ISERNIA (IS)

Categoria: Molise in pillole Pubblicato: Sabato, 30 Maggio 2020 Scritto da ugo

ISERNIA (IS)  m 423 s.l.m.

isernia stemma

Pop.21749 nel 2019; Sup. Kmq 69,15; Dens. 315.. Patrono: S. Celestino.

Popolazione negli anni:fuochi: 563 nel 1532; 226 nel 1545; 610 nel 1561; 800 nel 1595; 400 nel 1669; abitanti: 5159 nel 1780; 6875 nel 1795; 6834 nel 1835;  8584 nel 1861; 9201 nel 1881; 9201 nel 1901; 9720 nel 1911;  10158 nel 1931; 10431 nel 1936;  11133 nel 1951; 12781 nel 1961; 15696 nel 1971; 20145 nel 1981; 20933 nel 1991; 21152 nel 2001; 22025 nel 2011; 21587 nel 2018.

Origine e storiaAesernia, è il nome antichissimo di Isernia e pare che sia di origine etrusca; certo è che insieme a Boiano sono le due città più antiche del Molise. Non a caso è stato ritrovato anche l’ l’Homo aeserniensis, in località La Pineta, dove oggi  è stato eretto il Parco archeologico.

Comunque, sia  che il nome fosse di origine etrusca o prettamente sannitica, il suo significato è di città dedicata a un Dio, che nel suo caso sarebbe Ercole, come testimonia pure un reperto ritrovato nella necropoli di Campochiaro.

Nel 295 a. C ( 457 di Roma), è citata da Tito Livio, a proposito delle  guerre sannitiche, essendosi schierata  a favore di Roma, subì l’assedio dei Sanniti che combatterono contro le truppe guidate dal pretore Appio Claudio. Dalle quali Isernia ne uscì quasi distrutta, ma che presto rifiorì nei secoli successivi, finché non ebbe un’altra batosta nell’anno 84 a.C., ad opera di Silla che la ridusse in rovina.

Ma Isernia, caparbiamente, si risollevò e prosperò divenendo Municipio romano , come attestano alcune iscrizioni lapidee ritrovate nell’agro.

Con la calata dei Vandali capeggiati da  Genserico, nel V secolo, ebbe altra batosta, ma si riprese ancora, essendo ripopolata dagli slavi di Alezeco nel VII secolo.

Nel IX secolo fu assalita dai Saraceni e nel XII secolo subì l’abbattimento delle mura di cinta ad opera di Federico II.

Ma non bastarono le azioni umane  a martoriare questa città, perché essa subì danni dai molteplici terremoti e in specie quelli degli anni 847, 1117,1123, 1131.

In seguito fu capitale  del Contado di Molise, dal XII secolo, quando cessò di esserlo Boiano e fino al XVII secolo, quando si affermò Campobasso.

Durante la dominazione longobarda  Isernia apparteneva al ducato di Benevento e fu capoluogo di una delle 34 Contee in cui esso era diviso.

Nel 667 fu concessa ad Alezeco, che la ripopolò.

Nel IX secolo fu Ladenulfo a ripopolarla, dopo che la città ebbe subito le incursioni saracene.

Nel 964 fu concessa a Landolfo da Pandulfo  Capo di Ferro, con diploma dato da Capua.

Landulfo fu pure noto per aver occupato le Badie di S. Vincenzo al Volturno e quella di Vandra, come denunciato dall’Abate  Giovanni all’imperatore Ottone che emise  un placito “ da Benevento in  data 10 ottobre  con il quale l’imperatore ordinava la restituzione delle dipendenze sottratte.

Nel periodo normanno Isernia fece parte della contea di Molise.

Nel periodo angioino, nel 1268 Isernia fu data in feudo a Ubertino Landi per concessione di Corradino di Svevia, per cui essa non ebbe effetto per l’infelice fine del giovanissimo principe.

Carlo II d’Angiò, nel 1300,  assegnò in feudo Isernia a Raimondo Berengario Conte di Andria che morì nel 1306; per cui Isernia tornò al Demanio.

Subito fu concessa a Ottone di Trucciaco, il quale lo perse pochi anni dopo, per cui ritroviamo Isernia giacente al Demanio, quando Carlo II l’assegnò  a uno dei suoi figli, Pietro Conte di Gravina, che morì nell’agosto 1315 nella battaglia di Montecatini.

