MOLISE (CB) m 868 s.l.m.

Pop. nel 2019: 171; Sup. Kmq 5,20; Dens. 33. Patrono: S. Onorato.
Popolazione negli anni: fuochi: 28 nel 1532; 33 nel 1545; 36 nel 1595; 40 nel 1648; abitanti: 481 nel 178°; 564 nel 1795; 832 nel 1835; 678 nel 1881; 663 nel 1901; 768 nel 1911; 565 nel 1936:
497 nel 1951; 405 nel 1961; 226 nel 1981; 186 nel 2001; 164 nel 2018.
Origine e storia: Esperti di storia locale vogliono che il nome abbia origine dalla antica Melae, la quale, secondo alcuni, avrebbe dato il nome alla località e alla prima famiglia che ne ha avuto il possesso, quando il Conte Alezeco ebbe il possesso del feudo e per distinguersi dagli altri feudatari della famiglia che avevano avuto Isernia e Bojano, adottò il Molisio, nome che fu poi ritrovato nei primi documenti certi del XIV secolo: Molisio e Castrum Molisii. Secondo altri sarebbe stato Raul de Moulins, primo feudatario a dare il nome al paese. Il Masciotta opta per la prima tesi, cioè che Melae abbia dato il nome al luogo, poi alla famiglia feudataria e poi anche alla Contea ed infine alla Provincia e, da ultimo, alla Regione.
Sul luogo sono alcuni ruderi del primo castello longobardo, presso il quale o su parti del quale, in seguito, nel XV sec i Carafa costruìrono il castello fortificato.
Nel periodo angioino signori di Molise sono i d’Evoli di Castropignano, a cui succedettero gli Stendardo .
Nel XIV secolo assegnatari del feudo furono i Montagano fino a Giacomo, che morì nel 1477 senza eredi, per cui il feudo tornò al Demanio.
Nel 1478 con diploma del 27 dicembre Molise venne concessa a Giovannella de Molisio moglie di Alberico Carafa.
Nel 1547 Girolamo Carafa vendette il feudo a Giacomo Coscia , di Oratino, con patto di retrovendita o come diremmo oggi, patto di riscatto.
Patto di riscatto che fu poi clausa contrattuale invocata da Rinaldo Carafa nel 1554; il quale poi a sua volta lo vendette a Vincenzo del Tufo, Marchese di Lavello.
Nel 1570 i Del Tufo vendettero il feudo a Prospero de Attellis, dei signori di S.Angelo Limosano. Questi lo vendette, poi, a Giovanni Maria di Blasio, il quale dopo nove anni lo rivendette a Battista Candida, con istrumento del 14 novembre 1592.
Nel 1632, non sappiamo se come utilista o come titolare, troviamo che a possedere Molise c’è Francesco Antonio Coppa, a cui successe il figlio Lorenzo che, il 19 agosto 1650, vendette Molise ad Antonio Tamburri barone di Cameli (oggi S.Elena Sannita).
Ad Antonio Tamburri successe il figlio Carlo, il quale ebbe in moglie Giulia Morselli di Civitavecchia (oggi Duronia), la quale gli diede due figli: Fabio e Alessandra.
Fabio morì celibe nel 1684, così erede divenne la sorella Alessandra , già sposata a Graziano della Posta, della famiglia feudataria di S. Felice Slavo ( oggi S. Felice del Molise)..
Questa famiglia ebbe il feudo fino all’eversione della feudalità con l’ultima erede Maria Giuseppina della Posta che andò sposa a Giambattosta Covelli, avvocato napoletano con l’obbligo di assumere il cognome per gli eredi Della Posta-Covelli, della cui famiglia fu Francesco capitano del Reggimento Piemonte Reale, autore di importanti traduzioni dal portoghese.
Notizie ecclesiastiche: Molise è pertinenza della diocesi di Trivento, comprende una sola parrocchia intitolata a S. Nicola e il patrono del Comune è S. Onorato. Le chiese sono:
Vi è una pala del XIII secolo. Il campanile a torre è del 1829 e le campane sono della Pontificia Fonderia Marinelli di Agnone.
Annunziata: edificata nel 1523 è dedicata anche a Santa Lucia e a S. Matteo. La navata prende luce da alcune finestre circolari ed è arredata con dipinti.
Madonna delle Grazie o del Piano: fondata su un tempio sannitico di cui fu ritrovata una pietra sacrificale,e a devozione dei baroni Della Posta. Qui si fa festa con grande affluenza di pubblico il 2 luglio, giorno della Madonna della Libera.
Assunta: edificata nel 1898, portale stile rococo, ha pianta a croce latina, è sede della Confraternita omonima, è arredata con lavori in legno.
Altri interessi: Una passeggiata per il centro storico è molto rilassante.
Le Porte d’ingresso al centro storico sono caratteristiche, ma presso quella ch’è detta Porta Grande , su una pietra incastrata in un masso rettangolare, vi è raffigurato un bue e uno scudo (la pietra misura circa centimetri 30 x 70), e la figura si suppone essere il bue sabellico . La lastra fu rinvenuta sotto la porta della chiesa di S. Nicola.Un altro reperto custodito nel palazzo comunale è una tavola osca che testimonia in luogo esservi un meddix semplice, ai tempi dei sanniti.
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Nota: Le foto sono state gentilmente donate dal sig. Domenico Di Iorio, a cui vanno i miei ringraziamenti e quelli delle persone che mi seguono.