POGGIOSANNITA (IS)

Categoria: Molise in pillole Pubblicato: Martedì, 02 Giugno 2020 Scritto da ugo

POGGIO SANNITA (IS)  m 705 s.l.m.

poggio sannita stemma

Pop.:625 nel 2019; Sup. Kmq 25,74; Dens. 24..Patrono: San Prospero.

Popolazione negli anni:fuochi: 48 nel 1532; 59 nel 1545; 69 nel 1561;  97 nel 1648; 90 nel 1669; abitanti: 2171 nel 1780; 2326 nel 1797; 2542 nel 1835; 2446 nel 1861; 2588 nel 1881; 2540 nel 1901; 2440 nel 1911; 2492 nel 1931; 2402 nel 1936; 2624 nel 1951; 2284 nel 1961; 1933 nel 1971;  1605 nel 1981; 1217 nel 1991; 941 nel 2001; 764 nel 2011; 621 nel 2018.

Origine e storia: L’origine prende dagli abitanti di un vicino borgo denominato “ Casale”  al tempo delle incursioni saracene del IX secolo, però non esistono documenti che ne attestano la veridicità.

Nella zona sono stati trovati anche reperti di epoca sannitica, che attestano nell’agro  la presenza  di pastori  sanniti. .

L’abitato comunque ha origine in epoca longobarda ed era denominata “Caccabonem” nel Catalogo Borrelliano, mentre nel  XV secolo è denominata “ Cacculoni”, nel XVII secolo è chiamata “Caccavone”.

Nel X secolo, ai tempi dei principi longobardi  Landolfo  e Pandolfo di Benevento, questi concessero  in feudo Caccavone, insieme con  Agnone, e Cantalupo, in feudo a Rodoisio  figlio del Conte  Berado d’Isernia, con diploma, citato dall’Ughelli nell’”Italia Sacra”, tomo  X pag 471. Questo è il primo documento in cui si menziona  Caccavone.

In epoca normanna Caccavone è feudo di Raul de Petra. Che esercita  il diritto come rappresentante del Conte di Molise.

Nel 1269 Caccavone è feudo quotato di cui una parte è assegnata a  a Paolo de Giga, il quale aveva anche quote del feudo di Castel del Giudice.

Ai tempi di Carlo II d’Angiò  Caccavone  è di dominio  di Stefano d’Agnone, al quale gli successe Rolando Gisulfo.

Ai tempi di Roberto d’Angiò  fu feudatario Tommaso di Trogisio, a cui successe , dopo la sua morte, la moglie Francesca di Celano.

Nel 1345 signore di Caccavone è Guglielmo di Sabrano, mentre in seguito la regina Giovanna I assegnò Caccavone  come dotario a Giovanna di Durazzo,  principessa che andò sposa a Roberto Conte d’Artois,

Giovanna di Durazzo tenne il feudo insieme con il marito  fino al 1382, anno in cui perirono tragicamente  i due coniugi.

Alla loro morte Carlo III di Durazzo assegnò il feudo a  a Carlo Carafa, insieme ad altri feudi importanti tra cui anche Capracotta.

A Carlo Carafa  successe Adriano, poi Nicola fino al 1483, poi altro Adriano, quindi Bartolomeo   che insieme al figlio vendettero Caccavone a  Salvitto Carfagna di Capracotta, nel 1515.

Nel 1521 feudatario di Caccavone è Alfonso de Raho, che lo acquistò insieme a Pietrabbondante con atto del 25 dicembre 1521 per notar  Gianvincenzo Cappa di Napoli..

Di questa famiglia, de Raho, Caccavone ebbe i seguenti titolari: Alfonso, Ferrante, Giambattista, Alfonso juniore,   Giambattista juniore il quale vendette Caccavone a Sante de Santis  con atto  2 giugno 1633.

Di questa famiglia Caccavone ebbe i seguenti titolari: Sante, Francesco, Giuseppe, Francesco (nipote), che vendette il feudo per 10.000 ducati al Conte di Vastogirardi, della famiglia de Petra, nel 1645.

Dei de Petra furono titolari  Nicola,  Giuseppe Maria,  Vincenzo, che lo lasciò al figlio  Carlo  e Raffaele e Francesco, che successero quali figli di Carlo.

Costoro tennero la titolarità di Caccavone (oggi Poggio Sannita, fino alla eversione della feudalità.

Ex feudi:

Colle Friscelotto, alcuni sostengono che fosse il luogo dell’antica città di “Friselia”, citata da Tito Livio e distrutta da : Valerio Massimo.

