MONTAQUILA (IS)

Categoria: Molise in pillole Pubblicato: Domenica, 31 Maggio 2020 Scritto da ugo

MONTAQUILA (IS)  m 460  s.l.m.

montaquila stemma

Pop.:2332 nel 2019; Sup. Kmq 25,45; Dens.92. Patrono: S. Rocco.

Popolazione negli anni:

:fuochi: 53 nel 1561; 50 nel 1608; 55 nel 1669;abitanti: 590 nel 1795; 790 nel 1848;  1272 nel 1861;  1397 nel 1881; 1706 nel 1901;  1857 nel 1911; 1893 nel 1931; 2079 nel 1936; 2254 nel 1951; 2315 nel 1961;2202 nel 1971; 2322 nel 1981;2527 nel 1991; 2474 nel 2001; 2451 nel 2011; 2278 nel 2018.

* Ai numeri dei fuochi e degli abitant fino al 1800 non sono compresi quelli di Roccaravindola che all'epoca era  feudo autonomo e ricadente sotto altra giurisdizione; numeri che sono indicati, più avanti, a proposito diel feudo di Roccaravindola. 

 

Origine e storia:In un diploma del 1305  è detto Mons Aquili,  e nei Regesti del 1320 Mons Aquilus, che può significare monte dell’aquilone (vento)  oppure, come preferisce il Masciotta monte cupo, dalla foltezza della selva che la circondava.

Nella Cronaca volturnense, Montaquila non è menzionata, però da un atto notarile del luglio 962 risulta chiaro che era pertinente al patrimonio del Monastero di S. Vincenzo al Volturno. Quindi si opina che la sua fondazione non fosse prima del X secolo e che fu possedimento del Monastero stesso.

In epoca angioina Montaquila era divisa in quote, per un sesto ad Andrea  d’Isernia e il resto a Giovanni Caracciolo e fratelli e a Ugo  di Roccafaglia e suoi fratelli.

Nel 1305, il 26 maggio,  Andrea d’Isernia acquistò le quote degli altri quotisti e ne divenne unico feudatario.

A lui successe il figlio  ultimogenito Landolfo, il quale ne fu titolare fino al 1325, anno della sua morte.

Alla sua morte successero altri membri della stessa famiglia, ma, per differenziarsi dai titolari di Isernia, cambiarono il nome in Montaquila, per cui le famiglie Montaquila e d’Isernia  sono la stessa cosa.

Col nome di Montaquila troviamo tiitolari: Goffredo, dottore in legge e consigliere della regina Giovanna II, la quale diede a lui molti incarichi importanti  di ambascerie in vari paesi d’Europa, incaricandolo pure  di trattare per il matrimonio dell’Infante  don Giovanni d’Aragona;

Troiano, per la qual cosa ottenne cospicui aiuti per riparare i danni provocati dal forte incendio del 1464, da Re Ferrante I d’Aragona;

Gaspare, che con il quale si estinse  la dinastia dei Montaquila.

Non sappiamo per quali motivi, se per fellonia o per altri, Montaquila, prima del 1523, fu messa all’asta e aggiudicata a Cesare Carlino, cavaliere napoletano, il cui ultimo titolare di questa famiglia  fu Giovanni Carlino.

Poco prima dell’anno 1600 Montaquila è feudo della famiglia Caracciolo, della quale fino al 1648 ne è titolare Francesco.

Nel 1664  Montaquila è in possesso  della famiglia Pagano, di cui troviamo successore Antonio Pagano morto nel 1701 e a cui successe il figlio Vincenzo, titolare, ma in effetti del feudo era tenutario Giulio Caracciolo, Duca di Miranda, la cui discendenza ne fu titolare fino alla eversione della feudalità.

Montaquila è stata pertinenza di Terra di Lavoro (Caserta) e, nel 1807,  compresa  nel Distretto di Piedimonte . Con Decreto  Luogotenenziale del 17  febbraio  1861 venne aggregata al Molise, nel Circondario di Isernia.

Il Comune comprende la frazione di Roccaravindola, che ai giorni d’oggi è la parte più urbanizzata.

Questa frazione  si estende a valle, nella parte più pianeggiante, a circa 440 m.s.l. e  rappresenta anche il territorio più fertile, ricco di ulivi e vigneti.

Questa frazione anticamente contava 42 fuochi nel 1532; 51 nel 1545; 47 nel 1561; 58 nel  1595; 62 nel 1648; 24 nel 1669 e abitanti  218 nel 1795.

Fino al XIV secolo ebbe ad essere governata dallo stesso feudatario di Montaquila, ma  nel 1442 il feudo fu concesso a Francesco Pandone, Conte di Venafro, a cui successero Galeazzo ed Enrico che lo alienò a favore di Marcantonio Sannazzaro, nell’anno 1520 e, quattro anni dopo  ne fece cessione ad Antonio Sanfelice.

In seguito ebbe il feudo altri trapassi fino ad arrivare  a Giovanni Villano che lo vendette  ad Ettore Montaquila, che a sua volta  lo alienò a favore di Francesco Caracciolo.

La frazione ha avuto da sempre una sua parrocchia indipendente intitolata a S. Maria Ausiliatrice, mentre patrono della contrada è S. Michele Arcangelo.

