S.GIUSEPPE al Circolo tra rito e devozione
di UgoD’Ugo

 
Il culto di San Giuseppe è molto diffuso nel Molise: sono più di una trentina i comuni per i quali la ricorrenza del 19 marzo rappresenta una data di particolare solennità religiosa, tra i quali i più importanti sono: Riccia, San Martino, Toro, Gildone, Venafro, Casacalenda, Castelbottacio, Castellino, Lucito.
Esso ha origini storiche molto antiche, come risulta dagli atti di un convegno tenuto a Riccia il 25 marzo 2003, dalle relazioni di Mauro Gioielli, studioso delle tradizioni popolari, e di Mons. Salvatore Moffa, storico e critico dell’Osservatore Romano e figlio della terra di Riccia, i quali recarono documenti che fanno risalire il “ rito ” anteriormente al 1600.
Sono molte, pure, le nazioni che hanno eletto San Giuseppe loro Patrono.

 La figura del Santo nei Vangeli

I Vangeli ci danno di San Giuseppe solo qualche rapido cenno e solo i cosiddetti Vangeli dell’infanzia, di Matteo e Luca; gli altri si limitano ad indicare il mestiere di falegname, riferito a Gesù (Marco 6,3) o la sua paternità (Giovanni 1,45-6,42).
Narrando della nascita di Gesù, Matteo riferisce queste notizie a proposito di Giuseppe. Maria è fidanzata a Giuseppe. Prima che vada a vivere insieme, si ritrova incinta, per opera dello Spirito Santo. Giuseppe che è un uomo giusto, non vuole ripudiarla per non esporla ai rigori della legge e decide di rinviarla in segreto in famiglia. Ma ecco che gli appare in sogno l’angelo del Signore, che gli svela il mistero di quel concepimento.
Al suo risveglio, Giuseppe fa come gli ha ordinato l’angelo e tiene con sé la sposa.
Quando Gesù nasce a Betlemme, al tempo del re Erode, l’angelo del Signore, sempre in sogno, informa Giuseppe che Erode sta cercando il bambino per ucciderlo, perciò gli ordina di prendere con sé Gesù e sua madre, di fuggire in Egitto e di restarvi fino a nuovo avvertimento.
E quando l’angelo gli annuncia che Erode è morto ( 4 a.C.) e che può finalmente tornare nel paese di Israele, Giuseppe torna, ma non si stabilisce in Giudea, dove regna Archelao, che gode di una pessima fama, ma va a stabilirsi in Galilea, a Nazareth.
Qui termina il racconto di Matteo, che non accenna né al censimento, né ai pastori, né alla stella, né ai magi; tutte circostanze di cui, invece, narra Luca. ( I Vangeli apocrifi ci dicono che, quando nasce Gesù, Maria ha 15 anni e che vive con Giuseppe già da 3 anni ).
Al ritorno a Nazareth, Gesù dovrebbe avere circa 2 anni.
Degli anni successivi passati in quella località non sappiamo altro che i due episodi narrati da Luca: quello relativo alla crescita del bambino ( Luca 2,40).
Di Giuseppe si tace. Perciò gli esperti arguiscono che egli sia morto proprio durante i trenta anni della cosiddetta “ vita nascosta di Gesù “.


