RIPALIMOSANI (CB)

Categoria: Molise in pillole Pubblicato: Martedì, 02 Giugno 2020 Scritto da ugo

RIPALIMOSANI (CB)  m 640 s.l.m.

ripalimosani stemma

fotoPop.:3084 nel 2019; Sup. Kmq 33,883; Dens. 91. Patrono: San Michele Arcangelo.

Popolazione negli anni: fuochi: 133 nel 1532; 151 nel 1545; 168 nel 1561;  218 nel 1595; 186 nel 1648; 236 nel 161659;  abitanti: 3064 nel 1780; 3314 nel 1795;  3945 nel 1835;  3919 nel 1861;  3897 nel 1881;  2816 nel  1901; 2486 nel 1911; 2615 nel 1931; 2717 nel 1936; 2875 nel 1951; 2451 nel 1961; 1935 nel 1971; 2238 nel nel 1981; 2454 nel 1991;  2588 nel 2001; 2972 nel 2011; 3082 nel 2018.

Origine e storia: Il comune ha preso il nome da Limosano,  di fondazione precedente ad esso e posta su una ripa all’altra sponda del fiume Biferno, con l’aggiunta di ripa ossia riva oppure posizione a picco. Prima si chiamò Ripalimosano, poi Ripalimosani.

Il Ciarlanti dice che nel 1311  feudatario di Ripalimosani  è Guglielmo  d’Alemanni, della cui famiglia troviamo anche signori di Petrella e di S. Elia.

Da questi passò agli Aldomoresco con Matteo che fu Viceré di Terra di Lavoro; con Angelo generale di Re Ladislao e Riccardo, il quale vendette Ripalimosani a Guglielmo Gambatesa Conte di Campobasso. Da Guglielmo il feudo passò a Carlo Conte di Termoli, il quale l’assegnò in dote alla figlia  Violante sposa  di Sforza Gambacorta, nel 1459.

In seguito alle vicende che travolsero i Gambatesa, il feudo fu assegnato ad Andrea di Capua Conte di Termoli, del quale il figlio Ferrante, succedutogli, lo vendette  a Marino Mastrogiudice.

L’epoca dell’acquisto è sicuramente prima del 1521 poiché sulla Croce Stazionaria posta in Piazza , frontalmente alla chiesa si legge: MARINVS MAGISTRI JVDICI HANC ARCEM VETVSTATE QVASSAM IN HANC MAGNITVDINE CVLTVMQUE A FVNDAMENTIS RESTITVIT ANNO REDEMPTIONIS NOSTRAE M.D.XXI.

La famiglia Mastrogiudice , marchesale di Santomango nel salernitano era signora  di Montorio nei Frentani ed era originaria di Sorrento. Questa famiglia fu signora di Ripalimosani per un  po’ di tempo, con l’interruzione del periodo in cui aveva venduto con diritto di retrovendita a Giovan Vincenzo del Tufo nel 1539; esercitato il diritto tornò in possesso  del feudo che nel 1559 lo vendette  a Giulia Pappacorda della famiglia dei signori di Larino, della quale sono rimasti segni sia sul portale della Chiesa dell’Assunta, sia sulla Croce in Pietra su cui è scolpito il suo scudo di famiglia. Giulia Pappacorda ebbe per marito Orazio de Costanzo; la coppia ebbe il figlio Fulvio che vendette Ripalimosani a Giovannantonio Di Stefano, il quale nel 1596 assegnò il feudo al figlio  Salvatore in occasione delle nozze con Violante di Sangro.

Alla fine del XVI sec Salvatore vendette il feudo a Fabio Riccardi, deceduto nel  1616 a 63 anni, come si legge su una lapide funeraria posta nel Convento dei Padri Celestini. A lui successe  Francesco Maria, premorto a Fabio, per cui il feudo passò al germano Geronimo, sacerdote dimorante a Roma, il quale dopo la morte del fratello si ritirò a Ripalimosani. Nel frattempo utilista del feudo fu  Francesco Capecelatro dal 1647 al 1648.

Alla morte di Geronimo Riccardo  passò alla famiglia Castrocucco, per matrimonio fatto con una sorella di Geronimo e Fabio.

Nel 1700 Ripalimosani è feudo dei Mormile, i cui titolari furono Ottavio, Nicola,  e Ottavio junior. I Mormile erano signori di Campochiaro e tennero il feudo fino al 1806, anno dell’entrata in vigore della legge per l’eversione della feudalità.

Notizie ecclesiastiche: Ripalimosani appartiene alla diocesi di Bojano, ha una sola parrocchia intitolata a S. Maria Assunta, il patrono del Comune è S. Michele Arcangelo che si festeggia il 29 settembre. Le chiese sono:

B. Vergine Assunta in Cielo:  di antica fondazione, posta di fronte al castello, esternamente di stile barocco, ricco di ornati con motivi simbolici e floreali; internamente divisa in tre navate;  misura 24  m di lunghezza , 18 m di larghezza e 12,50 di altezza.

