GUGLIONESI (CB) m 369 s.l.m.

Pop.:5202 nel 2019; Sup. Kmq 100,95; Dens. 52. Patrono Sant’Adamo Abate.
Popolazione negli anni:fuochi:379 nel 1532; 432 nel 1545; 546 nel 1561; 491 nel 1595; 400 nel 1648; 240 nel 1669; abitanti: 3000 nel 1795; 3470 nel 1835; 5119 nel 1861; 5103 nel 1881; 7171 nel 1901; 7482 nel 1911; 6222 nel 1931; 6910 nel 1936; 8007 nel 1951; 6731 nel 1961; 5821 nel 1971; 5758 nel 1981; 5464 nel 1991; 5156 nel 2001; 5449 nel 2011; 5148 nel 2018.
Origine e storia: L’origine del nome viene dalla mitologia, che narra, per farla breve, da un rapporto avuto tra Giove e Semele, da cui nacque Bacco e che fu mandato nella città di Niso a trascorrervi la fanciullezza. Ebbene poiché il nostro luogo è ricco di vigneti e trovasi su un colle, da ciò deriva la sua prima denominazione in “Colle di Niso”: Altri vogliono, invece, che la sua prima denominazione fosse “Colle di Dioniso” per il fatto che si celebrassero le feste dedicate a Dioniso con riti osceni, come nell’antica Grecia.Altri, il sacerdote Rocchia, vuole che il nome derivi da “Gulie- nisis”, cioè “Vittoria di Guglielmo” che poi diviene “Guglinices” , in dialetto “Uojjenisce”.
Non si distacca da questa ipotesi il Fraccacreta, solo che ritiene che “Guglia” fosse perché posto appunto sulla cima di un colle.
Nell’anno 939 è menzionato “Guglionisium”, come pure in un diploma del 1421. mentre nel 1591 è detto in un documento “Guillenagi”.
In epoca longobarda Guglionesi ha gli stessi feudatari di Termoli.
Nel 1060 Roberto il Guiscardo e suo fratello Ruggiero assalirono Guglionesi, mentre ne era signore Galterio, che fu fatto prigioniero insieme alla figlia e fecero di Guglionesi capoluogo di Contea ed ebbe feudatari i Conti palatini di Bassavilla.
Nel catalogo Borreliano titolare di Guglionesi è Rainaldo de Porcelet e alla sua morte l’universtà fu devoluta al demanio con Termoli, S. Martino in Pensilis, Larino, Montorio, Montenero di Bisaccia (vedi Magliano).
Nel secolo XIV , nel primo quarto, Roberto d’Angiò concesse Guglionesi al fratello Pietro Conte di Gravina, ultimogenito di Carlo II. Alla morte del Principe Pietro, caduto in battaglia a Montecatini, successe la figlia Agnese, andata sposa a Giovanni di Durazzo. Agnese ebbe tre figli: Carlo, Luigi,e Roberto; di questi Carlo fu cognato della regina Giovanna I e alla morte della madre Agnese, nel 1354, la regina Giovanna I concesse Guglionesi alla principessa Giovanna di Durazzo figlia del predetto Carlo, in occasione delle nozze con Roberto Conte d’Artois.
Quando Carlo III si proclamò re di Napoli e fece assassinare la regina Giovanna I nel castello di Muro in Basilicata, fece prigionieri anche Roberto d’Artois e Giovanna di Durazzo e li fece rinchiudere in Castel dell’Ovo in Napoli e quindi assassinati, Guglionesi fu devoluta al demanio e nel 1400 Re Ladislao la concesse in feudo a a sua sorella principessa Giovanna, la quale poi gli successe al trono nel 1414. La regina Giovanna II conservò il feudo a titolo personale come risulta da un diploma del 20 luglio 1421, col quale sottraeva Guglionesi ad altre terre d’ingerenza di Alfonso d’Aragona. La regina Giovanna II morì nel 1435 e Guglionesi tornò al fisco.
Il suo successore Renato d’Angiò concesse Guglionesi in feudo a Giacomo Caldora, il famoso luogotenente di Attendolo Sforza e alla sua morte avvenuta nel 1439 gli fu erede il figlio Antonio.
Durante la guerra di successione al trono essendo stato battuto nella battaglia di Sessano , il Caldora perse il feudo di Guglionesi, la cui università giacque al demanio per diversi anni, fin quando fu assegnata alla famiglia Cavaniglia, di origine spagnola, che fu pure feudataria di Provvidenti.
Nel 1465 rRe Ferrante I assegnò Guglionesi con altri feudi in dote alla propria consorte Giovanna d’Aragona, che ne fu utilista fino al 1507, quando, rimasta vedova, aveva permutato i suoi feudi con quello di Castellammare .