San Giuseppe nella letteratura.
Sulla base di queste poche notizie, alcuni scrittori sono riusciti a costruire un intero romanzo sulla figura di S. Giuseppe. Uno dei più belli è quello di Pasquale Festa Campanile “ Per amore, solo per amore “ Milano Bompiani 1983, che ci narra di Giuseppe e Maria. Come se fossero una coppia di giovani moderni, rendendo appieno la dimensione del legame che li univa; un romanzo breve, da leggere tutto d’un fiato, in cui la vita dei due sposi è vista in un parallelismo col vivere del mondo di oggi, anche se Giuseppe, al posto di possedere l’alfetta spider, possiede il cavallo e non l’asino.
Uno dei più interessanti sotto l’aspetto della ricostruzione storica, invece, è il lavoro di Ferruccio Ulivi, scrittore particolarmente attento alla dimensione etica e religiosa dell’uomo Giuseppe, “ un analista dell’anima” come lo definisce Ferdinando Castelli in una dotta recensione apparsa su “ Civiltà cattolica “ del 2 maggio 1998.
Dalla lettura del romanzo viene fuori la figura affascinante di un uomo dal carattere forte, che intuisce di vivere una vicenda più grande di lui e che per questo accetta anche quello che non può capire, sapendo che ciò avviene per volontà di chi non mente e non inganna.
E questo è il significato del titolo del libro Come il tragitto di una stella. Giuseppe di Nazareth: sogno, amore e solitudine Cinisello Balsamo (MI) ed.S:Paolo 1997; titolo fatto di parole che Ferdinando Ulivi mette in bocca a Maria, espressioni che ci sembrano degne di essere attentamente meditate.
Dice dunque Maria, rivolgendosi al suo sposo, nel tentativo di svelargli almeno in parte dell’insondabile mistero che vivono: “ Non siamo noi che scegliamo la strada da percorrere. C’è chi lo fa in vece nostra infinitamente meglio. L’uomo, o la donna, si domanda perché lo abbia fatto. Ma la risposta non ci compete; la coscienza deve seguire sicura, anche se ignora il cammino.”
Ed il Castelli nella citata recensione commenta: “ Come la stella segue il suo tragitto, così Maria e Giuseppe percorrono la strada che Dio ha loro indicato, in fiduciosa obbedienza, nonostante il buio e gli ostacoli.”
Degli altri autori, per brevità non parlerò, ma cito comunque Luigi Maroldi ( Vangeli Apocrifi )1996, recensito e commentato da Ernesto Renon.


 

 La storia di Giuseppe falegname

Tra i Vangeli apocrifi c’è uno conosciuto col nome di “ Storia di Giuseppe falegname “, che riferisce delle notizie e dei fatti, da cui viene fuori una storia non troppo elaborata, ma ugualmente dai tratti ben definiti, che tutto sommato in linea con l’immagine che la tradizione ci ha tramandato di lui e, quel che più conta, con alcune pratiche e consuetudini che la devozione popolare ha fatto proprie e tramandate nel giorno della festa del Santo.
Questo vangelo fu scritto tra il IV e il V secolo, ma conosciuto in Occidente solo dopo l’VIII° secolo. Sono circa 32 pagine ( scritto in boarico, dialetto copto del basso Egitto, e pubblicato nel 1876; in saidico, dialetto copto dell’alto Egitto; in arabo, pubblicato nel 1712, questa versione si ritiene sia stata tradotta dal greco). In queste poche pagine vediamo che Giuseppe svolge in modo eccellente il suo mestiere di falegname o carpentiere ( tektòn). Quando è il momento si sposa. Rimasto vedovo con sei figli ( 4 maschi e 2 femmine : Giuda, Giuseppe, Giacomo e Simone; Lisia e Lidia), proprio a lui che ha la fama di essere un uomo giusto e pio, è affidata Maria, che al tempo delle nozze, ha soli 12 anni.
La Chiesa non riconosce questa notizia, ritenendo che i nominati figli di Giuseppe fossero i cugini di Gesù perché l’ebraico ha un solo termine per indicare sia i fratelli che i cugini e collaboratori, ma il greco antico ha due termini distinti per indicare i fratelli ( adelfòi ) e i cugini ( singhnetòi ).
Sentire che Maria aveva solo 12 anni quando andò sposa a Giuseppe, oggi farebbe scandalo, ma fino al secolo scorso era normale, specie tra gente di stirpe regale; addirittura furono fatti gli apparentamenti fin dalla più tenera infanzia; e Giuseppe apparteneva a stirpe regale, essendo egli della discendenza di Giacobbe e di Davide.
Il testo narra pure dello sconforto di Giuseppe nel vedere, al suo ritorno dal luogo dove esercita il lavoro, Maria incinta; il superamento dello scoramento, dopo l’intervento del “ principe degli angeli “ San Gabriele, la sua sottomissione al volere divino.
Non soffre mai di malattie e conserva sempre la mente lucida e un vigore giovanile, fino alla morte che arriva alla bella età di 111 anni!
Tuttavia dobbiamo dire che questi vangeli pure non possono essere pienamente attendibili, possono contenere delle inesattezze e fantasie perchè sono stati scritti alcuni secoli dopo, pur ritenendoli utili per tutte le notizie che la Chiesa ha preso a piene mani per tramandarci la santità di Giuseppe.
E sono proprio questi scritti che evidenziano il coraggio col quale Giuseppe recepisce il ruolo di custode di Gesù e Maria.
Dalla lettura di queste pagine, infatti, viene fuori la figura di un uomo pio, devoto a Dio, con una grande forza morale, giusto. Colpisce inoltre il suo attaccamento al lavoro, il suo senso della giustizia, il suo comportamento di fronte alla morte e il suo abbandonarsi fiducioso nelle mani del Padre.
Specie sulla Morte c’è una bellissima preghiera che Giuseppe rivolge a Dio, entrando nel Tempio, a Gerusalemme.


