SANT'ANGELO LIMOSANO (CB)

Categoria: Molise in pillole Pubblicato: Mercoledì, 03 Giugno 2020 Scritto da ugo

SANT’ANGELO LIMOSANO (CB)  m 894 s.l.m.

sant'angelo limosano stemma

Pop.345 nel 2019; Sup. 16,87; Dens.20. Patrono:San Pietro Celestino.

Popolazione negli anni: fuochi: 60 nel 1532; 79 nel 1545;  60 nel 1561; 88 nel 1595; 90 nel 1699; abitanti: 1474 nel 1780;  1756 nel 1795;  1654 nel 1835; 1483 nel 1861; 1420 nel 1901; 1407 nel 1911; 1179 nel 1931; 1280 nel 1936; 1321 nel 1951;  975 nel 1961; 694 nel 1971; 570 nel 1981; 484 nel 1991; 348 nel 2001; 343 nel 2011.

Origine e storia:Di origine antica, ma non prima di Limosano, alcuni ritengono che a questa sia coeva e che  il castello posto in cima alla montagna  rappresentasse la rocca di Limosano. Comunque l’aggiunta della parola  limosano al nome sant’angelo è dovuta anche per distinguersi daii tanti omonimi sparsi per l'Italia.

In epoca sveva Sant’Angelo appartenne alla famiglia comitale dei Santangelo, da cui prese il nome e signore fu Cola Santangelo, della famiglia di sant’Angelo in Grotte; la stessa persona. che Cola Montagano.

A Cola Montagano  successe il figlio Simone ,  risaputo per una vertenza  con il monastero di Faifoli al tempo in cui era abate Pietro Morrone ( poi Celestino V), per la quale fu stabilito con determinazione del 16 luglio 1278 ,  per La quale  Carlo I d’Angiò ordinava al Giustiziere di Terra di Lavoro di recarsi al monastero anzidetto a riceversi dall’abate il giuramento di ricognizione per due casali di Corneto e di S. Benedetto fondati dal monastero medesimo.

 Il Santangelo pretendeva che fosse lui a ricevere l’incarico, perché già legittimamente investito  di quei due feudi. E tra i due litiganti il terzo gode, il Giustiziere  perché non si litigasse più intorno all’argomento fece in modo che fossero assegnati in feudo  a Pietro Cardo, così come attesta il Ciarlanti.

Devoluta al pubblico Demanio S. Angelo  fu assegnata da Carlo II d’Angiò  a Corradino d’Aliate, “damigello” del cxard Pietro di S. Marco.

Da Corradino d’Aliate  S. Angelo venne ceduta  a Clemenzia d’Angiò, figlia di Carlo II e di Maria d’Ungheria.

Clemenzia  nel 1294 sposò Carlo di Valois, fratello del Re di Francia, portando in dote il ducato.

Clemenzia morì nel 1301 e il ducato tornò al Demanio, che posto in vendita fu aggiudicato a Gilberto Saltano, che nel 1306 lo vendette a Simone Santangelo, il quele, pochi anni dopo, morì senza prole per cui il feudo tornò al Demanio.

Acquirente di Sant’Angelo fu Giovanni Gunterio  che poco dopo lo cedette ad Andrea Carafa, che lo diede in dote alla figlia  Andriella  in occasione delle nozze con un cavaliere dei d’Evoli.

Nel 1384 Andriella Carafa, per ordine  reale dovette cedere il feudo a Iacopo di Marzano, Grande Ammiraglio del Regno, la cui famiglia era signora di Tufara. E solo nel XV secolo Sant’Angelo tornò  a far parte della C ontea di Montagano.

Nel 1450 per decesso del Conte Francesco il feudo venne dato a uno della famiglia Piscitelli di Lucito.

Nel 1495 il feudo fu tolto ai Piscitelli  e dato ad Alberico  Carafa Conte  di Marigliano, la cui discendenza lo tenne fino al 1578., anno in cui Diomede lo vendette a Giovanni Formica di napoli.

Di questa famiglia furono titolari di Sant’Angelo Giovanni e  Antonio. Poiché morì Antonio senza eredi, il feudo fu apprezzato dal tavolario Mayone  e posto in vendita  nel 1628. L’acquirente fu  Valerio Mormile  della casa ducale di Castelpagano, che poco dopo lo vendette  a Giuseppe Ferri., barone di Lupara , il quale morì nel 1640 e gli successero il figlio Francesco e il suo primogenito  Giuseppe, che nel corso del 1640 lo vendette  a Orazio de Attellis, ricco proprietario di Campobasso, il quale  ebbe il titolo marchesale da Filippo IV  di Spagna..

La famiglia d’Attellis diede al feudo i seguenti titolari:  Orazio, che fu assassinato a Roma il 22 gennaio 1671 da una delle due fazioni in cui era divisa Campobasso.

Caterina,, che morì nell’agosto  del 1702, lasciando tre figli: Orazio, Cesare e Giuseppe.

Orazio morì senza prole; Cesare, del pari morì senza prole; Pasquale, primogenito di Giuseppe  e di Caterina Pompeo, che morì prima ancora di ottenere l’intestazione del feudo; Francesco  che era tutto dedito agli studi giuridici e storici morì nel 1810. Fraancesco fu l’ultimo marchese, poiché nel 1806 la feudalità si estinse per legge.

Notizie ecclesiastiche: Sant’Angelo appartenne all’archidiocesi di Benevento , poi  passata alla diocesi di Bojano- Campobasso; ha una sola parrocchia intitolata a a S. Maria Assunta e il patrono del Comune è S. Pietro celestino. Le chiese sono:

S. Maria Assunta: di antica data, ha subito diversi restaurri,  in questa degno di nota è l’altare maggiore di marmi pregiati policromi ed una statua di paolo Di Zinno. Raffigurante S. Pietro Celestino. La statua della Madonna delle Stelle e un dipinto che raffigura Santa Filomena completano l’arredo.

 S. Rocco: è di recente costruzione:

S Maria delle Stelle: edificata nel 1930, dopo il ritrovamento dei resti dell’ effigie della  Madonna, iin un sito su cui vi erano resti  di un antichissimo  luogo sacro presso la Fonte del Bove.

La statua di Santa Maria delle Stelle è stata ricomposta con i detriti  ritrovati in loco dallo scultore Davide Angiolini..

La chiesetta  molto bella ed accogliente, tutta immersa nella natura, è un luogo di pacificazione delle coscienze

Personaggi: S. Pietro Celestino, il papa Celestino V ( che secondo Dante “fece il gran rifiuto”, per me è uno dei pochi che non si sono piegati al ricatto dei prepotenti di ogni tempo e che aveva scoperto che all’interno della Chiesa non fossero proprio santi e Alessio Marone ( 5.12.1810- 13.1. 13 1. 1870), inventore di tante belle cose, ma anche del telefono ad azione elettromagnetica e chimica e dei ponti tubolari, primo in assoluto, mentre i benefici sono andati ad altri; come successo per  le muffe di Tiberio da Sepino e per il telefono di Meucci.( per chi ne voglia sapere di più ne parla il Masciotta nella monografia di S.Angelo.)

Altro: Già da lontano si ammira l’opera di contenimento in pietra intitolata a Vittorio Emanuele III, sulla rampa che porta al Corso, dove poi appare il Municipio, la Chiesa e tutto il resto.

Dalla sua sommità si ammira un paesaggio sconfinato, che in tempo sereno stende lo sguardo alle isole Tremiti, da un lato, lLa Maiella, dall’altro e a sud la valle del Biferno e  i monti del Matese.

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