GAMBATESA (CB) m 468 s.l.m.
Pop.:1359 nel 2019; Sup. Kmq 43,69; Dens. 31,11. Patrono: San Bartolomeo.
Popolazione negli anni:fuochi: 332 nel 1545; 346 nel 1595; 370 nel 1669; abitanti: 1691 nel 1780; 2903 nel 1835; 2947 nel 1861; 3406 nel 1901; 3689 nel 1911; 3241 nel 1936; 3164 nel 1951; 3039 nel 1961; 2483 nel 1971; 897 nel 1991; 689 nel 2011; 609 nel 2018.
Origine e storia:Il nome trae origine, forse, da un difetto fisico di uno dei primi signori appartenenti alla famiglia Pietravalle, di cui conosciamo Riccardo di Pietravalle che nel 1284 è signore di Gambatesa, sotto la tutela dello zio Francesco Santangelo, signore di S.Angelo in Grotte..
Sappiamo pure che nel territorio c’erano due insediamenti distanti tra loro circa tre chilometri: uno era appunto l’embrione dell’abitato di Gambatesa e l’altro quello del casale con convento di S. Pietro di Vipera, laddove è esistito anche un edificio sacro intitolato a S. Barbato; luogo che era appartenente o a beneficio dell’abazia di S.Vincenzo al Volturno. A tal prova , Franco Valente, architetto e storico dell’Arte, autorevole, cita in Il Castello di Gambatesa Edizioni ENNE Campobasso 2003,una nota di Francesco Rossi, storico di Campodipietra, del seguente tenore :”1330.Domina Margarita da Gambatesa consoris viri nobilis Riccardi Caraccioli, et filia quod Riccardi de Gambatese, casale siti Joannis in Gulfo, castrum Monitorii, castrum Tofarie et Vipera pro quibus litigant”. Il Valente dichiara che, sul Toppo di Vipera, non ha trovato traccia dell’antico castrum. Però io ricordo che della località me ne parlava un amico di Riccia, ora scomparso, tale Ferdinando Fanelli, il quale da ragazzo trascorreva ivi periodi di vacanza presso il nonno che lavorava i terreni , laddove c’era una masseria sorta sui resti di una chiesa di un antico casale e raccontava pure che il nonno attingendo acqua dal pozzo avrebbe tirato su un reperto sacro; se non ricordo male, pare che nella stalla su un muro ci fossero tracce di qualche vecchia figura. Inoltre il terreno durante l’aratura, tirava fuori anche materiale di vecchie mura e pezzi di terracotta.
Inoltre il vaalente a pag. 30 della citata opera dice che “ alcuni documenti della Cronaca di S. Vincenzo fanno riferimento ad una “ cellam Sancti Petri in Vipera cum ipso casale Leonis” che di sicuro si riferisce al nucleo monastico di Vipera e che fu definito per l’appunto Castrum Vipera da Paolo Diacono per una donazione del 1070 con la quale il Conte Nubilo concede all’abate di S. Vincenzo. Quanto detto e quanto poi nel capitolo successivo scrive il Valente a proposito della chiesa di S.Barbato conferma quanto asserito dall’amico fanelli e dimostra pure che Gambatesa era già abitata in periodo longobardo. Di preciso come venisse chiamato nel primo periodo non lo sappiamo, però sappiamo che in seguito prese il nome da uno dei suoi feudatari.
RIccardo di Pietravalle e Riccardo di Gambatesa sono la stessa persona, che ebbe per moglie Sibilla della Marra, da cui ebbe due figli Berardo e Bartolomeo, il secondo fu titolare di Salcito.
Riccardo di Gambatesa , uomo scaltro, affermatosi come abile conduttore di eserciti e abile diplomatico ebbe incarichi importanti in epoca angioina.
Infatti quando prevalsero i guelfi sui ghibellini nella Repubblica di Genova, il governo dello Stato genovese chiese aiuto al Re Roberto d’Angiò e poiché i milanesi Visconti mal tolleravano l’intervento angioino, spedirono Marco Visconti con un forte esercito per assediare Genova. Ma le truppe di Re Roberto condotte da Riccardo di Gambatesa diedero una sonora batosta alle truppe milanesi condotte dal Visconti.
In seguito Castruccio Castracane signore di Lucca, volle tentare lui la sorte mancata al Visconti e andò ad assediare Genova con un forte esercito e anche lui dovette battere in ritirata per grave perdita di uomini e di denari.
In seguito ai tanti successi Re Roberto volle ricompensare Riccardo con molti feudi in Capitanata e lucrosi ufici a Corte.
Nel 1323 egli fu scelto, insieme al Conte d’Ariano, dal Re per trattare il matrimonio fra il Duca di Calabria, erede al trono, e Maria di Valois, matrimonio che venne felicemente celebrato.
A tutto il XIV sec signori del feudo di Gambatesa furono i discendenti di Riccardo, che usarono indifferentemente il nome Pietravalle e Gambatesa nei loro affari.
Nel 1399 Re Ladislao di Durazzo privò il feudo a Pierpaolo di Pietravalle e lo concesse a Luigi Galluccio, Maestro portolano di Terra di Lavoro e Contado di Molise.
Nel 1484, trovandosi Gambatesa giacente presso il demanio, Re Ferrante lo concesse ad Andrea di Capua, duca di Termoli, a cui successe il figlio Ferrante, il quale nel 1588 vendette il feudo di Gambatesa a Francesco Lombardo, ricco proprietario di Troia.
Francesco Lombardo morì nel 1605, lasciando erede la nipote Francesca Lombardo.