Incamerata nuovamente al demanio nel 1316 venne inclusa nelle terre che in forza del rescritto R. 31 dicembre furono pignorate per cautela della dote che Caterina d’Austria portava in occasione delle nozze con il Duca di Calabria, erede al trono. Morendo la duchessa di Calabria Caterina d’Austria, Isernia andò feudo  al Duca, suo consorte, il quale, diede Isernia in dote  alla  sposa di seconde nozze, Maria di Valois.

La regina Giovanna nel 1343 concesse Isernia  in dote alla sorella Maria in occasione delle nozze con Carlo di Durazzo. 

Maria rimasta vedova  nel 1348 si risposò con  Filippo di Taranto, cognato di Giovanna I.

Maria morì nel 1366 e Isernia tornò al Demanio, dove giacque per cinque anni, quando nel 1371 divenne feudo di Carlo di Durazzo, il quale dieci anni dopo salì al trono col nome di Carlo III e assegnò Isernia alla regina Margherita, sua consorte, la quale cedette il feudo a Giacomo di Marzano, il quale figura titolare nei Regesti del 1390.

La regina Giovanna II, trovando nuovamente l’università di Isernia giacente al Demanio  concesse  ad essa,  nel 1428, la Gabella della Bagliva, col peso di corrispondere  a Clemente  e Agostino Spagnuolo e loro eredi “ once undici all’anno”.

Nel 1477 Ferrante I concesse Isernia  alla propria cugina la regina Giovanna d’Aragona.

Ferrante II, nipote di Ferrante I, per compensare Isernia per la sua fedeltà alla corona, con diploma  da Avellino in data 9 febbraio 1496 assegnò parecchie terre a titolo di feudo fra cui S. Angelo in Grotte, S. Biase  e Pesche insieme ad altri feudi minori.

Nel 1496,  mese di settembre, Ferrante II sposò la principessa Giovanna d’Aragona e le assegnò la città d’Isernia coi corpi feudali dipendenti.. Qualche mese dopo la regina restò vedova, ma morì nel 1518, per cui Isernia tornò al Demanio.

Carlo V assegnò Isernia a Guglielmo de Croy, marchese di Arescot.

Nel 1639, per sopperire alle ingenti spese militari,  la R. Corte vendeva Isernia a Carlo Greco duca di Montenero Valcocchiara.

Ci furono delle opposizioni a questa vendita, ma non sortirono alcun effetto.

I Greco  nel 1644 vendettero Isernia a Diego d’Avalos, a cui venne conferito il titolo di Duca sul feudo.

Diego d’Avalos, marchese di Pescara e di Vasto e duca d’Isernia ebbe erede il figlio secondogenito Cesare Michelangelo, che vendette  Isernia al principe di Colledanchise con diritto di retrovendita.

Fulvio di Costanzo, duca d’Isernia e principe di Colledanchise tenne il feudo fino al 1710, anno in cui  Cesare Michelangelo d’Avalos lo riscattò al prezzo stabilito.

Cesare Michelangelo d’Avalos morì nel 1729 senza prole. Erede fu  il nipote Giovanbattista  d’Avalos, che accettò con beneficio d’inventario, essendo lo zio gravato da diversi debiti. Ne seguì l’apprezzo che stimò  un valore di 43.000 ducati. Giambattista d’Avalos morì nel 1749.

Poiché nel 1743 la città d’Isernia aveva venduti tre fondi rustici (Rocca Varallo, Sasso e Ripone) ad  Adriano Carafa duca di Traetto e conte di Forli per 43000 ducati, l’università versò la somma alla R. Corte ottenendone la proclamazione al Demanio, conseguita dai deputati, tra i quali spiccava la figura di Giuseppe Iadopi,  reclamandone il diritto alla proclamazione, come per Campobasso.

Quindi Isernia fu dichiarata città regia e divenne libera università.

Nel 1799 la città fece opposizione ai francesi che tentarono la conquista del Regno di Napoli, richiamati dalle campane suonate a stormo, convennero presso il Ponte dell’Acqua, dove ci fu uno scontro  violento in cui rimasero uccise diverse persone.

I francesi superarono le resistenze ed entrarono in città, arrestando il vescovo Mons. Peruta e il parroco Iadopi, quali istigatori del popolo. Infine i due prelati furono scagionati dall’accusa e rilasciati.

Il 26 luglio 1805 Isernia subì gravi danni per il terremoto, che fece molte vittime nel Molise.

Nel 1860, il 30 settembre,  Isernia ospitò V. Emanuele II per una notte nel palazzo Cimorelli, ospite del sindaco Vincenzo Cimorelli.

