FILIGNANO (IS) m 460 s.l.m.

Pop.:626; Sup. Kmq 30,88; Dens. 20. Patrono: SS. Immacolata Concezione.
Popolazione negli anni: abitanti 699 nel 1795; 1970 nel 1848; 1935 nel 1861; 2780 nel 1881; 2437 nel 1901; 3467 nel 1911; 2163 nel 1931; 1990 nel 1936; 1739 nel 1951; 1335 nel 1961; 949 nel 1971; 897 nel 1991; 756 nel 2001; 689 nel 2011; 609 nel 2018.
Nota: mancano i dati del periodo antecedente il 1795, poiché era compresa nella Campania. Successivamente fu frazione di Pozzilli. Solo nel 1840 fu dichiarata Comune autonomo e nel 1861 aggregata alla Provincia di Molise.
Nel 1882 al suo territorio si aggiunse la popolata frazione di Cerasuolo, staccata da Rocchetta al Voltuno.
Origine e storia: Il suo abitato ha origini antiche. Era detto “Fundiliano” in un istrumento del luglio 962 riportato dal Chronicon Volturnense e, successivamente, chiamato anche “Fondemano”fino a giungere al nome attuale.
Nei tempi antichi fece parte dei possedimenti della Badia di S. Vincenzo a Volturno.
Nel 1528 fu feudo di Girolamo Pellegrino, il quale la diede in dote alla figlia Margherita in occasione delle nozze con Cesare Scaglione.
Margherita nel 1538 la vendette a Giovan Vincenzo Sanfelice.
Nel 1648 fu feudo di Gaspare Montaquila, già titolare di Montaquila, il quale la vendette ai Caracciolo duchi di Miranda, i quali la tennero fino alla eversione della feudalità.
Di questa famiglia ricordiamo Giulio Cesare, a cui successe il figlio Francesco, che migrò a servire la casa reale d’Austria, lasciando il feudo alla sorella Marianna, moglie di Francesco Caracciolo; Gaetana successe alla madre Marianna e morì nel 1810.
Grande importanza assunse Filignano nella seconda Guerra Mondiale, trovandosi quasi sulla Linea Gustav, per cui la sua popolazione ebbe molte vittime e sofferse anche i soprusi di cui si lamentarono anche le popolazioni del cassinate.
Nel periodo postunitario Filignano subì le scorrerie delle bande del Fuoco e del “Cannone” ed altre formazioni a loro collegate.
Nel suo territorio sono ubicate diverse contrade, delle quali si ricordano le più importanti:
Cerasuolo, distante dal Centro comunale, aggregata nel 1882, nei pressi del bosco delle Mainarde, che fu feudo della Badia di Montecassino,; di esso si ha notizia in un documento del 962 quando l’abate di S. Vincenzo lo dava a livello (enfiteusi) per metterlo a coltura
Ebbe le stesse vicende feudali di Castelnuovo e quindi di Scapoli.
Ha una sua chiesa dedicata a S. Pasquale, fondata nel 1778, in origine era dedicata a S. Giacomo, ma nel 1884 il duca Pasquale Marotta volle che fosse dedicata a S. Pasquale Baylon, assegnando a questa chiesa le rendite che gli venivano dai feudi di Castelnuovo e Cerasuolo.
Selvone, a un paio di chilometri distanti dal centro comunale , ha una sua chiesa intitolata al SS. Crocifisso ed ha un suo patrono in S. Anna. La chiesa è a tre navate , edificata per volontà della duchessa di Miranda.
Notizie ecclesiastiche: Filignano appartiene alla diocesi di Venafro, ha due parrocchie intitolate alla SS Concezione e a S. Pasquale Baylon. Le chiese sono:
SS Concezione, al centro del Comune, parrocchiale fondata nel 1757 per volontà del duca di Miranda.a tre navate, ha due campanili sulla facciata.
S. Pasquale, parrocchiale in località Cerasuolo, in stile neoclassico.
SS Crocifisso, in contrada Selvone.
Altro:Filignano è un paese un po’ speciale, si estendono i suoi dodici borghi nelle tre valli che ne formano la conca omonima.
Ameni panorami si aprono allo sguardo di chi, amante della natura, si spinge sui monti che si aprono nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Molise e Lazio; luoghi che si colorano di verde intenso nella primavera, fioriture diverse in estate, rosso rugginoso in autunno e un’aria salubre, profumata di essenze naturali offerti dalle moltissime erbe officinali di cui è ricco un po’ tutto il Molise.
Il territorio è sparso di edicole religiose disseminate a decine nel territorio.
Nella frazione di Cerasuolo si può visitare la Chiesa di S. Pasquale e il Museo Combat Road inerente la seconda Guerra Mondiale.
Nel centro di Filignano la Chiesa Madre intitolata alla Beata Vergine della Concezione, edificata dalla duchessa di Miranda è degna di ammirazione, come i tanti manufatti in pietra locale che si possono ammirare in portali ed altri manufatti sparsi nelle stradine e nei vicoli.
I terrazzamenti sostenuti da muri a secco e le costruzioni coniche, con pietre a secco, che qui chiamano “pagliare”, ci riportano a tempi remotissimi, ai famosi Tholos o ai trulli o ai nuraghi sardi, ricoveri di pastori, sparsi un po’ tra i boschi.
Tra le tradizioni si segnala il “Falò” della notte di Natale; il Festival della lirica intitolato a Mario Lanza; la Sagra della polenta con salsiccia; la sagra dell’abbuoto, involtini di interiora d’agnello che altrove chiamano anche torcinelli, accompagnati con gli ottimi vini locali.
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