ROCCAMANDOLFI (IS) m 850 s.l.m.

Pop.:923 nel 2019; Sup. Kmq. 53,67; Dens. 17,20. Patrono: San Giacomo.
Popolazione negli anni:
fuochi: 193 nel 1532; 214 nel 1545; 230 nel 1561; 280 nel 1595; 280 nel 1648; 303 nel 1669; 253 nel 1737; abitanti: 2776 nel 1835; 2506 nel 1861; 2356 nel 1881; 3276 nel 1901; 3064 nel 1911; 2113 nel 1931; 2215 nel 1936; 2174 nel 1951; 1793 nel 1961; 1409 nel 1971; 1273 nel 1981; 1174 nel 1991; 1073 nel 2001; 987 nel 2011; 893 nel 2018.
Origine e storia:L’origine del paese risale senza dubbio all’epoca della decadenza dell’Impero Romano e il nome è senza dubbio di natura longobarda.
Nel XII secolo è citato “Rocca Magenula” e nel XII secolo è citato come “Rocca Maginulfo” e
“ Rocca Raginulfa” e ancora nel XVI secolo “ Rocca Ginolfi”, mentre il suo nome definitivo compare nella Numerazione del 1737 dove è chiamato Roccamandolfi, per via del castello fortificato di cui ancora resistono i resti, subito a monte dell’abitato e che fu edificato da Maginulfo al declinare del IX secolo.
In tempi longobardi Roccamandolfi appartenne alla Contea di Boiano e poi a quella di Molise nel periodo normanno. E in questo periodo è che il Castello posto in sommità, poco distante dall’abitato, venisse ulteriormente fortificato da l Conte di Molise Ruggiero della Mandra, dove si attestò per tenere testa alle truppe di Arrigo XVI nel 1196, sentendo lui il dovere di difendere la casa normanna, che era legittimata al possesso del Regno. Castello che poi fu smantellato definitivamente da Federico II nel 1221.
Nel 1268 Corradino di Svevia, da Pavia, confermò, insieme con Isernia e Venafro, Roccamandolfi in feudo a Ubertino Landi; ma questo atto fu privo di valore, giacché al Regno c’era Carlo I d’Angiò e Corradino era solo il pretendente che rimase sconfitto a Tagliacozzo e finito decapitato in Piazza Mercato di Napoli.
Carlo I d’Angiò assegnò Roccamandolfi a Berengario di Tarascona e a Tommaso d’Evoli, il quale ultimo era anche titolare di Castelpizzuto.
Agli inizi del XIV secolo Roccamandolfi era feudo degli Artois o d’Artus, di cui un documento dichiara che Bertrando d’Artus era titolare di Roccamandolfi nel 1305, il quale ricopriva l’ufficio di Gran Giustiziere di Terra di Lavoro (Caserta) e Contado di Molise.
Nel corso dello stesso secolo troviamo Roccamandolfi assegnata a Giovanni e Guglielmo Roccafoglia, germani e rispettivamente mariti di Catterina e Bella d’Isernia, figlie di Ruggiero e di Maria de Cornay.
Dopo il 1430 Roccamandolfi è feudo di Giacomo Gaetani che poi ne fece cessione a Francesco Perez, che, nel 1543 lo vendette a Giovanni Luigi Riccio, che lo tenne fino al 1549, anno in cui il feudo fu esposto all’asta, nella quale risultò assegnatario Giambattista d’Afflitto, della famiglia comitale di Trivento.
Giambattista d’Afflitto, nel corso o poco prima del 1586 vendette il feudo a Sigismondo Pignatelli, della famiglia comitale di Colletorto; famiglia che tenne il feudo fino alla eversione della feudalità, essendosi avvicendati i seguenti titolari:
Sigismondo, acquirente; Francesco il quale nel 1618 aveva acquisito il titolo ducale sul luogo; Michele, Marchese di S. Marco fino al 1648; Michele che trasmise il feudo al Duca di S. Demetrio. contro il quale l’università propose rivendicazione alla Commissione feudale..
