MATRICE (CB) m 690 s.l.m.

Pop.:1090; Sup. Kmq 20,42; Dens. 53,38. Patrono:Sant’ Urbano.
Popolazione negli anni: abitanti 1205 nel 1780; 1634 nel 1835; 1924 nel 1901; 1862 nel 1911; 1604 nel 1936; 1707 nel 1951; 1404 nel 1961; 1096 nel 1971; 1042 nel 1981; 1110 nel 2011.
Origine del nome: Il nome originario “Mater” o “Matrix” , cioè “Madre” dovrebbe stare ad indicare che in epoca remota fosse il capoluogo di un più vasto territorio, essendo il luogo abitato da tempi remoti, cioè in epoca sannita e romana, come testimonierebbero reperti rinvenuti nel territorio, ma la prima testimonianza scritta relativa a Matrice risale al 1039, ed è rappresentato da un documento di Pandolfo III e Landolfo VI che, delimitando i confini di Montagano, fa riferimento a Matrice e a Santa Maria della Strada e all’annesso feudo. Tale documento, chiamato Pergamena Montaganese, dallo scopritore Rev. Padre Michele Galluppi, è custodito nell’Archivio Capitolino. Esso fu copiato dal Galluppi e donato al Comune di Montagano.
Altre notizie risalgono al 1148, quando Signore di Matrice era Roberto Avalerii, barone del Conte di Molise.. In sua memoria fu costruito nei pressi del tempio di Santa Maria della Strada, la fontana artistica, a forma di colonna, coronata con una fascia istoriata con due teste di tori contrapposte, dalla cui bocca zampillava l’acqua. Ivi si legge una iscrizione latina che tradotta si legge Al tempo in cui governò il barone Roberto Avalerii questa fontana affiché gli assetati ne bevessero devotamente l’acqua chiara.
Ai tempi di Carlo I d’Angiò Matrice apparteneva ancora a uno dei membri di questa famiglia, Gemma Avalerii, successa a Nicola, il quale succese al fratello maggiore Vito Avalerii, che morì celibe e senza figli. Gemma Avalerii andò sposa a Teopaldo da Palestrina investito della baronia di Lupara da Federico II. I suoi figli furono Pietro e Nicola Lupara che ebbero il condominium su Matrice, ma già nel 1286 si divisero l’eredità e solo Nicola prese il possesso di Matrice e del feudo di Santa Maria della Strada.. C’è da dire che per molti storici i Lupara non sarebbero altri che i Marchisio, signori di Lupara, avendo in passato scambiato il titolo di Merchesi per il casato.
Mentre il fratello Pietro, Signore di Lupara, uomo violento, che coinvolto in prima persona, accanto al suo amico Sciarra Colonna, nei fatti di Anagni, noti come lo Schiaffo di Anagni in cui fu sequestrato papa Bonifacio VIII, il quale fu liberato da Carlo II d’Angiò, fu scomunicato ed esiliato, perdendo lui e la sua famiglia ogni diritto sul feudo di Lupara.
Nicola Luparia morì nel 1301 in Ungheria ( dove si era recato per accompagnare un nipote del regnante) e gli successe il figlio Pietro, che per distinguerlo dallo zio malvagio, fu appellato Pietro il giovane. Questi accrebbe il suo patrimonio, tessendo buoni rapporti con tutti e concludendo matrimoni vantaggiosi per i suoi figli e nipoti.
Alla sua morte gli successe il figlio Niccola, come il nonno, che sposò Beatrice de Barras e la figlia Clemenza sposò Giovanni Alemanno figlio di Guglielmo, stretto parente di Carlo II d’Angiò e Signore di Ripalimosani.
Nella seconda metà del XIV sec Matrice passò alla famiglia Da Ponte, Signori di Guglionesi,.. Verso la fine del XIV sec Matrice è possesso dei Santangelo e precisamente di Filippo Santangelo,.
Filippo morì nel 1416 e gli successe il figlio Angelo che nel 1419 fece cessione di tutti i propri feudi al nipote Carlo, figliuolo del germano Nicola. Il trapasso ebbe l’approvazione della regina Giovanna II.
Alla morte di Carlo Santangelo, essendo egli senza eredi successori e andato in rovina per la caduta degli angioini, i suoi feudi furono incorporati dalla Real Corte.
Nel 1443 Alfonso I d’Aragona concesse Matrice al Conte di Montagano e l’università stette in dominio della casa comitale fino al 1417.
Nel XV sec Matrice stette alla famiglia Candida.
Nel 1495 Matrice fu data ad Andrea di Capua, duca di Termoli e Conte di Campobasso ed ebbe fino al 1597 gli stessi titolari.
Nel 1597 esposta all’asta a domanda dei creditori di Ferrante di Capua junior, Matrice venne aggiudicata a Gianfrancesco Ceva Grimaldi, Marchese di Pietracatella.
Qualche tempo dopo Matrice tornò dominio dei di Capua, da cui venne alienata nel 1705. Infatti Donna Ippolita Maria Pignatelli la vendé alla famiglia Pacca.di Benevento che ebbe il titolo di Marchese nel 1721.
La famiglia Pacca mantenne il titolo fino al 1806 con Giuseppe, fratello del card. Bartolomeo Pacca segretario di stato di Papa Pio VII, anno in cui entrarono in vigore le leggi per l’eversione della feudalità volute da Napoleone Bonaparte, leggi emesse negli anni 1806-1809.
Notizie Ecclesiastiche: Matrice è stata sempre pertinente della diocesi di Benevento fino al 1983,anno in cui la Sacra Congregazione per i Vescovi con decreto 21 gennaio n: 122 la passa alla diocesi di Campobasso- Bojano ed ha una sola parrocchia dedicata a San Sivestro Papa.