Ristrutturata nel 1560, come da testimonianza lapidea all’interno e nel 1780. Internamente ornata di statue e tele ed affreschi, con un magnifico pulpito in legno. Ma la preziosità che si conserva è una copia, per l’esattezza la terza copia, dell’originale della Sacra Sindone conservato nel Duomo di Torino, all’ombra della Mole Antonelliana.

A portarla a Ripalimosani fu Giulio Giuseppe Riccardi, arcivescovo di Bari nel 1592, poi Nunzio apostolico di papa Clemente VIII presso la corte dei Savoia, che la ottenne per gentile concessione  del Principe Carlo Emanuele I di Savoia, e ne fece dono al fratello Fabio, Conte di Ripalimosani, il quale volle che fosse conservata nella chiesa Parrocchiale.

La Sindone pervenne  per successione feudale alla famiglia Mormile e, il duca Ottavio, il giorno 7 settembre 1807, dopo che la feudalità fu abolita ne fece dono  ai Canonici, “onde venisse  onorata ed esposta nei giorni più solenni alla venerazione dei fedeli”.  L’organo è un pregiato strumento realizzato dalla famiglia D’Onofrio di Caccavone, oggi Poggio Sannita, di antica fattura.

S. Antonio: edificata nel 1600, ad una sola navata conserva una bella statua del titolare

S. Michele:edificata nel 1712 in ringraziamento per essere scampati , indenni, dal terremoto del 1712, ad una sola navata, all’interno si conserva una bella statua di S. Michele, opera dello scultore napoletano  Nicola Fumo, datata 1715. Ha sede in essa la Congregazione del SS Rosario.

Di fronte, nei suoi pressi, c’è una Croce stazionaria, alta circa tre metri, in pietra, sul cui basamento sono riportati gli scudi della famiglia di Costanzo e Pappacoda  che nel 1521 l’hanno voluta, come si rileva dalla epigrafe ivi impressa.

Inoltre sono scolpiti i simboli degli evangelisti. La Croce è trilobata e sul diritto, cioè  la  parte frontale, è scolpito il Cristo Redentore, mentre nella parte posteriore il Cristo è in posizione eretta.

Senza aggiungere altro, c’è da dire che è una grande opera d’arte  in cui gli elementi simbolici del cristianesimo sono racchiusi in un minimo spazio.

S. Maria della Neve: A un paio di chilometri dal paese, in contrada Quercigliole, presso il Tratturo, si venera la Madonna della Neve. Costruita nel XV secolo, anticamente apparteneva all’Ordine di Malta. Qui si festeggia  nei giorni 12.-15 agosto e si tiene il famoso Palio dell’Assunta noto anche come delle  Quercigliole.

Convento di S. Pietro Celestino: risalente al XIII secolo, edificato sotto il titolo di S. Maria degli Angioli, nel 1282 accolse papa Celestino V. Danneggiato dal terremoto del 1456, i PP. Celestini lo donarono  ai Minori Osservanti, che lo restaurarono.

Nel 1630  gli Osservanti  lo cedettero ai Riformati, i quali  lo rinnovarono e lo trasformarono con innovazioni, grazie anche all’obolo della famiglia feudale Riccardi.

Nel XVIII secolo il Convento era fornito di una ricca biblioteca  e destinato agli studi superiori dei chierici.

La Chiesa contiene  quadri di pregio: una tela , nella cappella Giampaolo, rappresentante  “S. Maria degli Angioli”  e un’altra raffigurante “ Nostra Signora delle Grazie”attribuite al pittore Scipione Cecere. Inoltre possiede due reliquari del ‘600 e un Coro in legno  molto pregiato.

Altro: Il Castello dell’XI secolo, di cui restano  le mura a scarpa e traccia delle torri,  fu restaurato, ampliato  e reso più comodo  durante la titolarità della famiglia Mastrogiudice, agli inizi del XVI secolo. Oggi è stato nuovamente restaurato ed è visitabile. All’interno si apprezzano splendidi affreschi.

Nel centro storico si possono apprezzare molte opere in pietra. E tracce di un fiorente artigianato, del quale si ricordano i celebri funari, di cui ancora  pare ce ne sia ancora traccia.  Noti erano pure i sarti di Ripalimosani e la fiorente Industria  del gesso dei Giampaolo e del laterizio dei Petrucciani, quest’ultima chiusa da un po’ di anni.

Da non perdersi il Palio dell’Assunta alle  Quercigliole e le rappresentazioni del Carnevale di Ripalimosani, dove giovani artisti del luogo si esibiscono in intreressanti scene di vita paesana.

