SAN GIOVANNI IN GALDO (CB) m 552 s.l.m.

Pop.:553 nel 2019; Sup. Kmq 19,45; Dens. 28. Patrono:S. Giovanni Battista.
Popolazione negli anni:fuochi: 194 nel 1532; 232 nel 1545; 256 nel 1561; 268 nel 1595; 224 nel 1669; abitanti: 2351 nel 1780; 2400 nel 1795; 2111 nel 1835; 1696 nel 1861;1888 nel 1881; 1942 nel 1901; 1982 nel 1911; 2131 nel 1931; 2214 nel 1936; 2166 nel 1951; 1610 nel 1961; 1083 nel 1971; 929 nel 1981; 743 nel 1991; 669 nel 2001; 624 nel 2011; 539 nel 2018.
Origine e storia:Il paese prende il nome dal luogo di culto attorno al quale si è formato il primo insediamento, luogo che coincide con la chiesa dedicata a San Giovanni Battista, chiesa di antichissima fondazione , anche se rifatta e restaurata più volte, con l’aggiunta, che si è ritenuta necessaria in tempi più recenti,nel 1860, per distinguerla dall’altra serie di località intitolate al Santo. Aggiunta non presa a caso, così come alcuni che hanno pensato derivante da gaudius ( gioia) o dal germanico wald (bosco); ma, come giustamente rilevava il Tria, riprendendo dal Muratori, il quale cita la donazione di Tesselgardo Conte di Larino che fece al monastero di Tremiti della città di “Gaudia”, pertinente della Contea stessa, e sita nella valle del Fortore, sulla sponda sinistra e in prossimità del mare. “Gaudia” detta pure Civitatis ad mare”, esisteva ancora nel XIII sec poiché menzionata in una bolla di papa InnocenzoIV del 1254, come riporta il Masciotta. Sappiamo che da tale città riprende il nome la vicina S. Bartolomeo, quindi le due università, sorte entrambe intorno a chiese votive abbiano questo in comune: una identica radice che li lega alla antichissima Gaudia.
E non a caso nella zona più alta di San Giovanni in Galdo, nei pressi della casa per anziani al Colle Rimontato c’è un antichissimo Tempio italico del II sec a.C., dove i Sanniti Pentri celebravano i loro riti, ben conservato fino ad oggi e di grandezza significativa visto che si estendeva per circa ottocento metri quadri, di forma quadrata, fiancheggiata da portici, con ara sacrificale.
Il nucleo abitativo risale intorno al Mille ed è stato sempre feudo della badia di Santa Sofia di Benevento fino al 1785, allorchè fu dichiarata di Regio Patronato, seguendo le vicende della vicina Toro. Nel 1794 la giurisdizione temporale era affidata ad un Governatore Regio, per cui re Ferdinando IV di Borbone l’affidò al cardinale di Santa Sofia Fabrizio Ruffo, con l’obbligo di disporre solo i due terzi delle rendite, mentre l’altro terzo a disposizione del clero da utilizzare per usi pii o di pubblica utilità.
Il card Ruffo, governatore di San Giovanni in G. è lo stesso persecutore ed autore delle gesta, spesso orrende, compiute dalle truppe sanfediste, del quale in S. Giovanni in Galdo è rimasto il palazzo nobiliare.
Notizie ecclesiastiche: San Giovanni in Galdo fu pertinenza dell’archidiocesi di Benevento dalle origini fino al 1983, quando con bolla n°122 del 21 gennaio la S. Congregazione per i Vescovi la trasferi alla diocesi di Bojano-Campobasso; consta di una sola parrocchia intitolata a S.
S. Giovanni Battista: antichissima rifatta su un antico monastero dei Templari ed assunta a Parrocchia. Consta di una sola navata, rifatta ed ampliata a tre navate nel XV secolo ed intitolata anche a S. Germano. All’interno si ammira un pulpito in pietra con elementi scolpiti a rilievo e pilastrini con figure a rilievo. Ha un prezioso organo ed è bene arredata con statue e una tela di anonimo del ‘500, che seppure bisognevole di restauro, è di un gran pregio.
SS. Annunziata:cappella posta alla periferia nord dell’abitato, ad una sola nave ed è sede della Congregazione omonima. Bene arredata, all’interno si ammirano belle statue e affreschi del pittore locale De Rubertis.
Giovanni Battista che è pure il patrono del Comune. Le chiese sono:
Altro: Interessante il detto Tempio Italico e il Palazzo Ruffo e la Croce viaria in pietra.
In paese si svolgono molte feste e sagre, per cui segnaliamo innanzitutto l’ agosto che coincide con le giornate della festa del Morrutto.
I piatti tipici che si servono in queste sagre vanno dalla “pizze e menestra” e “ trippa”, alla sagra del “fricassé “ e dello “ spezzatino con cacioeova”, quella del “panunto” “tapane ca camiciol”, ,
“ cavatielle e carne de porche”, alla “padellata” una specie di ciambotta con peperoni ed altre verdure nel sugo di pomodoro con salsicce e tracchie di maiale; altra “padellata” è costituita da “u ciquele”, soffritto di carni di maiale e pancetta, piccantina, come quella padellata che si usava all’uccisione del maiale; quella della caponata e “pezzelelle” pantacce di casa; e la pasta con le polpettine, pare detta altrove “alla luciana”, comunque molto saporita,; e infine “ pasta e fasciule ch’i coteche”, il tutto annaffiato con dell’ottimo vino.Una volta il paese si poteve dire che fosse il paese delle limoncelle, mele dal sapore squisitissimo e profumo unico, primato che ora pare abbia perso per via dell’abbandono delle campagne.
S. Giovanni in Galdo è conosciuta in varie parti del mondo per il suo Costume tradizionale portato ovunque dal Gruppo Folkloristico dei Zigzaghini diretto ed animato da Nicolino Di Donato.