LUCITO (CB) m 480 s.l.m.

Pop.:654 nel 2019; Sup. Kmq 31,56; Dens. 23. Patrono: S. Nicola di Bari.
Popolazione negli anni:fuochi 191 nel 1561; abitanti: 2407 nel 1780; 2424 nel 1835; 2465 nel 1861; 2834 nel 1901; 3009 nel 1911; 2305 nel 1936; 1943 nel 1951; 1757 nel 1961; 1391 nel 1971;1205 nel 1991; 959 nel 2001; 734 nel 2011; 655 nel 2018.
Origine del nome:Le origini del nome sono molto incerte, don Gennaro Piedimonte, autore di “Notizie Civili e Religiose di Lucito” dice che potrebbe derivare da luculus ( diminutivo di lucus) che vale per bosco; oppure dalla parola volgare sauceto vale per salceto (ossia bosco di salici) dal quale avrebbe perso la sillaba sa, sostitui dalla lettera elle, per cui sarebbe divenuto Lucito.
Penso che quest’ultima interpretazione sia la più attinente.
Notizie storiche: Le prime notizie attendibili sono quelle riferite dal Ciarlanti , secondo cui in epoca normanna la signoria esercitata su Lucito apparteneva al Conte di Conza.
Nel periodo angioino, al tempo di Roberto I d’ Angiò, dal 1266 e fino al 1465, l’università seguì le stesse vicende di Castelbottaccio, la quale università apparteneva alla famiglia di Sangro, allorché ne venne privata per fellonia da Ferrante I d’Aragona. Devoluta dal demanio, fu data a Luigi Gesualdo Conte di Conza, che la perse nuovamente, nel 1495, per aver parteggiato per Carlo VIII.
In quest’anno fu assegnata nuovamente ad uno dei cavalieri dei di Sangro.
Nel XVII sec e non prima del 1655, Lucito fu acquistata con il titolo marchesale da Francesco Capecelatro, la cui famiglia tenne il titolo fino al 1806, anno in cui entrarono in vigore le leggi per l’eversione della feudalità.
Con R.D. 9 aprile 1843 fu riconosciuto il titolo di Marchese di Lucito a Francesco Capecelatro, discendente del Francesco proavo del 1655,.
La famiglia Capecelatro vantava nobili natali fin dall’Xi secolo i cui membri hanno rivestito nel corso della storia tanti incarichi importanti sia nel campo Civile che religioso, di cui ricordiamo il card. Alfonso, nato a Marsiglia nel 1824, sacerdote della Congregazione dei Filippini, già Arcivescovo di Capua, il quale cardinale, nel conclave del 1903, impedì recisamente che si ponesse in campo la propria candidatura al pontificato. Il Card Alfonso morì il 14 novembre 1912 presso la sua sede metropolita.
Notizie ecclesiastiche: Lucito appartiene dalle origini e fino al 1818 alla Diocesi di Guardialfiera; dal 1818 passò alla Diocesi di Termoli. Il Comune ha unasola parrocchia intitolata a S. Nicola di Bari che ne è patrono, la cui festa si celebra sia il 12 maggio, sia il 6 dicembre.
Le chiese sono:
S. Nicola di Bari: è la chiesa parrocchiale, probabilmente coeva all’abitato; esistente tra la fine del sec XI e inizi XII sec, fu più volte danneggiata dai terremoti. Distruttta dal terremoto del 1456 e ricostruita, i lavori terminarono nel 1566. Più volte riparata; è a tre navate che misurano una lunghezza di 22m e larga 17m e 7 m d’altezza. Contiene una pregiata tavola raffigurante la “Vergine del Rosario” attribuita a Fabrizio Santafede e una tela raffigurante “La Sacra Famiglia” attribuita al pittore oratinese Benedetto Brunetti.
Il Coro è attrezzato con un pregiato organo dei celeberrimi organisti D’Onofrio di Caccavone, oggi Poggio Sannita, realizzato nel 1760, da Francesco e ha 8 pedali, 45 tasti, 400 canne, 10 registri, ripartiti
Clarino ( voce umana)
Quartino (Flauto traverso)
Ottavino (Flautino)
Pboe ( Accordano l’oboe, il quartino e il flauto traverso;
Ripieni ( Tira tutto).
Quest’organo fu restaurato nel 1888 da Gennaro Mascia di Agnone, dal cui ceppo viene Giuseppe Diamante Mascia, nato a Chiauci e trasferitosi in Agnone, dove fondò un altro importante laboratorio per la costruzione di organi.
S. Rocco: Edificata nel XVI sec è sede della Congrega del Purgatorio.
S. Gennaro: Edificata nella prima metà del XVIII sec, è annessa al palazzo marchesale.
La chiesa , i cui affreschi furono a devozione di Francesco Capecelatro, dipende dall’Abate di S. Antonio di Vienna a Napoli. Ha un bel campanile a vela.
Immacolata Concezione: Sorta nell’abitato a spese degli emigrati in America nel XX sec, è molto bella e ben arredata.
Altri luoghi: Molto interessante è il centro storico con le chiese predette e soprattutto con il Palazzo Marchesale dei Capecelatro.
Nella passeggiata per il centro ci sono da ammirare tantissimi portali artistici, mentre nella parte fuori le mura interessante è il bassorilievo del Monumento ai Caduti, anche se a mio avviso avrebbe bisogno di maggior cura.
Bellissime costruzioni sono rappresentate dai palazzi di De Rubertis e dei Perrotta nella Via Giuseppe De Rubertis, musicista e autore del Maggio della Defensa e coautore dell’Inno Nazionale argentino.
In estate una visita alla Fiera dell’agricoltura e dell’artigianato nonché nei giorni di festeggiamento di San Nicola per i giochi non sarebbe male; mentre si festeggia ancora con devozione la Tavola di S. Giuseppe, giornata in cui si distribuiscono i famosi sfringi o scruppelle come sono chiamate altrove.
Piatti tipici sono rappresentati dal casce e ove ( sformato d’agnello o capretto con uova e formaggio) indimenticabile pietanza pasquale e a”zeppétta” una specie di ciambotta fatta con peperoni, pomodori, salsiccia e uova, vera delizia se accompagnata dagli ottimi vini caserecci delle belle vigne luci tesi.
Altri alimenti importanti di questo paese sono la soppressata e l’olio d’oliva.