Ora veniamo ai momenti salienti del culto.

Da quanto, seppur brevemente, accennato, emergono alcuni tratti restati alla devozione popolare: Innanzi tutto il lavoratore, l’artigiano, che trova nel lavoro una ragione di vita; l’onestà perché lui ha vissuto sempre del proprio lavoro e non ha voluto mai vivere del lavoro degli altri. Questo è uno dei motivi per cui Pio XII, nel 1955 istituì la festa di san Giuseppe artigiano il 1° maggio, in coincidenza ( o in concorrenza? ) con la festa universale dedicata al lavoro e ai lavoratori.
Quindi abbiamo San Giuseppe Patrono dei falegnami, dei lavoratori,degli Economi e dei Procuratori legali.
Poi il modo fiducioso in cui il cristiano vive l’esperienza della morte: una esperienza di paura, in certi momenti anche di angoscia e terrore, ma mai di disperazione per la fiducia nella misericordia del Signore. Anche per questo, forse, è venerato come patrono della buona morte e al suo nome ( oltre a quello di S. Sebastiano e San Rocco che proteggono dalla peste e dalle epidemie) si riconducono alle moltissime Confraternite della Buona Morte, nate per assistere i morenti.
Quindi San Giuseppe è anche Patrono dei Moribondi.
Infine, la disponibilità ad aiutare gli altri: fornendo loro cibo e quant’altro occorre, poiché è scritto sempre nella sua storia:” Chiunque nella tua memoria e del tuo nome, avrà dato cibo ai miseri, ai poveri, alle vedove e agli orfani faticando con le sue mani, per tutti i giorni della sua vita non sarà privo di beni… -ed ancora- Chiunque in tuo nome avrà dato da bere un bicchiere di acqua o di vino a una vedova,ecc. ecc. io lo affiderò a te affinché tu faccia ingresso con lui nel banchetto dei mille anni”.
E questa è la fonte della istituzione del rito della tavola di San Giuseppe, largamente celebrata in Molise e nel resto d’Italia ( dalla Sicilia al Veneto).
Riti dello Sposalizio e del Manto e della Tavola
Un po’ di date. -    I primi a celebrare la festa il 19 marzo furono i monaci benedettini (anno 1030 ), seguiti dai Servi di Maria ( anno 1324) e dai Francescani ( anno 1399 ).
Venne infine promossa dai papi Sisto IV e Pio V e resa obbligatoria nel 1621 da papa Gregorio VI.
In Canton Ticino e in tutta la Svizzera e in Spagna questo giorno è considerato festivo a tutti gli effetti. In Italia, dopo la soppressione di alcune feste e solennità, sono giacenti in Parlamento, da alcuni anni, proposte di legge per il ripristino della festività.
In molti paesi, specie una volta, i festeggiamenti in onore del Santo iniziano il 23 gennaio, che è il giorno dello Sposalizio del Santo.
Questa festa iniziata in Francia nel 1517 è stata introdotta anche da noi ad opera dei Francescani con San Gaspare Bertoni nel 1537 , appunto il 23 gennaio.
Una volta, nel giorno dello Sposalizio, era previsto lo svolgimento di una festa popolare vera e propria, con tanto di processione, banda e fuochi d’artificio ( S. Martino in P. 1870/1880) ( Doganieri – Storia di San Martino).
