MORRONE NEL SANNIO (CB)

Categoria: Molise in pillole Pubblicato: Lunedì, 01 Giugno 2020 Scritto da ugo

MORRONE NEL SANNIO (CB)  m 839 s.l.m.

morrone nel sannio stemma

 

fotoPop. 576 nel 2019; Sup.  Kmq 45,84; Dens.13. Patrono:S. Modesto.

Popolazione negli anni:fuochi 273 nel 1595; abitanti: 1500 nel 1730; 2276 nel 1780; 3681 nel 1835; 3676 nel 1861; 3896 nel 1901; 3604 nel 1911; 3055 nel 1936;  2805 nel 1951; 2123 nel 1961;1432 nel 1971; 1148 nel 1981; 757 nel 2001; 648 nel 2011;572 nel 2018.

 

Origine del nome: Morrone ha senz’altro origine antichissima, attestata dai tanti reperti ritrovati nel territorio; reperti sannitici e romani. Si pensa che essa debba essere l’antica città  sannitica di “Maronea” , mutato il toponimo in “Marono”, poi in “ Murrone” infine in Morrone. Ciò che abbiamo per certo è che Morrone portò il titolo di civitas , come attesta la cronaca cassinese di P. Noce dove viene citata in due donazioni del 1022 e del 1035 fatte da possessori di beni al Monastero  di Montecassino.

Le vestigia delle mura di cinta e il diruto castello  palesano la struttura della città primitiva, della quale , nel XVI sec, sussistevano ( come riferisce il Masciotta)  due porte:Sant’Angelo e Cornicchio, come si legge  nell’apprezzo del 1593 del tavolario Aniello Di Gennaro.

Un diploma di Carlo II d’Angiò del 1303 dichiara che Morrone è sede di fiera e che questa fiera fosse la prima istituita nell’ambito del Contado di Molise.

Nel sec XI Morrone è sede comitale e i suoi titolari sono Giovanni e Aldemario, i quali  nel 1038 e nel 1049 fecero donazioni di beni al Monastero di Montecassino.

Al tempo dei normanni Morrone fu feudo di Giuliano  di Castropignano, dal quale passò a l figlio Oderisio.

In epoca angioina  Carlo I d’Angiò assegnò Morrone a Bartolomeo di Capua, conte di Termoli.

Nel 1273 Morrone venne concessa  in feudo a Roberto di Cusenza, al quale successe il figlio Errico.

Enrico, nel 1309, alienò il feudo insieme a quello di Castiglione  a Andrea d’Isernia seniore. La compravendita ebbe l’approvazione Reale in data 26 maggio 1309.

Nel 1330 Andrea junior, figlio di Roberto del fu Andrea  seniore, permutò Morrone e Castiglione  contro Longano ricevuto in dote da Francesca  Capuano moglie di Filippo di Luparia ( detto Marchisio):.

Nel XV sec Morrone e Castiglione sono dominio dei Santangelo, signori di S.Angelo in Grotte, di cui ultimo titolare è Carlo, che nel 1424 viene privato dei feudi.

Nel 1443 Morrone   è feudo di Paolo di Sangro, figlio di Niccolò signore di Torremaggiore.

La famiglia di Sangro tenne il feudo fino al 1495, anno in cui Bernardino di Sangro venne privato per fellonia, avendo parteggiato per Carlo VIII nella contesa per la titolarità del reame.

Morrone e Castiglione passarono al demanio e vennero assegnate nello stesso anno a Frerrante  Consalvo d’Aghilar di Cordova, detto il Gran Capitano.

Il Gran Capitano, avendo alienati tutti i beni, ivi compresi i feudi di Morrone e Castiglione, morì nel 1515 e i feudi di Morrone e Castiglione vennero reintegrati a Berardino di Sangro, che morì nel 1518, a cui successe il nipote Paolo; a Paolo successe Gianfrancesco che alienò il feudo in favore di di Francesco Molignano, che un anno dopo lo vendé a  Giovanni d’Aierbo, feudatari di Provvidenti.

Nel 1565 i d’Aierbo  vendettero a Diana della Tolfa, appartenente alla famiglia Frangipane.

Diana Frangipane nel 1566 vendé il feudo a Vincenzo Carafa.

Da Vincenzo il feudo passò al figlio Francesco che per debiti vide esporre i suoi beni all’asta nel 1590, aggiudicata nel 1593 ( perizia del tavolario Aniello Di Gennaro) a Ferrante Caracciolo duca d’Airola, che  alienò nel 1600, a sua volta,  a favore di Giovannantonio Ceva Grimaldi, duca di Telese.

