MONTEFALCONE NEL SANNIO (CB)

Categoria: Molise in pillole Pubblicato: Domenica, 31 Maggio 2020 Scritto da ugo

MONTEFALCONE NEL SANNIO (CB)  m 659  s.l.m.

 montefalcone del sannio stemma

Pop.:1486 nel 2019; Sup. Kmq 32,57; Dens. 46.  Patrono:Sant’Antonio di Padova.

  Popolazione negli anni:fuochi: 132 nel 1532; 157 nel 1545; 166 nel 1561; 253 nel 1595; 160 nel 1648; 130 nel 1669; abitanti; 2010 nel 1780; 2451 nel 1795; 3068 nel 1835; 3201 nel 1861; 3412 nel 1881; 3368 nel 1901;  3357 nel 1911; 3313 nel 1931; 3323 nel 1936; 3360 nel 1951;  3189 nel 1961; 3016 nel 1971;  2420 nel 1981; 2075 nel 1991; 1866 nel 2001; 1650 nel 2011; 1474 nel 2018.

Origine e storia:Il nome pare che derivi dall’antichissima città sannita di “Maronea”, posta sulla sommità  del Monte Morinera, città che fu espugnata dal Marcello nel 212 a.C., quando attaccò le truppe di Annibale. Ivi, sul Monte ancora sono resti di mura ciclopiche.

Da qui trae origine Montefalcone.

Il comune con D. 22 gennaio 1863 fu autorizzato a denominarsi Montefalcone nel Sannio anche per distinguersi dagli omonimi comuni delle provincie di Ascoli e di Benevanto.

Nei primi tempi del periodo angioino  Montefalcone  fu feudo della famiglia Cantelmo, a cui successe quella  degli Arcuccio, titolare dell’isola di Capri.

Nel 1381, Montefalcone insieme con Montemitro furono concesse in feudo a Enrico Zurlo, Gran Siniscalco del Regno, al quale, essendo egli deceduto senza prole nel 1407, successe il fratello Berardo, Gran Protonotario del Regno.

A Berardo successe nel 1415 il figlio Enrico, che perse nel 1465 il feudo per fellonia, avendo parteggiato  per  la parte angioina durante la lotta di successione  al Regno, tra angioini e aragonesi.

Questa famiglia rappresentava un ramo della più nota famiglia Capece.

Nel 1465 Montefalcone fu devoluta al Demanio ed assegnata da Re Ferrante I all’università di Guglionesi, che ne rimase utilista fino al 1488, anno in cui  venne assegnata in feudo  ad Angelo di Gambatesa Conte di Campobasso e  di Termoli. Ad Angelo successe il figlio Cola, che ne fu spogliato per fellonia nel 1495.

Ferrante II d’Aragona nel 1496 concesse  Montefalcone all’università di Guglionesi, ma dopo qualche anno fu concessa  in feudo alla famiglia Carafa.

Nel XVI secolo signori di Montefalcone sono i del Tufo, antica famiglia normanna.

Nel 1608 dai del Tufo il feudo passa ai Gallo e precisamente al marchese Alessandro, morto nel 1633, a cui successe Decio Gargano, suo nipote, il quale aveva il titolo di Principe di Durazzano.

Ultima titolare di questa famiglia fu  Luisa Gargano consorte di Mariano d’Evoli, duca di Castropignano,  alla cui famiglia appartenne Montefalcone fino al decorrere del secolo XVIII., quaando signori di Montefalcone sono membri della famiglia Coppola duchi di Canzano.

Di questa famiglia furono titolari: Andrea, Nicola,  Andrea juniore, consorte di Laura Caracciolo,

i quali furono titolari fino alla eversione della feudalità.

Notizie ecclesiastiche:Montefalcone del Sannio appartiene alla Diocesi di Trivento e comprende una sola parrocchia  intitolata a S. Silvestro. Il patrono del Comune è S. Antonio di Padova, che si festeggia il 13 giugno. Le chiese sono:

S. Silvestro, è l’antica chiesa parrocchiale di antichissima fondazione; essa ricorda l’altrettanto antichissima cattedrale di Larino sia per il portale, sia per altri elementi architettonici.

