MOLISE. SEGNI NEL TEMPO ( di Ugo D’Ugo )
 
Prima di parlare del CD che l’amico Aldo Ricciardi si appresta a presentare al pubblico molisano, è d’uopo che dica qualche parola sul nostro cantautore.
Aldo Ricciardi nasce a Campodipietra dove tuttora vive.
Sin da bambino sente il fascino della musica, trasmessogli dal padre che suonava e cantava in ogni occasione che gli si presentava ed in famiglia. Riceve i primi rudimenti musicali e strumentali dal M.tro Erminio Sallustio.
La vita paesana ricca di riti e feste popolari, che in seguito ispireranno tante sue composizioni, lo vedono sempre presente, chiamato ad allietare le popolazioni delle contrade e dei borghi con la sua fisarmonica.
Questo suo partecipare ed essere richiesto, fanno in modo che la passione per la musica cresce, ed egli la sentirà come parte di sé stesso, tanto che potremmo dire che egli vive per essa.
Il Ricciardi, quasi autodidatta, studia altri strumenti come chitarra, mandolino, organo, pianoforte, tutti strumenti che vanno ad arricchire il suo patrimonio musicale e culturale. Contemporaneamente si dedica alla ricerca e allo studio delle tradizioni popolari, molte delle quali egli pratica con naturalezza perché lo vedono coinvolto con l’intera famiglia, chè di quelle tradizioni i Ricciardi sono gelosi custodi tramandandosele secondo il costume della nostra gente.
Non basta scoprire, bisogna diffondere la cultura del nostro essere molisani ed Aldo fonda il gruppo dei “ Ma Però”, col quale partecipa alle feste delle contrade, ai riti della festa del maiale, della raccolta delle olive, della raccolta del granturco, dei matrimoni. Arriverà ad allietare circa 1500 matrimoni con il suo gruppo!
In seguito fonda il gruppo “ Santissima Vergine del Carmelo”
col quale è presente in molte manifestazioni folkloristiche molisane e nazionali.
Scopre antichi balli, che egli arricchisce con coreografie sempre più vicine alla nostra tradizione; progetta di esportare il nostro folklore e crea il gruppo dei “ Crivellini”. Con essi il Ricciardi partecipa ai più importanti raduni folkloristici nazionali ed internazionali, gareggiando con i più agguerriti gruppi calabresi, ladini e altoatesini e confrontandosi con quelli dei paesi dell’est europeo che primeggiano in questo campo le classifiche mondiali.



Nel contempo viene fuori tutta una vasta produzione di canzoni che hanno per tema l’amore per la propria terra, per la propria gente e che cantano il sacrificio dei lavori dei campi, il dolore della separazione da questa nostra povera amata terra molisana sofferto dai nostri emigranti, le ballate, le maitunate, tutti canti che egli porterà oltreoceano, tra i nostri fratelli emigrati con il gruppo “ Amici del Fiume”, contribuendo non poco a riannodare i rapporti con tanti che avevano ormai deciso di tagliare i ponti con quella terra che aveva deluso le loro aspettative e che quasi li aveva scacciati, come figli indegni. E a sentire le note di “ Mulise”, “ Pe na Mamma”, “ Nu Poeta”, “Na vita na rosa”, ‘Ulije d’amore” avevano versato lacrime, non solo i fratelli d’oltreoceano, ma anche i molisani di Torino, come ha raccontato Salvatore Salottolo in un recente spettacolo al Savoia di Campobasso, che al termine della canzone “ Mulise” l’intera platea del Mirafiori si è levata in piedi ed ha applaudito in lacrime, sventolando i fazzoletti per un quarto d’ora!
Il messaggio della musica del Ricciardi, talora rude e carico di tensione, talvolta dolce e romantico, sembra ancora riecheggiare nelle contrade, rimembrando la storia di un recente passato che va custodito e conservato nella memoria dei tempi. Aldo si ammala e vede la morte con gli occhi. Un medicinale erroneamente prescritto lo getta in una crisi profonda. La maldicenza fa il resto. Ma quando si risolleva, grazie all’intelligenza di un medico che scopre la causa del suo malessere, un amico gli fa notare che i suoi quarant’anni di musica, di sacrifici possono finire dispersi senza che egli abbia fissato su un disco, almeno le musiche più belle. Ecco che nasce l’idea del CD.
Poi viene il terremoto, la paura, il dolore per chi ha perso la vita, per chi ha perso la casa, il lavoro. Aldo è tra loro e con loro. Soffre, palpita, si rimbocca le maniche con loro, sollecitando interventi di solidarietà in favore soprattutto della comunità di Campodipietra che ha perso la Scuola, la Chiesa, i luoghi più elementari di aggregazione sociale. E’ nella sua casa della Civitella che egli accoglie gli amministratori del comune di Bollate, venuti a Campodipietra per inaugurare la nuova Scuola e il Centro Sociale, ricostruiti coi fondi di quella comunità.
Ripensa alla provvisorietà della vita. In questo mondo tutto è provvisorio,la vita è legata ad un filo.
Aldo dà un colpo di acceleratore all’idea del CD. Nasce il progetto, faticosamente poiché le composizioni sono tante e tutte di valore e la scelta dei brani è difficoltosa. I fondi necessari mancano. “ Andiamo a ferro filato” ripete continuamente. Il lavoro va avanti con fatica. Talvolta pare sfumare per una manciata di secondi di troppo. Bisogna tagliare. Ma dove? E’ tutta bella musica… Infine, ecco il CD è nato. E’ realtà.Ora, si fa per dire, appartiene anch’esso alla storia . Auguri Aldo.


