ROCCHETTA A VOLTURNO (IS)

Categoria: Molise in pillole Pubblicato: Martedì, 02 Giugno 2020 Scritto da ugo

ROCCHETTA AL VOLTURNO (IS) m 540 s.l.m.

rocchetta al volturno stemma

Pop.:1081 nel 2019; Sup. Kmq 23,34; Dens. 46,32. Patrono: San Vincenzo.

Popolazione negli anni: fuochi: 36 nel 1532; 46 nel 1545; 64 nel 1561; 63 nel 1595; 97 nel 1648; 58 nel 1669; abitanti: 523 nel 1795; 800 nel 1848; 2322 nel 1861; 1885 nel  1881; 2224 nel 1901; 1904 nel 1911; 1685 nel 1931; 1714 nel 1936;1636 nel 1951;  1420 nel 1961;  113 nel 1971;  1077 nel 1981; 1108 nel 1991; 1083 nel 2001; 1064 nel 2011; 1081 nel 2018. 

Origine e storia: Anticamente si chiamava  Bactaria  e sorgeva  nel luogo detto Baccareccia o Vaccareccia, su un poggio dove esistono i ruderi di una chiesetta. Località che fu distrutta dai Saraceni nel  IX secolo e gli abitanti si traferirono alle falde del Monte Azzone nel luogo che chiamarono Rocchetta della  Abbadia, per la sua posizione dominante rispetto all’agro sottostante.

Il Comune  di Rocchetta, in conformità  della deliberazione  del Consiglio comunale, con R.D. 22 gennaio 1863 fu autorizzato  ad aggiungere al nome  l’indicazione “a Volturno”, per distinguersi da Rocchetta Balbo, Rocchetta  Cengio,  Rocchetta di Vara,  Rocchetta S. Antonio, e altre esistenti in diverse regioni.

Essa fu dominio della Badia di S. Vincenzo. Dopo la distruzione operata dalle orde saracene e la fuga degli abitanti, nel 1142 l’abate Marino fece immigrare da Atina delle famiglie di contadini per coltivare i campi e Rocchetta rimase dominio della Badia di S. Vincenzo fino a tutto il secolo XIV.

Nel 1415 Rocchetta è feudo dei d’Evoli di Castropignano, ma poco dopo fu usurpata dai Caldora  che la possedettero fino al 1443.

Nel 1443 Francesco Pandone , Conte di Venafro,  usurpò il feudo ai Caldora e ne tenne il possesso fino al 1525, alienandola a favore di Donato Barone, il quale nominò erede Caterina Quadrara, di Sulmona.

Nel 1579 Rocchetta  passò in possesso di Giovanni Petra di Vastogiradi ed ebbe  erede il figlio Girolamo , che nel 1656 lo vendette a Giulio de Matteis, a cui successe il figlio Pietro, che nel 1777 vendette il feudo ad Alessandro Dattilo. Questi morì, lasciando erede il figlio Ferdinando, che nel 1721 vendette il feudo al duca di Castellone Giulio Valdataro, che con istrumento del 25 luglio 1725 lo rivendette a Candido Battiloro.

Candido Battiloro  morì e nel 1741 gli successe il figlio Domenico, che è ricordato per aver ospitato nel suo palazzo di Arpino il Re Carlo III di Borbone.

A Domenico  successe il figlio Pietrabbondio nel 1765, il quale fu accusato  di essere affiliato ai giacobini e arrestato in Rocchetta   il 13 settembre  1794  e internato in Castel S. Elmo, e liberato  dopo la proclamazione della Repubblica . Ma sopravvenuta la reazione sanfedista nel 1799, fuggì da Napoli per raggiungere la Francia, dove insegnò Agronomia e fisica. Pietrabbondio fu l’ultimo feudatario di Rocchetta.

Amministrativamente Rocchetta nel XV secolo fece parte dell’Abruzzo Citerione (CH) e nel 1471 aggregata a Terra di Lavoro.

Nel 1830 ottenne l’autonomia e nel 1861 fece parte di Terra di Lavoro.