Durante il periodo risorgimentale Roccamandolfi fu infestata dalle gesta di diversi briganti, le cui azioni criminali furono temute in diverse località del Molise e paesi delle regioni finitime; tra i briganti più noti si ricordano Sabatino Maligno, morto fucilato nel 1812; Domenicangelo Cicchino, uno dei più famosi; popi, Cimino, Pace, Guerra e Fuoco Demetrio, Pietro De Marco detto il Vagabondo. Tutti, per fortuna, fecero una brutta fine.
Personaggi:
Francesco Saverio d’Andrea, nacque a Roccamandolfi da Antonio, farmacista, nel 1734. Dopo gli stui giuridici, rivestì molti incarichi importanti fino a raggiungere quello di Gran Giudice della Vicaria, poi Conservatore delle reali Rendite e membro del Supremo Consiglio delle Finanze. Ebbe il titolo di marhese di Troia.
Giovanni d’Andrea, figlio di Saverio fu Direttore Generale delle Poste nel 1821, Ministro delle Finanze fino al 4 giugno 1822, Fu marchese di Troia e si spense in Napoli il 31 marzo 1841.
Francesco Saverio d’Andrea, fu Avvocato Generale presso la Corte dei Conti.
Girolamo d’Andrea, votato alla carriera ecclesiastica fu Nunzio Apostolico in Svizzera.
Nominato Cardinale, ebbe la punizione del divieto dell’esercizio della giurisdizione episcopale per le sue idee liberali. Dopo di che si spense in Roma nel 1868.
Notizie ecclesiastiche: Roccamandolfi è stata sempre pertinente alla diocesi di Boiano, ha una sola parrocchia intitolata a S. Giacomo Maggiore che ne è pure patrono del Comune. Le chiese sono:
S.Giacomo Maggiore, chiesa parrocchiale ad una sola navata, riccamente addobbata,; in essa si custodisce il corpo di S. Liberato ed è meta di pellegrinaggi. In passato in essa si conservavano importanti opere d’arte, opere che furono rubate. Oggi si possono ammirare l’Altare Maggiore di gran pregio, la statua di S. Gaetano, opera del Di Zinno.
S. Sebastiano, edificata nel XVI secolo, la chiesa è sede della omonima Confraternita.
Altro:Roccamandolfi è uno dei più bei borghi del Molise. Tutta costruita con la pietra locale, ogni strada presenta qualche manufatto, opera di scalpellini locali oppure dei paesi vicini.
Nel suo centro storico si possono ammirare una croce viaria in pietra, le antiche misure cerealicole, portali di palazzi , ma anche di case più modeste con chiavi di volta, artisticamente elaborate.
Il monumento al brigante. La chiesa di S. Giacomo Maggiore con la statua del Di Zinno raffigurante S. Gaetano, l’organo a canne, il Santo Corpo di S. Liberato, meta di tanti pellegrinaggi antichi e recenti.
Ma è l’intero territorio il tesoro di questa località, tutto incastonato nel verde, la cui flora rigogliosa ci offre castagneti estesi, faggete, cerreti e una grandissima quantità di essenze e di erbe medicinali.
La località Campitello di Roccamandolfi, in agosto è sede della Festa del Pastore, durante la quale oltre ad offrirci gli ottimi prodotti caseari locali, non mancano piatti a base di funghi, specie porcini ed ovuli, arrosti di agnello.
La prima domenica di giugno si celebra la Sagra della lumaca. In questo giorno si possono gustare lumache fatte nelle più svariate salse. Il 25 luglio si festeggia il Patrono S. Giacomo con manifestazioni varie.
Si può visitare il Museo del Brigantaggio. Moltissime sono le escursioni organizzate nel suo territorio, con passeggiate lungo i sentieri di montagna o visite ai canion, nei corsi d’acqua.
Rinomati sono i fagioli e le lenticchie di Roccamandolfi. Io, solo quando ho avuto la fortuna di mangiarne, grazie ad un vecchietto che fino a qualche anno fa me ne forniva, ho potuto capire perché Esau rinunciò alla primogenitura. Il loro sapore è inconfondibile, peccato che è rimasto solo qualcuno a coltivarne ancora.
I latticini e le carni sono altri prodotti di ottima qualità, specialmente i caciocavalli e i pecorini stagionati.