Colle S. Cataldo, luogo in cui sorgeva una badia, abbandonata dal 1461 in seguito alle diverse calamità che si abbatterono nella zona. Feudo appartenente alla famiglia Carafa.

S. Martino, antica badia, beneficio del  vescovo di Trivento, come pure  Colle S. Elia e S. Pietro Formicaro..

Piana delle Croci, sul luogo furono rinvenuti anfore e statuette di terracotta.

Castel di Croce, detta pure “Lama Grande” abitata nel 1229 fu concessa da Carlo I d’Angiò a  Guglielmo di Raifoso, poi appartenne a Berardo di Lese, signore di Spronasino, infine venduto  a Muzio Montalto. Il feudo passò in dominio  all’università di Agnone, ma con sentenza del 17 maggio 1810 si stabilì che qualsiasi cittadino di Caccavone potesse coltivarlo.

Notizie ecclesiastiche:  Poggio Sannita appartiene alla diocesi di Trivento e comprende una sola parrocchia intitolata a S. Vittoria Vergine e Martire e il patrono del comune è S. Prospero, che si festeggia  l’ultima domenica di agosto. Le chiese sono:

S. Vittoria V. e M., di antica fondazione e più volte restaurata, la chiesa è a tre navi, a croce latina, internamente è lunga m 23, larga m 19 e alta m 9,60.

Sotto l’altare maggiore dedicato a S. Prospero,  si conserva il corpo del santo, traslato dalle catacombe  nell’agosto del 1743, per intercessione del card. Vincenzo Petra, della famiglia feudale del luogo..

La chiesa ha diversi arredi, tra cui spiccano statue del napoletano Giacomo Colombo e una statua dell’oratinese  Silverio Giovannitti in legno, raffigurante S. Prospero. I dipinti raffiguranti “Le Anime Purganti” e una scultura in cartapeste rappresentante  “La Sacra famiglia”.

Di gran pregio è l’organo deiella famiglia D’Onofrio, restaurato a cura della Sovrintendenza ai Beni Culturali.

S. Rocco, risalente al XVII secolo, a due navate con un bell’altare e statua del santo titolare; fu adibita come sepolcreto.

S. Lucia, cappella appartenente a famiglia privata, presso le sponde del Verrino. All’interno si custodisce la statua della titolare..

Madonna delle Grazie,

PersonaggiCosmo de Horatiis, nato a Caccavone il 25 settembre 1771 da Costanzo e da Rosa daniele fu un famoso medico e tra i più quotati chirurghi dell’epoca tanto da meritare la Direzione  della Clinica Chirurgica della reale Università  di Napoli. Tra le sue opere si ricorda:” Saggio di Clinica omeopatica” del 1826 e “Esame comparativo delle dottrine  di Brown, di rasori, e di Hannemann” e inoltre  “ Sulla dottrina omeopatica”. Morì a Napoli il 26 maggio 1850.

Francesco D’Onofrio, appartenente alla famosa famiglia di organisti dal 1400, è l’autore del famoso “ Principalone “, organo per la chiesa  di Santa maria Assunta di Capracotta, decorato con puttini di ottima fattura; inoltre suoi organi sono nella chiesa di S. Marco del proprio paese, , nella cattedrale di Capua,  in alcune chiese de L’Aquila,  di Chieti,  e della Capitanata;  a Lucito, altro organo importante, dotato di 8 pedali,45 tast, 400 canne, 10 registri; questo organo fu restaurato nel  1888 da Gennaro Mascia di Agnone, altro personaggio organista importante il cui figlio Giuseppe Diamante Mascia si affermerà successivamente nella stessa arte, costruendo organi non solo per le chiese molisane, ma per importaanti chiese del napoletano, laddove si trasferì, fondando ivi un’altra officina.

Altro: l’abitato è posto a dominio delle valli solcate dai due fiumi: Verrino e  Trigno, per cui i visitatori  possono ammirare , da più parti, paesaggi ameni. Una visita alla chiesa parrocchiale  e al palazzo ducale è  d’obbligo. All’interno del paese molte sono le testimonianze  di lavori di scalpellini locali degni di lode.

Nell’agro si producono ottimi vini e olio extravergine d’oliva. I piatti della gastronomia , basata su carni  di agnello e capretto  e paste elaborate in casa e condite con funghi e tartufi sono vere prelibatezze.

Nel giorno della festa del Patrono si organizzano manifestazioni popolari.

                 IN ELABORAZIONE

                 

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