LUPARA (CB) m 505 s.l.m.

Pop.466 nel 2019; Sup. Kmq 25,87; Dens.18. Patrono:S. Nicola di Bari.
Popolazione negli anni:fuochi: 100 nel 1532; 125 nel 1545; 123 nel 1561; 123 nel 1595; 100 nel 1649; 129 nel 1669; abitanti: 1423 nel 1780; 1557 nel 1795; 1600 nel 1799; 1946 nel 1835; 1864 nel 1861; 2126 nel 1901; 2238 nel 1911; 2013 nel 1931; 1981 nel 1936; 1959 nel 1951; 1598 nel 1961; 1082 nel 1971; 900 nel 1981; 792 nel 1991; 651 nel 2001; 538 nel 2011; 457 nel 2018.
Origine e storia: Circa l’origine del nome, non vi è nulla di preciso. Il Masciotta avanza tre ipotesi: la prima attribuisce il nome alla presenza di lupi che anticamente infestavano i boschi, aggredendo le greggi; la seconda, in antitesi alla prima, che attribuisce alla presenza di un’erba chiamata luparia, la quale è tossica per i lupi, per cui li distrugge; la terza, più credibile secondo me, deriverebbe dalla contrazione di “lup-erc-aria”, da cui Luparia, da alcune feste dette lupercali in onore di Pane che si celebravano ai tempi degli dei pagani.
Certamente l’agro era abitato fin dai tempi antichissimi, abbiamo notizie dei tempi normanni, nel Catalogo Borrelliano che riporta titolare Ugone Marchisio nel 1148 e che ebbe successore il figlio Manfredo. Il nome sarebbe riferito al titolo marchesale (cioè: signore della marca) e che in seguito, nel periodo svevo, questa famiglia assunse il nome dei Lupara.
Il Masciotta avanza anche l’ipotesi che i Luparia appartenessero a un ramo della famiglia di Sangro, del ramo dei signori di Casacalenda.
Uno dei titolari fu Nicola di Luparia, deceduto nel 1270, a cui successe il figlio Pietro, il quale fu noto per aver preso parte alla lotta tra Filippo il Bello, re di Francia, e il Pontefice Bonifacio VIII, famoso per aver subito “lo schiaffo di Anagni”, ricordato anche da Dante Alighieri.
Pietro di Luparia, amico di Sciarra Colonna partecipò direttamente alla cattura del Papa.
In seguito Pietro di Luparia dovette andare in esilio, ma quando a Bonifacio VIII successe Benedetto XI e nel 1305 Clemente V che si trasferì in Avignone e che aveva buoni rapporti con i regnanti di Napoli, i Luparia riebbero il feudo che passò in signoria al figlio Filippo.
Filippo ebbe per consorte Francesca Capuano , figlia del Conte di Bojano, e questa ebbe in dote il feudo di Longano, che nel 1330 permutò con Morrone e Castiglione.
Da Filippo e Francesca nacque un figlio, forse deceduto prematuramente, per cui alla morte del titolare il feudo tornò al Demanio e fu attribuito alla famiglia Caracciolo di Agnone.
Nel XIV secolo Lupara è dominio della famiglia di Sangro, esattamente di Antonio di Sangro, che lo vendette nel 1404 a Giovanni Acquaviva.
Giovanni Acquaviva, però, non entrò subito in possesso del feudo per questioni legali e citò in giudizio il venditore per il possesso di Lupara e Campodipietra. Nel giugno 1419, le ragioni dell’Acquaviva prevalsero e finalmente entrò in possesso di esso.
Il dominio della famiglia Acquaviva su Lupara fu esercitato fino al 1442, anno di avvento della monarchia aragonese.
A questi successero i Montagano, titolari della Contea di Montagano, fino al 1495.
Nel 1495 Lupara torna al Demanio e viene concessa ad Andrea di Capua, conte di Termoli.
Nel 1550 Vincenzo di Capua vendette Lupara a Domenico de Blasiis, signore di Guardialfiera.
Questi, dopo alcuni anni, vendette il feudo a Ottaviano Ferri, ricco proprietario di Lucera, parente della famiglia feudataria di Civitacampomarano.
Ottaviano Ferri ebbe da un primo matrimonio Giulia, Donata, Francesco, Mario, Linuardo, Domenico e Giuseppe.
Al padre successe il figlio Giuseppe, il quale acquistò S.Angelo Limosano nel 1635 e l’anno seguente Civitacampomarano e Guardialfiera. Giuseppe morì nel 1640.
A Lui successe il figlio primogenito Francesco, deceduto nel 1649.
A Francesco successe il figlio Giuseppe che ne fece donazione al fratello Mario, poiché aveva preso i voti sacerdotali.
Mario, deceduto senza prole, per cui i possedimenti tornarono al donante, il quale li vendette con il titolo a Serafino Biscardi, magistrato giudiziario calabrese.
A Serafino Biscardi successe, nel 1707, il nipote Giovanni Ferri, barone di Castelmauro, il quale morì nel 1760, lasciando erede dei feudi l’unica figlia Laura, e alla moglie Antonia Pecoraro l’usufrutto..
La marchesa Laura Ferri, ebbe per marito Carlo Pignone del Carretto, da cui ebbe un figlio, Alessandro, , per cui alla morte di lei successe il figlio.