Le chiese sono:
S.Antonio di Padova: Non è certa la sua edificazione, però si narra di una Croce in legno posta in sommità del campanile con impressa la data in numeri romani MDXIII (1513) ad una sola navata e un solo altare; restaurata nel 1948, prima aveva altri due altarini . Sull’altare centrale un quadro raffigurante Sant’Anna con Maria bambina , custodisce due tele del XVI sec raffiguranti La fuga in Egitto e Il Nazareno che chiama a sé Pietro seduto nella barca.
Cappella della Libera (per memoria). Scendendo poco più giù del Monumento ai Caduti si nota un rudere scoperchiato di una chiesetta di proprietà delle famiglie De Rubertis e Graziani, questo era appunto la cappella che è andata in rovina già da molti anni.
Santa Maria della Strada: In posizione amena sulla strada che da Matrice mena a Petrella , sorta nel XII sec , a tre navate, di larghezza disuguali, , misura m21 di lunghezza, larga m 10,50 ed è alta 7 m. La leggenda la fa risalire al Re Bove,, ma in realtà fu realizzata ai tempi del feudatario Barone Roberto Avalerii (o Valerio), che pare ne avesse concesso il sito. Consacrata nel 1148 dall’arcivescovo Pietro con i vescovi Raimondo di Cividale e Roberto di Bojano.
Il 27 maggio 1703 il Card Orsini di Benevento, dopo averlo restaurato, lo riconsacrò riaprendolo al culto.
Il 9 gennaio 1889 per interessamento dell’Arciprete di Monacilioni Vincenzo Ambrosiani fu dichiarato “Monumento di interesse Nazionale”.
La chiesa in stile romanico, con il campanile distaccato,è orientata ad oriente, cioè verso dove nasce il sole, simbolo del Cristo.. All’interno , in doppia fila, ci sono dodici colonne, simbolo dei 12 apostoli; sulle colonne, incisa c’è la Croce Greca; in cima le colonne sono coronate con capitelli, arabescati di motivi arabi e bizantini. Nel mezzo dell’abside centrale si eleva l’unico altare cubico ( simbolo del Cristo unico Salvatore del Mondo). Il tetto a capriate è in legno.
Internamente è arredata con una bella statua lignea del XIII sec La Madonna con il Bambino e un prezioso Crocifisso ligneo del XIV sec
Una caratteristica Acquasantiera in pietra scolpita, in cui sono rappresentati tralci di vite con foglie e frutti.
Entrando, sulla sinistra, colpisce il Sarcofago in pietra travertino elevata a memoria di Pietro d’Aquino e costruito dalla scuola di Tino da Camaino, nel sec XIV; esso poggia su quattro basse colonne sorrette da due leoncini e due dadi, terminanti con capitelli di stile corinzio; sopra vi è il sarcofago. Nei tre compartimenti c’è uno scudo con lo stemma dei d’Aquino e nel mezzo vi è scolpito il Redentore seduto che regge con la mano sinistra un libro. Sul coperchio del sarcofago giace la figura di Landolfo, che fu il primo abate. Due angeli ai lati del coperchio tengono aperte le cortine..
Nel timpano del frontone è scolpito l’agnus dei emblema di Cristo risorto e vittorioso sulla morte. Un frammento d’ambone riproduce un aquila che sostiene il leggio con un libro e un angelo.
All’esterno la facciata è dominata da una nobilissima aquila, simbolo del Cristo che salva.
Sul frontone c’è un rosone con un cerchio più grande al centro del quale muovono 12 archi con 12 aperture circolari più piccole. La figura circolare simboleggia Dio; ai lati del rosone due figure di buoi con le zampe anteriori penzoloni come simbolo della forza e della pazienza.
Nella lunetta dell’arcata cieca di sinistra è scolpito un cavaliere che trapassa un uomo con l’asta, un cavallo legato a un albero,, un uomo e una donna con treccine di bambina, fuori campo si vede un uomo con le braccia incrociate.
Nella lunetta dell’arcata di destra si nota un uomo che suona il corno da caccia, ai lati due cervi in corsa, sopra, invece, un cavallo senza cavaliere seguito da un uomo con una forca in mano.
Molte le raffigurazioni sul portale centrale
. La lunetta è formata da una serie di archetti con modanature a dentelli, a foglie stilizzate, a rosette, tra l’archetto a dentelli e le foglie stilizzate, due draghi, distesi in tutta la loro lunghezza , l’uno divora e l’altro vomita l’uomo. I due draghi alludono all’episodio di Giona.
Sul lato destro del protiro, sotto uno degli archi, la solita testa di toro, un angelo con aureola, con due pavoni che bevono.
Sul portale dell’ingresso , a destra, una scritta riporta le parole di Matteo “Quicunquae fecerit voluntatem patris meis , qui in coelis ipse intravit “nella lunetta riporta la scena del mito di Alessandro Magno rapito al cielo da due grifoni, da lui adescati da qualcosa che ha in mano. Nel timpano è scolpito un agnello che chiede aiuto alla Croce contro due feroci dragoni.
Nel centro abitato si possono ammirare: la Fontana in ghisa, detta Fontana Salvatore, secondo un testo ricevuto dal sindaco di Matrice nel 2001, con lettera d’accompagnamento di Alessandro Parisi, autore del testo “L’eté –ghise altomarnesi in Alife – in cui si relaziona l’opera di restauro apportata ad una fontana in Alife (CE) e copia esistente in Matrice (Italia), l’opera avrebbe come autore Mathurin Morreau formato alla Accademia d’Arte Francese a Roma.
In cima al paese ci sono i resti di una Fonte con lavatoio in pietra, in pessimo stato di manutenzione e, di fronte al palazzo del Municipio, il bellissimo Monumento ai Caduti.