Nota: Nell’otobre del 1943 la frazione di Rocchetta, Castenuovo, fu occupata dai tedeschi che fecero evacuare i civili verso il Nord Italia; i tedeschi requisirono derrate alimentari e bestiame e il 27 di ottobre diedero l’ordine  di abbandonare completamente il paese, minacciando che, chiunque fosse rimasto, sarebbe stato passato per le armi. Due coniugi anziani che non vollero muoversi dalla loro abitazione, sorpresi nei giorni tra il 14 e il 16 di novembre furono  presi e fucilati.

Gli abitanti, all’arrivo degli Alleati collaborarono con loro e si adoperarono per sostenere gli sforzi per  la conquista del Monte Marrone da parte degli alpini al comando del capitano Campanella di Boiano.

Presso Castelnuovo perse pure la vita lo scrittore e giornalista partigiano Giaime Pintor, a cui è stato eretto anche un Monumento.

Notizie ecclesiastiche: Rocchetta è appartenuta alla diocesi di Montecasino fin dalle origini, ma con un accordo del 21 marzo 1977, tra l’Abate di Montecassino e il Vescovo di Isernia, è passata alla diocesi di Isernia-Venafro, comprende due parrocchie intitolate, l’una a S.Maria Assunta in centro, l’altra a Assunzione di Maria Vergine in contrada Castelnuovo, la patrona del Comune è S. Maria Assunta. Le chiese sono:   

S.Maria Assunta, l’edificio attuale è stato realizzato negli anni ’50 del ‘900, ma molto resta della  vecchia chiesa che era a due navate, di essa sono state recuperate il magnifico organo, le campane del XIII secolo, provenienti dalla vecchia chiesa della Bactaria, pregevoli croci,  le colonne di marmo verde e un pregevole dipinto con una ricca cornice raffigurante l’Assunta.

S. Erasmo, Cappella  adibita a Cimitero ed inibita al culto.

S. Maria in Grotte, ubicata a due chilometri dall’abitato, edificata nel 824 dall’abate Epifanio, è un gioiello dell’architettura rupestre. un bellissimo altare maggiore e la statua lignea della Madonna  Vergine con Bambino in braccio, chiamata Magna Madonna, ovvero Madonna Grande. All’interno conserva affreschi di gran pregio, con effigie dei Santi Benedetto, Mauro e Vincenzo.

Altro: La chiesa di S. Maria in Grotte  merita una visita tutta per sé, per cui mi sono risparmiato nel dare dettagli.

All’interno del centro storico, interessante la Chiesa Madre dell’Assunta, con il bel campanile e le campane recuperate della antichissima  chiesa distrutta; i resti della Rocca medievale; i resti dell’antico castello e tutta Rocchetta Alta, con manufatti in pietra del periodo medievale; la Torretta a pianta quadrata e il borgo antico di Castelnuovo; dove si possono ammirare i Monumenti a Pintor e ai Caduti del Monte Marrone.

Il Carnevale di Castelnuovo con la rappresentazione de Glie Cierve, richiama una gran quantità di pubblico.

A Rocchetta ancora esiste qualche bottega artigiana  per la fabbricazione delle zampogne.

Rocchetta offre  molte possibilità di escursioni nei dintorni e sulle Mainardi. Ma il turista non può  mancare una visita alla vicina Badia di S. Vincenzo al Volturno e alla  Cripta dell’abate Epifanio, luogo di raccoglimento e di meditazione.

Interessante è pure il Museo internazionale  delle guerre mondiali, in Via Roma.

La gastronomia offre una gran quantità di piatti tipici, come ad esempio la Pecura a lu cutture (pecora al caldaio), Ciammaruche che la cecoria (Lumache con cicoria), pasta agli orapi (spinaci di montagna, ovvero erba del buon Errico),  sagnetelle e fasciuole ( lasagne con fagioli),  patate a la tiella (patate alla teglia); non mancano latticini freschi e formaggi di qualità e piatti di carni, specie agnello e capretto.

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