PALATA (CB) m 520 s.l.m.

Pop.: 1668 nel 2019; Sup. Kmq 43,82; Dens. 38. Patrono: S. Rocco.
Popolazione negli anni:fuochi: 34 nel 1532; 40 nel 1545; 73 nel 1561; 880 nel 1575; 20 nel 1648; 31 nel 1669; abitanti: 2850 nel 1835; 2950 nel 1861; 3230 nel 1881; 3298 nel 1901; 3438 nel 1911; 3475 nel 1931; 3596 nel 1936; 33733 nel 1951; 3148 nel 1961; 2528 nel 1971; 2365 nel 1981; 2241 nel 1991; 1940 nel 2001; 1769 nel 2011; 1647 nel 2018.
N.B. nel censimento del 1648 si ha un forte calo della popolazione ( da 80 fuochi a 20 fuochi) penso che in parte in conseguenza del terremoto del decennio precedente e in parte in seguito alle incursioni turche,
Origine e storia:La tradizione vuole che il nome le derivi dalla contrada su cui nacque il suo primo insediamento rurale “Palatella” e nel corso degli anni il nome non subì variazioni.
Il primo feudatario noto fu Roberto della Rocca, come risulta dal Catalogo borrelliano del secolo XII.
Del periodo svevo mancano dati certi, mentre nel periodo angioino sappiamo che ne era titolare nel 1269, Francesco della Posta, per metà del feudo. La famiglia della Posta era titolare di S. Felice Slavo e di questa famiglia furono titolari per Palata, oltre a Francesco:
Gentile, figlio secondogenito di Francesco; Bartolomeo; Alessandro; Gentile, nipote; Giacomo; Cristoforo; Agapito, in vita ai tempi di re Roberto d’Angiò e avo di Francesco della Posta, signore di Frosolone.
Nel 1315 signore di Palata fu il Conte di Gravina, germano del Re e padre di Agnese che in seguito sarà signora di Guglionesi.
Nel 1354 Palata sarà giacente al Demanio e fu concessa in feudo alla famiglia Ionata, che la tenne, insieme a Tavenna, S. Giusta e S. Clemente, fino al 1506, quando questa si trasferì in Agnone.
Dei suoi titolari si ricordano: Nicola, che ebbe la conferma dei feudi nel 1469; Girolamo, suo figlio, morto nel 1506; Ottavio che alienò il feudo nei primi anni dopo il 1550.
Palata passò in feudo a Giovanni Orsini, di cui se ne ha certezza almeno nel 1556, quando ebbe confisacati i beni dal Principe di Oranges, Filiberto di Challons, viceré di Napoli dal 1528 al 1530.
Il Principe di Oranges assegnò Palata per metà a Clemente d’Isacar e per l’altra metà a Alvaro di Brancamonte. A Clemente d’Isacar successe il figlio Giuda.
Nei Registri fiscali del 1648 risultano titolari per Palata Innigo de Iscar e Ferrante Brancamonte, entrambi utilisti per metà di Tavenna.
Nella prima metà del XVII secolo Palata fu feudo della famiglia Toraldo, che nel 1646, ebbe assegnato per Palata il titolo di duca nella persona di Francesco.
Nel 1699 Palata è feudo della famiglia Azor Pallavicino Zapata duca di Vallehermrosa, spagnola, che tenne il feudo fino alla eversione della feudalità.
Ex feudi:
Gradina o Gravina, antico villaggio, dove furono rinvenute parecchie monete romane di epoca imperiale e fu trovata pure una lastra in pietra raffigurante un libro aperto con inciso, sulle due pagine, il primo versetto del “Magnificat”. Dal Masciotta si apprende che questo reperto fu conservato dai sigg. Graziani.
S. Clemente, ubicato a oriente dell’abitato,una volta sorgeva un casale e la chiesa che le aveva dato il nome. La Commissione feudale con sentenza del 26 aprile 1809 ordinò la divisione del bosco di S. Clemente, riconoscendo ai cittadini di Palata e di Tavenna il diritto dell’uso civico.
