GUARDIALFIERA (CB) m 274 s.l.m.

Pop.:992 nel 2019; Sup. Kmq 43,53; dens. 22,79. Patrono: San Gaudenzio.
Popolazione negli anni: fuochi:118 nel 1532; 120 nel 1545; 103 nel 1561; 104 nel 1595; 109 nel 1648; 68 nel 1669; abitanti: 1084 nel 1780; 1368 nel 1795; 1200 nel 1800; 1403 nel 1835; 1285 nel 1841; 1848 nel 1861; 1906 nel 1881; 2122 nel 1901; 2224 nel 1911; 2093 nel 1931; 2126 nel 1936; 2330 nel 1951; 1966 nel 1961; 1330 nel 1971; 1223 nel 1981; 1154 nel 1991; 1171 nelk 2001; 1120 nel 2011; 992 nel 2018.
Origine e storia:Molte congetture sono state fatte dagli storici sull’origine del nome, ma tra le tante la più plausibile è quella che vorrebbe derivasse dalla parola “Guardia”, cioè custodia e “ Alfiero” cioè il nome del monte che sovrasta l’abitato; nome che in seguito diventerà Guardialfiera.
Ma non meno credibile potrebbe essere derivante dalla parola “Guardia” degli “Alfieri”, vale a dire dei territori appartenuti ad Adalferio, signore di Larino agli inizi degli anni Mille; da cui potrebbe essere derivato anche il nome del Monte.
In epoca longobarda Guardialfiera è dominio del ducato di Benevento e fu feudo degli Adalferii, da cui probabilmente abbia preso il nome.
Dell’epoca normanna non ci sono notizie certe, ma potrebbe essere stata giacente al demanio, quale sede vescovile.
Nel periodo svevo Guardialfiera fu feudo dei Conti di Molise
Nel periodo angioino essa fu feudo della famiglia Soliaco, di origine francese, venuta al seguito di Carlo I; mentre durante il regno di Carlo II d’Angiò Guardialfiera apparteneva a Filippa di Miliaco , vedova di Ugone de Soliaco; la quale in seconde nozze si unì in matrimonio con Enrico di Valdemonte , utilista di Larino, il quale pure le premorì ed ella passò in terze nozze con Filippo di Fiandra, vedovo d Matilde di Cortiniaco, signora di Chieti.
A lei successe il figlio Giovanni de Soliaco , che sposò Taommasina di Sangro.
A questi successe il figlio Ugolino , al quale dopo pochi anni la regina Giovanna I confiscò il feudo per avere egli parteggiato per il re ungherese, suo avversario alla successione al trono.
Dopo il 1350 e non più tardi del 1380 Guardialfiera è dominio della Contea di Montagano ed ha gli stessi titolari..
Nel 1381 Carlo III di Durazzo assegnò Guardialfiera alla propria consorte , regina Margherita, che lo tenne per sé per circa dieci anni, fin quando lo vendette a a Iacopo di Marzano , la cui famiglia era signora di Tufara.
Nel 1550 il feudo appartiene a Vincenzo di Capua, che lo vendette a Domenico de Blasiis; a cui successe il figlio Giambattista , deceduto nel 1636, senza prole.
Tornata al Demanio, fu assegnato ai titolari di Lupara. Nel 1793 con atto per notar Vincenzo de Rosa di Napoli, Alessandro Vincenzo Pignone del Carretto vendette Guardialfiera a Costantino Lamaiitre, il quale fu ultimo signore di Guardialfiera, con titolo marchesale
Ex feudi:
S. Nazario, abitato fino al XVII secolo, di cui se ne ha menzione nella Situazione Fiscale del 1669; aveva un arciprete che aveva partecipato ai sinodi degli anni 1529 e 1581.
Il suo agro confinava con Castelluccio Acquaborrana (Castelmauro) ed aveva un feudo detto “Frassino” a confine con Palata. Il feudo fu acquistato dall’università di Guardialfiera nel 1564, notizia che fu scolpita su una pietra murata nella Cattedrale, lapide che si ruppe nel 1845 quando fu danneggiato anche il campanile della chiesa. Qui, in tempi molto remoti esisteva anche un piccolo Convento.
S. Martino del Monte, questo feudo, ubicato verso Lupara, era abitato da coloni del luogo, aveva una propria chiesa arcipretale , il cui titolare pure partecipò ai sinodi del 1529 e 1581.
Monte Peloso, piccolo feudo che faceva parte di S. Nazario. Fino al XIX secolo si notavano ancora ruderi di costruzioni difensive.
S. Giovanni in Silvis, casale in località Santoianni, era abitato nel XVI secolo ed era pertinenza del Capitolo della Cattedrale.
Badia di S. Maria in Civita, detta pure “Bazia” , sulla mulattiera che da Guardialfiera conduceva a Casacalenda, vi sorgeva un complesso monastico. Il monastero era già abbandonato nel XV secolo.
S. Maria in Civita, questo feudo è incuneato nell’agro di Casacalenda e confina con il fiume Biferno.
Era un feudo ecclesiastico, probabilmente pertinente alla Badia omonima, era posseduto dai Conti di Montagano e non si hanno notizie sugli abitanti dopo il XV secolo. Il feudo fu venduto nel 1540 da Vincenzo di Capua ad Antonio Ametrano, utilista di Casacalenda.