Il 10 settembre 1943 la città d’Isernia subì un violento bombardamento aereo che distrusse  più di un terzo dell’abitato con numerosi morti.

Per questo motivo, nel 1960, la città fu insignita della Medaglia d’oro , con la seguente motivazione: “«Sopportava con stoico coraggio numerosi e spaventosi bombardamenti aerei che distruggevano la maggior parte del centro abitato e uccidevano un terzo dei suoi abitanti, mai deflettendo dal suo eroico e dignitoso contegno verso lo straniero e dalla sua fede nella risurrezione della Patria. Isernia, 10 settembre 1943»
— 13 gennaio 1960”

Amministrativamente Isernia è appartenuta al Contado di Molise e sede di Circondario. Con legge 8 agosto 1806  fu dichiarata capoluogo di Distretto e l’anno successivo con legge 19 dicembre gli vennero assegnati ben  12 Governi.. Negli anni successivi furono aggregati altri Comuni per cui il suo distretto divenne sempre più importante.

 Il 16 febbraio 1970 il Parlamento votò l’istituzione della Provincia che divenne operativa dal 3 marzo 1970-

Ex feudi:

Roccavarallo o Rocca Veraldo, tra il torrente Vandra , il vallone Ravacella e il Macerone.

Di questo feudo si ricorda  che Carlo VIII di Francia con diploma datato Avellino il 9 febbraio 1496  lo concedeva in feudo alla città d’Isernia, la quale lo vendette  nel 1632 a Giuseppe Zampirri  per 3500 ducati, feudo che fu poi riscattato  e acquistato dai Carafa, conti di Forli nel 1743.

Intervenuta successivamente la legge per la eversione della feudalità i Carafa pretesero il loro diritto, ma  la Commissione feudale respinse la richiesta  e restò pertinenza della università d’Isernia.

Sasso,  si sa che nel 1605 era tassato  a carico dell’università d’Isernia, la quale pagava il dovuto ogni 15 anni.

Notizie ecclesiastiche: Isernia è sede vescovile da tempi remoti. Nel 1818 ad essa fu aggregata anche la diocesi di Venafro.

La città comprende sei parrocchie, intitolate a: Assunzione di Maria Vergine, Sacro Cuore, S. Giuseppe Lavoratore, S. Pietro Apostolo, S. Pietro Celestino in S. Maria della Pace, SS. Salvatore. Il patrono del Comune è S. Pietro Celestino e compatroni i SS. Cosma e Damiano, S. Nicandro, S. Marciano e S. Daria. Le Chiese sono:

S. Pietro Apostolo, antica cattedrale, sorge a centro della città, presso la sede episcopale.

Nel corso della sua lunga esistenza ha ricevuto diversi restauri, il maggiore dopo il terremoto del 1805.

L’interno è diviso in tre navate; essa è lunga m 41, larga m 17 e alta m 14 in centro e 8 ai lati.

La chiesa cattedrale è molto ben arredata, ha un bell’organo, coro  e numerosi arredi di pregio tra i quali due Croci d’argento, doni di Celestino V.

Ammirevoli gli affreschi di Amedeo Trivisonno ispirati al dogma dell’Assunzione e la pala di Raffaele Gioia “ Consegna delle chiavi a S. Pietro”.

Stupenda la torre campanaria che si regge su un arco a sesto rialzato. Essa è in stile neoclassico, ma  rimaneggiato durante i restauri successivi, per cui si notano elementi ionici nelle colonne, corinzi nelle lesene ed è stata edificata su precedente tempio pagano.

Si arricchisce di cappelle laterali e numerosi altari di notevole pregio. Ammirevole la Madonna bizantina, detta della “Via Lucis” posta nella Cappella del SS. Sacramento, opera di Marco Basilio del XV secolo.

A destra ‘è la Cappella della “ Madonna del piede “ che si pensa fosse del XIII secolo.

Santa Chiara, edificata nel 1275 ed era annessa al Monastero delle Clarisse, soppresso  nel 1809.

La chiesa conserva degli affreschi, dei dipinti  ed è ben arredata. Prezioso l’altare maggiore in legno e la statua dell’Addolorata.

S. Francesco,detta anche di S. Antonio fondata nel XIII secolo , la chiesa conserva degli affreschi  del 1776 ed è detta di S. Antonio perché all’interno c’è la Cappella dedicata al Santo.

Durante il periodo napoleonico il convento fu adibito a caserma, poi a municipio e anche a Tribunale e scuole elementari.

