SAN GIULIANO DEL SANNIO (CB) m 621 s.l.m.

Pop.:978 nel 2019; Sup. Kmq 24,05; Dens. 40,67. Patrono: San Nicola.
Popolazione negli anni:fuochi: 142 nel 1532; 155 nel 1545; 183 nel 1595; 193 nel 1648; 126 1669; abitanti: 1788 nel 1780; 1850 nel 1795; 2253 nel 1835; 2477 nel 1861; 2482 nel 1881; 2093 nel 1901; 2225 nel 1911; 1992 nel 1931; 1997 nel 1937; 1967 nel 1951; 1732 nel 1961; 1438 nel 1971; 1241 nel 1991; 1076 nel 2001; 1050 nel 2011; 978 nel 2018.
Origine e storia:La tradizione vuole che il nome gli derivi dal proconsole romano Accio Juliano, il quale ebbe una villa in contrada S. Margherita, dove fu ritrovata una stele con una iscrizione , studiata da Bartolomeo Borghesi, dove si dice che Caio Fufidio Prisco della stirpe dei Nerazi sepinati ebbe per bisnonno Accio Iuliano Console. E poiché il primo agglomerato si costitui intorno a questa villa, in tempi remotissimi il luogo fu detto “oppidum Iuliani” e “castrum Iuliani” e più tardi “S. Giuliano”, in seguito S. Giuliano di Sepino fino al 1863 ed infine S. Giuliano del Sannio con R.D. 4 gennaio venne autorizzato a chiamarsi con quest’ultimo nome..
In tempi antichissimi apparteneva al Municipio romano di Sepino., poi al Castaldato di Bojano, dopo ancora alla Contea di Molise.
Nel periodo angioino S. Giuliano fu feudo di Amerigo de Sus fino al 1300.
Nel 1306 fu feudo di Guidone di Molino, un ceppo dei Conti di Molise e che generò, a sua volta, quattro ceppi del casato: Raimondo di Cabano, Filippo di Cabano, Ruggiero Mabrone , Rossano e sua moglie.
Roberto di Cabano nel 1345 fu coinvolto nell’uccisione di Andrea d’Ungheria , primo consorte della regina Giovanna I, nel castello d’Aversa e Roberto Cabano fu accusato, con altri, di essere il principale artefice del regicidio.
Le cronache dell’epoca raccontano che Roberto, la madre Filippa e la nipote Sancia, furono legati ignudi sovra un carro e menati per tutta Napoli, mentre la gente con tenaglie infuocate li facevano a pezzi. Nonostante che le voci volessero che a commissionare il delitto fosse la regina stessa.
Nel 1345 S. Giuliano passò ai Sanfromondo, signori di Bojano, che la tennero fino al 1397, quando Re Ladislao di Durazzo la concesse ad Andrea di Capua d’Altavilla, che la tenne fino al 1566, anno in cui passò ai Carafa, gli stessi della famiglia che governava Sepino.
Nel 1608 titolare era Francesco Carafa, il quale con istrumento del 5 aprile lo vendette ad Aniello Longo.
Aniello Longo, era di famiglia differente da quella che governava Vinchiaturo, ed era di origine cosentina. Morto Aniello, gli successe il figlio Giuseppe che ebbe quattro figli: Giambattista, Aniello, Giuseppe e Artemisia.
Giambattista morì e gli successe il fratello Aniello, che morì senza prole, lasciando successore Giuseppe, il quale fin dal 1720 aveva costituito erede la propria sorella Artemisia con la clausola che in caso di morte avrebbe dovuto costituire erede il primogenito. Artemisia Longo era moglie di Camillo Severino di Gagliati, il quale morì prima del 1731, anno in cui il feudo passò a Domenico figlio primogenito di Artemisia e Camillo Severino di Cagliati, che, avevndo aggiunto al prenome anche quello dei Longo, diede vita ad una nuova famiglia dei Longo Severino Cagliati.
Da Domenico il feudo passò al figlio Camillo, che sposò Chiara Caracciolo di Forino.
Camillo che morì nel 1811 fu l’ultimo signore di S. Giuliano, essendo abolita la feudalità.
La famiglia Gagliati aveva il titolo di Marchese. .
