JELSI (CB) m 580 s.l.m.

Pop.: 1795 nel 2019; Sup. Kmq 28,77; Dens. 62. Patrono: Sant’Andrea.
Popolazione negli anni:fuochi:283 nel 1545; 211 nel 1561; 152 nel 1648; abitanti: 1875 nel 1780;2200 nel 1795; 2624 nel 1835; 2770 nel 1861; 3341 nel 1901; 3161 nel 1911; 3349 nel 1936; 3630 nel 1951; 2966 nel 1961; 2151 nel 1971; 2040 nel 1991; 1917 nel 2001; 1797 nel 2011; 1738 nel 2018.
Origine e storia:
Nei Regesti angioini Jelsi è detta “Gittia” e più in avanti è detta “Gitium”. Il Galanti riferisce che “questo paese si chiamava nel 1404 “Terra Gyptie” ( val quanto dire egizia) per essere stato fondato da quei vagabondi che in Francia dicono boemi, in Spagna gitanos, altrove egiziani o gizii”, in breve sarebbe stato fondato da popoli slavi venuti al seguito del Re francese. Di questi popoli sappiamo che c’erano i bulgari che si erano fermati sui nostri teritori.
In alcuni documenti del seicento Jelsi è detta “Gelzi” e “Gilizza” come rileva il Vincenti, per cui potremmo pure sospettare che fosse detta così per la presenza di alberi di gelsi.
Il nodo però non è stato sciolto, io propendo per la prima ipotesi. Dirò oltre: Come fa sapere Stefano Vanozzi che si è interessato di fatti storici cercesi, il quale ha trovato in Cercemaggiore Via degli Egizi, posta tra Via Belvedere e Salita alla Chiesa, strada intestata ad una notabile famiglia cercese, ormai estinta, ma che era venuta dalla Campania nel Molise ai tempi degli aragonesi. Gli Egittij nel XII sec erano signori di Campagna, nel salernitano, e, altro ramo, in Caiazzo nel casertano. In Caiazzo c’è la Cappella Egizi in S. Agnese eretta nel 1229 da Leonardo Egizi, ricordato come “ Primicerio della Cattedrale ed Elemosiniere di Re Ferdinando d’Aragona” Famiglia questa che si era ramificata anche in Molise (Vinchiaturo, Bojano), il cui nome aveva subito queste trasformazioni: Egitij, Egizzi, Gizzi e Gizzio). Ora dico io, perché non può essere che il luogo non abbia preso il nome di uno dei primi signori venuti al seguito degli aragonesi?
Nel 1269 signore di Jelsi è Bernardo di Belmonte secondo l’attestato del Libro delle donazioni di Carlo I e sappiamo che fino al XVI secolo ebbe gli stessi feudatari di Gildone; quindi nel 1550 ebbe i Carafa che vendettero alla famiglia Pavesio, a Nicola Pavesio e a Vincenzo. Dopo tornò ai Carafa ed ebbe per titolari:Eligio figlio di Ottavio signore di Cercepiccola e di Marina Mormile, ed ebbe per moglie Girolama di Capua; poi Giambattista, erede di Eligio, che nel 1642 comprò Campobasso e nel 1675 vendette Ripabottoni al marchese di Salcito.
Giambattista ebbe per moglie donna Cornelia del Tufo da cui ebbe figli: Decio, Francesco e Mario, di cui il primo morì celibe, il secondo abbracciò il sacerdozio e il terzo ereditò il feudo.
Mario sposò Antonella d’Aquino e morì nel 1737 senza figli.
Però prima della morte di Mario, il feudo era stato messo in vendita per debiti non soddisfatti ed era stato apprezzato dal TavolarioGiuseppe Stendardo nel 1772.
Posta in vendita l’acquirente fu Marcello Carafa della Spina, Conte di Campobasso.
La sua dinastia per successioni future tenne il feudo fino al 1806, anno in entrò in vigore la legge per la eversione della feudalitò. L’ultimo dei Carafa fu Luigi, duca di Jelsi, morto nel 1809 e non avendo avuto prole, lasciò erede per i diritti burghensatici Gerardo Carafa conte di Policastro, che morì nel febbraio 1810, per cui successore dei diritti fu il Conte di Forlì Francesco Carafa e la consorte principessa di Sanseverino e duchessa di Buzzano.
Il Palazzo Carafa fu costruito nel 1517 della famiglia dei Pinabellis, nell’area occupata dall’antico palazzo baronale.; restaurato nel 1840 dai danni del terremoto del 26 luglio 1805, giorno di S.Anna.
Notizie ecclesiastiche: Jelsi è appartenuta fin dalle origini alla Archidiocesi di Benevento, fino al1983, anno in cui con Decreto della Sacra Congregazione per i Vescovi del 21 gennaio 1983 n122 è passata alla dicesi di Bampobasso-Bojano.. Ha una sola parrocchia intitolata a S. Andrea apostolo.
Le sue chiese sono:
S Andrea apostolo: posta nel Largo Chiesa vicino alla Cappella dell’Annunziata (dove si accede alla cripta, in cui dovrebbe essere il crocefisso del Cristo nudo) e al palazzo ducale dei Carafa, è di antichissima fondazione (XI-XII sec), ma ricostruita nel 1884, è a tre navate e misura m30 di lunghezza m 13 di larghezza e m 9 di altezza, ai lati delle navate esterne è arricchita di altari marmorei e statue. Al presente la chiesa è chiusa per lavori per danni provocati dal terremoto del 2002.
Beata Vergine e SS Sacramento, Biagio e Rocco: fondata nel XVI secolo fu consacrata nel 1709 dal card Orsini (papa Benedetto XIII) . Nel 1907 è stata restaurata ed è sede delle due Confraternite del SS Rosario e del Sacramento.
Altri interessi: il Centro Storico è molto interessante, sia per la Chiesa Madre, la Cappella dell’Annunziata e il Palazzo ducale, sia per le molte costruzioni in pietra che qua e là presentano dei bellissimi manufatti opere di vecchi artigiani della pietra.
Il Palazzo Valiante con le torri e le scuderie, senz’altro è degno di ammirazione, come pure il Palazzo D’Amico e le altre costruzioni , nonché il Monumento ai Caduti e la bella fontana con rilievi posta nei pressi del Municipio.
La Sagra dielle traglie che ogni anno richiama un grosso pubblico a S. Anna, 26 luglio, dove gli artistici carri con fantasie di grano sfilano. Una visita al Museo del grano è interessante, come pure al Museo della Tragia. E poi… gli appuntamenti gastronomici come ad es. La Sagra de “ U funnatéglie”, sorta di ciambotta arricchita di salsicce e carni.