PESCOPENNATARO (IS) m 1190 s.l.m.

Pop.: 608 nel 2019; Sup. Kmq 18,84; Dens. 13,43. Patrono:S. Rocco.
Popolazione negli anni:fuochi: 1 nel 1561; 56 nel 1669;abitanti :733 nel 1861; 860 nel 1881; 1531 nel 1901; 1591 nel 1911; 2193 nel 1931; 2649 nel 1936;3170 nel 1951; 2769 nel 1961; 2845 nel 1971; 3072 nel 1981; 3236 nel 1991; 3406 nel 2001; 3638 nel 2011; 3753 nel 2018.
(maancano dati tra il 1561 e 1669, evidentemente non censiti per i danni subiti dalle varie incursioni turche )
Origine e storia:La tradizione locale vuole che nel suo agro fossero già presenti delle popolazioni italiche , appartenenti alle tribù dei frentani, ma mancano prove.
Il suo territorio è molto esteso ed per lo più boscoso e si estende fino a Guglionesi e Termoli, ai margini del torrente Sinarca.
A qualche chilometro dall’attuale centro abitato sorgono i resti di una torre di guardia. In passato fu detta “Patavio”, “Pitaccio” e “Petacquato” e “Civita Potatius”.
Nel Catalogo borrelliano del XII secolo Petacciato è feudo disabitato, intestato a Berardo di Brittolo; evidentemente gli abitanti avevano abbandonato il luogo in seguito ai violenti terremoti degli anni 1117 e 1125.
Agli albori dei tempi angioini Petacciato è feudo di Godefroy de Meliac ( italianizzato Goffredo Miliaco) , il quale nel 1274 ottenne una riduzione di tasse in seguito ad un rovinoso incendio.
Nel 1352 Petacciato fu messa a ferro e fuoco da Corrado Lupo, postosi alla testa di truppe ungheresi. Risorta dalle rovine, era un piccolo villaggio, venne concessa in feudo all’università di Guglionesi nel 1421, con decreto della Regina Giovanna II.
Nel 1463 fu invasa dalle milizie di Antonio Caldora, durante la guerra di successione al regno tra Ferrante I e Giovanna d’Angiò.
Nel 1618 l’università di Guglionesi vendette il feudo a al Duca di Celenza Giulio Cesare Caracciolo, il quale lo fece ripopolare con l’arrivo di popolazioni slave, per cui fu anche necessario costruirvi in loco una chiesa.
Questa famiglia diede a Petacciato molti titolari, fino a quando Cosima Caracciolo, rimasta vedova, sposò in seconde nozze Andrea d’Avalos Principe d’Isernia e Principe di Troia, e con la morte di Cosima avvenuta in Napoli il 19 giugno 1764, a cui successe il figlio Carlo Cesare d’Avalos, al quale successe il figlio Francesco.
Quindi intervennero le leggi sulla eversione della feudalità.
Petacciato nel 1848 subì pure le scorrerie del brigante Basso Tomeo e della banda Cazzurro, bande che furono combattute dal generale Manes, che le distrusse.
Petacciato comunque è rimasta frazione di Guglionesi fino al 30 settembre 1923, data in cui è divenuto Comune autonomo.
Notizie ecclesiastiche: Petacciato ha avuto una sua parrocchia autonoma per volontà del vescovo Mons Bisceglie, che ne disponeva con suo decreto del 27 dicembre 1852, approvato con R.D. 24 gennaio 1853, intitolata a S. Rocco. Attualmente ha due parrocchie, l’una intestata a S. Rocco e l’altra al S. Cuore di Gesù ed è pertinente alla diocesi di Termoli. Le chiese sono:
S.Maria, già S. Rocco, edificata nel XII secolo, divisa in tre navate con altari, di cui uno dedicato a S. Antonio con la cappella riservata alla famiglia d’Avalos. All’interno si nota una cripta di modeste dimensioni. Il campanile a base quadrata presenta due ordini di archetti.
S. Rocco, sorta nel XX secolo nella parte nuova del paese.
Cappella di S. Nicola, vi si venera la statua del Santo.
ALTRO: Il paese è in bella posizione su un colle a circa un migliaio di metri dal mare, da cui si domina il panorama fino al Gargano da un lato, dove si scoprono le isole Tremiti, e dall’altro si allunga lo sguardo fino ai monti della Maiella, oltre la valle del Trigno.
Un certo sviluppo lo ha avuto anche verso il mare, dove si presenta un Lido attrezzato.
Nel centro storico degno di nota il castello medievale, pur se ha ricevuto diverse ristrutturazioni e modifiche e la Chiesa di S. Rocco del XII secolo, con la sua cripta.
Della gastronomia si cita la particolare zuppa di pesce, detta “Pappone”.
In estate si svolgono diverse manifestazioni ludiche e culturali.