PESCOLANCIANO (IS) m 806 s.l.m.

Pop.: 843 nel 2019; Sup. Kmq 29,50; Dens. 28,6. Patrono: Sant’Anna.
Popolazione negli anni:fuochi: 32 nel 1532; 38 nel 1545; 41 nel 1561; 54 nel 1595; 44 nel 1648; 31 nel 1669; abitanti: 886 nel 1780; 1010 nel 1795; 1355 nel 1835; 1635 nel 1661; 1973 nel 1881; 1844 nel 1901; 2195 nel 1911; 1742 nel 1931; 1730 nel 1936; 1769 nel 1951; 1626 nel 1961; 1269 nel 1971; 1183 nel 1981; 1094 nel 1991; 1002 nel 2001; 878 nel nel 2011; 8827 nel 2018.
Origine e storia: Nel XII secolo, in epoca normanna, il comune era detto “Pesculum lanzanum”, nome che gli deriva dalla sua posizione su altura rocciosa e dal nome di un primo feudatario o di persona che primamente aveva possesso del sito “Lanz” o “Lanzano”; da ciò Pescolanciano, l’attuale nome.
Ai tempi di Guglielmo II il normanno, Pescolanciano è feudo di Berardo de Calvellis, dal quale fu ceduto a una famiglia di Castropignano, che con l’occasione assunse il nome de Pescolanciano, tra i quali ricordiamo Ruggiero che prestò le armi con Federico II e fu cappellano imperiale.
In seguito Pescolanciano passò alla famiglia d’Evoli, ma si suppone che i Pescolanciano fossero un ramo della famiglia d’Evoli.
Nel 1274 Pescolanciano è feudo dei Carafa il cui titolare era Tommaso Carafa, il quale fece donazione per cinque anni di trenta once annue sopra i frutti di detta terra al Monastero di S. Gregorio Armeno in Napoli.
Dai Carafa la signoria passò ad Andrea d’Isernia, noto giurista, che lo diede in dote alla figlia Letizia in occasione delle nozze con Francesco Montagano.
Dopo la metà del XIV secolo la famiglia Carafa tornò titolare del feudo e lo tenne fino alla metà del XVI secolo con titolari Niccolò e Andrea conte di Santa Severina.
Da questi Pescolanciano passò agli Spinelli, di cui Giacomo, vivente nel 1586. il quale però un decennio prima si sarebbe disfatto del feudo a favore di Andrea d’Evoli, che l’avrebbe venduto a Rita de Baldassarre, consorte di Giovanni Geronimo d’Alessandro.
Di questa famiglia furono titolari per Pescolanciano:
Fabio, figlio ed erede di Rita; Giovanni Geronimo, figlio di Fabio, il quale nel 1629 comprò Civitanova e Sprondasino e nel 1640 Castellino del Biferno; a questi avrebbe dovuto succedere il fratello Giovanni, ma costui rinunciò per restare in Napoli dove, appassionato di equitazione, di cui era un grande maestro, rinunciò a favore del fratello Agapito ( di Giovanni dobbiamo dire che è suo il merito di aver selezionato il famoso “cavallo saltatore” nel 1645, molto richiesto dalla nobiltà napoletana e fu pure un apprezzato poeta e letterato); quindi al suo posto fu titolare di Pescolanciano, come già detto, il fratello Agapito, figlio terzogenito di Fabio, il quale possedeva anche Civitavecchia (Duronia); Giuseppe, figlio di Agapito che sposò Anna Maria Marchesano, della famiglia di Castel del Giudice, che gli aveva portato in dote Carovilli e Castiglione; ( Giuseppe morì nel 1715 e la moglie nel 1729); a Giusepppe successe Ettore, suo figlio e marito di Maria Anna di Toledo; Nicola figlio di Ettore morto a Napoli nel 1764, lasciando la vedova Eleonora Castromediano dei duchi di Murciano; Pasquale, figlio di Nicola e di Eleonora nato a Pescolanciano il 9 giugno 1756, sposò Maria Giuseppa Spinelli dei principi di Cariati e duchi di Seminara.
Pasquale fu l’ultimo feudatario di Pescolanciano, essendo intervenuti gli effetti delle leggi sulla eversione della feudalità, anche se i figli conservarono il titolo ducale.
Amministrativamente Pescolanciano nel 1799 fece parte del Distretto del Sangro e nella Cantone d’Agnone e nel 1807 fu assegnata al Circondario d’Isernia e al Governo di Vastogiradi. Nel 1811 passò al Circondario di Carovilli.
Notizie ecclesiastiche: Pescolanciano appartiene alla diocesi di Trivento e comprende una sola parrocchia intitolata al SS.Salvatore e i patroni del Comune, una volta erano S. Sebastiano martire e S. Basilio Magno e S. Carlo Borromeo, che si festeggiano rispettivamente il 14 giugno e il 4 novembre, oggi la patrona è S. Anna che si festeggia il 26 luglio. Le chiese sono:
SS. Salvatore, di antichi sima fondazione, ha subito diversi restauri nel corso dei secoli, consta di una sola nave lunga m 36, larga m 9 e alta m 12;bello il campanile con cuspide. Interessanti le colonne che sorreggono il pergamo, si ammirano affreschi.
S. Basilio e S. Antonio, le ricordiamo per memoria, poiché furono rovinate e oggi ne restano i ruderi.
Chiesa Valdese, presente da moltissimi anni.
Altro: Il monumento più importante di Pescolanciano è il Castello che domina l’abitato. La sua edificazione risale al periodo normanno, ma alcuni vogliono che fosse il risultato di fortificazione di un precedente più modesto posto a controllare il traffico sull’importante Tratturo su cui si affaccia. Tutti gli arricchimenti sono opera della famiglia ducale dei d’Alessandro che vi ha apportato trasformazioni e migliorie, sostituendo ad esempio la merlatura con un loggiato, inglobato le torri nelle mura, Nella cappella interna si può ammirare un quadro del Solimena.
Si può visitare il laboratorio di ceramica, che all’epoca vantava produzioni che per finezza concorrevano con gli artisti di Capodimonte, opere che si possono ammirare in quello che oggi è il Museo della Ceramica.
Oltre al Castello importante è l’antichissima chiesa del SS. Salvatore.
Poi, tutto il territorio circostante è immerso in un paradiso di pace e di verde, per cui molte sono le passeggiate e i luoghi degni di escursioni.
Importantissima la festa di S. Carlo il 4 novembre e l’estate che prevede manifestazioni ludiche e culturali con sagre in cui sono presenti i piatti della gastronomia locale a base di paste fatte in casa, conditi in varie salse o con i funghi e i tartufi di cui la zona è ricca e le squisite carni di agnello e capretto, cotte alla brace o al forno e la caratteristica “polenta infornata”, che rappresenta il piatto tipico del luogo.
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