Per l’occasione nelle case dei cittadini più devoti venivano allestiti altarini, a capo dei quali era esposto il quadro con l’effigie di S. Giuseppe e la Madonna; si preparavano dei caratteristici dolci, come quelli che tradizionalmente si costumavano ai matrimoni e veniva distribuito il pane benedetto come avveniva ed avviene per S.Antonio, Santa Elisabetta, S. Rocco e S. Nicola.
Dal 21 al 23 gennaio, nelle stesse case veniva recitato il Rosario e il cosiddetto “ Manto di San Giuseppe”, un particolare omaggio che consiste nella recitazione di una serie di preghiere, dell’Inno a S. Giuseppe e di altri canti religiosi. Infine venivano offerti i dolci e il pane, come poc’anzi detto.
Il Manto doveva essere ripetuto per 30 giorni di seguito, tanti quanti erano stati gli anni vissuti dal Santo in compagnia di Gesù.
In molte comunità questa festa è scomparsa.
Particolarmente viva e sentita resta la festa vera e propria del 19 marzo, che contempla, in molti paesi, la benedizione e la distribuzione del pane, l’allestimento e la visita degli Altarini, il pranzo della Sacra Famiglia.
Festa animata da un profondo sentimento religioso, che anima tutti i preparativi per la festa con la recita del Rosario e del Manto, la celebrazione della Messa e un desiderio di rinnovamento nell’accostarsi ai sacramenti della Confessione e della Comunione. Così la festa diventa non solo occasione dello stare insieme, ma anche mezzo per riflettere sulla vita del Santo e sul significato della manifestazione.
Dal 10 marzo inizia la novena di san Giuseppe, fino alla vigilia del 19.
E già da allora iniziano i preparativi per l’allestimento degli Altarini. Si prepara il pane per fare la mollica per il condimento della pasta, il riempimento per i calzoni e, laddove si usano le “screppelle” o “ sfringi”, si incominciano a preparare anche queste leccornie.
Dalla vigilia e fino a tutto il 19 marzo si visitano gli Altarini. La sera della vigilia vengono benedetti gli altarini e tutte le vivande, ancora crude, e messe in bella mostra su una tovaglia bianca, che serviranno per il pranzo.
Tutte le persone che andranno a visitare gli altarini salutano “ Gesù e Maria” e i presenti rispondono “ Gè sempre”, ossia “ Gesù sempre “ o come altri interpretano “ oggi e sempre”. A tutti viene offerto il calzone o/e le “screppelle” o “ sfringi”.
Infine, sul tardi, quando tutti i visitatori si sono ritirati, familiari ed amici si raccolgono in preghiera, recitano il Rosario e i canti, accompagnati anche dal suono di strumenti o della fisarmonica ed infine cantano l’Inno a San Giuseppe.
L’Inno è composto di 28 versi ottonari, distribuiti in sette quartine, è molto bello e riassume tutti gli attributi che la tradizione attribuisce al Santo, che non a caso, dal 1870 è Patrono della chiesa universale .
( Ascoltiamo ora, da Mario De Lisio alcune preghiere e canti che la tradizione vuole in onore di San Giuseppe e poi diremo ancora qualcosa sulla tavola)
Diciamo ancora qualcosa sulla Tavola di San Giuseppe.