Notizie ecclesiastiche: Montaquila appartiene alla diocesi di Venafro- Isernia ed ha due parrocchie intitolate, una a S. Maria Assunta in Montaquila e l’altra a Maria Ausiliatrice in Roccaravindola, il patrono del Comune è S. Rocco. Le chiese sono: 

S. Maria Assunta, di antica fondazione, di essa abbiamo notizia di un restauro del 1663, da “ apprezzo  della terra di Montaquila” fatta da Donato Cofaro, ingegnere di Sua Maestà Cattolica Nostro Signore Grande; danneggiato gravemente dal terremoto di Sant’Anna del luglio  1805, fu ricostruito interamente nel 1850 e riaperto al culto nel 1888. L’interno è diviso in tre navate della lunghezza  di m 12, larghezza m 15 e altezza m 9.

 

S. Michele Arcangelo,  edificata nel 1776 su  un antichissimo edificio e all’interno conserva  affreschi di grande pregio, raffiguranti una Crocifissione,  scene di Vita di Gesù,  e  Apparizione degli Angeli ai Pastori, che, secondo  lo storico dell’arte arch. Giuseppe Mattia,  è di grande importanza, poiché in questo affresco appare per la prima volta la figura di uno zampognaro.nnel territorio voltunense. 

S. Rocco, cappella che ha sostituito la chiesa parrocchia fino alla ricostruzione, è stata più volte restaurata a cura della Congregazione di Carità.

 S. Barbato, .

sorge non lontano dallo scalo ferroviario. La chiesa dalla fondazione è stata pertinenza benedettina; nel Chronicon volturnense non è nominata poiché la località non era ancora  chiamata con il nome in seguito  conosciuto, ma essa è stata ben localizzata come risulta da “ Un’ indagine conoscitiva preliminare  per la tesi “ Cinque chiese medievali  tra Molise e Campania” eseguita da F.Marazzi- A. Frisetti –L. Guarino- R. Merola- G. Santoro- F. Vignone- S. Santorelli- dove si diceIl Chronicon stesso, quindi, pur non facendo diretta menzione della chiesa, pemette di comprendere che essa doveva sorgere su un territorio acquisito dal monastero di San Vincenzo al Volturno,in seguito ad una serie di donazioni. La chiesa di San Barbato sorgeva, infatti, nella selva Cicerana,forse all'interno dell'omonima corte, che doveva appartenere al mo-nastero benedettino dall'810. Probabilmente, visto il termine selva con cui il territorio e menzionato, all'epoca della realizzazione della chiesa, esso non doveva essere ancora fittamente abitato, bensì caratterizzato dalla presenza di zone boschive. La corte Cicerana è menzionata all'interno delCronico Vultunensense numerose volte. Nel documento 31 75ad esempio, si ricorda che Grimoaldo IV, principe di Benevento, nell'anno810 dona lacorte con le terre e i monti ad essa pertinenti, al monastero diSan Vincenzo. Dalla seconda meta del X secolo il conte di Venafro minaccia piu  volte i possedimenti meridionali nel territorio di pertinenza del monastero.La seconda meta dell'XI secolo, vede invece queste zone interessate dall'incastellamento. I castelli di Roccaravindola e Montaquila, non furono fondati dal monastero Vulturnense, e sono ricodati solo nelCatalogus Baronumdel1150, quando ormai tutta la zona meridionale della terra di San Vincenzo risulta conquistata dai Normanni. E probabile quindi che essi siano stati edificati dai nuovi conquistatori, nel periodo a cavallo fra XI e XII secolo. Successivamente, la vita della chiesa di San Barbato, si svolge per alcuni decenni sotto il segno dell'Abbazia di Montecassino. Morino conte di Venafro, nel1074 dona, infatti, all'abate cassinese quattro chiese, tra le quali ritroviamo proprio quella di S.Barbato.

Le altre chiese menzionate nel testo, sono ricordate anche nei pannelli (datati al1124) della porta Bronzea di Montecassino. L'assenza in tali pannelli proprio della chiesa di San Barbato, porterebbe ad ipotizzare che l'edificio all'epoca…etc” e ancora “Una successiva menzione della chiesa la ritroviamo nella bolla rilasciata da papa Alessandro III il 20 Dicembre1172, con la quale si conferma a Rainaldo, vescovo di Venafro, il possesso di tutte le chiese della citta, del contado e dei paesi della diocesi, con tutte le proprieta ad esse pertinenti. Nell'elenco figura anche la chiesa di S. Barbato di Roccaravindola”

Lavoro serio e interessante di questi bravissimi ricercatori che interessa anche  altre chiese  di Frosolone e Civitanova del Sannio.

Altro

Una visita al centro storico, ricco di opere di scalpellini molisani è d’obbligo, dove pure il Palazzo Ducale e la Chiesa di S. Maria Assunta sono degnissimi di ammirazione. Ma anche l’antica struttura monasteriale di località “Latrone” del IX secolo è interessante.

Scavi eseguiti agli inizi degli anni 2000 (2004 ?), dopo indagini preliminari degli anni ’80 –’90 del secolo scorso,  hanno portato alla luce diversi ruderi di antiche ville romane, datate tra il I sec a.C. e il I sec d.C.. Le ricerche, in  località Santa Maria degli Angeli in contrada Castelvecchio, ad opera della Sovrintendenza Archeologica del Molise in collaborazione con l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli e con la collaborazione del comune di Montaquila pare che stiano al momento ferme, però gli appassionati potranno pure fare una visita.

Tra le manifestazioni si ricorda la Sagra della Frittata che si festeggia l’8 maggio in frazione di Roccaravindola. Il piatto titpico locale è la Polenta cotta nell’acqua  di cavolo e condita con aglio, olio e peperoncino.

 

         

              IN ELABORAZIONE

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