PIETRABBONDANTE (IS) m s.l.m. 1027

Pop.: 707 nel 2019; Sup. Kmq 27,44; dens. 25,76.Patrono San Vincenzo Ferrari.
Popolazione negli anni:fuochi: 57 nel 1532; 78 nel 1545; 92 nel 1561; 103 nel 1595; 90 nel 1648; 82 nel 1669; abitanti: 1563 nel 1795; 2700 nel 1835; 3654 nel 1861; 3393 nel 1881; 2744 nel 1901; 2267 nel 1911; 2358 nel 1931; 2599 nel 1936; 2599 nel 1951; 2149 nel 1961; 1694 nel 1971; 1316 nel 1981; 1108 nel 1991; 961 nel 2001; 826 nel 2011; 679 nel 2018.
Origine e storia:Il nome deriva dalla abbondanza di pietre che sono presenti nella zona, ma di recente si aggiunge anche l’ipotesi che possa derivare dalla dea “Ops consiva”, il cui culto era praticato nel portico del tempio.
La sua origine risale ai tempi dell’antico Sannio e secondo il Mommsen, pare che sia proprio la “Bovianum vetus” sede del governo dei Sanniti Pentri.
Nel periodo longobardo Petrabbondante fu capoluogo di Contea e appartenne alla famiglia Borrello dei Conti dei Marsi.
Carlo I d’Angiò con diploma del 1271 concesse Pietrabbondante a Roberto di Cornay, il quale la diede in dono alla figlia Maria, andata a nozze con Andrea Carafa signore di Forli, come dotario e quindi il feudo ebbe per titolare Andrea Carafa.
Nel 1284 signore di Pietrabbondante è Guglielmo d’Alemagna, però ai tempi di Carlo II d’Angiò Maria di Cornay vendette il feudo a Landolfo Caracciolo.
Nel 1334 il feudo appartiene a Tommaso Piscitelli. L’anno successivo il feudo, a detta del Vincenti, appartiene alla famiglia Cantelmo e da questa tornò nuovamente ai Carafa e precisamente a Carlo Carafa che n’era titolare nel 1398.
Ai tempi della regina Giovanna II Pietrabbondante è in possesso della famiglia Galluccio, signori di Longano.
Ma da questa tornò nuovamente ai Carafa, di cui, Bartolomeo, vendette Pietrabbondante aSabino de Carfaneis o Carfagna, di Capracotta.
Ma due anni dopo, tornò di nuovo a Bartolomeo Carafa perché aveva venduto con patto di riscatto.e immediatamente dopo lo rivendette ad Alfonso de Raho, marito di sua figlia Laura e signore di Caccavone.
La famiglia de Raho tenne il feudo per diversi anni, finché Giambattista lo vendette, nel 1628, a Giannandrea della Castagna, barone di Sessano.
Dai della Castagna il feudo passò a Donato Marchesano, a cui successe il figlio Donato.
A Donato successero i figli fino a Giovanni, che lo vendette alla famiglia d’Andrea, la quale a sua volta cedette Pietrabbondante ai Mastrilli e da questi passò ai d’Alessandro , duchi di Pescolanciano, i quali furono gli ultimi feudatari, essendo intervenute le disposizioni sulla eversione della feudalità.
Notizie ecclesiastiche: Pietrabbondante è pertinenza della diocesi di Trivento ed ha una sola parrocchia intitolata a S. Maria Assunta e il patrono del Comune è S. Vincenzo Ferreri, che si festeggia il 5 aprile. Le chiese sono:
S. Maria Assunta, fondata nel 1666 sulla vecchia preesistente parrocchiale del XIII secolo, è a tre navate lunga m 23, larga m 15 e alta m 8. Sulle mura esterne sono incastonati reperti lapidei italici, mentre all’interno si ammira l’altare maggiore sovrastato da Organo e Coro e dal grande crocefisso del Padre Angelico. Inoltre si ammirano le statue di S. Nicola, S. Francesco di Paola, S. Rocco, Sacro Cuore di Gesù e S. Antonio e la tela di Padre Angelico Zarlenga con l’effigie di S. Vincenzo Ferreri eun quadrodi Domenico Cerulli raffigurante S: Randisio Borrello.
S.Vincenzo Ferreri, in contrada Ragusa, a tre chilometri dall’abitato, fu fondata nel 1727 e restaurata nel 1906.
Tra gli arredi si può ammirare l'organo costruito nel 1926 da Giuseppe Diamante Mascia di Agnone.
Altro:Pietrabbondante medievale è un museo a cielo aperto, poiché tutte le strade del centro storico contengono reperti e opere del glorioso passato e anche i lavori delle generazioni successive hanno qualcosa da dire al visitatore. La chiesa di S. Maria Assunta contiene nelle mura reperti della civiltà italica incastonate e il Monumento ai Caduti ci mostra il Guerriero sannita, unica scultura rimasta in Molise, visto che quello del vecchio monumento di Campobasso è stato trafugato nella seconda guerra mondiale.Il monumento è opera dell'artista romano Giuseppe Guastalla e fu inaugurato il 2 ottobre del 1922.
Ma il luogo più interessante è il Parco Archeologico di località Calcatello, che presenta reperti della civiltà italico-ellenista e romana. Ben due templi di epoche diverse richiamano la nostra attenzione. E che dire del Teatro? Esso è il monumento di maggiore interesse, superbo per grandezza che si distingue rispetto ai teatri greci e romani; si distingue per struttura poiché è munito di sedili che rispettano la forma anatomica a testimonianza dell’alto livello tecnico raggiunto da Pietrabbondante.
Ma anche l’area a monte, sulla sommità del Monte Saraceno, ma forse sarebbe meglio chiamarlo Caraceno come le tribù sannitiche che lo popolarono e ne fecero la capitale, è ricca di testimonianze della civiltà italica; ed è da qui che partirono gli scavi verso la fine del secolo XIX, su pressione di Francesco Sforza, umile domestico di Palazzo Reale, che si prendeva cura di sussurrare a Ferdinando II di Borbone le storie dei tanti ritrovamenti che venivano raccontati al suo paese, Pietrabbondante, poiché fino ad allora a nulla erano servite le voci di grossi personaggi della cultura molisana e non solo, visto che del sito ne era venuto a conoscenza anche l’Intendente Conte Sabatelli.
Ultimamente gli scavi hanno avuto grossi progressi grazie agli studi del prof. La Regina.
Ogni anno il Teatro ospita una rassegna teatrale importante, mentre altre associazioni, come la Pro Loco”, organizzano mostre di ceramiche e di altri reperti.
La gastronomia offre piatti tipici dei nostri paesi montani, a base di carni ovine e suine, formaggi vari, ma il piatto tipico per eccellenza è rappresentato dalla polenta a tocchetti intrisi in sugo di agnello e salsiccia e l’agnello “cacio e uova” che è una vera leccornia, come non da meno sono le soppressate, le salsicce e i caciocavalli.