Il pranzo, nei decenni passati, poteva essere di “magro” o di “carne”, nel dialetto nostro, molisano, “scampërë o campërë; in un caso o nell’altro i piatti principi erano e sono i legumi ( fagioli, fave e ceci)  conditi con l’ottimo olio di oliva molisano e cotti nella famosa “ pignata” di terracotta. Poi si distribuiscono sottoli o sottaceti ( carciofi, asparagi, ed altre composte accompagnate con uova soda  e bocconcini di fiordilatte),poi il riso con il latte, pasta con le alici o con il tonno o con il baccalà, pasta con la mollica; poi baccalà fritto, polpette di tonno  e fritti vari con la pastella (cavolfiore, zucchine, fette di peperone ecc.)e laddove il pranzo era di carne (in  alcuni paesi del basso Molise) al posto del pesce si preparavano pietanze a base di carne. Ma già da anni, non si ha più notizia di questo tipo di pranzo, come non si ha più notizia dei pranzi di 19 portate ( Castellino del Biferno e S.Martino in Pensilis) a meno che le portate non contenessero una sola varietà di ciacun manicaretto di verdure di contorno, nel qual caso potremmo dire che oggi  nel complesso  le varietà sono aumentate; in San Martino in P. ho prova che fino alla prima metà del XX° secolo alcune famiglie offrivano il pranzo con alcune pietanze a base di carne.

Oggi, dappertutto si servono 13 portate e tutte di magro. Oltre a quelle già nominate si distribuiscono frittelle di cavolfiore, finocchi mollicati ed altre verdure condite nei modi più svariati. Tra gli antipasti, una volta, grande considerazione aveva la fellata di arance, detti “ portogalli “ o “ cetranguele “, conditi con sale e olio. 

Infine  frutta secca ( mandorle, noci, fichi secchi) e i dolci: il famoso Agrodolce contenente mandorle, i famosi calzoni ripieni di pasta di ceci; mi risulta che a Castellino tra i dolci fanno anche i caragnoli, che altrove costumano a Natale; in alcuni paesi non mancano i sfringi o scruppelle ( pasta fritta in olio d’oliva e  cosparsa di zucchero ); il  tutto accompagnato con ottimo vino, da bere in quantità  moderata.

         Principi della Tavola sono: S. Giuseppe, la Madonna e il Bambino, scelti tra i poveri. In alcune località la sacra famiglia è formata dalla Vecchia, dal Vecchio e dall’Angelo.

Le pietanze vanno preparate in ginocchio e durante la preparazione si prega;  le portate vanno servite a piedi nudi, in silenzio.

Ogni membro della Sacra Famiglia, al termine, riceve tutto ciò che è avanzato dal pranzo e una pagnotta di pane benedetto.

         In alcuni paesi, Castelbottaccio, Riccia, Guardialfiera al termine del pranzo, dopo che la Sacra Famiglia è uscita dalla sala, si ricevono amici e conoscenti e si offrono alcune portate tipiche del pranzo.

         Ancora una curiosità: forse non tutti sanno che l’amatissimo Beato papa Giovanni XXIII aveva accarezzato l’idea di farsi chiamare Giuseppe, ma fu sconsigliato per tenere i nomi della Sacra famiglia, fuori della tradizione papale.

         In molte località si usa fare i fuochi di San Giuseppe, i quali sono storicamente più antichi della Tavola.  Di questi se ne potrebbe parlare con una manifestazione appropriata in occasione del Natale o di Sant’Antonio abate.

          

         
Ugo D’Ugo

Elenco delle pietanze che si costumano a Riccia:

Giardiniera con olive, uova sode e fior di latte;

Polpettine di tonno con verdure in pastella fritte;

Pasta con la mollica;

Pasta con sugo di pomodoro oppure con sugo di baccalà, o di tonno o di alici;

baccalà fritto con peperoni ripieni;

 alici fritte e verdure condite o in pastella;

 mandorle in agrodolce o con vino cotto;

tarallo semidolce che si usa bagnare nel vino;

 zuppa di fagioli condita con olio extravergine d’oliva;

zuppa di lenticchie con olio extravergine d’oliva:

zuppa di ceci con olio extravergine d’oliva;

polpette di pane e baccalà;

baccalà mollicato al forno;

cime di rapa stufate o condite con olio crudo, accostate in qualche portata;

riso con il latte;

calzone ripieno con pasta di ceci (quello tipico di Riccia con pasta sfoglia );

torta con pan di spagna e crema.