Nel 1507 Guglionesi fu assegnata ad Andrea di Capua, duca di Termoli, la cui discendenza conservò il feudo fino alla morte di Maria di Capua, avvenuta nel 1602, quando Ferrante di Capua la vendette a Girolamo da Ponte, a cui successe il figlio Giambattista che lo vendette a per 18.000 ducato al duca di Celenza Giovanni Battista Caracciolo.
In tale occasione Guglionesi pensò di reclamarsi al demanio ed iniziò un lungo periodo di battaglie legali, che si risolsero nel 1616, quando il R.S. Consiglio decretò la messa in vendita dopo apprezzo del tavolario Pinto.
Guglionesi divenne feudo diella famiglia Caracciolo di Celenza ed ebbe i seguenti titolari: Giambattista, Giulio Cesare, Giambattista figlio di Giulio Cesare, Giuseppe, Alfonso, Giambattista, Cosima che morì nel 1764, a cui successe il figlio Carlo cesare d’Avalos, a cui successe il figlio Francesco, ultimo titolare, in conseguenza dell’entrata in vigore della legge sulla eversione della feudalità.
Microstorie locali:
Nel 1566 Alì Pascià fece delle scorrerie sulle coste adriatiche attaccando Francavilla, Ortona, S. Vito, vasto, Termoli, Guglionesi e Serracapriola,; le ciurme turche misero a sacco le popolazioni, riempiendo le galere di quanti più uomini potessero contenere. In aiuto delle popolazioni salpò dalla Sicilia il Viceré Don Garzia di Toledo, da messina con 85 legni metendo in fuga il Pascià che voleva attaccare Tremiti, ma vista la mala parata fuggì nel suo paese, metendo al sicuro il bottino e le donne rapite.
Nel 1832 Re Ferdinando visita Guglionesi e in tale occasione concede al Capitolo l’uso delle Insegne maggiori della cappa magna, dello stolone e dell’anello.
Nel dicembre del 1847 una colonna mobile spedita dal governo per tenere a bada i liberali stanziò in Guglionesi, dopo aver sostato a lungo in S. Martino in Ppensilis. Al comando c’era il Colonnello Raffaele Cutrofiano.
Nel 1799, il 13 marzo Guglionesi fu invasa dai francesi, il cui Comandante convocò il popolo nella Chiesa di santa Maria Maggiore nel giorno successivo impose a ll’università il pagamento di 600 ducati da reperire entro quattro ore, pena il saccheggio in caso di inadempienza. La taglia fu pagata e la milizia andò via.
Ex feudi:
Serramano, era ubicato a confine con Montecilfone e Montenero, ed era di pertinenza del duca di Celenza.
Salicete, qui vi era l’antico mulino della università detto Casa Francia o Casafrangia, venduto al duca di Celenza.
Casafrancia, adiacente a salicete fu posseduto dai Conventuali di Guglionesi e poi dai Celestini della Badia di Tremiti. L’università di Guglionesi lo vendette nel 1621 al Duca di Celenza.
La Guardata, a sinistra del torrente Sinarca, fu ugualmente ceduto al Duca di Celenza.
Portella, faceva parte di Petacciato.
Biografia: Angelo Maria Rocchia, natro a Guglionesi il 2 febbraio 1830 da Domenico e da Anna Maria Fasani, morì il 20 novembre del 1907, fu arciprete di S. Maria Maggiore e pubblicò in Napoli “Cronistoria di Guglionesi e delle tre gloriose traslazioni di S. Adamo suo protettore” opera ricca di di molte notizie riguardanti la storia del paese, seppure non mancano di fantasticherie dirette ad inorgoglire vanamente la storia locale.
Notizie ecclesiastiche: Guglionesi appartiene alla diocesi di Termoli fin dall’antichità, ma si vuole che essa fu sede di episcopio e che la stessa sede di Termoli derivi dall’antica Uscosio, di cui “se ne parla in “Storia critico.cronologico-diplomatico dell’Ordine Cartusiano “ del Tromby, che Guglionesi ha sempre reclamato, ma senza successo.
Una volta aveva tre parrocchie, ora ne ha una sola, intitolata a . Santa Maria Maggiore, (prima era intitolata a S. Nicola); il patrono del Comune è S. Adamo abate, la cui festa si celebra il 3 giugno. Le chiese sono:
S. Maria Maggiore, di antichissima fondazione , ricostruita interamente per volontà del suo primo conquistatore normanno; crollata e ricostruita nuovamente nel 1186 a spese dell’università, che ne ebbe il juspatronato con diploma del 20 novembre 1195 della Regina Costanza imperatrice, juspatronato attivo fino al 1313.
Più volte restaurata e riedificata in seguito al terremoto del 1746. Misura all’interno m 36 di lunghezza, m 23 di larghezza e m 19 di altezza. In essa pregevole è l’altare detto “della Cena” costruito dai fratelli Monti nel 1795 con figure ed ornati di ottima fattura; la statua del Santo Patrono in argento eseguita da Alessandro Nelli di Roma, statua benedetta da papa Leone XIII.
