PORTOCANNONE (CB) m 148 s.l.m.

Pop.:2458 nel 2019; Sup. Kmq 13,11; Dens. 187. Patrono:Madonna di Costantinopoli.
Popolazione negli anni: fuochi: 41 nel 1595; 20 nel 1648; 38 nel 1669; abitanti: 580 nel 1795; 1280 nel 1835; 1821 nel 1861; 2007 nel 1881; 2137 nel 1901; 2302 nel 1911; 2469 nel 1931; 2633 nel 1936; 2864 nel 1951; 2706 nel 1961; 2423 nel 1971; 2463 nel 1981; 2531 nel 1991; 2544 nel 2001; 2549 nel 2011; 2429 nel 2018.
Origine e storia: In un diploma del 1137 è detto “Portacansendium”e così nei Cartolari Tremitensi; poi “Portocandanum” e “Portocandora” nei Regesti angioini del 1320; infine “Portacanduni”e da ultimo quello attuale.
Il nome prende dal significato di Porta o Porto, come luogo di affluenza o rifugio, mentre “canduni o candora, potrebbe essere il nome di uno dei primi abitanti del luogo.
Il comune è sorto nel XI secolo, giacché nel XII era già abitato, come da sentenza del cardinal Lombardo del 1175.
Il paese fu abbattuto dal terremoto del 1456 e per ripopolarlo si fecero affluire lavoratori albanesi, già immigrati nel Reame.
Nel Catalogo borrelliano del XII secolo, Portocannone è feudo dei figli di Berardo de Brittolo, che l’avevano ereditato dal padre.
Mancano notizie certe del periodo svevo.
Tra il 1442 e il 1465 Portocannone fu feudo di Angelo di Castiglione e della moglie Catterina di Bellery, i quali furono privati del feudo per fellonia da re Ferrante I nel 1465.
Nel 1465 re Ferrante I la concesse all’università di Guglionesi.
Dopo il terremoto del 1456 Portocannone era disabitata e quindi ridotta a feudo rustico, ma nel 1619 fu ceduta da Guglionesi a favore dei d’Avalos, duchi di Celenza, che nella prima metà del secolo XVIII la vendette a Carlo Diego Cini, il quale nel 1735 costruì il palazzo baronale, lasciando erede del feudo il proprio figlio.
La famiglia Cini tenne Portocannone fino alla eversione della feudalità.
Amministrativamente Portocannone, quando fu feudo pertinente dell’università di Guglionesi, fu compresa nella Capitanata. Nel 1799 assegnata al Dipartimento di Sangro e al Cantone di Termoli.
Nel 1807 venne inclusa nel Distretto di Larino e nel Governo di Guglionesi e nel 1811 fu assegnata al Molise.
Personaggi:
Nicola Campofreda, nato a Portocannone nel 1784 da Nazario e da Maddalena Musacchio, dopo gli studi si arruolò nell’esercito borbonico.
Nel 1816 con il grado di tenente, fu posto a capo della Colonna Mobile degli Albanesi per contrastare la banda di Gaetano Vardarelli che tormentava con le sue scorrerie la Capitanata e i paesi molisani confinanti, riuscendo a contrastare la banda in più occasioni, ma senza riuscire a trarre in arresto il capo, il Vardarelli.
Quando il Governo volle dare un maggiore impulso alla lotta contro questo bandito, egli fu nominato capitano della Colonna Mobile.
Il Campofreda, inviato riuscì a dare altre batoste al vardarelli.
Egi di spirito liberale , tra il 1820 e il 1821 aveva aderito alla carboneria e nel 1828 fu arrestato con l’accusa di segreta corrispondenza con i rivoltosi del Cilento e rinchiuso in Castel dell’Ovo di Napoli, ove rimase per circa un anno in attesa di processo.
Rimesso in libertà fu nominato Guardia Generale Forestale ed inviato in Abruzzo, nel Chietino. Qui egli entrò in contatto con diversi liberali, tra i quali il Leopardi e il marchese Dragonetti.
Nel 1847 fu nominato Controllore di 2° dei Dazi Diretti.
Ma, il Campofreda continuò ad essere in contatto con gli amici liberali e, trovandosi a Campobasso con i liberali Nicola De Luca e Nicolangelo Petitti, che reclamavano una costituzione liberale, e incontrandosi sulla via di Maddaloni con le truppe inviate al comando del Col. Cutrofiano per contrastare il movimento liberale molisano, questi lo arrestò, ma poi fu di nuovo meso in libertà nel febbraio 1848.
Il Campofreda fu pure protagonista dei fatti di Pettoranello, laddove si ebbero delle vittime garibaldine in scontri tra i borbonici e i liberali, di cui il Campofreda comandava una colonna di Albanesi.
Amico di grandi personaggi della cultura e della politica del tempo, e dei generali Florestano Pepe, Carrascosa, D’Amato e De Conciliis, e Leopardi, Spaventa e Carlo Poerio, con costoro preparò l’azione che contribuì alla caduta dei Borboni e la nascita dell’Italia unita. Nicola Campofredano morì in Portocannone il 1° aprile 1873.
Enrico Muricchio: vedi:vedi https://www.ugodugo.it/enrico-muricchio
Notizie ecclesiastiche: Portocannone dalle origini è pertinenza della diocesi di Larino, oggi Larino-Termoli, ed ha una sola parrocchia intitolata ai SS. Pietro e Paolo apostoli. Le chiese sono:
SS.Pietro e Paolo, fondata nel XVI secolo a devozione deigli albanesi allora residenti, come scritto nella “Platea” redatta da Mons. La Rocca nel 1838.
La chiesa è ad una sola nave ed è lunga m 28, larga m 8, alta mm 8 e all’interno ha tre altari. Caratteristico è il battistero a forma ottagonale con cuspide e tutto in legno di quercia intagliato con dorature; inoltre sull’altare maggiore presenta una tela raffigurante S. Maria di Costantinopoli, di autore ignoto, effigie molto venerata, che secondo la tradizione sarebbe stata portata dagli albanesi sfuggiti alle incursioni turche..
L’edificio nel corso della sua storia ha subito diversi restauri.
S. Maria del Carmine, edificata nel 1635, è ad una sola nave, adibita fino al 1866 ad uso di cimitero.
Altro:Il paese è a circa tre chilometri dal Lido di Campomarino.
La manifestazione più importante è la corsa dei carri trainati da buoi, detta “La carrese”. Luoghi da visitare sono senz’altro la chiesa dei SS. Pietro e Paolo e il palazzo Cini, molto imponente e con un bel loggiato; oggi di proprietà di Tanassi e adibito ad abitazioni private.
D’estate si organizzano varie manifestazioni canore e ludiche.
Piatti tipici sono “ i cielle ammelate”, dolci conditi con mosto cotto e i tarallini ricoperti di glassa al limone..
Inoltre durante l’estate sono presenti diversi punti in cui si arrostiscono “torcinelli”, salsicce” e altre specialità.
IN ELABORAZIONE
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