MACCHIAVALFORTORE (CB)

Categoria: Molise in pillole Pubblicato: Domenica, 31 Maggio 2020 Scritto da ugo

MACCHIAVALFORTORE (CB)  m  477  s.l.m.

macchiavalfortore stemma

Pop. Anno 2019:540; Sup. KKmq 26,77; Dens. 28; Patrono: S. Nicola di Bari.

Popolazione negli anni:fuochi:158 nel 1532;157 nel 1545; 222 nel 1561;  241 nel 1595; 188 nel 1648; 125 nelò 1669; abitanti:2000 nel nel 1795;2254 nel 1835; 1931 nel 1861;1682 nel 1901; 1413 nel 1911; 1726 nel 1936: 1860 nel 1951; 1643 nel 1961; 1235 nel 1971; 1101 nel 1981; 757 nel 2001; 621 nel 2011; 522 nel 2018.

Origine e storia:  Le origini dell’abitato risalgono intorno al XII secolo ed ebbe da sempre il nome Macchia, ossia bosco. Solo nel nel XIX secolo ebbe l’aggiunta Valfortore, per distinguerlo dagli altri due paesi molisani, Macchia d’Isernia e Macchiagodena, soprattutto, però anche per distinguerlo dagli omonimi nelle province di Salerno,  Catania,  Cosenza, Teramo e Perugia.

Nella prima metà del XV secolo Macchia apparteneva alla famiglia Colla, il cui primo titolare fu Antonio, menzionato in un rapporto diplomatico dell’ambasciatore di Modena a Re Alfonso I d’Aragona.

Nel XVI secolo Macchia apparteneva alla famiglia de Regina, che nel 1559 ottenne il titolo di Conte di Macchia, del ramo dei conti S. Vincenzo al Volturno.

Primo titolare fu Gaspare de Regina che sposò  Lucrezia Caracciolo, viventi nel 1520  e raffigurati in un quadro che rappresenta S. Nicola, esposto nella Chiesa Parrocchiale. La figlia Cornelia andò sposa a Ferrante de Raho, primogenito del barone di Caccavone  e Pietrabbondante,  Alfonso.

Nel 1586 Giovannantonio  de Regina è titolare

Nella prima metà del XVII sec, nel 1618, Macchia divenne feudo dei Gambacorta, una famiglia di origini tedesche, stabilitasi a Pisa  nel sec. XII, venuti al seguito degli angioini.

Era stata acquistata Macchia da Carlo Gambacorta, ma nel 1618 , alla sua morte, il feudo  fu ereditato da  Andrea, conte di Celenza e religioso, che lasciò l’abito talare, sposando Felicia Spinelli.

Ad Andrea successe Carlo junior, marchese di Celenza e conte di Macchia, che nel 1641 ottenne il titolo di principe di Macchia..

Carlo morì assassinato nel 1647 nelle campagne di Arpaia, mentre si recava in Capitanata.

Gli successe Pietro, figlio di Carlo e di Faustina Caracciolo, erede del marchese della Brianza. Egli nel 1675 acquistò l’ufficio di  Corriere Maggiore per 60.000 ducati ( questo ufficio è l’equivalente delle odierne Poste Italiane), non solo e comprende anche  le Cacce del Reame. Pietro morì celibe nel 1694.

Gli successe Francesco, fratello di Carlo e zio di Pietro. Morì nel 1694.

Successore fu Gaetano figlio di Francesco e di Eufemia Spinelli, ultimo titolare della famiglia.

Gaetano lo si ricorda per aver preso parte alla congiura che va sotto il nome per l’appunto di Congiura di Macchia, che scoppiò con l’intento di capovolgere le sorti del Reame.

I congiurati tutti furono denunciati e condannati, ma lui, contumace, insieme ad altri compagni rifugiatisi a Vienna presso la corte dell’Imperatore Leopoldo che lo accolse e lo prese nella sua corte. Gaetano Gambacorta morì a Vienna il 27 gennaio 1708.

Nel 1701 Macchia fu devoluta al demanio e posta in vendita dalla Real Corte ed acquistata da  Giuseppe Ceva Grimaldi, marchese di Pietracatella che la tenne fino alla estinzione della feudalità.

Fino al 1799 il Comune di Macchie è stato sempre pertinente alla Capitanata,; in questo anno  fu  compreso nel Dipartimento  del Sangro  e nel Cantonato di Dragonara.  Nel 1807  fu assegnato al Distretto di Foggia e al Governo di S. Elia a P.  e nel 1811  venne aggregato al Molise   e incluso nel Distretto di Campobasso, pur restando nella Ciorcoscizione di S. Elia.