Il corpo di S. Adamo, nativo di Petacciato, laddove fu sepolto, fu traslato in Gugliones, in questa chiesa, il 3 giugno 1102 e depositato nella cappella di S. Pietro martire. Nel 1153 i fedeli vollero una copia del busto del santo, in rame e la commissionarono a Nicola di Guardiagrele, che ne fece uno con la testa in argento con inserite nel cranio alcune reliquie del santo.
Questa Santa Effigie fu saccheggiata nel 1496 dai francesi, credendola d’oro, Portatala a Campobasso, la fecero esaminare e, avendo saputo che non era d’oro la abbandonarono, ma i campobassani la custodirono in una chiesa e dopo, a richiesta dei fedeli di Guglionesi la restituirono e così il busto di S. Adamo tornò nella Chiesa di S. Maria Maggiore.
Nel 1567 il corpo di S. Adamo fu profanato dai saraceni che lo portarono via.
La chiesa all’esterno presenta i caratteri di stile romanico e diversi particolari barocchi e all’interno una “Ultima cena” di Ferdinando Castiglia del 1795; opere di Michele Greco del ‘500; una tela raffigurante S. Adamo di Pietro Bardellino del 1786; inoltre si possono ammirare affreschi del XIV secolo ed altri arredi di gran pregio. La cripta di S. Adamo, è ciò che resta maggiormente della chiesa originaria.
S. Nicola, antica chiesa parrocchiale, più volte danneggiata e ristrutturata, distrutta dai terremoti e riedificata, solo nel XVIII secolo fu definitivamente ripristinata, conservando lo stile romanico originario, mentre all’interno furono inseriti elementi barocchi.
Nel 1972 venne riportata alla luce la cripta.
Sul portone d’ingresso è raffigurato un grifone, mentre nella parte posteriore si erge la torre campanaria.
All’interno si notano diversi dipinti pregevoli, uno dei quali rappresenta S. Nicola.
La credenza popolare accomuna questa chiesa a quelle della leggenda del Re Bove, che si vuole, dovendo sposare una sorella, gli fosse ordinato di costruire in una sola notte novantanove chiese in modo che ciascuna guardasse l’altra; di questa fa parte anche S. maria della Strada in matrice e S. Giorgio di Campobasso.
S. Antonio di Padova, una volta faceva parte del Convento di S. Francesco d’Assisi, edificata nel 1410, unita al convento francescano, che fu soppresso nel 1809 e passato dal Demanio, nel 1818, alla Mensa Vescovile di Termoli; soppresso nuovamente nel 1867, fu ceduto al Comune che lo adibì prima in carcere e poi come sede del Municipio.
La chiesa dal 1746 al 1796 funzionò da parrocchiale nel periodo di ristrutturazione della Chiesa madre. All’interno è affrescata con dipinti di Nicola Iacobitti; si possono ammirare un coro in noce, le statue di S. Francesco, di S. Luigi Gonzaga e di S. Lucia di ottima fattura, l’Immacolata Concezione in legno policromo del XVII secolo. Sul portale è stato riscoperto un bel rosone che arricchisce l’artistica facciata.
Chiesa della Natività, poi detta della Congrega dei morti, una volta detta anche di S. Michele Arcangelo, edificata nel XV secolo, concessa alla Mensa Vescovile di Termoli. La chiesa ha subito diversi restauri e aall’interno vi è un bel Coro in noce, con finissimi intagli del maestro Lionello d’Agnone del 1782.
S. Maria delle Grazie, edificata insieme al convento omonimo nel 1643 dal Duca di celenza e dalla sua consorte Lucrezia d’Avalos. Il convento fu soppresso definitivamente nel 1867
In essa è custodita una pregevole tela raffigurante l’ ‘Immacolata”, attribuita a Luca Giordano.
S. Antonio abate, edificata, agli inizi del XVIII secolo, su resti di altra chiesa omonima del 1434, soppressa nel 1809 e ripristinata nel 1833.
Altro:Il paese in bella mostra sul mare Adriatico e sulla Valle del Biferno da un lato e della Sinarca dall’altro, offre al visitatore molte interessanti visite che vanno dalle bellissime chiese di S. Nicola e di S. Maria Maggiore, ai palazzi nobiliari tra i quali eccelle quello ducale dei Caracciolo.
Il suo agro ricco di vigneti e oliveti e frutteti offre quanto di meglio in produzione vinicola si possa desiderare.
Tra la gastronomia locale, basata su piatti di pesce e di carni, spiccano le “lasagne in brodo”, che si costumano da secoli nei giorni di Natale e di Pasqua e delle principali ricorrenze.
La ristorazione è ottima e non mancano le attività ricettizie. Il centro dista dieci minuti dal mare di Termoli e di Campomarino e quin dici minuti dal parco archeologico di Larino..
IN ELABORAZIONE
Visite: 1410