Alessandro Marcello Pignone del Carretto, Principe d’Alessandria, Marchese di Guardialfiera, e Marchese di Lupara fu titolare fino al 1806, quando intervennero le leggi per la eversione della feudalità.
Altre notizie:Nell’agro di Lupara esisteva il feudo di S.Maria di Cerreto, presso l’attuale omonima contrada con una cappella e un arciprete, del quale si ha notizia che partecipò ai sinodi guardiensi del 1529 e 1581. Il feudo fu abbandonato dopo il terremoto del 1688.
Altro feudo era S.Paolo dove era presente un casale abbandonato dopo il terremoto del 28 ottobre 1789
Altri casali abitati fino al 1789 erano S.Paolino, Fontezaino e Fonteraini.
Notizie ecclesiastiche: Lupara ha fatto parte della diocesi di Guardialfiera fino al 1818, dopo di che è passata alla diocesi di Termoli; consta di una sola parrocchia intitolata a S. Maria Assunta. Le chiese sono:
S.Maria Assunta,situata nella parte più alta del paese, in Via del Tempio, nei pressi dell’antico castello; di antica fondazione, ma consacrata il 20 maggio 1694 da Mons. Cianci, però penso che questa data fosse riferita alla riconsacrazione dopo un qualche importante restauro. In origine ad una sola nave,; ampliata nel 1734 con l’aggiunta di altre due navate laterali, completate nel 1833. Presenta una doppia scala di accesso, che termina con una balaustra in pietra
All’interno nella navata di sinistra si notano tre altari dedicati a S. Antonio, alla Addolorata, e alle Anime del Purgatorio. Qui si nota un Fonte battesimale del 1544 con scolpite immagini sacre. La navata di destra presenta due altari dedicati a S. Giuseppe e a Santa Filomena. L’imponente campanile prende posto nella parte posteriore della chiesa. Attualmente è bisognevole di lavori di restauro per danni prodotti dal terremoto del 2002.
Chiesa di S. Nicola, edificata nell’XI secolo, la chiesa è una cappella; ristrutturata nel 2002, è nella piazza principale del paese ed è sede della Congrega del SS. Rosario.
Sulla parete dell’abside c’è una epigrafe “Magnus Paulus praedicator optimum et sermocinator”.
Personaggi:
Costantino Lamaitre,(Lupara 1758- Guardialfiera 1828). Nato da Giuseppe e da Eufemia Salvatore. Conseguì gli studi classici ed ebbe a maestro Francesco Fede di Petrella. LSi iscrisse alla facoltà di Legge a Napoli, dove si laureò. Tornò a Lupara e sposò, 1784, Maria Giuseppa Vincelli di Casacalenda, A Lupara aprì una scuola privata, a cui accorsero molti giovani tra cui Vincenzo Cuoco da Civitacampomarano.
Il Lamaitre frequentò assiduamente il salotto di Olimpia Frangipane, moglie del barone Cardone, dove si discuteva degli avvenimenti del tempo, di letteratura, nonché dei fatti della vita mondana, oggi diremmo di gossip.
Sospettato di diffondere idee rivoluzionarie fu arrestato insieme agli altri frequentatori del salotto di Castelbottaccio e tradotto a Lucera.
A Napoli condivise per un mese la stessa cella di Guglielmo Pepe, nel 1799, il quale racconta pure che " mi esercitava nell'istoria antica, nella geografia, nelle matematiche, e negli elementi di astronomia"..Guglielmo Pepe nei suoi racconti, talvolta, lo chiama il " Guardia Alfieri".
Durante il processo egli ebbe una condotta un po’ spavalda e con le sue dichiarazioni danneggiò gli altri giacobini accusati, forse fu troppo loquace solo per spavalderia e vanità, come sospettò il Pepe.
Liberato il 23 aprile 1800, per indulto restò a Napoli per altri tre anni, poi si ritirò a Guardialfiera, avendo acquistato nel 1793 con atto del notaio Alkessandro Vincenzo Pignone i diritti feudali con il titolo marchesale su Guardialfiera, dove lo colse la morte il 6 ottobre 1828.
Costantino Lamaitre fu un uomo molto colto,avrebbe potuto dare molto alla comunità del regno di Napoli, ma in conseguenza della sua testimonianza per i fatti del 1799, non ricevette la giusta valutazione nemmeno nel periodo napoleonico.
Gianleonardo de Leonardis, (Lupara 1912-11876), inventò nel 1857 un Compasso Contatore per la misura degli aridi che brevettò con R.D. 19 dicembre 1859. Uno strumento molto complesso che poi fu copiato da altri e sfruttato dall’industria molitoria.
Altro:
Da visitare c’è la chiesa di S. Maria Assunta e quella di S. Nicola e i resti del castello.
Si festeggia S. Giuseppe e S. Antonio; una visita al vecchio mulino in contrada Vallone, a ridosso di un’area naturalistica attrezzata; mulino reso all’occorrenza funzionante a tutti gli effetti.
Ottimi sono i vini e l’olio extravergine di oliva.
Piatti tipici sono cavatelli e fusilli con ragù, taccozze e fagioli e pizza e foglie.
Ottimo l’agnello al forno con patate.
N.B.-si ringrazia il dott. Carlo Musenga per avermi fornito le foto del castello particolari 1-2-3.