S. Giusta, si estende negli agri di Palata e di Acquaviva. Il nome prende dalla chiesetta omonima, presso il Tratturo di Pietra Canale, dove esisteva il villaggio, menzionato nel Catalogo borrelli ano. Il villaggio fu abitato fino al XVI secolo ed abbandonato in seguito alle incursioni turche.
S. Leucio, Dal XV secolo fu abitato dagli albanesi, che vi costruirono una chiesetta e, nel 1663 contava 16 fuochi. Andò distrutto dal terremoto del 1688.
Questo fu feudo dell’università di Larino fino al 1756, poi passò alla casa ducale di Casacalenda.
Francano, a sud di S. Leucio, a confine con Montecilfone, vi sorgeva un villaggio omonimo, presso il Tratturo di Pietra Canale, dove esistono i ruderi di una vecchia torre.
Nel 1467 apparteneva all’università di Larino e venne concesso a Napoleone Orsini ed era abitato dagli albanesi. Contava nel 1454 ben 88 fuochi.
Personaggio: da ricordare la figura di Amodio Ricciardi, nato a Palata il 5 dicembre 1756 da Paolo e Diana Carunchio, noto avvocato del Foro di Napoli, quando fu proclamata la Repubblica Partenopea nel gennaio 1799, egli fu designato all’alto ufficio di Commissario Dpartimentale del Dipartimento di Sangro, nel quale era compreso di Contado di Molise, ma egli rifiutò cedendo l’incarico a Nicola Neri di Acquaviva Collecroci. Alla caduta della Repubblica Partenopea egli, insieme a Nicola Neri, ripararono in Francia.
Tornato successivamente in patria fu Sostituo Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Torino e poi Primo Procuratore Generale della Corte di Appello di Napoli.
Nel 1812 fu nominato Consigliere di Cassazione. Nel 1820 fu eletto Deputato al Parlamento Napoletano nel Contado di Molise. Morì in Napoli il 3 agosto 1835.
Notizie ecclesiastiche: Palata apparteneva alla diocesi di Guardialfiera e nel 1818 passò alla diocesi di Termoli; conta di una sola parrocchia intitolata a S. Maria Nova e patrono del Comune è S. Rocco. Le chiese sono:
S. Maria Nova, edificata nel 1531, è a tre navate e fu edificata dalle popolazioni slave, come si legge sul portale: “ Hoc primum Dalmatiae Gentes incluere Castrum ac a fundamentis erexere Templum anno 1531 ”. All’interno si notano cinque altari dedicati, all’Addolorata, S. Giuseppe, S. Nicola, Sacro Cuore, S. Antonio di Padova ed è arredato oltre che delle statue dei predetti SS., di un caratteristico Coro.
S. Rocco, in origine annessa al vecchio convento di S. Francesco della Scarpa, abbandonato nel 1566, dopo l’incursione dei turchi, convento di cui non restano tracce. La chiesa ha subito restauri nel 1890 e nel 1945.
S. Giusta, a due chilometri dall’abitato, qui si venera l’antica statua della titolare ed è meta di pellegrinaggi.
Altro:La visita delle chiese di S. Maria Nova e di S. Giusta, meta di pellegrinaggi. Molto sentita è la festa di S. Antonio con sfilata di carri trainati da buoi. In estate si organizza una mostra di fotografia e dell’artigianato.
Piatti titpici sono le penne coi cigoli e i fusilli. Ma anche qui non mancano i buoni salumi locali e dell’ottimo vino.
Si ringraziano i Sigg. Rosetta, Lorenzo ed Ernesto Sacchi per avermi gentilmente offerto le foto presenti in questa Galleria.
Ringrazio altresì il sig. Danilo PETTA per avermi gentilmente offerto le foto contrassegnate con il suo nome.
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