Il Duca di Telese con istrumento del 22 aprile 1614 con rogito per notar Simone della Monica di Napoli vendè il feudo a Antonio di Sangro, duca di Casacalenda che lo tenne fino alla fine della feudalità, anno 1809.

Notizie ecclesiastiche: Morrone fa parte della diocesi di Larino e comprende una sola Parrocchia intitolata a Santa Maria Maggiore; il patrono è S. Modesto, levita sardo e martire.

Le chiese:

S.Maria Maggiore: edificata  nel 1720   sull’area di una antica chiesa preesistente, è a tre navate oltre un cappellone; il campanile  di solida costruzione di pietre squadrate è provvisto di 5 campane, di cui la più grande  è solo seconda per grandezza a quella del duomo di Larino.

All’interno  conserva un lavoro in legno del XIII sec e una statua della Madonna di Casalpiano, opera del napoletano  Giacomo Colombo. Ammirevole l’altare di marmi policromi simile all’Altare delle Monache della Concezione in Napoli, opera  di Lorenzo Troccoli, disegnato  da Vaccaro.

S. Giacomo apostolo: ad una sola navata, costruita nel XV sec,, che fu sede della parrocchia durante i lavori di ricostruzione di S. Maria Maggiore.

S. Roberto: Edificata nel XVIII sec, formato da una navata con unico altare con una bella statua di S. Modesto.

S. Nazario: ad una sola navata edificato agli inizi del XV secolo a spese della famiglia baronale  Carafa (anno 1410), che peraltro all’epoca non erano signori di Morrone, è a metà strada tra il paese, a monte, e la Badia di S.Maria di Casalpiano , a valle.

 La chiesa annessa al convento ha un bel altare  in marmo, un pregiato coro in legno intagliato, ed una tela di grandi proporzioni di un pittore di Lupara, che rappresenta  “ La chiesa militante,purgante e trionfante”. L’edificio è stato di recente restaurato e riparato dai danni del terremoto del 2002.

L’annesso Convento apparteneva  ai Minori Osservanti di S. Francesco e nell’apprezzo del tavolario Aniello Di Gennaro di Napoli del 1593, si legge che aveva 8 religiosi, ai quali il barone dava ogni anno l’elemosina di 30 tomoli di grano e 15 barili di vino, mentre l’università e i privati provvedevano  ad altre necessità.

Nel 1776, quando fu creata la provincia monastica  di S. Ferdinando di Molise il Convento di S. Nazario divenne casa di noviziato.. Dopo il 1867 fu abbandonato, fino all’attuale restauro.

S.Maria di Casalpiano: Antichissimo feudo su cui sorge l’omonima Badia. Fondata nel X sec dalla pietà di  due benedettini di Montecassino. La vecchia Badia fu distrutta dal terremoto del 1456, della quale sono in piedi alcuni ruderi delle mura dell’abside, parti di pavimento a mosaico.

Qui, però si possono ammirare anche gli scavi di una necropoli romana.  Nelle immediate vicinanze sorgeva una villa romana, i cui resti sono rimasti interrati, forse proprio per salvarla all’incuria, villa che pare appartenesse alla famiglia Basso, ammiraglio della flotta romana prima di Plinio il vecchio, e marito di Rectina, di cui in una iscrizione su pietra sacrificale, si ringraziano i Lari per essere scampata all’eruzione del Vesuvio del 79 d.C; di essa ne parlò pure Alberto Angela in una trasmissione televisiva, che riproponeva le prime ore successive all’eruzione e nella sua opera I tre giorni di Pompei ( Rizzoli Rai Eri 2014).

La nuova chiesa edificata con molto materiale della vecchia, possiede un romitorio ed è un luogo di pace e meditazione, immersa nel verde con vista nell’ameno paesaggio.

Altri interessi: In paese si possono ammirare molti portali pregiati, il bellissimo Monumento ai Caduti, la cui opera lapidea è dello scalpellino morronese Vincenzo Moscatelli e il palazzo ducale.

Della gastronomia locale ricordiamo i dolci e il cetillo ,leccornia fatta con carota selvatica, che viene lessata e fritta e macerata con mosto cotto e condita con aceto; piatto che di solito viene servito nel giorno dell’Assunta, dopo la caratteristica processione.

Galleria foto:

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bassorilievo- sannita
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blasone-in-pietra
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centro-storico-particolare
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croce-viaria
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portale-restaurato
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s-maria-maggior-scalinata
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statua-smichele
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