MACCHIA D’ISERNIA (IS) m 360 s.l.m.

Pop.1067 nel 2019; Sup. Kmq 17,71; Dens. 60,25. Patrono:S. Nicola di Bari.
Popolazione negli anni: fuochi:75 nel 1532; 82 nel 1545; 90 nel 1561; 103 nel 1595; 103 nel 1648; 129 nel 1669; abitanti: 569 nel 1780; 684 nel 1795; 613 nel 1835; 759 nel 1861; 707 nel 1881; 869 nel 1901; 1032 nel 1911; 824 nel 1931; 876 nel 1936; 898 nel 1951; 809 nel 1961; 814 nel 1971; 810 nel 1981; 963 nel 1991; 909 nel 2001; 979 nel 2011; 1067 nel 2018.
Origine e storia: Fino al 1600 si chiamava Macchia Saracena, mentre nei Regesti del 1320 compare la dicitura “Maccla Sarracena”, quindi fa pensare che l’abitato fosse stato abitato dai saraceni che invasero le nostre terre nel secolo X e tanti restarono ad abitarle.
Al sostantivo Macchia ha aggiunto d’Isernia per differenziarsi da altri apaesi omonimi sia del Molise come Macchia Valfortore, Macchiagodena,, ma anche da Macchia (SA), Macchia (CT), acchia Albanese (CS) Macchia Vomano (TE) e Macchia (PG).
La più remota delle notizie su Macchia d’Isernia risale al 1269, quando l’università fu assegnata in feudo ad Amerigo de Sus, dei signori di Trivento. A questi successero Amerigo figlio e Amerigo nipote, che fu pure signore di Bojano.A questi successe Aldemario di Scalea per comperavendita, o , forse ne fu solo utilista. Roberto d’Angiò nel 1343 assegnò Macchia alla propria consorte Sancia la quale ne fu titolare fino al 1345, anno della sua morte.
In seguito, nel 1348, la regina Giovanna I assegnò il feudo ad Andrea d’Isernia. Figlio di Landolfo.
Alla morte di costui il feudo passò alla famiglia Sabran, comitale di Agnone.
Nel 1464 il feudo fu acquistato da Rinaldo Doce, Consigliere Regio, insieme a Monteroduni, mentre nel 1475, incamerata alla R. Corte, Ferrante I d’Aragona lo assegnò, sempre insieme a Monteroduni, a Niccolò Gaetani, la cui discendenza lo tenne fino al 1503.
Nel 1503 passò in utilità ai d’Afflitto, signori di Trivento Dopo di che ebbe altri utilisti, fino ad arrivare al 1519, quando Carlo V imperatore, diede il feudo alla famiglia Frezza, signori di Sessano.
Nella seconda metà del XVI secolo barone di Macchia è uno della famiglia De Maria. Titolare nel 1586 è Luigo De Maria, il quale o alienò a Giovan Donato della Marraq, il quale conseguì il titolo ducale nel 1611.
La famiglia della Marra , di origine normanna.
A Giovan Donato successe il figlio Luigi della Marra e a questi successe Giambattista, il quale, non avendo prole, e oberato da debiti, donò il feudo al fratello Ferrante, duca della Guardia.
Giovambattista morì nel febbraio del 1630 e i creditori chiesero che il feudo fosse esposto all’asta pubblica, così Macchia Saracena fu venduta nel 1638.
Aggiudicatario fu Cesare Garcia, o di Grazia, di Castel di Sangro per la somma di 24.650 ducati. Titolari di questa famiglia per Macchia furono Cesare, acquirente e, dal 1640 anno della morte di quest’ultimo, fu Francesco suo nipote.
A questi, successe una figlia o una nipote coniugata con uno della famiglia D’Alena,, dando questa altri titolari del feudo fino alla metà del XVIII secolo, finché non entrarono in vigore le leggi per la eversione della feudalità.
Il Castello a guardia dei pascoli e delle greggi transumanti sul passo del torrente Lorda, dove, per transitare sul Ponte, quando non ancora sorgeva la via degli Abruzzi, si pagava il pedaggio, e lì, presso il ponte era murata una lapide posta nel 1752, contenente la tariffa del Passo o Pandetta, conosciuta come Pandetta del Passo della Lorda. Quando nel 1792 i passi furono aboliti, il decreto lapideo fu rimosso e trasportato a Monteroduni e conservato nel castello, dove venne murato sul prospetto nell’anno 1890.
Notizie ecclesiastiche: Macchia d’Isernia appartiene alla diocesi di Isernia e consta di una sola parrocchia intitolata a San Nicola di Bari, che ne è anche il patrono del Comune, la cui festa si celebra il 9 maggio e in tono minore il 6 dicembre. Le chiese sono:
S. Nicola di Bari, di antica fondazione, comunque risulta consacrata l’11 aprile del 1779, come attesta una iscrizione lapidea murata sulla porta che porta all’organo e al campanile ed è a una sola nave.
Inoltre sono presenti anche le cappelle di:S. Rocco, S. Biagio cappella della famiglia D’Alena, SS. Trinità fuori del centro abitato e un’altra pertinente alla famiglia Lemme.
Altro:
Il centro storico è molto interessante, ricco di portali artistici con una stupenda chiesa e il castello di origine normanna, ma ingrandito ed abbellito dalle varie famiglie feudali che si sono succedute al governo del luogo, dove ciascuna ha lasciato qualcosa di suo. Il castello presenta un bel loggiato ed è stato ben restaurato.
D’estate è animato dal Macchia Blues che si svolge dal 1996, festival di musica e cultura, in cui molti musicisti itineranti si esibiscono; inoltre si svolgono manifestazioni culturali e giochi caratteristici, all’aperto, come quello della tuzza, quello de La ‘ntima,quello del battimuro.
Per gli appassionati della gastronomia si svolge la Fiera Mercato del Vino Pentro, con stand e assaggi di prodotti della gastronomia locale.
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