MACCHIAGODENA (IS)

Categoria: Molise in pillole Pubblicato: Domenica, 31 Maggio 2020 Scritto da ugo

MACCHIAGODENA (IS)  m 864  s.l.m.

macchiagodena stemma

     

Pop.: 1799 nel 2019; Sup. Kmq 34,35; Dens  52. Patrono: S. Nicola di Bari.

Popolazione negli anni: fuochi:185 nel 1532; 208 nel 1545; 195 nel 1561;  249 nel 1595; 210 nel 1648;  222 nel 1669;  abitanti: 1703 nel 1780; 1956 nel 1795; 2826 nel 1835; 3263 nel 1861; 3804 nel 1881; 4165 nel 1901;  4221 nel 1911; 3726 nel 1931; 3956 nel 1936; 4115 nel 1951; 3329 nel 1961;  2425 nel 1971; 2274 nel 1981; 2143 nel 1991; 1959 nel 2001; 1844 nel 2011; 1727 nel 2018.

Origine e storia: Macchiagodena ha senz’altro origine antiche, essendo stato scoperti reperti archeologici del V o VI sec. a.C. in località Fosso Pampaone, dov’è possibile anche  visitare il sito di un tempio sannitico. Ma la documentazione più remota è relativa all’anno 964, trasmessaci dal Ciarlanti che riporta la concessione di Pandolfo e Landolfo in cui è detta Maccla de Godino ; nel secolo XI  fu pertinenza dell’Abazia  di S. Vincenzo al Volturno. Nel XIII secolo è ugualmente detta  Maccla godino, con la gi minuscola. Altra notizia è datata  1003 relativa alla concessione  della Chiesa di S. Apollinare, pertinente a S. Vincenzo al Volturno, come dalla Cronaca Volturnense.

Nel 1269 Macchiagodena fu data in feudo  da Carlo I d’Angiò a Barrasio di Barrasio, cavaliere francese.

Nel XIV secolo, agli inizi, apparteneva alla famiglia Cantelmo, che la detenne  in feudo per molti anni, di cui sappiamo , perché riferito dal Vincenti, che riporta un rescritto della regina Giovanna II del 1422 nel quale  è menzionato Giacomo  Cantelmo come “titolare della università”.

Ai Cantelmo successero i Pandone, che nel 1443 indicava Enrico come titolare, il quale poi avrebbe venduto Macchiagona ai Mormile.

Dopo la prima metà del XVI secolo  i Mormile alienarono il feudo ai Gaetani e, nel 1537, Camillo Gaetani vendette il feudo a Diana Scalera, di cui non se ne conoscono le origini.

Da questa il feudo passò a Fabio Cicinelli, il quale lo vendette a Camilla Sanfromondo, la quale alienò il feudo per 12.600 ducati a Giacomo  del Tufo, che lo tenne in possesso fino al 1575, quando il feudo fu ipassò a uno dei De Angelis di Casalciprano e di S. Agapito.

Nel XVII secolo Macchiagodena fu venduta dai De Angelis ai Piscitelli che lo tennero fino al 1615. Mentre nel 1618 troviamo come titolare di Macchiagodena  Pasquale Caracciolo, con il titolo di Marchese. Questa famiglia tenne il feudo per oltre un secolo. Infatti nel 1781 il feudo fu posto in vendita dai creditori dei Caracciolo , preventivamente apprezzato dall’Ing. Vanvitelli ed acquistato con il titolo da Nicola Centomani. I Centomani  restaurarono il castello baronale , posto su un costone calcareo, con due torri poderose e, dopo il 1847, ne fecero cessione ai sigg. De Lellis di Isernia i quali successivamente vendettero in parte ai Ciocchi e in parte ai de Salvo.

Notizie ecclesiastiche: Macchiagodena appartiene alla diocesi di Bojano.Campobaso e comprende una sola parrocchia intitolata a S. Nicola di Bari che ne è anche protettore del Comune. Le chiese sono:

S. Nicola, ad una sola navata, di antica costruzione (1200), restaurata nel 1629. All’interno, sulla destra c’è un cappellone, tra gli arredi  c’è un  organo pregevole di scuola napoletana. Tra gli altri arredi alcuni dipinti del De Lollis e un bella porta con bassorilievi bronzei.

S. Spirito, ex convento dei Minori Osservanti, fondato nel 1606  e soppresso nel 1809, riaperto nel  1828 e ceduto, nel 1867,  dal Demanio al Comune (verificare se  ora è sede della parrocchia).

S.Vergine dell’Incoronata, nella omonima cpontrada.

Personaggi illustri:

Ottavio di Salvio, nato a Macchiagodena il 23 maggio 1848, studiò legge  all’Università di Napoli ed esercitò la professione legale.

Partecipò intensamente alla vita amministrativa e politica della nostra Regione ricoprendo gli uffici di Consigliere della GPA, Deputato provinciale,  e Deputato eletto alle elezioni del 1890 nel mandamento di Bojano e riconfermato alle elezioni del 1892, del 1895 e 1897. Morì a Macchiagodena  il 22 otobre 1898.

 Altro:Il centro storico, con i suoi vicoli e stradine strette, come si costruiva una volta nei paesi di montagna per ripararsi dal freddo; la chiesa parrocchiale dedicata a S. Nicola, ristrutturata completamente nel 1626,; la chiesa di S. Spirito, edificata nel 1692 e la Cappella della Madonna di Palestrina, meta di passeggiate estive; il Castello d’epoca  angioina, ampliato e fortificato nel  XVI secolo; la fontana edificata sul piazzale nel ‘700, ornata con mascheroni e con un grosso leone in pietra posto alla destra e il tomolo in pietra.. Il paesaggio intorno, ameno sia che si guardi verso il Matese, sia sul versante opposto, dove a pochi passi c’è la montagna di Frosolone.

Tra le tradizioni e le rappresentazioni ricordiamo il Rapimento della sposa, che si rifà ad una vecchia usanza locale e le sagre gastronomiche che di solito si fanno ai primi di settembre, dove da regina la fa la polenta con piatti speciali, sia con baccalà, sia con tartufi, sia con maiale, sia con funghi porcini..

Ma il piatto più antico e caratteristico del luogo è la polenta con fagioli, cotiche e formaggio, tutto condito con olio del luogo, detto frattaruole;  i vini locali anche sono ottimi.

Da qui molte sono le escursioni che si possono fare e da non dimenticare che è vicinissima al Santuario dell’Addolorata di Castelpetroso ed è tutto il territorio circondato di boschi, ricchi di funghi e tartufi  e vegetazioni rigogliose.

         

   IN ELABORAZIONE

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