 

Ed ora due parole sul contenuto del CD.
“ Molise.Segni del tempo “
contiene delle canzoni bellissime che ci portano veramente per mano lungo un arco di tempo, come abbiamo detto, che parte da quarant’anni addietro e forse più, visto che egli ha voluto collegare il quarantennio ad un periodo ancora precedente, inserendo una mia poesia “TRANSUMANZA “ e una canzone che ci riporta alla civiltà appunto della transumanza.
E’ inutile ripetere che questo CD è il risultato del sacrificio di quarant’anni di studio e di ricerca del nostro cantautore, espressione importante della musica Folk molisana.
TRANSUMANZA è una nenia antica che ancor oggi molte mamme cantano ai loro bimbi, "presso la culla in dolce atto d’amore"... “ che intender non può chi non è mamma “, come dice il Giusti nella sua “Affetti di una madre”.
La musica ricostruita secondo il ritmo vocale, è stata arricchita da una delle tante storie che si cantavano attorno ai bivacchi dai pastori transumanti.
Il Ricciardi non solo ha arricchito le parole, ma ne ha creato la musica che risulta, dapprima semplice, primitiva, ricalcante i suoni verbali del canto antico, poi man mano crescente, ricca com’è di suoni complessi, fino ad arrivare al saltarello molisano. Si potrebbe dire che questa è una rapsodia di “ dolci romori” per dirla col D’Annunzio, dove non a caso la zampogna e la ciaramella di Scapoli, danno un tono estatico a questo canto e il sogno di ritrovarsi coi nonni davanti al camino, diventa realtà.
CORE SCAPESTRATE, PAPAVERO GIALLO, L’UTEME POETA
Sono canzoni bellissime con qualcosa di autobiografico e tanta poesia.
NU PLETTRE NA VITA
è dedicata al famoso complesso di Ripalimosani, ormai noto oltre i nostri confini.
Il canto rappresenta la storia dell’uomo. I versi musicati sembrano usciti dalla bocca di Giacomo Leopardi, ricalcanti quel meraviglioso “ Canto notturno di un pastore errante dell’Asia”.” Nasce l’uomo a fatica… e subito la madre lo prende a consolar d’esser nato “ .
La musica è dolce, semplice come la vita della nostra gente ( si scappa, si fatica, si ama, si vorrebbe cambiare il mondo) tutte vicende scontate, come è scontato il cadere delle foglie, la morte. Anche questo avvenimento viene accettato con rassegnazione, perché naturale è il morire, ci suggerisce la nota dolce del mandolino, un bicchiere di vino. La morte per il poeta non è che un giorno di malinconia, alternatosi a giorni di sole che Dio ci ha dato.
Altra canzone romantica è CHE SOLE su versi di Cima, che Aldo ottiene intrecciando sapientemente i versi di “ Cante passaré” e “ E’ premavere” del poeta riccese, ottenendo un effetto musicale straordinario .Una giornata di sole dopo tanto freddo dovrebbe portare allegria. C’è il passero che canta, il verde che colora la piana sottostante, la rondine che cantando s’allontana. Aldo li ha saputo ricomporre in una maniera splendida.
Cima è il poeta che piange alla Corazzini per la sua gente che è nata in una terra dura ed è costretta ad emigrare per lidi lontani. Ma il Ricciardi quei versi li fa suoi, e come per incanto quell’aria dolce si posa sulle sue contrade: Civitella e Cacciafumo, contrade di Campodipietra, non sono più come una volta. Non si vedono più contadini passare con l’asino seguito dalla capretta belante che dava tanta allegria, non più un canto s’ode levarsi dalle donne e dagli uomini che mietono le messi dorate. Canta un passerotto e canta il poeta a questo Molise e piange come un bimbo scacciato dalla madre, perché col cuore vorrebbe restare presso il camino, il santo focolare che ha tenuto unite per secoli le famiglie molisane. La musica penetrante si impegna a rendere più sublime il canto poetico. E l’effetto è contagioso.
