostri piccoli paesi montani a base di formaggi, agnelli, salsicce e carni di maiale e pasta fatta in casa.

Immancabilmente non si può fare a meno  dello “scattone” o “squattone” come dicono i contadini del luogo.

Ebbi la fortuna, da bambino , nel 1951, di trascorrere un mese nella contrada Civita, dove mio cognato insegnava in una  pluriclasse scuola di campagna, e qui imparai ad apprezzare lo scattone e la bellissima festa di Carnevale, in cui i contadini del posto fecero un pupazzo riempito di paglia e posto su una scala a pioli , lo portarono in giro nelle vicine contrade , accompagnati dal suono dell’organetto e strumenti antichissimi e canti e tutti gli abitanti offrivano bicchieri di vino e salsicce in composta, aprendo balli all’aperto, in grande allegria.

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