La gastronomia offre ottimi salumi e la gustosissima soppressata di Ripalimosani, ma anche piatti della tradizione molisana di ottima qualità.

Personaggi:

Francesco Longano: nacque a Ripalimosani il 5 febbraio 1728 da Vito e Dorotea Gentile, contadini.  Frequentò le scuole private dove fu notato per intelligenza e capacità di apprendimento, prima di entrare in Seminario nel quale fu consacrato sacerdote nel 1751, a 23 anni.

L’anno seguente si trasferì a Napoli con lo scopo di perfezionarsi negli studi. Qui frequento le lezioni di Antonio Genovesi, il famoso innovatore della Filosofia  e creatore delle Scienze Sociali, alla cui scuola accorrevano  uditori di ogni età.

Il Longano trasse molto profitto dalle lezioni dell’insigne Maestro, tanto che nel 1760  il maestro si fece sostituire nella Cattedra  del Commercio, incarico che egli  tenne per un decennio e, dal 1771, come titolare. Questo suscitò gelosie da parte degli altri contendenti che cercarono di frapporgli mille ostacoli, ma che egli seppe fronteggiare, facendo, infine, intervenire il Re, che pose fine ad ogni contrasto.

Egli si distinse negli studi di economia, tanto da raggiungere la fama di essere tra i più alti esperti della pubblica economia. Si spense in Santopadre (CE) il 28 aprile 1796.  

Tra i tanti scritti  si ricordano:

Traduzione de “ Saggio Politico del Commercio” di  Melon (1778);

“ Dell’uomo naturale” (1768); ; “Istituzioni di logica” (1773);  “Metafisica   e diritto di Natura” (1773); “Filosofia dell’uomo” (1786); “ Viaggio per lo contado di Molise”  (1786); “ Viaggio per la Capitanata” (1785).  

Luca Nicola De Luca: nato a Ripalimosani il 18 maggio 1784,  da Carlo e Anna Cannavina, dopo i primi rudimenti ricevuti nelle scuole private entrò nel Seminario di Bojano e poi di Larino , dove fu consacrato sacerdote . Trasferitosi a Napoli per approfondire i suoi studi sulle lingue orientali, fu molto apprezzato da Cesare Filangieri principe d’Arianiello che lo volle quale  precettore  dei suoi figli. Egli ebbe la grande fortuna di educare  ed istruire in tutti i rami della scienza Gaetano Filanngieri, quello che in seguito  fu autore  de ” La Scienza  della Legislazione” .

Fu vescovo di Muro in Basilicata e poi Vescovo di Trivento,dal quale incarico si dimise nel 1819 per motivi di salute.. Morì a Ripalimosani  il 29 novembre  1826. Ci ha lasciato i seguenti scritti:

Undici volumi de “I Santi Scritti di Salomone” con commenti critici  e filologici, “ Interpretazione  letterale, allegorica e poetica  del Cantico dei Cantici” e  l’opera “Il Dio Creatore”, in cinque volumi e  due poemetti satirici  sulle origini della satira.

Paolo Nicola Giampaolo: nacque a Ripalimosani nel 1757, dopo i primi rudimenti ricevuti nelle scuole private entrò nel Seminario di Larino dove fu ordinato sacerdote.

Nel 1779 fu lettore  di filosofia  nel Seminario di Bojano, poi professore   di filosofia e matematiche  nel Monastero di Montecassino nel 1787; Vicario  Generale della Diocesi  di Sessa  nel 1792 e Arciprete di Ripalimosani e Vicario  Generale della Diocesi  di Bojano.

In occasione  della visita a Campobasso del re Giuseppe Napoleone, il 23 e 24  settembre 1807, ebbe modo di farsi conoscere dal Monarca per la sua immensa cultura, per cui il Re  lo nominò Consigliere di Stato. Egli fu così il primo molisano  ad avere seggio nell’alto Consesso istituito con R.D. 15 maggio 1806, dove poi ebbe a colleghi Giuseppe Zurlo nel 1808 e  Amedeo Ricciardi e più tardi Vincenzo Cuoco e Franco Magliano.. Fu membro dell’Accademia delle Scienze. Morì il 14 gennaio 1832, lasciandoci tra  gli altri, i seguenti scritti:

“ Lezioni di Metafisica” nel 1803;  “Lezioni di Agricoltura” in cinque volumi nel 1808; le “Lettere a  a Miot” nel 1806; “ Catechismo di Agricoltura”  del 1808;  le memorie ” Dei disordini fisici ed economici che han luogo nel sistema agrario nel Regno di Napoli” del 1822 e i “Dialoghi sulla Religione” del 1828. “ Dei suoi scritti si sono interessati: il Cantù, il Gatti,  il De Robertis, il Lomonaco, l’Ulloa,

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