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai alla sezione: Per saperne di piu'

Approvo

Cookie Policy

La presente Cookie Policy è relativa al sito http://www.ugodugo.it (“Sito”) gestito e operato dal signor Ugo D'Ugo, Via Capriglione n. - 86100 Campobasso

I cookies sono piccoli file di testo inviati all'utente dal sito web visitato. Vengono memorizzati sull’hard disk del computer, consentendo in questo modo al sito web di riconoscere gli utenti e memorizzare determinate informazioni su di loro, al fine di permettere o migliorare il servizio offerto.

Esistono diverse tipologie di cookies. Alcuni sono necessari per poter navigare sul Sito, altri hanno scopi diversi come garantire la sicurezza interna, amministrare il sistema, effettuare analisi statistiche, comprendere quali sono le sezioni del Sito che interessano maggiormente gli utenti o offrire una visita personalizzata del Sito.

Il Sito utilizza cookies tecnici e non di profilazione. Quanto precede si riferisce sia al computer dell’utente sia ad ogni altro dispositivo che l'utente può utilizzare per connettersi al Sito.

Cookies tecnici

I cookies tecnici sono quelli utilizzati al solo fine di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica, o nella misura strettamente necessaria al fornitore di un servizio della società dell'informazione esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente a erogare tale servizio.

Essi non vengono utilizzati per scopi ulteriori e sono normalmente installati direttamente dal titolare o gestore del sito web.

Possono essere suddivisi in cookies di navigazione o di sessione, che garantiscono la normale navigazione e fruizione del sito web (permettendo, ad esempio, di realizzare un acquisto o autenticarsi per accedere ad aree riservate); cookies analytics, assimilati ai cookies tecnici laddove utilizzati direttamente dal gestore del sito per raccogliere informazioni, in forma aggregata, sul numero degli utenti e su come questi visitano il sito stesso; cookies di funzionalità, che permettono all'utente la navigazione in funzione di una serie di criteri selezionati (ad esempio, la lingua, i prodotti selezionati per l'acquisto) al fine di migliorare il servizio reso allo stesso.


La disabilitazione dei cookies potrebbe limitare la possibilità di usare il Sito e impedire di beneficiare in pieno delle funzionalità e dei servizi presenti sul Sito. Per decidere quali accettare e quali rifiutare, è illustrata di seguito una descrizione dei cookies utilizzati sul Sito.

Tipologie di cookies utilizzati

Cookies di prima parte:

I cookies di prima parte (ovvero i cookies che appartengono al sito dell’editore che li ha creati) sono impostati dal sito web visitato dall'utente, il cui indirizzo compare nella finestra URL. L'utilizzo di tali cookies ci permette di far funzionare il sito in modo efficiente e di tracciare i modelli di comportamento dei visitatori.

Cookies di terzi:

I cookies di terzi sono impostati da un dominio differente da quello visitato dall'utente. Se un utente visita un sito e una società diversa invia l'informazione sfruttando quel sito, si è in presenza di cookies di terze parti.

Cookies di sessione:
I c.d. ‘cookies di sessione’ sono memorizzati temporaneamente e vengono cancellati quando l’utente chiude il browser. Se l’utente si registra al Sito, può utilizzare cookies che raccolgono dati personali al fine di identificare l’utente in occasione di visite successive e di facilitare l'accesso - login al Sito (per esempio conservando username e password dell’utente) e la navigazione sullo stesso. Inoltre Open Source Solutions utilizza i cookies per finalità di amministrazione del sistema. Il Sito potrebbe contenere link ad altri siti. Open Source Solutions non ha alcun accesso o controllo su cookies, web bacon e altre tecnologie di tracciamento usate sui siti di terzi cui l’utente può accedere dal Sito, sulla disponibilità, su qualsiasi contenuto e materiale che è pubblicato o ottenuto attraverso tali siti e sulle relative modalità di trattamento dei dati personali; Open Source Solutions a questo proposito, considerata la mole di tali siti terzi, declina espressamente ogni relativa responsabilità. L’utente dovrebbe verificare la privacy policy dei siti di terzi cui accede dal Sito per conoscere le condizioni applicabili al trattamento dei dati personali poiché la Privacy Policy di Open Source Solutions si applica solo al Sito come sopra definito.