Il possesso del feudo fu oggetto di una causa di rivendicazione promossa dall’università di Guardialfiera che si concluse nel 1809 a favore dell’università.
Notizie ecclesiastiche:Guardialfiera fu sede di diocesi dal 1061 fino al 1818. istituita da papa Alessandro II, pare come guiderdone per l’accoglienza mostrata a papa Leone IX.
Tra i titolari della diocesi ricordiamo i vescovi: Pietro che nel 1071 partecipò al sinodo di Montecassino; Luigi che consacrò la chiesa parrocchiale di Castelbottaccio insieme al vescovo di Trivento; Alazio che partecipò al Concilio Lateranense del 1179; Giovanni Cardello che favorì i lavori della Cattedrale; ultimo Filippo Speranza che fu l’ultimo titolare della diocesi.
Ha una sola parrocchia intitolata all’Assunta e il patrono è S.Gaudenzio. Prima del 1905 il patrono era S. Rocco.
Le chiese sono:
S. Maria Assunta, è la parrocchiale ed ex Cattedrale, situata al centro del paese, in stile longobardo, è antichissima, risalente all’XI secolo, ma pare eretta su resti di un tempio più antico; è ricca di motivi ornamentali, molti dei quali scolpiti sulla “Porta Santa”, che una volta veniva aperta il 2 giugno di ogni anno, fatta eccezione per quelli in cui la funzione viene celebrata nella Basilica Vaticana; oggi pare che si aprisse in occasione del Giubileo..
Restaurata nel 1477 e nel 1553, mons. Cardillo ordinò la decorazione del soffitto e del battistero. Altri lavori furono eseguiti negli anni successivi, compresi quelli per la ricostruzione del Campanile. L’unica nave è lunga m 24, larga m 12 e alta m 15. Sotto il pavimento furono seppelliti i cadaveri. Di recente è stata anche scoperta una cripta.
S. Giuseppe, è una Cappella, una volta dedicata a S. Michele.
Uomini illustri: Francesco Jovine, nato a Guardialfiera il 9 otobre 1902 da Angelo, agricoltore, e da Amalia Loreto, dopo i primi rudimenti nel suo paese natale, si trasferì a Larino per frequentare l’istituto Tecnico Agrario, che presto abbandonò per la sua passione per gli studi umanistici.
Si trasferì a Velletri dove si iscrisse alla Scuola Magistrale e poi a Città Sant’Angelo, dove si diplomò nel 1918, dedicandosi,poi, all’insegnamento in alcune scuole private.
Dopo il servizio militare , conseguì l’abilitazione magistrale nel 1923 e insegnò per un paio d’anni nella scuola elementare di Guardialfiera.
Nel 1925 si trasferì a Roma dove si iscrisse alla facoltà di magistero, conseguendo il titolo in Vigilanza Didattica. In questo periodo si interessa degli studi filosofici di Benedetto Croce e di Giovanni Gentile. Conosce la pedagogista Dina Bertoni, se ne innamora e la sposa.
Cura una rubrica letteraria per le riviste “Italianissima” e “ I diritti della scuola”.
Avvicinatosi al marxismo, nel 1937 si allontanò dall’Italia per andare ad insegnare a Tunisi e poi a Il Cairo. Nel 1940 rientra in Italia e collabora con diverse riviste giornalistiche e con i quotidiani “Il Mattino” di Napoli, “Il Giornale d’Italia”.
Dopo l’8 settembre aderì alla resistenza. Si spense a Roma il 30 aprile del 1950, pochi mesi prima di ricevere il prestigioso Premio Viareggio per il suo romanzo “Le terre del Sacramento”.
Francesco Jiovine ci ha lasciato queste sue opere:
Un uomo provvisorio (1934)
Ladro di galline (1940)
Signora Ava, Tumminelli editore, Roma 1942
Il pastore sepolto, Tumminelli editore Roma, 1945
L’Impero in provincia, Einaudi editore Torino, 1945
Tutti i miei peccati, Einaudi Editore Torino, 1948
Le terre del sacramento, Einaudi editore Torino, 1950
Racconti Einaudi Editore Torino, 1960
Viaggio in Molise, Enzo Nocera editor Campobasso, 2001
Ragazza sola, Edizioni Enne campobasso, 19987.
Altro:Una visita alla chiesa di S.Maria Assunta è d’obbligo, come pure una bella passeggiata sulle rive del Lago Liscione, lago ricco di trote, carpe, anguille. Durante l’anno molte sono le manifestazioni culturali organizzate dal Parco letterario Molise 2000, fondato e animato dal dinamico Vincenzo Di sabato. A maggio si organizza una mostra d’arte contemporanea e a ottobre la Giornata Mondiale della Poesia.
La cucina locale è ottima e presenta tra le specialità torcinelli ( involtini di interiora di agnello), agnello alla brace e primi piatti con paste fatte in casa. Guardialfiera da sempre è stata famosa per i suoi ortaggi, specie piselli freschi, fave fresche, insalate e frutti di ogni genere.
La “miscischia” è altra sua specialità e consiste in un cosciotto di ovino essiccato simile al prosciutto di maiale.
Quaando il lago Liscione va in magra, è ancora possibile vedere affiorare l’antico ponte S. Antonio, detto anche il Ponte di Annibale, capolavoro dell’architettura romana.
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