La pianta è tre navate e misura 25 m di lunghezza, 14 m di larghezza e 13 m di altezza.

All’interno si conservano le reliquie del Beato Gino, le cui spoglie mortali andarono bruciate nell’incendio del 1650, che provocò ingenti danni, ai quali si assommarono quelli provocati dal terremoto di Sant’Anna del 1805, tanto da richiedere una bella opera di restauro, i cui lavori si conclusero nel  1886.

Si possono altresì ammirare il busto ligneo di S.Anna del XV secolo, le statue dell’Immacolata e di S. Antonio abate del Di Zinno e la statua di S. Giovanni e di S. Antonio di Padova e il pregiatissimo organo a canne del XVII secolo.

S. Maria delle Grazie, fa parte dell’ex convento omonimo voluto dal marchese Alessandro Gallo nel 1622, che fu dei PP. Cappuccini, poi chiuso nel 1809 e ceduto al Demanio Comunale.

La chiesa è a tre navate e possiede un artistico altare maggiore in noce ed intarsi in acero. Inoltre al suo interno si può ammirare una grande tela raffigurante la Madonna delle Grazie e altri Santi, attribuita a uno della scuola del Murillo, con caratteri di scuola napoletana.

Inoltre la chiesa  è dotata di altri dipini tra cui una tela raffigurante il Beato Bernardo da Corleone, una rappresentante S. Fedele e una S. Giuseppe da Leonessa e una tela raffigurante S. Francesco

Tra gli altri arredi si segnala la statua  della Immacolata Concezione, quella di S. Antonio di padova, quella di S. Rocco e quella di S. Giuseppe.

Non ho potuto verificare se ancora c’è la tela raffigurante S. Serafino da Montegranaro e il Beato lorenzo da Brindisi, poi fatto santo.

Il convento dopo la chiusura fu adibito  a diversi usi: a sede della Giustizia di Pace, a Carcere e fino al 1972 a Caserma dei Carabinieri.

Altro: All’interno dell’abitato oltre alla visita delle due chiese, si possono ammirare diverse opere di scalpellini locali o dei paesi limitrofi, specie portali.

Una visita alle mura ciclopiche dell’antica città sannitica, dove ancora si potrebbe rilevare dei reperti in località Rocchetta, testimonianze  di cui riferiva Giuseppe Sanchez  in “Campania sotterranea” del 1806. Di lui ricordiamo la brutta fine fatta ad opera di una guida turistica che lo accompagnava durante una visita sulla costiera amalfitana, guida che per impossessarsi di un prezioso anello che il Sanchez portava al dito e che era dono prezioso del principe Michele di Russia, lo assassinò barbaramente con un pugnale, facendo precipitare il corpo  in un precipizio, corpo che fu rinvenuto dopo alcuni mesi completamente dilaniato. Il fatto avvenne  il 10 ottobre 1838.

Una volta Montefalcone era anche nota per la raccolta di sanguisughe, utili per il salasso.

Per chi voglia visitarlo, indichiamo come piatto tipico  la zuppa di legumi, le cicerchie, i dolci con mosto cotto.

Interessanti sono il rito delle Farchie, che vengono accese la sera del 24 dicembre, notte in cui il paese si trasforma in festa popolare in cui i giovani vanno in giro cantando e suonando con diversi strumenti popolari, tra cui spiccano i bufù, l’organetto, la fisarmonica ed altri.

Mentre il 5 gennaio si canta per le strade e per le case  degli amici la Pasquetta, accompagnati dal suono della ciaramella e della zampogna.

La notte del 16 gennaio c’è la veglia di S. Antonio abate, quando attorno a un groso fuoco, si canta e si mangiano salsicce arrostite, fave lesse ed altro, in grande allegria.

                                                      IN ELABORAZIONE

                                                  

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