Notizie ecclesiastiche:S. Giuliano è pertinenza della diocesi di Bojano-Campobasso e consta di una sola parrocchia intitolata a S. Nicola che è pure patrono del Comune. Le chiese sono:
S. Nicola: è una parrocchiale di origine antichissima; quella esistente è stata ricostruita dopo il terremoto del 1805. Edificata a croce latina è lunga m 37, nel braccio principale, mentre quello minore è m 11,50 e l’altezza media è m 12; quattordici finestroni la rendono molto luminosa.
All’interno presenta l’altare maggiore ed altri sei altari laterali; diverse statue la ornano ed in particolare quella di S. Nicola opera dell’artista Giacomo Colombo, alta due metri ed è del 1724.
Inoltre l’interno è arredato con due pregevoli tavole raffiguranti “I Magi” e la “Natività”; uno stipetto per la conservazione dell’olio santo in pietra finemente scolpita, ed altre tele di autori ignoti del ‘700.
Pregevoli affreschi del pittore campobassano Amedeo Trivisonno ornano la cupola e le pareti laterali: nella prima sono raffigurati gli Evangelisti; nelle seconde sono raffigurati S. Giuseppe, S. Emidio, Santa Cecilia e Santa Teresa del bambin Gesù.
Ed ancora l’affresco di Giuseppe Tiberio della “Imacolata Concezione”. Ed altro… oltre la pregiatissima statua di “Sant’Anna con a lato la figlia Maria”.
Nel 1808 S. Nicola fu dichiarata Collegiata della chiesa di Ripalimosani con diritto di Cappa Magna. Murata nella parte posteriore esterna dell’edificio c’è un’altra lapide simile a quella ritrovata a S. Margherita che attesta la connessione di S. Giuliano con la famiglia di Accio Iuliano, di cui ne parla pure Cicerone. Questa è l’unica chiesa del Molise che presenta due torri campanarie.
S. Rocco: sorta nella parte più alta del paese, dal suo sagrato si può ammirare tutta la vallata del Tammaro; ha un solo altare ed è sede della Congrega dell’Addolorata. Misura m 12,50 per m 36,50 .L’entrata è a doppia scala. Restaurata nel 1983 dalla Sovrintendenza ai Beni Culturali del Molise , all’interno ha un altare di marmi pregiati policromi del 1700 e un artistico tabernacolo, sovrastati dal trono ligneo della Madonna Addolorata. Di notevole fattura il Coro
S. Antonio di Padova: la cappella ad una sola nave ubicata in piazza alle spalle della artistica fontana è del 11700 e ultimamente è stata restaurata..
S. Maria la Lode e S. Lorenzo: di antica edificazione e beneficio abbaziale, fu acquistata dal marchese Domenico Severino Longo con istrumento del 6 agosto 1848 rogato in Napoli per notar Montefusco, restaurata ed ampliata di una cappella a sua devozione con ripristino della badia.
Nel 1880 i germani Francesco, Carlo, e Giammatteo Pallotta acquistarono dalla figlia ed erede dei Longo tutti i beni della Badia.
S. Paolo: faceva parte dei beni della Badia predetta, ma nel 1880 fu acquistata dal Comune
Presso questo piccolo edificio c’era una Croce posta su un blocco di pietra con questa scritta incisa: II Primigenius Nerati I Proculi.Villie l Et. Fili N. VIIII Item. L. Filio. Et. I Sulla I Primigeniae Conservae I Eidem. Matri I Item Ianuario. Filio. Et I Fratri. B.M.P. I, studiata dal Borghesi e riprodotta nella pregevole “Memoria”.
Altro: Dopo aver visitato le chiese e, in particolare, quella di S. Nicola, il palazzo marchesale è degno di nota perché ben conservato.
Belle le fontane in Piazza; l’altra fontana con un bellissimo lavatoio ed abbeveratoio tutta in pietra naturale è da ammirare, oltre ai tanti palazzi gentilizi che sono nel Centro Storico. Il Monumento ai Caduti è accanto a questa antichissima fonte.
Il 9 maggio si festeggia S. Nicola e si tiene la parata dei “Fucilieri” i quali effettuano il picchetto d’onore alla statua del Santo al momento dell’uscita dalla chiesa e i fucilieri inneggiano al Santo, scaricando una selva di salve in suo onore.
In agosto si festeggiano gli emigranti, di cui il bellissimo monumento in centro.
Interessante anche la sfilata dei “Mesi” in periodo di Carnevale.
La gastronomia è quella caratteristica del Molise.
Inoltre il luogo si trova in una posizione amena, circondato da tantissimo verde e da tanti piccoli paesi, ciascuno con una sua particolare attrattiva e una cucina veramente genuina.