Notizie ecclesiastiche: Macchia valfortore  è stata dalle origini pertinenza dell’archidiocesi di Benevento, ma con decreto n.122 della S. Congregazione per i Vescovi  del 21 gennaio 1983 è pertinenza della diocesi di Campobasso-Bojano. Le sue chiese  sono:

S. Nicola di Bari: edificata sicuramente prima del XV secolo, sull’architrave del portale è incisa la data del 1509, che senz’altro riguarda la data di un restauro o della sua ristrutturazione. Divisa in tre navate , ha tre porte di accesso e misura m 23 di lunghezza , la navata centrale; le due laterali sono lunghe m 17 e la larghezza complessiva è di m15; l’altezza è di m 8.

 La chiesa, molto ariosa con importanti arcate a tutto sesto poggianti su pilastri e capitelli,  è arredata di statue, opere in maggioranza dell’artista Giacomo Colombo, una bella tela raffigurante S. Nicola in una cornice finemente lavorata e dorata, risalente al 1520; altre opere  del pittore Brunetti di Oratino e una serie di busti degli apostoli poste nelle nicchie laterali. L’altare maggiore in legno finemente lavorato.. Sotto il quadro,l’urna di S. Bonifacio martire, traslato da Roma  nel XVII secolo. Inoltre un confessionale  artisticamente lavorato ed alcuni affreschi completano  questa bella chiesa.

S. Maria del Bagno:piccola cappella  del XVII secolo, all’interno si possono vedere delle decorazioni.

 S. Maria degli Angeli: è poco più di una cappella con una bella facciata e campanile a vela. L’altare è stato consacrato nel 1707 dal card Orsini:

S.Michele, per memoria, poiché versava da molti anni in rovina e non si conosce la situazione attuale.

Altri interessi: Interessante è il Palazzo de Regina- Gambacorta con la sua architettura medievale che domina la piazza principale ed alcuni palazzi settecenteschi che presentano dei bei portali.

D’estate la Pro Loco organizza gare e sagre. Il Lago di Occhito può essere meta per gli appassionati di pesca e per chi ama fare passeggiate a cavallo, giacché nel territorio è presente un agriturismo con maneggio.

                   IN ELABORAZIONE

158 nel 1532;157 nel 1545; 222 nel 1561;  241 nel 1595; 188 nel 1648; 125 nelò 1669; abitanti:2000 nel nel 1795;2254 nel 1835; 1931 nel 1861;1682 nel 1901; 1413 nel 1911; 1726 nel 1936: 1860 nel 1951; 1643 nel 1961; 1235 nel 1971; 1101 nel 1981; 757 nel 2001; 621 nel 2011; 522 nel 2018.

Origine e storia:  Le origini dell’abitato risalgono intorno al XII secolo ed ebbe da sempre il nome Macchia, ossia bosco. Solo nel nel XIX secolo ebbe l’aggiunta Valfortore, per distinguerlo dagli altri due paesi molisani, Macchia d’Isernia e Macchiagodena, soprattutto, però anche per distinguerlo dagli omonimi nelle province di Salerno,  Catania,  Cosenza, Teramo e Perugia.

Nella prima metà del XV secolo Macchia apparteneva alla famiglia Colla, il cui primo titolare fu Antonio, menzionato in un rapporto diplomatico dell’ambasciatore di Modena a Re Alfonso I d’Aragona.

Nel XVI secolo Macchia apparteneva alla famiglia de Regina, che nel 1559 ottenne il titolo di Conte di Macchia, del ramo dei conti S. Vincenzo al Volturno.

Primo titolare fu Gaspare de Regina che sposò  Lucrezia Caracciolo, viventi nel 1520  e raffigurati in un quadro che rappresenta S. Nicola, esposto nella Chiesa Parrocchiale. La figlia Cornelia andò sposa a Ferrante de Raho, primogenito del barone di Caccavone  e Pietrabbondante,  Alfonso.

Nel 1586 Giovannantonio  de Regina è titolare

Nella prima metà del XVII sec, nel 1618, Macchia divenne feudo dei Gambacorta, una famiglia di origini tedesche, stabilitasi a Pisa  nel sec. XII, venuti al seguito degli angioini.