Cookies persistenti:

I cookies persistenti sono memorizzati sul dispositivo degli utenti tra le sessioni del browser, consentendo di ricordare le preferenze o le azioni dell'utente in un sito. Possono essere utilizzati per diversi scopi, ad esempio per ricordare le preferenze e le scelte quando si utilizza il Sito.


Cookies essenziali:

Questi cookies sono strettamente necessari per il funzionamento del Sito. Senza l'uso di tali cookies alcune parti del Sito non funzionerebbero. Comprendono, ad esempio, i cookies che consentono di accedere in aree protette del Sito. Questi cookies non raccolgono informazioni per scopi di marketing e non possono essere disattivati.

Cookies funzionali:

Questi cookies servono a riconoscere un utente che torna a visitare il Sito. Permettono di personalizzare i contenuti e ricordate le preferenze (ad esempio, la lingua selezionata o la regione). Questi cookies non raccolgono informazioni che possono identificare l'utente. Tutte le informazioni raccolte sono anonime.

Cookies di condivisone sui Social Network:

Questi cookies facilitano la condivisione dei contenuti del sito attraverso social network quali Facebook e Twitter. Per prendere visione delle rispettive privacy e cookies policies è possibile visitare i siti web dei social networks. Nel caso di Facebook e Twitter, l'utente può visitare https://www.facebook.com/help/cookies e https://twitter.com/privacy.

Nello specifico, si riporta di seguito la lista dei principali cookies utilizzati sul Sito e relative descrizioni e funzionalità, compresa la durata temporale.

1) Tipologia di Cookie Prima parte Funzionale
Provenienza Ugo D'Ugo
Finalità Recuperare le impostazioni dell'utente (salvare la sessione dell'utente e ricordare alcune impostazioni come le impostazioni di accessibilità)
Durata Cookie persistente
   
2) Tipologia di Cookie Prima parte - Funzionale
Provenienza Ugo D'Ugo
Finalità Memorizzare il luogo dell'utente e ricordare le impostazioni di lingua (in forma anonima)
   
3) Tipologia di Cookie Prima parte - Funzionale
Provenienza Ugo D'Ugo
Finalità Personalizzare il contenuto della pagina a seconda del dispositivo utilizzato dall'utente, delle sue scelte e delle impostazioni (in forma anonima)

Come modificare le impostazioni sui cookies

La maggior parte dei browser accetta automaticamente i cookies, ma l’utente normalmente può modificare le impostazioni per disabilitare tale funzione. E' possibile bloccare tutte le tipologie di cookies, oppure accettare di riceverne soltanto alcuni e disabilitarne altri. La sezione "Opzioni" o "Preferenze" nel menu del browser permettono di evitare di ricevere cookies e altre tecnologie di tracciamento utente, e come ottenere notifica dal browser dell’attivazione di queste tecnologie. In alternativa, è anche possibile consultare la sezione “Aiuto” della barra degli strumenti presente nella maggior parte dei browser.


E' anche possibile selezionare il browser che utilizzato dalla lista di seguito e seguire le istruzioni: - Internet Explorer; - Chrome; - Safari; - Firefox; - Opera. Da dispositivo mobile: - Android; - Safari; - Windows Phone; - Blackberry.

Per maggiori informazioni sui cookie e per gestire le preferenze sui cookie (di prima e/o terza parte) si invitano gli utenti a visitare anche la piattaforma www.youronlinechoices.com. Si ricorda però che la disabilitazione dei cookie di navigazione o quelli funzionali può causare il malfunzionamento del Sito e/o limitare il servizio offerto da Ugo D'Ugo.