Francesca Lombardo ebbe marito Antonio Mendozza della famiglia di Berardino Mendozza, che fu viceré di Napoli nel biennio 1555-56 ,di cui la famiglia possedeva molti feudi ed avevano il titolo di Principe di Melito e Marchese della Valle Siciliana.
Donna Francesca Lombardo vendette nel 1631 Gambatesa a Vespasiano Nardo per 36.000 ducati.
Poco dopo, il Nardo vendeva il feudo a Giulio Cesare de Regina, duca di Pesche
Dopo la morte di Maria Vincenza de Regina, Gambatesa fu esposta all’asta e venne aggiudicata a Giuseppe Ceva Grimaldi, marchese di Pietracatella.
Questa famiglia rimase signora di Gambatesa fino alla eversione della feudalità.
.Notizie ecclesiastiche: Gambatesa dalle origini è stata pertinenza dell’Archidiocesi di Benevento; poi passata alla diocesi di Bojano- Campobasso con decreto della Sacra Congregazione per i Vescovi n.122 del 21 gennaio 1983 ed ha una sola parrocchia intitolata a S. Bartolomeo apostolo che ne è pure il patrono. Le chiese sono:
San Bartolomeo apostolo:di antichissima data, è stata restaurata per vetustà tra il 1887 e il 1891; è a tre navate e misura 34 m di lunghezza per 16 m di larghezza. I preziosi lavori marmorei sono opera del Perrone di Napoli..
San Nicola: fino al 1653 era officiata dai monaci francescani dell’annesso convento Nel 1695 fu restaurata per grave deperimento e rinnovata , il cardinale Orsini (poi papa Benedetto XIII) vi fece trasferire le suppellettili della Chiesa Matrice di S. Niccolò ed intitolò a questo santo la chiesa che prima era di S. Sebastiano. Possiede una tela raffigurante “L’Eterno Padre” inquadrata in una ricca cornice di fine intaglio. Inoltre custodisce un crocifisso bizantino.
Purgatorio:è l’edificio religioso più antico nell’abitato, con dignità abaziale. Un tempo era dedicato al SS. Salvatore; dal 1751 porta il nome attuale. Lesionata in più parti e restaurata, fu riaperta al culto nel 1907-
Mariaa SS. della Vittoria: a circa un paio di chilometri dal paese, un tempo era un convento pertinenza dei Canonici Regolari Lateranensi del SS. Salvatore, ma dopo la soppressione di Urbano VIII, deperì ed ebbe bisogno di restauro. Restaurata nel 1707, isolata dal convento, ha un bel portale con un agnello crucifero nella lunetta ed altri simboli religiosi. Si celebra una festa all’Assunta con affluenza di popolo.
Altri interessi: Molte sono le tradizioni della gente di Gambatesa, ma la più importante è quella delle “Maitunate” che la notte del 31 dicembre si cantano per le strade del paese, con affluenza di pubblico del Molise e delle vicine regioni
La festa di S. Giuseppe con la rappresentazione della Sacra Famiglia e con la tavola delle 13 portate; una processione degli animali il 13 giugno; l’ultima domenica di luglio c’è la festa delle traglie.
Ogni anno si tiene il Festival della Canzone Dialettale..
E , infine, la visita al Castello, uno dei più curati del Molise, dove si possono ammirare opere ed affreschi di Donato Decumbertino (del 1550), tra le quali, forse pochi lo sanno, c’è una bellissima raffigurazione della Basilica di San Pietro prima che fosse costruito il colonnato, in cui è visibile lo stato dei luoghi davanti al sagrato, evidentemente il pittore,eraa uno che fu allievo dei Maestri che affrescarono .la basilica. L’affresco è importante, dopo che ho scoperto che i romani non sanno di preciso cosa ci fosse al posto del colonnato e dell’ampia piazza, ritenendo che lì avrebbe potuto esserci qualche opera dell’antichità.
Uomini illustri:
Giovanni Martino Eustachio, fu un medico famoso del XVI secolo, contemporaneo di Bartolomeo Eustachio ( non sappiamo se ci fosse con lui qualche lontano vincolo di parentela) sommo anatomista nativo di Sanseverino Marche e morto nel 1574, della cui opera ha trattato il dott Guglielmo Bilancini di Roma nel 1910. Il nostro ha pubblicato pure diversi lavori, tra cui: “Vita di Claudio galeno pergamene”, con dedica al duca Ferrante di Capua e” Introductio, sivo medicus etc” e “De medicinae antiquitate”.
Pietro Paolo Eustachio, vescovo di Bojano.
Giovan Tommaso Eustachio, vescovo di Larino.
Prosdocimo Rotondo: nato a Gambatesa il 14 aprile 1744 (o 1753?) valente avvocato del Foro di Napoli, con numerosa clientela proveniente dalla Puglia e dal Contado di Molise. Nel 1799 quando i francesi entrarono in Napoli e proclamarono la Repubblica il Nostro fu chiamato a farne parte del Governo, presieduto da Loubert, quale rappresentante del Contado di Molise,;
Il Cuoco, nel suo Saggio storico, riferisce che la sua elezione suscitò non poche invidie, per cui, accusato di giacobinismo e di cattiva amministrazione da tale Nicola Palomba di Avigliana in Basilicata, che peraltro non lo conosceva neppure, allora egli si dimise dall’incarico, nonostante avesse smascherato il suo calunniatore, in attesa di avere un giusto processo nel quale egli avrebbe dimostrato la sua integrità morale. Nel frattempo ci fu la restaurazione monarchica e il Re Borbone lo fece arrestare e lo fece impiccare con gli altri giacobini, il 30 settembre 1799 in Piazza Mercato.
La città di Campobasso gli ha dedicato una strada.,