Ma non manca in questo CD anche un messaggio per chi soffre,” Cante pe chi la vita è appesa a nu respire/ pe chi cerca e nen trova nu lavore/ e pe chi… è nate e maie vulute” e per quanti “ ‘n so arrevate a nasce maie”. ULIJE D’AMORE ci dice che il mondo moderno è distratto e chi dovrebbe essere più attento ai problemi della società, spesso… è altrettanto distratto e la società imbarbarisce, i suoi sentimenti antichi sfumano tanto che “ La gente passa e ze ne va, senza crianza, senza salutà “ e non pensa che “ la vita è nu mumente e ru tiempe è cumme a viente, passa…e va” La musica si direbbe che va d’accordo con la filososfia. Come pure l’UTEME POETA, canto allegro che ci dice di prendercela allegramente perché “ la vita è na poesia, se la lasse ze ne va/ se l’amore è na buscija/ sempe verde a ogni età/ Pane amore e fantasia te po’ dà la felicità”, ricetta che abbiamo già apprezzato in un famoso film con De Sica e la Loren.
FIUME DE PAROLE, NA CANZONE, PE NA MAMMA
tutti canti dedicati alla terra molisana. Arie bellissime “ Arie che viè da ru Mulise”, Canto struggente per chi è andato via e spera tanto di ritornare.
Così pure MOLISE. Questo canto che esce dal cuore di chi è lontano dalla terra amata, è il pianto di chi è costretto ad inghiottire il pensiero per la sua terra, per l’amore lasciato, non per sua volontà, ma per un destino avverso. E se soffre il figlio anche questa Terra soffre per i suoi figli che avrebbe voluto sfamare e piange pur’essa “ Amore te vurria pe n’amore/ ‘stu ciele, ‘st’aria fresca aspetta a te/ pure re sciure fanne nu surrise / e ‘stu Mulise è muorte senza te”. Il canto cresce e ti coinvolge e ti ruba una lacrima…
LA TURTURELLA ha perse la cumpagna/ nen dorme manche cchiù sott’a la luna/ ‘nze vede vulà cchiù pe la campagna/ ed è remasta senza cchiù nisciune”.
E’ il momento della riflessione. E’ il momento del ringraziamento. E’ il momento della preghiera che questi nostri vecchi contadini rivolgono al Signore al termine di una giornata di duro lavoro. Questa terra “ bella , sana, aspra e forte” come dico in “Terra mulesana” (1959) è rimasta spopolata per “ la puertà e la carastija, la fame e la ‘ngurdenija d’u renare…” che ha fatto pure tante vedove bianche. Anche la tortorella ha perso la compagna e per la campagna non c’è più nessuno, è tutta abbandonata. Il solito riferimento al Molise. Ma la speranza è l’ultima a morire… e il canto si affina “ Spera, assughete ‘sse piume/ sta sempe cacchedune/ che te po’ aiutà/” E L’Ave Maria sale verso il cielo e invoca l’intervento della Madre Celeste perché benedica questa nostra povera terra.
Questo canto bellissimo, reso ancora più toccante dalla dolcissima voce di Adele, figlia di Aldo; voce che è essa stessa uno strumento musicale, ma tagliente e penetrante nell’interpretazione, che ti trafigge e t’incanta.
Non è propriamente una Ave Maria, come ho sentito dire da qualcuno, ma qualcosa di più: E’ il canto di speranza che il popolo della buona creanza, col sorriso in bocca anche nel dolore, innalza, chiedendo la benedizione su quel misero raccolto fruttato da questa povera terra nostra, con rassegnazione ed umiltà.
Credo di non dovermi dilungare oltre, se non ricordare l’ultimo canto dedicato a Spensieri, poeta di Vinchiaturo, legato da affettuosa amicizia col Ricciardi, il quale gli ha dedicato “ Nu poeta nen more” e non può morire come dice l’amico Armando Spina perché la vita non può essere soltanto prosa. Io aggiungerei che un poeta non muore perché la poesia è pane per l’anima, dà vigore al sentimento e poiché l’anima è immortale ed anche chi ha nutrito le anime di questo pane diviene immortale, perché continua a vivere attraverso la sua opera in coloro che di quel pane si sono nutriti.

Aldo ecco il CD è già passato alla storia, grazie ancora e ti auguro AD MAIORA!

Ugo D’Ugo (2003)

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