FORNELLI (IS) m 530 s.l.m.

Pop.: 1883 nel 2019; Sup. Kmq 23,17; Dens. 81. S. Pietro martire da Verona..
Popolazione negli anni:fuochi: 76 nel 1532; 81 nel 1545; 106 nel 1561; 117 nel 1595; 110 nel 1648; 84 nel 1669; abitanti: 1276 nel 1780; 1480 nel 1795; 1915 nel 1835; 2097 nel 1861; 2048 nel 1881; 1658 nel 1901; 1480 nel 1911; 1603 nel 1931; 1660 nel 1936;1890 nel 1951; 1974 nel 1961; 1724 nel 1971; 1695 nel 1981: 1821 nel 1991; 1985 nel 2001; 1925 nel 2011, 1930 nel 2018.
Origine e storia: Nei tempi più antichi si vuole che il suo nome fosse Vandra, dal nome del corso d’acqua che scorre nei pressi ed era uno degli abitati che erano pertinenza della Abbazia di S. Vincenzo al Volturno. Il Giustiniani vuole che il nome sia stato cambiato per via dei numerosi forni esistenti nell’agro che servivano alla cottura dell’uva che se ne produceva nella zona, il cui commercio era rinomato per la produzione di uva passa; altri vogliono che derivi dalla presenza di forni per la cottura di laterizi, ma quest’ultima potrebbe valere quanto l’altra. Il Ciarlanti, invece, vuole che Giovanni, abate di S. Vincenzo, abbia fatto venire abitanti da Valva, vicino Sulmona, per incrementare Fornello.
Il Masciotta ritiene che Fornelli fosse sorto ancor prima, nel IX secolo, e che il nome sia derivato da “Forum Cornelii”, (per sincope Fornelli) , come avvenuto per Forli e che il nome sia stato ripreso quando non piacque più quello di Vandra.
Poiché il paese subì diversi terremoti, specie quello dell’anno 847, è verosimile che l’abate di S. Vincenzo abbia fatto venire da Valva genti che portarono anche il culto di S. Domenico, molto venerato.
Nel X secolo, infatti, il comune è già chiamato Fornelli. Con tale nome è posseduto dalla Badia di S. Vincenzo al Volturno, come risulta dalla rivendicazione dell’abate, inviata all’imperatore Ottone II (il Rosso), reclamandone la restituzione da parte di Landolfo Conte d’Isernia, che se n’era impadronito con le armi. L’imperatore Ottone II , con rescritto del 10 ottobre del 981, ne ordinava la restituzione.
Altra usurpazione patì Fornelli durante il pontificato di Alessandro III, si apprende dal Ciarlanti, che trovandosi il papa nel Reame, l’abate si lamentò della usurpazione e che il papa ne fece ragione , facendolo rientrare nel possesso del castello.
Fino al 1443 non si hanno più notizie di Fornelli, forse per i continui avvicendamenti che si ebbero nel Reame, per cui cambiarono feudatari a seconda delle vicende politiche instabili.
Nel 1443 il feudo venne occupato con le armi da Francesco Pandone, il cui possesso fu legittimato in seguito, nonostante le lamentele dell’abate, il quale dovette soccombere o sottacere, nonostante le lamentele rivolte al papa.
La famiglia Pandone ebbe Fornelli in feudo fino al 1525, quando titolare del feudo fu uno della famiglia Galluccio dei signori di Longano e che per poco ne fu anche utilista un Dentice.
Nel 1648 ne fu titolare Vittoria Caracciolo, coniugata Dentice.
La famiglia Dentice proveniva da Amalfi ed era nota fin dai tempi svevi e Carlo Dentice nel 1647, vendette ai Carmignano, il feudo di Fornelli.
Della famiglia Carmignano si ricordano i titolari: Carlo , morto dopo il 1723 e Carlo (junior),succedutogli, ne fu intestatario e vivente nel 1797 e vissuto oltre il 1806, anno dell’entrata in vigore delle leggi per la eversione della feudalità. La famiglia Carmignano restaurò il castello. che aveva sei torri. Però c’è notizia di una settima torre, ma mancano documenti certi sulla sua realizzazione e datazione.
Con R.D. 21 maggio 1855 il titolo di Marchese di Fornelli competeva a Giulia Carmignano, figlia di Andrea e di Marianna Tufarelli e il palazzo marchesale, agli inizi del ‘900, è di proprietà della famiglia Laurelli.
Le cronache locali ricordano che il 4 aprile 1744, Re Carlo III di Borbone, giunse a Fornelli proveniente da Venafro e diretto a Rionero e Castel di Sangro, minacciato dall’avanzata delle truppe austriache.
Mentre il 16 aprile 1744, il Re Carlo III di Borbone, di ritorno da Rionero, giunse a Fornelli con il suo seguito e bisognevole di vettovagliamenti, i soldati si diedero a gravissimi disordini per procurarseli. Le cronache raccontano: ” Il Sindaco di Fornelli fu ammazzato a forza di bastonate da un soldato svizzero, non per altro motivo se non perché voleva da lui quattro zecchini e il povero sindaco non poté darglieli perché non li aveva. Quindi il barbaro soldato gli spaccò la testa e a forza di bastonate gli fe’ uscire un occhio”. Questo fatto fu narrato da mons. Giustino Galiani, il quale riferisce che il soldato non fu per nulla punito.
Durante la seconda Guerra Mondiale Fornelli fu vittima della repressione nazista, per le cui vicende il Comune è stato insignito, il 16 dicembre 1971, della medaglia di bronzo al V. M.