Di artistico c’è da vedere  la “Madonna della Provvidenza” del XIV secolo e la statua del Cristo e un Crocifisso del ‘400.

S. Croce detta pure di S. Domenico, era annessa al Convento dei Padri Domenicani soppresso nel 1809. Il convento fu trasformato in abitazioni.

SS. Cosma e Damiano,  edificato agli inizi del XII secolo, su un antico tempio dedicato alla dea egizia Osiride, mentre altri dicono dedicato a Priapo, dio della mitologia greca, e ricostruita e ampliata nel 1523 dal Vescovo Numaio.

In essa si conservano le reliquie dei Santi titolari.

Più volte danneggiata da eventi sismici è stata sempre prontamente restaurata.

All’interno si ammirano pregevoli affreschi raffiguranti momenti di vita dei Santi titolari.

Si possono ammirare un artistico soffitto a cassettone decorato, magnifiche tele, una tavola raffigurante “La Vergine con Bambino  fra i SS. Cosma e Daniano “, ai cui piedi si nota la figura del card. Numaio”.

L’eremo è frequentato da numerosi pellegrini.

S.Maria Assunta, di recente costruzione in piazza Giustino D’Uuva a servizio della nuova zona di Isernia . Gli interni sono semplici e funzionali. La chiesa è dotata di dipendenze per riunioni, spettacoli e corsi religiosi.

S. Maria delle Monache, antichissimo monastero benedettino fino al 1868, essendo sorto nell’anno 1000. Oggi ospita il Museo archeologico, dove si conservano reperti provenienti dai diversi paesi del Molise e la Biblioteca civica.

S. Giuseppe lavoratore, chiesa parrocchiale,  costruita nel 1993 nel quartiere S. Lazzaro su progetto di Mario Castrataro. Completamente in cemento armato, stile  moderno, alta circa 30 m  Comprende 3 cupole principali e grosse vetrate di Gino Pannunzio. Nulla di notevole da segnalare, salvo che  ad essa è annesso un centro sportivo.

S. Pietro Celestino, fondata nel 1623 ha subito diversi danni nel corso dei secoli fino all’ultimo conflitto mondiale durante il quale i tedeschi hanno fatto saltare il convento, pur risparmiando la chiesa. Qui ha sede la Congrega omonima.

Immacolata Concezione, edificata nel XII secolo fu rasa al suolo dal terremoto del 1805 e ricostruita nel 1852; è  sede della congrega “La Fraternita”. Di notevole è il soffitto ligneo in stile trecentesco.

Parrocchia Sacro Cuore, è stata voluta dallo stimatissimo Padre Giacinto in Piazza Veneziale, nel 1948 e comprende anche una casa di riposo per anziani. L’opera è di Cosmo de Vincenzi. Di notevole  c’è una fontana con statua.

Altro: Molte sono le cose da vedere in questa città, partendo dalle mura ciclopiche di epoca sannitica.  Molto interessante è la Fontana Fraterna eretta agli inizi del XIV secolo in Piazza Celestino V, caratterizzata da cinque cannelli che sgorgano acqua in una vasca con bassorilievi e iscrizioni romane. Una delle iscrizioni ci dice che fu eretta dalla famiglia patrizia del luogo  di nome Ponzia.

La cattedrale di S. Pietro Apostolo edificata su tempio pagano che fu importante tempio in epoca romana.

Il Monastero di S. Maria delle Monache dove ha sede il Museo paleolitico e altre istituzioni culturali di notevole interesse.

L’antico Santuario di SS. Cosma e Damiano, edificato anch’esso su resti di tempio pagano, al cui interno si possono apprezzare opere d’arte già descritte sopra, trattando della chiesa.

La chiesa di S. Francesco , quella di S. Chiara, e di S. Croce.

Molto interessante  è la processione del venerdì Santo dove sfilano gli incappucciati .

A fine anno c’è la tradizionale sagra delle “maitunate”, dove sfilano per i vicoli e le strade gruppi di cantori accompagnati da strumenti antichi e in allegria si consumano vini e leccornie varie.

Grande festa si fa in occasione del Santo patrono S. Pietro Apostolo.

In questa giornata c’è la famosa Fiera della Cipolla d’Isernia.

La gastronomia ha diverse pietanze semplici ma ottime, come “le sagne e fasciuole”,  li “ ciufele “ conditi con ragù misto di carni di maiale e agnello e vitello; “ ri  crijuole “ conditi con ragù di carne e, infine, la “polenta maritata”. Le carni  specialmente agnello e capretto sono speciali.

               IN ELABORAZIONE

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