PETRELLA TIFERNINA (CB) m 651 s.l.m.

Pop.:1205 nel 2019; Sup. Kmq 26; Dens. 42,63; Alt. m s.l.m. 651. Patrono del Comune è S. Giorgio martire.
Popolazione negli anni:fuochi: 197 nel 1532; 222 nel 1545; 241 nel 1561; 132 nel 1595; 100 nel 1648; 126 nel 1669; abitanti: 2398 nel 1780; 2300 nel 1795; 2904 nel 1835; 2711 nel 1861; 2866 nel 1881; 3012 nel 1901; 2828 nel 1911; 3116 nel 1936; 3204 nel 1951;2433 nel 1961; 1620 nel 1971; 1464 nel 1991; 1305 nel 2001; 1206 nel 2011; 1104 nel 2018.
Origine e storia: Nel XII secolo veniva chiamato Pratella , successivamente Rocca Petrella , non vi sono comunque elementi per trarne una origine etimologica. Nella zona comunque sono stati ritrovati reperti di un più antico abitato ed anche alcuni reperti archeologici (fossili di conchiglie, lische di pesci e ciottoli di fiume o di mare, che, oltre a vederli io stesso, lo testimonia anche Padre Edoardo Di Iorio nei suoi scritti per cui potrebbe derivare il nome da questi oggetti.
Il 28 novembre 1862 il Consiglio comunale chiese di aggiungere al nome la parola “Tifernina”, per distinguersi da altri paesi omonimi come Petrella Salto (AQ) e Petrella (PG) e fu autorizzato il nuovo nome con R.D. 22 gennaio 1863.
Durante il periodo normanno Petrella è stata feudo della Contea di Molise, il cui titolare era Ruggero di Molise.
Nei tempi angioini Petrella fu terra dei signori Raimondo e Berlingieri.
Dopo la verifica di Carlo I d’Angiò dei titoli di possesso del 1279, i signori Berlingieri e Raimondo non poterono esibire titoli del loro possesso e vennero privati del feudo, per cui Petrella fu incamerata nel Demanio e in seguito data alla famiglia Alemanni o d’Alemagna, duchi di Spoleto, ma altri propendono che trattasi degli Alinari di Firenze. Comunque la famiglia Alemanni venne assunta all’Ordine di Malta nel 1325 e si estinse nel XVI secolo. Di questa famiglia furono titolari di Petrella: Guglielmo nel 1311 e Giannotto, suo figlio.
Nel XV secolo Petrella fu feudo di Filippo Santangelo e poi nel 1443 Alfonso I d’Aragona la concesse in feudo a Paolo di Sangro, a cui successe il figlio Carlo, che vendette il feudo a Camillo Mormile per 13.000 ducati.
Della famiglia Mormile, Cesare, titolare di Petrella, nel 1547 ne fu privato perché riconosciuto di essere uno dei capi della sollevazione popolare di Napoli e condannato a morte in contumacia. Pertanto Petrella fu devoluta al Demanio ed esposta all’asta dalla Real Corte e nel 1548 rimase aggiudicata a Vincenzo del Tufo, che lo vendette dopo un po’ a Raimondo Carafa.
Raimondo Carafa , nel 1547, vendette il feudo a Dianora Pignatelli, la quale lo rivendette a Pardo Pappacorda, utilista di Larino, il quale nel 1570 lo rivendette a Sigismondo Pignatelli per 17.000 ducati, con l’obbligo di versarne 10.000 in dono all’Ospedale dell’Annunziata di Napoli, 5.000 ducati a Delia, sua figlia naturale, e 2.000 a Bartolomeo Caracciolo.
Sigismondo Pignatelli dopo un po’ rivendette il feudo a Scipione di Costanzo.
Nel 1583 i di Costanzo vendettero il feudo al duca Di Sangro di Torremaggiore, che a sua volta lo rivendette a Pasquale Caputo, della cui famiglia si vantavano discendenze regali sveve.
Pasquale Caputo, acquirente di Petrella ebbe in moglie Eleonora Isclana, famosa all’epoca per le sue poesie ed ebbero tre figli maschi, di cui Francesco, Pietro Paolo fu vescovo di Larino e Consalvo arcivescovo di Catanzaro.
Francesco, alla morte del padre, ereditò il feudo e nel 1613 ottenne il titolo marchesale sul feudo e sposò Isabella Carafa. Essi ebbero due figli: Berardino e Pietro.
Nel 1708 il feudo fu ceduto a Fabrizio de Angelis.
Nel 1727 i de Angelis vendettero il feudo ad Antonio Carafa, di Montenero Valcocchiara, che, morto l’8 maggio 1753 fu sepolto nella chiesa di S. Giorgo di Petrella.
A lui successe il nipote Alfonso che morì senza prole nel 1760. Erede di Alfonso fu il fratello Muzio, che morì quattro anni dopo.