Durante la ritirata tedesca, dopo l’8 settembre ’43, essendosi un cittadino, ribellato, ad un soldato tedesco uccidendolo, per la requisizione di animali suoi ed altre razzie che i tedeschi operavano sul territorio, le SS, per rappresaglia, catturarono alcune decine di cittadini, tra i quali l’intera giunta comunale e li caricarono su due automezzi. Alcuni riuscirono a fuggire e a nascondersi, quelli che viaggiavano su una camionetta, sulla quale c’era il sindaco, l’arciprete e i consiglieri, furono fatti scendere e impiccati. Costoro rispondono ai seguenti nomi:avv. Giuseppe Laurelli, potestà, don Antonio D’Ambrosio, parroco, Giuseppe Castaldi,Vincenzo Castaldi, Celestino Lancellotta, Domenico Lancellotta e Michele Petrarca, tutti liberi cittadini innocentemente impiccati il 4 ottobre 1943, in contrada Castello, ove sorge il monumento ai Martiri di Fornelli. I cittadini di Fornelli, per non dimenticare, ricordano il grave eccidio, nella serata del 3 ottobre di ogni anno, con una fiaccolata. Questi sono stati da me ricordati nella Chiacchierata fatta al Dopolavoro Ferroviario di Campobasso per ricordare i fatti della Liberazione, come dal mio sito al limk<:https://www.ugodugo.it/liberazione-al-dopolavoro-ferroviario-di-campobasso?start=5.
Notizie ecclesiastiche:Fornelli nelle origini appartenne alla diocesi dell’Abbazia di S. Vincenzo al Volturno, poi a quella d’Isernia. Agli inizi del XVIII secolo mons Terzi, vescovo di Isernia, ne fece cessione alla Badia Cassinese alla cui diocesi fu iscritta fino al 21 marzo 1977, quando la diocesi di Venafro-Isernia acquisì Fornelli dalla Abazia benedettina di Cassino.
Fornelli comprende una sola parrocchia intitolata a S. Michele Arcangelo e il patrono del paese è S. Pietro martire, che si festeggia il 29 aprile. Le chiese sono:
S. Michele arcangelo, di antica fondazione, divisa in tre navate e ciascuna a tre archi, complessivamente larga m 13, lunghe m 21, alta m 9.
Di pregevole annovera l’altare maggiore in marmi policromi,.la statua del titolare e tre tavole del XVIII secolo, restaurate di recente. L’edificio ha subito diversi restauri.
S. Pietro martire, danneggiata dal terremoto del1982, riparata, non presenta opere di pregio.
S. Maria delle Grazie, ubicata in contrada Chiuselle, a circa tre chilometri dall’abitato, è una cappella.
Assunta, Cappella che ha dato nome alla omonima Confraternita, che ha sede nella parrocchiale.
Madonna Addolorata,, di fondazione ignota e sede di un oratorio.
Annunziata, cappella della famiglia Lancillotta.
Altro:All’interno del Centro storico degno di visita è senz’altro il Castello che mostra ancora la cinta muraria, l’arco della porta d’ingresso al paese, le torri circolari. La piccola Cappella della famiglia Laurelli. Le fornaci del primo piano del castello. Molte sono le manifestazioni che si tengono in paese, come la festa dell’uva, a settembre, i cui carri richiamano visitatori, anche per i giochi popolari ad essa legati; il Sabato Santo, prima di Pasqua, si accende un grosso falò davanti alla chiesa di S. Pietro; mentre il Lunedì in Albis c’è la rappresentazione del Volo dell’Arcangelo.. Altra manifestazione è rappresentata dal Fornelli Cabaret Festival (una sorta di corrida, dilettanti allo sbaraglio).
Nei giorni del 13 e 14 agosto si svolgono le Giornate del Borgo, di cui sono state celebrate già XVI edizioni. Questa è una bellissima rievocazione storica, vero teatro a cielo aperto, con personaggi e comparse in abiti d’epoca che sfilano per il paese. Prima della manifestazione, la porta d’accesso al borgo, là dove la posrta si apre con un arco gotico, è chiusa e non è permesso l’accesso, però quando il corteo aperto con araldi, bandiere e stendardi e con i nobili signori arriva sul ponte levatoio, davanti all’arco, la porta si apre, tra la meraviglia del numeroso pubblico plaudente.
La gastronomia è ottima ricca di piatti a base di agnello, capretto e maiale, tra i quali segnaliamo i seguenti, propri del luogo: taccunellǝ e fasciuolǝ ( pasta fatta in casa a forma di parallelogramma più o meno quadrati e fagioli di antiche varietà locali, pasta che è ottima anche con i ceci); sciurǝ
dǝ chǝcoccǝ kǝ la pastélla fritti; suffrittǝ (soffritto di fegatini di agnello o capretto con patate e peperoni e salsa di pomodoro, speziati con peperoncino). Tra i primi piatti troviamo sempre pasta fatta in casa condita con ragù di carne, oppure con funghi della zona e i tartufi, di cui se ne fa anche una sagra. Tutti accompagnati con i vini locali, già noti nei tempi antichissimi.
I dolci sono rappresentati da: fricchi di pastafrolla fritti; pastiera di riso, sciadunǝ (fiadoni); c cicerchiata di Natale; rǝ sciusciǝ ( fatti con impasto di pane e patate, fritti e spolverati con zucchero). Ottimo è l’olio extravergine di oliva, i vini, i tartufi e le varietà locali di legumi, specie in via di estinzione.
Il luogo offre la vista di molti paesaggi ameni e passeggiate sulle Mainarde, nella zona del Parco di Abruzzo, Lazio e Molise. Inoltre nei paesi vicini si possono visitare musei locali, come quello della Guerra di Rocchetta al Volturno.
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