Era stata acquistata Macchia da Carlo Gambacorta, ma nel 1618 , alla sua morte, il feudo  fu ereditato da  Andrea, conte di Celenza e religioso, che lasciò l’abito talare, sposando Felicia Spinelli.

Ad Andrea successe Carlo junior, marchese di Celenza e conte di Macchia, che nel 1641 ottenne il titolo di principe di Macchia..

Carlo morì assassinato nel 1647 nelle campagne di Arpaia, mentre si recava in Capitanata.

Gli successe Pietro, figlio di Carlo e di Faustina Caracciolo, erede del marchese della Brianza. Egli nel 1675 acquistò l’ufficio di  Corriere Maggiore per 60.000 ducati ( questo ufficio è l’equivalente delle odierne Poste Italiane), non solo e comprende anche  le Cacce del Reame. Pietro morì celibe nel 1694.

Gli successe Francesco, fratello di Carlo e zio di Pietro. Morì nel 1694.

Successore fu Gaetano figlio di Francesco e di Eufemia Spinelli, ultimo titolare della famiglia.

Gaetano lo si ricorda per aver preso parte alla congiura che va sotto il nome per l’appunto di Congiura di Macchia, che scoppiò con l’intento di capovolgere le sorti del Reame.

I congiurati tutti furono denunciati e condannati, ma lui, contumace, insieme ad altri compagni rifugiatisi a Vienna presso la corte dell’Imperatore Leopoldo che lo accolse e lo prese nella sua corte. Gaetano Gambacorta morì a Vienna il 27 gennaio 1708.

Nel 1701 Macchia fu devoluta al demanio e posta in vendita dalla Real Corte ed acquistata da  Giuseppe Ceva Grimaldi, marchese di Pietracatella che la tenne fino alla estinzione della feudalità.

Fino al 1799 il Comune di Macchie è stato sempre pertinente alla Capitanata,; in questo anno  fu  compreso nel Dipartimento  del Sangro  e nel Cantonato di Dragonara.  Nel 1807  fu assegnato al Distretto di Foggia e al Governo di S. Elia a P.  e nel 1811  venne aggregato al Molise   e incluso nel Distretto di Campobasso, pur restando nella Ciorcoscizione di S. Elia.

Notizie ecclesiastiche: Macchia valfortore  è stata dalle origini pertinenza dell’archidiocesi di Benevento, ma con decreto n.122 della S. Congregazione per i Vescovi  del 21 gennaio 1983 è pertinenza della diocesi di Campobasso-Bojano. Le sue chiese  sono:

S. Nicola di Bari: edificata sicuramente prima del XV secolo, sull’architrave del portale è incisa la data del 1509, che senz’altro riguarda la data di un restauro o della sua ristrutturazione. Divisa in tre navate , ha tre porte di accesso e misura m 23 di lunghezza , la navata centrale; le due laterali sono lunghe m 17 e la larghezza complessiva è di m15; l’altezza è di m 8.

 La chiesa, molto ariosa con importanti arcate a tutto sesto poggianti su pilastri e capitelli,  è arredata di statue, opere in maggioranza dell’artista Giacomo Colombo, una bella tela raffigurante S. Nicola in una cornice finemente lavorata e dorata, risalente al 1520; altre opere  del pittore Brunetti di Oratino e una serie di busti degli apostoli poste nelle nicchie laterali. L’altare maggiore in legno finemente lavorato.. Sotto il quadro,l’urna di S. Bonifacio martire, traslato da Roma  nel XVII secolo. Inoltre un confessionale  artisticamente lavorato ed alcuni affreschi completano  questa bella chiesa.

S. Maria del Bagno:piccola cappella  del XVII secolo, all’interno si possono vedere delle decorazioni.

 S. Maria degli Angeli: è poco più di una cappella con una bella facciata e campanile a vela. L’altare è stato consacrato nel 1707 dal card Orsini:

S.Michele, per memoria, poiché versava da molti anni in rovina e non si conosce la situazione attuale.

Altri interessi: Interessante è il Palazzo de Regina- Gambacorta con la sua architettura medievale che domina la piazza principale ed alcuni palazzi settecenteschi che presentano dei bei portali.

D’estate la Pro Loco organizza gare e sagre. Il Lago di Occhito può essere meta per gli appassionati di pesca e per chi ama fare passeggiate a cavallo, giacché nel territorio è presente un agriturismo con maneggio.

                   IN ELABORAZIONE

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