Nel 1781 signore di Petrella è Giuseppe Pulco o Pulce, originario della Provenza e i Pulce vantavano la parentela con il Poliziano e con Lorenzo il Magnifico.. Questa famiglia tenne il feudo fino alla estinzione della feudalità.
Notizie ecclesiastiche: Petrella è pertinenza della diocesi di Bojano ed ha una sola parrocchia sotto il titolo di S. Giorgio martire. Le chiese sono:
S. Giorgio martire: edificata ed ultimata nel XIII secolo, sulla lunetta è incisa la data 1211, è un capolavoro dell’architettura romanica, dichiarato Monumento Nazionale. L’interno diviso in tre navate presenta una doppia fila di colonne in pietra calcarea con capitelli, con figure simboliche a rilievo, raffiguranti uomini e animali.
Fu restaurata e riaperta al culto nel 1731; tra l’abside e la sacrestia c’è la Cripta di S. Giorgio di epoca bizantina.
Vergine del Carmelo: all’origine era una cappella privata. Restaurata e decorata è stata riaperta al culto nel 1892.
Altro: A parte la chiesa di S. Giorgio che è un monumento che da solo richiede di essere ammirato con attenzione, ma in tutto il centro storico sono tante le opere degne di essere ammirate per la bravura degli scalpellini locali.
Il palazzo rinascimentale dei “Sette Medici” con la sua loggia ad arcate e il palazzo marchesale.
La gastronomia offre una varietà di dolci eccellenti che vanno dai buccellati, alla torta con castagne, il fiadone e le salsicce e soppressate, specialità di cui il Molise vanta con particolarità; ma a Petrella non mancano funghi porcini e degli ottimi formaggi pecorini. Tra i piatti abbiamo i Frascatelli, i “Cappelli del Prete” (o cappelletti, come li chiamavano a S. Martino in P.) ( orecchiette in Puglia), e le “ Petacce” ( Pantacce, di pasta fresca tagliate a losanga); ottimo l’agnello al forno o alla brace.
Personaggi da ricordare:Francesco Fede il suo nome spunta tra i padri fondatori della pediatria italiana, disciplina autonoma sia dal punto di vista scientifico che didattico. Una volta i bambini venivano trattati al pari degli anziani, per cui morivano per un niente.
Fede, nato a Petrella Tifernina il 16 febbraio 1832, da Nicolangelo e dalla signora Luisa De Mattei, iniziò gli studi nel Seminario Vescovile di Larino. All’età di 17 anni, andò a Napoli per dedicarsi agli studi di lettere, conclusi i quali si dedicò allo studio della medicina, conseguendo la laurea nel 1857.
Francesco Fede fu medico, scienziato, patriota, deputato al parlamento italiano.
In ogni occasione egli si è battuto a favore dei bambini e dei più deboli. Negli anni della sua formazione medica, la mortalità infantile era spaventosa; le patologie intestinali d’estate e quelle respiratorie d’inverno mietevano vittime specialmente tra i bambini, che la medicina trattava allo stesso modo degli adulti.
Il nostro si è battuto in tutti i convegni e presso le istituzioni mediche nazionali perché la materia fosse oggetto di una branca specifica della medicina, e che a curare i bambini fossero degli specialisti.
Coadiutore alla cattedra di Fisiologia diretta dal prof Giuseppe Albini, il quale gli affidò l’insegnamento della materia, cosa che tenne anche quando entrò come assistente all’Ospedale degli Incurabili.
In questo periodo pubblicò diversi lavori, tra i quali si ricordano: Ricerche microscopiche sulla struttura delle arterie, del 1862; Rendiconto dell’Istituto fisiologico della regia Università di Napoli del 1863; Dell’eccitabilità dei nervi di senso, separati dai loro centri di nutrizione .
Sotto la guida del prof. Giuseppe Bonomo percorse la carriera ospedaliera da assistente a direttore di sala, titolo equivalente all’attuale primario, dove insegnò come docente privato e poi come professore, la patologia speciale medica e clinica medica.
Nel 1890, finalmente si tenne il primo congresso pediatrico italiano, distinto dalla medicina generale, in Roma il 16 e il 19 ottobre, e Francesco Fede fu relatore sul tema della anemia infettiva nei bambini. Al termine del congresso si affermava la necessità della “istituzione di una Società pediatrica italiana”. Nel 1892 organizzò a Napoli il secondo congresso di pediatria e nel 1893 fondò la rivista Pediatria.
Partecipò e fu relatore in varie parti del mondo ai Congressi di pediatria..
Nel 1895 ottiene l’incarico ufficiale dell’insegnamento dell’embrionologia e, nell’anno seguente, quello della clinica pediatrica, per la prima volta separata dalla medicina generale.
Da questo momento tutta la sua opera fu di approfondire e dedicare gli studi alla materia..
Morì a Napoli il 10 marzo 1913.
Nota: Per chi ne volesse sapere di più su Francesco Fede, può consultare sul sito www.ugodugo.it , in scritti in lingua, Intestatari di OO.PP. nella città di Campobasso, cliccando su Francesco Fede.